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Pensiero stocastico
a cura di Roberto Quaglia

Il crollo dell'impero americano: il film

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Ecco, questo è ciò che potrebbe accadere all'impero americano da un giorno all'altro. Il punto fondamentale da comprendere è che nel mondo moderno un impero non è veramente molto più che la condivisione della credenza — e del sentimento — che l'impero esista. Credenza e sentimento che — nel mondo moderno — sono ottenuti e mantenuti non con le armi, ma con la televisione (e la cinematografia), che entra in tutti i cervelli omogeneizzando (pur con una certa approssimazione) il concetto di realtà. Non è un caso che in tutte le province dell'impero la maggioranza dei programmi televisivi emessi sia di produzione americana. Servono a tenere viva e familiare nella mente di tutti l'idea di America. E questo non è probabilmente neanche il frutto di un diabolico progetto della CIA, come un'interpretazione paranoide suggerirebbe (non credo che la CIA sia così efficiente). Il sistema si è semplicemente autoorganizzato così. Da un lato quindi l'impero è tenuto insieme dalla forza centripete dell'idea di America installata quotidianamente in miliardi di cervelli dalla televisione. Dall'altro, l'esistenza dell'impero è oggi minacciata dalla forza centrifuga del dissenso generato dall'inquinamento dell'idea di America che contemporaneamente la televisione ci da, mostrandoci un interminabile sceneggiato televisivo nel quale a essere cattivi sono gli americani. E' buffo, perché tradizionalmente la linea editoriale delle televisioni delle province imperiali è più o meno allineata sui punti di vista americani. Questa volta, tuttavia, gli strateghi americani hanno compiuto un piccolo errore. Come qualsiasi giocatore di videogiochi ben sa, nel mondo della realtà virtuale può bastare un errore microscopico a pedere la partita. E il mondo contemporaneo assomiglia davvero ad un videogioco, visto che il modo in cui le persone del mondo condividono la stessa realtà passa attraverso la mediazione di uno schermo televisivo, e un singola scena mostrata in televisione è virtualmente in grado di cambiare la storia del mondo.

Scrivo queste righe un paio di giorni dopo la cosiddetta caduta di Baghdad, dopo tre settimane di guerra, quindi il mio punto di vista è ovviamente monco degli sviluppi successivi, che il lettore invece conosce già, per lo meno in parte.

Irrazionalmente convinti di poter chiudere la faccenda in fretta con una guerra lampo — bastava a tal proposito che consultassero un qualsiasi sociologo arabo per sapere che gli iracheni non li avrebbero immediatamente accolti con fiori e danze popolari, e non ci voleva nemmeno una laurea a capire che le forze scelte della Guardia Repubblicana non si sarebbero prestate a fungere da inerme oggetto di tiro al bersaglio in mezzo al deserto, disarmati come praticamente sono di fronte allo strapotere militare angloamericano, anche perché le loro tattiche di guerriglia erano state già preannunciate nell'agosto 2002 da Saddam Hussein per il caso ci fosse stata un'invasione, quindi è curioso che in seguito la macchina militare americana si ritrovi a dichiarare di non essersi aspettata una guerra di quel tipo; anziché eccedere con l'intelligence, era sufficiente sturarsi le orecchie — irrazionalmente convinti di poter chiudere la faccenda in fretta con una guerra lampo, quindi, gli strateghi americani hanno pensato di poter trascurare l'opinione internazionale.

Finché un bel giorno si sono accorti che stava andando in onda nelle televisioni di tutto il mondo uno sceneggiato televisivo di cui non si vedeva la fine, nel quale il più potente esercito del mondo bombarda incessantemente un popolo pressoché disarmato e senza difese aeree con super bombe progettate per uccidere di più, come le famigerate bombe a frammentazione, le cattivissime bombe bunker-buster ed infine con la Madre di Tutte le Bombe (non è un mio nomignolo, l'hanno sopranominata così gli americani), la Bomba MOAD (un'ordigno di dieci tonnellate dagli effetti paragonati a quelli di una piccola bomba atomica — uccide e rade al suolo qualsiasi cosa nel raggio di pareccchie centinaia di metri — questa sì una vera e propria arma di distruzione di massa), mentre contemporaneamente fioriva una molto americana e florida attività di mass murder marketing. Tutto in America è un prodotto da vendere, anche la guerra, anche lo sterminio di massa. (Leggere in proposito: www.arabia.com/newsfeed/article/english/0,14183,382292,00.html). Anche le dichiarazioni del ministro dell'informazione nemico Mohammad Said Al Sahaf stampate su T-shirt vendute come oggetto di culto (www.welovetheiraqiinformationminister.com/ Geniale!). C'è qualcosa di sublime in tutto ciò.

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Autore: Roberto Quaglia - Delos Science Fiction 79 - Data: 20 aprile 2003

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Commenti

1 la visione imperiale Americana credo sia molto simile a quella prospettata ed in parte spiegata dal Sig Quaglia in questo articolo. E' risaputo che chi comanda odi lasciare il potere a danno delle "nuove leve" e quindi non è difficile credere che oltre alla spettacolarizzazione della guerra in Iraq (che in realta' penso non si sia mai combattuta!) il senso dell'articolo metta in risalto proprio la paura americana di non fondare le basi per un futuro tranquillo, almeno dal punto di vista energetico vera leva ,e non sola, che permette sviluppo in qualunque paese del mondo. Gli UsA sono una potenza mondiale ed hanno paura di perdere il loro predominio, non c'è nulla di strano quindi se provino in tutti i modi di creare nemici in mezzo mondo in realtà per garantirsi un futuro.

» postato da (alessandro muzi) alle 20:30 del 25-12-2010

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