Le reazioni
Dopo Reach
Anche se le vicende di Halo avessero fine con questo capitolo, la sua influenza culturale come serie transmediale sarebbe difficilmente sottovalutabile. Il solo prendere in considerazione l’immenso numero di derivati, adattamenti e prodotti complementari richiederebbe un articolo a parte. Si va dalle serie di fumetti della Marvel al puro merchandise come i modellini McFarlane, agli adattamenti letterari bestseller in America, il cui editore inizialmente voleva coinvolgere il già citato Larry Niven.
All’appello manca tuttavia un lungometraggio. Mentre il passaggio da film ad adattamento elettronico è abbastanza comune, il percorso inverso è stato finora più raro, anche se di solito paragonabile in termini di (bassa) qualità. Hanno raggiunto fama internazionale, in questo senso, le trasposizioni affidate al regista tedesco Uwe Boll, campione di polemiche e trovate pubblicitarie più che della settima arte. Al contrario, negli anni scorsi, Microsoft aveva iniziato una collaborazione seria con la (in seguito) premiata ditta Peter Jackson – Neill Blomkamp, i quali per molti mesi hanno lavorato insieme al soggetto, pare con non poco entusiasmo, prima di passare a occuparsi di District 9 una volta arenatosi il progetto Halo per problemi economici nel 2007.
La storia della serie è però soprattutto intrecciata a quella delle console Microsoft. Il primo episodio è considerato la killer app della Xbox, la carta vincente che favorì la diffusione e segnò il successo della prima console. Da lì in poi il legame è stato sempre più stretto e il marketing dei due prodotti è stato a quel punto sovrapponibile, i destini legati. Altrettanto stretto è stato il rapporto del terzo episodio con la nuova Xbox 360, e Master Chief, riconoscibile a livello planetario, ne è diventato sinonimo.
















