Erano gli anni delle bancarelle con gli Urania "un tanto al chilo", delle fanzine e del fandom, un mondo sotterraneo che adesso si è riversato in Internet, l'hai mai frequentato?

Confesso che no, quello in Internet, intendo, anche se adesso mi viene la curiosità. Fanzine sì invece, mi procuravano un senso di complicità con sconosciuti che, ancora una volta, allargava il mondo in cui vivevo. E poi c'era quella rivista, non una fanzine, ma una rivista "vera" con tanto di editore, ma ricalcata sulle forme di quel mondo sotterraneo - si chiamava Robot - che mi aveva proprio conquistato...

Beh,innanzi tutto ti annuncio che Delos Books ha risuscitato Robot e poi mi viene in
mente un aneddoto ad hoc. Tanti anni fa alla Convention di Fanano (provincia di Modena) ho assistito all'incontro tra due esponenti del fandom che dopo aver discusso amichevolmente di romanzi e film ad un tavolo, tra birra e stuzzichini si resero conto di essersi picchiati in una manifestazione durante gli “anni di piombo” perchè erano di schieramenti politici diversi, eppure...

Eh, anch'io mi ricordo che strano effetto mi faceva sapere che tanti estimatori della SF venivano da un ambiente culturale e politico opposto al mio. Mi ricordo alcune dispute ideologiche e certi ostracismi nei confronti di critici e antologisti che credo fossero anche in gamba, come Sebastiano Fusco e Gianfranco De Turris, bollati come "fascisti". Non mancava, a sinistra, anche chi ti diceva che eri un po' fascista anche tu, se leggevi quelle robe lì. Pensa all'ostracismo verso Il Signore degli Anelli...

Comunque la fantascienza non è solo romanzi in Piove all'insù ma anche film come Il Pianeta Proibito nonché un modo di interpretare la realtà, come nella fine del capitolo Teorema degli zeri. E mi chiedo... perché?

Forse un po' per tutte le cose che abbiamo detto finora, per il suo essere finestra su altre possibilità e critica radicale dell'esistente, ma allergica ai dogmatismi. Forse solo perché erano le letture degli anni della prima formazione e inevitabilmente hanno dato il loro profumo alla mia crescita. Forse perché guardare la realtà attraverso uno specchio deformante è quello che facciamo ogni giorno, e lo specchio della fantascienza è più sincero, denuncia sé stesso per quello che è, rivela immediatamente il proprio carico di finzione. A differenza degli altri specchi deformanti di uso quotidiano: ideologia, amore per il potere, interesse economico o che altro.

Sarà anche scontata, ma la domanda voglio farla ugualmente: secondo te la fantascienza (e parliamo degli autori che abbiamo nominato) è un sottogenere oppure è letteratura?

Non so rispondere. Mi viene da dire che da quando Omero ha fatto agire gli eroi dell'Iliade per decreto e volontà di dei capricciosi e bugiardi, facendo di questi dei (in cui non credeva) i veri snodi della narrazione, ogni narrazione è per forza narrazione fantastica. Il primo libro dell'uomo è racconto fantastico, ed è la condizione di possibilità di tutte le storie che sono state raccontate dopo. E quindi non si può ridurre il fantastico a un sottogenere, pena l'incomprensione di tutta l'avventura del raccontare. Non solo, ma la fantascienza è a sua volta un insieme inesauribile di generi e di modalità narrative variabili e imprevedibili. A differenza, invece, di quel codificatissimo e rigido mondo che mi sembra il noir, genere sì, terribilmente di moda, anzi quasi obbligatorio: se vuoi essere pubblicato in Italia devi quasi per forza scrivere un noir. Ma questo è un altro discorso.

Il romanzo si chiude con un rebus irrisolto, la risposta che personalmente mi sono dato è: la fantasia... che ne pensi?

Penso che è una bellissima risposta. Ma non è quella giusta: la risposta è Il principio femminile. La donna. È un indovinello tratto da un manuale alchemico del secolo scorso, Praetiosa Margarita Novella e distingue il principio femminile come custode del tempo naturale, della riproduzione, della trasmutazione possibile, da quello maschile legato alla produzione, al dominio, al possesso.

Quando leggevamo gli Urania la fantascienza ci aiutava a sognare, sperare, lottare per una vita migliore, oggi impera il fantasy, forse più una scappatoia da una realtà che non riusciamo a cambiare, eppure grandi vecchi autori come Ray Bradbury dicono ancora che "un buon futuro è possibile" sei d'accordo?

Sono abbastanza d'accordo sulla definizione che dai del fantasy, genere che mi attira di meno (anche se in Piove all'insu ha un ruolo forte la lettura de Il Signore degli Anelli con la sua terra di mezzo pensata come un luogo dove avrei voluto e quasi dovuto vivere). Io penso anche che un buon futuro è possibile, ma che richieda un lavoro molto faticoso e per certi versi anche sgradevole nei confronti delle tendenze politiche dominanti...

D'accordo, ci concediamo una digressione per chiudere. Se per caso trovi il modo di entrare nella Terra di Mezzo sei pregato di farlo sapere, visto che leggo e rileggo Il Signore degli Anelli da quando avevo tredici anni.

Temo si debba esplodere al centro di una bomba atomica...

E qui ci fermiamo. Anche perchè l' intervista è stata l'ennesima dimostrazione della Serendipità: trovare la fantascienza e il fantastico come semi di un libro che è tutt'altro, conoscere per questo un “fratello di letture” di quegli anni e avere la soddisfazione di sentirsi un po' meno “fanatici di nicchia” come spesso è stato per noi appassionati di fantascienza fa sempre piacere. E poi... il consiglio di lettura resta: Luca Rastello, Piove all'insù, Bollati Boringhieri.