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Philip Dick, che è l'autore cui stai sicuramente pensando. Su di lui ho scritto anche un paio di articoli, il primo dei quali è già stato pubblicato sul numero 39 di Futuro Europa.
In realtà, un romanzo l'ho già scritto. E' stato costruito sviluppando temi e situazioni già presenti nell'ultimo racconto dell'antologia, “Ripiegamento tattico”. Attualmente è stato inviato al Premio Urania. Nel caso, ovviamente probabile, che non vinca, penso che dovrò scriverne la seconda parte, prima di cercare di pubblicarlo, perché la stesura attuale è un tantino corta, essendo stata tarata appunto sul premio Urania.
Temo di non avere molti consigli da dare. Per quanto mi riguarda, ho superato la difficoltà di passare dalla misura breve alla misura del romanzo sfruttando personaggi e ambientazioni già utilizzati per un racconto, come dicevo prima. In questo momento sto cercando di scrivere un thriller, e anche in questo caso sto sfruttando come inizio un racconto che avevo già scritto.
Sorpreso è dir poco: non me l'aspettavo assolutamente. Naturalmente è una bellissima sensazione, anche se confesso che viene un po' il dubbio di non meritarlo.
Secondo me ci sono due tipi di scrittore: quello che cerca di produrre qualcosa di grande, tentativo rispettabilissimo, e quello che cerca di scrivere le cose che gli piace leggere. Come autore, credo di appartenere a questo secondo tipo. Scrivere è certamente più faticoso che leggere, ma naturalmente può dare più soddisfazione.
E' noto che il mainstream descrive il mondo, grosso modo, così com'è, mentre il fantastico si occupa di mondi immaginari. Quanto alla fantascienza, direi che descrive il mondo non esattamente com'è, bensì come potrebbe essere, se venissero introdotte delle variazioni di qualche tipo. Queste varianti possono ovviamente essere situate nel presente o nel futuro, ma anche nel passato.
Beh, l'ipotesi è che le variazioni introdotte dalla fantascienza siano possibili, in un qualche senso del termine, e non semplicemente irreali.
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