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Posso solo dire che raramente la storia ha un facile avvio. Lo spunto può nascere da una riflessione su un evento qualunque del mondo reale, capace di colpirmi la fantasia o provocare un’associazione di idee insolita. Altre volte l’idea “viene da sé”. Ma in un caso o nell’altro, prima di tirarne fuori una storia con personaggi, eventi, dialoghi e finale ce ne corre! Non ho l’abitudine di farmi “scalette”, il che spesso è un male. Comunque quando “emerge” l’idea (e su questo meccanismo non saprei assolutamente cosa dire, se non che esso ripercorre percorsi onirici: avere un’idea narrativa è certamente come fare un sogno ad occhi aperti), devo rimuginarci sopra qualche giorno, se non qualche mese. A questo punto magari scrivo delle annotazioni, non è una scaletta ma un modo per non dimenticare i pochi dettagli di cui dispongo. Verrà un momento, dopo rimuginamenti ed elaborazioni, in cui mi sentirò abbastanza sicuro da sedere davanti alla tastiera e al “foglio” bianco con in mente uno schema di massima. Poi basta scrivere le prime righe ed “entro” nello spirito della storia. Non so quanto impiegherò per terminare, ma il processo è avviato. Questo per i racconti. Indubbiamente per opere più lunghe la faccenda è maggiormente complessa e magari riempio un paio di pagine di appunti e i tempi sono più lunghi, ma il resto non cambia. Un’aggiunta importante. Per scrivere ho bisogno di serenità. Il che significa anche: avere un coniuge o un compagno/a o chiunque sia, che abbia quanto meno stima della fantascienza, cioè che comprenda le ore che vi si dedicano. Mie precedenti esperienze al riguardo sono state catastrofiche e maestre di vita. Per fortuna da metà anni ’90 convivo con Isa: appassionata di letteratura, poetessa, simpatizzante di fantascienza (abbiamo anche scritto pagine a “quattro mani”) nonché mia spronatrice e primo, prezioso giudice dei miei lavori…
La fantascienza italiana dal 1989 è cambiata parecchio anche perché è cambiata la fantascienza in sé. La quale a sua volta si è trasformata a seguito delle mutazioni della società e del mondo. Una delle cause interne al genere più note ed evidenti fu a suo tempo l’avvento del cyberpunk (un “movimento” che però è finito da tempo, lasciando per strada anche tanti orfani). Lo stesso mainstream non è quello di 18 anni fa e non c’è bisogno di portare esempi. E tuttavia per la fantascienza italiana direi che, gattopardescamente, tutto è cambiato per non cambiare nulla.
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