Tin tin tin

I campanellini suonavano al vento...

Brando sollevò le palpebre e si tirò su ritto a sedere. Si guardò intorno, spaventato. Era seduto sull’asfalto, in prossimità di una radura. Tutto ciò che udiva era il rumore del Niagara, perduto nella notte, così forte da sovrastare perfino i suoi pensieri.

Sei tu?

Si afferrò la testa con le mani e iniziò a gridare. Schegge di dolore lo attraversarono rapide come il battito d’ali di una farfalla, senza che potesse fare nulla per fermarle. Il suo corpo, l’endoscheletro metallico sotto il rivestimento di pelle in plastylon, sembrava non voler più rispondere ai suoi comandi. Rimase in quella posizione per un tempo indefinito, finché il dolore non allentò la presa e scomparve.

Improvvisamente, un rumore lo fece trasalire. Brando si alzò in piedi di scatto, terrorizzato. Ogni volta che si sforzava di focalizzare i propri ricordi, per cercare quantomeno di capire in quale direzione dovesse andare, lui tornava all’attacco.

- Signore - disse l’olo-avvocato, comparso dal nulla alle sue spalle - Non può scappare.

Brando si lasciò cadere in ginocchio al suolo, incapace di fuggire ancora. - Tu non esisti - rispose, e la propria voce gli parve più lagnosa di quanto avrebbe voluto - Non sei neppure qui. Sparisci, per favore. - Subito dopo aver pronunciato quelle parole, ridacchiò divertito. L’olo-avvocato era un semplice software, e non avrebbe certo compreso la sua supplica. Finché il suo cervello era connesso alla Rete non c’era modo di liberarsi di quel dannato bastardo.

Delos Science Fiction 101

Delos Science Fiction 101

maggio 2007