Una storia della fantascienza non può non affondare le sue radici in alcune coordinate teorico-letterarie, considerandole come premessa utile e necessaria.

Il primo assunto teorico più appropriato ci sembra quello formulato dal critico e teorico della letteratura Robert Scholes, nel suo saggio Structural Fabulation: An Essay on Fiction of the Future (1975) che considera la letteratura permeata da due funzioni: una prima che chiama sublimazione e una seconda che ha denominato cognizione. La sublimazione è la funzione che ci permette di lasciar andare gli affanni della vita quotidiana e di rilassarci; la seconda, la cognizione, è la funzione che invece ci fa riflettere sulla vita, la società e il ruolo dell’uomo nella Storia. La science fiction, non c’è dubbio, assolve a entrambe queste funzioni, con periodi storici in cui nelle sue opere ha prevalso la funzione sublimativa, e in altri in cui ha dominato la funzione cognitiva.

Darko Suvin
Darko Suvin

Per il teorico della fantascienza Darko Suvin, autore del saggio Le metamorfosi della fantascienza: poetica e storia di un genere letterario (Metamorphoses of science fiction: on the poetics and history of a literary genre, 1977), la science fiction è una letteratura che deve presupporre una condizione, quella dello straniamento cognitivo, laddove per straniamento intende una cornice immaginaria o un mondo alternativo a quello dello scrittore, mentre per cognizione intende una riflessione sulla realtà dello scrittore e del lettore, in modo simile a quanto affermato da Scholes, ma con un atteggiamento simile a quello del metodo scientifico. Pertanto, per Suvin lo straniamento è una condizione che la differenzia dalla letteratura realista, mentre la cognizione è quella che la differenzia dagli altri generi della letteratura fantastica. A questa condizione, il critico di origini jugoslave aggiunge il novum, ossia un elemento che è originale rispetto sia alla letteratura realista sia a quella non mimetica (che non mima la realtà). Pensiamo a elementi quali il viaggio nel tempo, a un alieno o a un’astronave che va oltre la velocità della luce.

Infine, un’ulteriore cornice teorica importante per tracciare i fili di una storia della fantascienza ci sembra quella fornita dal teorico della letteratura John Rieder nel suo saggio Science Fiction and the Mass Cultural Genre System (2017), che ha formulato un assunto che descrive la science fiction senza un vero punto d’origine – ossia di un romanzo, una rivista o un autore che può essere considerato l’iniziatore del genere letterario – e ha legato la fantascienza agli altri generi nati a partire dall’Ottocento e che lui ha chiamato i generi letterari della cultura di massa, ossia il western, l’horror, il fantasy, il noir e altri. Per Rieder la fantascienza è mutevole e storica, nel senso che cambia la sua identità continuamente e non c’è un punto d’origine, ma tanti punti d’origine, tanti autori e tante opere che hanno costruito la sua identità nel corso del tempo.

Tuttavia, una storia da qualche parte deve pur partire e non possiamo non prendere in considerazione quello che è da molti critici e lettori considerato il punto d’inizio della fantascienza, ovvero la comparsa nelle edicole americane, il 5 aprile 1926, della rivista Amazing Stories, che segna per l’appunto quest’anno l’anniversario dei 100 anni della fantascienza. Una rivista voluta fortemente dall’inventor ed editore di origini lussemburghesi Hugo Gernsback (1884-1967).

Come scrive il sociologo della cultura Adolfo Fattori nel suo saggio Memorie dal futuro. Spazio, tempo, identità nella science fiction (2001): “È utile – e comodo – considerare questa come la data di nascita del genere perché, anche se di romanzi di anticipazione o di fantasia scientifica se ne scrivevano già da decenni, è anche vero che questa è l’occasione in cui appare per la prima volta la consapevolezza dell’esistenza del genere stesso, cui vengono attribuiti un nome e uno statuto precisi”.

Hugo Gernsback
Hugo Gernsback

Quel primo numero di Amazing Stories presentava le seguenti storie: La verità sul caso del signor Valdemar (The Facts in the Case of M. Valdemar, 1845) di Edgar Allan Poe, Il nuovo acceleratore (The New Accelerator, 1901) di Herbert G. Wells, La «cosa» venuta da… fuori (The Thing from — “Outside”, 1923) dello scrittore americano George Allan England, L'uomo che veniva dall'atomo (The Man from the Atom, 1923) di G. Peyton Wertenbaker e il romanzo breve L'uomo che salvò la Terra (The Man Who Saved the Earth, 1926) di Austin Hall. Nel suo editoriale, dal titolo A New Sort of Magazine, Gernsback spiega ai lettori che tipo di narrativa intende pubblicare, con queste parole: “Con «scientifiction» intendo il genere di storie scritto da Jules Verne, H.G, Wells ed Edgar Allan Poe: un’affascinante romance intimamente mescolato a dati scientifici. Edgar Allan Poe può giustamente essere chiamato il padre della «scientifiction». Fu lui a dare veramente inizio al romance, a intessere brillantemente nella e attorno alla storia un filo scientifico. Jules Verne, con i suoi romance strabilianti, anch’essi intessuti di un filo di scienza, venne per secondo. Poco più tardi giunse H.G. Wells, le cui storie di scientifiction, al pari di quelle dei suoi precursori, sono diventate famose e immortali e visioni profetiche”.

La strategia editoriale di Gernsback è quella di pubblicare storie di autori che il lettore ben conosceva – come per l’appunto quelle di Poe, Verne e Wells – accanto a storia di autori esordienti o meno noti, come Austin Hall (1885-1933) e G. Peyton Wertenbaker (1907-1968). Quest’ultimo, è stato uno dei primi nuovi scrittori a pubblicare sulla rivista dell’editore americano di origini lussemburghesi, con una manciata di racconti, tra cui L'uomo che veniva dall'atomo, che apparve nel 1923 sul numero speciale della rivista di Gernsback Science and Invention, in cu si narrava di un'invenzione che consentiva a un essere umano di crescere così tanto e così rapidamente da andare oltre i limiti fisici della Terra. Dello stesso autore, sul numero di giugno, apparve un altro suo famoso racconto dal titolo E vennero i ghiacci (The Coming of the Ice), in cui un uomo si sottopone a un'operazione per diventare immortale e osservare così l'evoluzione della razza umana, al punto da non riuscire più a integrarsi con essa, fino a quando arriva una nuova era glaciale.

Sempre su Amazing Stories, sul numero di agosto del 1928, apparve il breve romanzo Armageddon 2419 A.D. di Philip Francis Nowlan (1888-1940), da cui prese vita il personaggio di Buck Rogers, considerato generalmente il primo fumetto di fantascienza. Il protagonista della storia è Anthony Rogers, un veterano della Prima Guerra mondiale che lavora come ingegnere per l’American Radioactive Gas Corporation. Inviato a ispezionare una miniera di carbone abbandonata in Pennsylvania, presso la Valle Wyoming, è vittima di un grave incidente: una parte della volta crolla e Rogers rimane imprigionato, ma soprattutto si sprigiona un gas che lo addormenta, senza alcun effetto sulle sue facoltà mentali e fisiche, anzi conservando entrambe in modo perfetto. Rogers crede di aver dormito solo poche ore, ma in realtà si risveglia nell’anno 2419, dopo cioè 492 anni. Scoprirà che il Nord America e il mondo sono sotto il dominio dei mongoli, e il centro del potere mondiale è in Cina.

Pur essendo un romanzo avventuroso, Armageddon 2419 A.D. è anche lo “specchio” della “Grande depressione”, la crisi economica e sociale del 1929, che alla fine degli anni Venti, partendo dall’America, colpì l’economia mondiale, riducendo su scala globale produzione, occupazione, redditi, salari, consumi e risparmi. Anthony Rogers, infatti, lascia una nazione forte economicamente e politicamente, quella del 1927, e trova una nazione in cui regna l’anarchia, divise in grandi “bande”, e dove l’economia si è ridotta in un banale e primitivo baratto tra cose materiali e in cui la scienza e la conoscenza sono state dimenticate. Nel secondo romanzo, The Airlords of Han, uscito sempre su Amazing Stories nel numero di marzo del 1929, sono passati sei mesi e ora gli Han da cacciatori degli americani sono diventati la preda. Rogers è ora a capo di una banda e riesce a unire alla sua altre bande, per sferrare un attacco alle città dei mongoli.

Già autore ben noto ai lettori del pulp magazine Weird Tales, l’americano Howard Philips Lovecraft (1890-1937) si cimenta nella fantascienza nei racconti Il colore venuto dallo spazio (The Color Out of Space, 1927) e Colui che sussurrava nelle tenebre (The Whisperer in Darkness, 1930), e i romanzi brevi Le montagne della follia (At the Mountains of Madness, 1931) e L’ombra calata dal tempo (The Shadow Out of Time, 1935). Ma non solo. Lovecraft crea un pantheon di creature aliene, presenti nelle storie raccolte sotto il celeberrimo nome di “Miti di Cthulhu”, popolando il cosmo di esseri che vanno al di là della comprensione umana e che sono vissuti sulla Terra in ere precedenti l’avvento dell’umanità, ma la cui presenza è ancora testimoniata da alcuni remoti luoghi del nostro pianeta o in documenti scritti, come il Necronomicon – un libro immaginario e maledetto – scritto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred, grazie al quale è possibile evocare tali ancestrali creature.

Nel racconto Il colore venuto dallo spazio, un tecnico viene incaricato di fare dei sopralluoghi in una vallata del New England che presto sarà inondata, per la realizzazione di una nuova diga. La zona prescelta, nota come “la landa folgorata”, è desolata, ma anche al centro di storie alquanto strane e inquietanti, di cui nessuno vuole parlare. Anche In Colui che sussurrava nelle tenebre (The Whisperer in darkness) Lovecraft ci presenta una storia dai toni crepuscolari, che narra dell’intrusione nella nostra realtà dell’orrore cosmico, rappresentato – in questo caso – da esseri alieni. I protagonisti del romanzo breve Le montagne della follia (At the Mountains of Madness), invece, sono all’inizio dei semplici testimoni, per poi finire vittime della loro stessa avidità di sapere, quando i membri di una spedizione scientifica scoprono reperti vecchi di milioni di anni, vestigia di un’antichissima civiltà scomparsa da millenni. Il protagonista del romanzo breve L’ombra calata dal tempo (The Shadow Out of Time) è ossessionato da strani sogni, e giunge a una cruda realtà: il suo corpo è stato occupato, per ben cinque anni, da un viaggiatore temporale, appartenente ai Grandi Antichi.

Altri scrittori, i nomi dei quali sono in gran parte oggi dimenticati, mettono le basi della fantascienza futura con idee e visioni che costruiranno le fondamenta del nuovo genere letterario.

David H. Keller (1880-1966), a esempio, autore del romanzo The Conquerors, apparso a puntate nel 1930 su Wonder Stories, nuovo pulp magazine messo in piedi da Gernsback dopo la vendita di Amazing Stories, narra di una razza di esseri nani che tenta di conquistare una parte degli Stati Uniti.

The Iron Star di John Taine (pseudonimo del matematico Eric Temple Bell, 1883-1960) ha per protagonisti degli scienziati che in Africa incontrano delle scimmie intelligenti, salvo scoprire che sono umani la cui evoluzione è andata al contrario a causa della caduta di un meteorite.

Ancora, Gladiator (1920) di Philip Wylie (1902-1971) è la storia di uno scienziato che inietta alla moglie un super-siero, che renderà suo figlio molto forte e super veloce, anche se il ragazzo passerà la vita a nascondere i suoi poteri. Il romanzo è considerato l’ispiratore del fumetto di Superman.

Nel racconto Il Cervello Rosso (Red Brain, 1927) di Donald Wandrei (1908-1987) i protagonisti sono dei giganteschi cervelli, mentre nel romanzo Colossus si narra dello scoppio di una guerra mondiale atomica e di un uomo che lascia la Terra a bordo di una nuova astronave sperimentale (che trae la sua energia dalle radiazioni di fondo e può viaggiare molto, molto più velocemente della luce), nella speranza di raggiungere i confini dell'universo conosciuto.

When Worlds Collide (1933), scritto da Edwin Balmer (1883-1953) e Philip Wylie, è uno dei primi romanzi catastrofici e narra dell’astronomo svedese Sven Bronson che in un osservatorio in Sudafrica, scopre due pianeti vaganti che stanno per entrare nel Sistema Solare e passare vicino alla Terra, causando immani catastrofi al nostro pianeta a causa delle forze gravitazionali. I due scrissero anche un sequel, dal titolo After Worlds Collide (1934).

Con il poetico romanzo breve Un'odissea marziana (A Martian Odyssey, 1934), Stanley Grauman Weinbaum (1902-1935) diede vita al primo essere di un altro pianeta che non fosse un mostro, ma neanche con la personalità, seppur mascherata, di un essere umano. Una storia e un personaggio originali e in cui si narra di un primo incontro tra un bizzarro marziano e un astronauta.