Esponente di spicco della “New Wave” è il britannico John Brunner, nome completo John Kilian Houston Brunner (1934-1995), a cui si devono almeno due capolavori: Tutti a Zanzibar (Stand on Zanzibar, 1968) e Il gregge alza la testa (The Sheep Look Up, 1972). Il primo è un romanzo distopico e sociologico che ha per tema principale la sovrappopolazione, ma anche la naturale tendenza dell’uomo all’autodistruzione. Siamo nel 2010, la sovrappopolazione è di sette miliardi di umani e tutti vivono in abitazioni sempre più ristrette. Norman Niblock House, dirigente rampante della General Technics, e Donald Hogan, un ricercatore che di fatto è una spia, vivono nello stesso appartamento, ma un giorno i due finiranno per incrociare le loro vite, in un ordine mondiale che è sull’orlo del caos e dell’apocalisse. Il gregge alza la testa è un romanzo ecologico, con elementi di proto-cyberpunk, in cui un disastro ecologico incombe sul mondo, ma i governi e le spietate multinazionali non intendono sacrificare il loro potere per il bene comune.
Come Philip José Farmer, anche Robert Silverberg (1935-) proviene dall’era dei pulp magazine, ma è negli anni Sessanta e Settanta che il suo nome s’impone per originalità sia delle idee che sottintendono le sue opere sia per l’elevato numero di romanzi e racconti che scrive, di cui è impossibile dar conto in breve. I suoi romanzi migliori restano probabilmente Brivido crudele (Thorns, 1967), in cui un ricco magnate si nutre del dolore altrui. Un tema che lo scrittore americano aveva già toccato precedentemente con il racconto I mercanti di dolore (The Pain Peddlers, 1963), il cui protagonista è un produttore di un programma televisivo che prevede un’operazione chirurgica teletrasmessa direttamente nel cervello dei telespettatori, che vivono le paure, il dolore e tutte le emozioni provate dal paziente sotto i ferri. Un telepate che scopre di star perdendo il suo potere, dopo che gli ha permesso una vita agiata, è il protagonista del romanzo Morire dentro (Dying Inside, 1972). In L’uomo stocastico (The Stochastic Man, 1975), la domanda che Silverberg ci pone provocatoriamente è: la nostra vita è governata dalla casualità e dal libero arbitrio o è già tutto scritto da qualche parte nell’universo? L’eroe della storia è Lew Nichols, uno statistico che lavora per un politico, Paul Quinn e l’incontro casuale con Martin Carvajal, una specie di veggente, apre a Nichols la possibilità di prevedere sistematicamente il futuro. Grazie a queste previsioni, Quinn arriva quasi alla soglia della presidenza degli Stati Uniti, ma quando Nichols prevede che in realtà il politico instaurerà una vera e propria dittatura, interrompe la collaborazione e cerca di ostacolarlo a tutti i costi.
Teorizzatore di un nuovo tipo di fantascienza all'interno della “New Wave”, più attenta alla coscienza dell'uomo che alla conquista dello spazio, l'inglese James Graham Ballard (1930-2009) si dedica negli anni Sessanta alla scrittura di una quadrilogia di romanzi che ha nel tema del disastro ambientale le sue radici. In Il vento dal nulla (The Wind from Nowhere, 1961), un vento inusitato cresce e spazza via intere città; ne Il mondo sommerso (The Drowned World, 1962), la Terra è tronata a un clima tropicale e gran parte delle città sono sommerse; Terra bruciata (The Burning World, 1964) ha come elemento centrale la siccità e l'inquinamento degli oceani; infine, Foresta di cristallo (The Crystal World, 1966) narra di un fenomeno che trasforma esseri viventi e inorganici in scintillanti cristalli. I suoi romanzi migliori, tuttavia, sono quelli scritti tra gli anni Settanta e Ottanta, a cavallo tra una narrativa postmoderna e la fantascienza: La mostra delle atrocità (The Atrocity Exhibition, 1970), Crash (1973), L'isola di cemento (Concrete Island, 1974). Un discorso a parte merita Il Condominio (High-Rise, 1974), un romanzo che può essere letto come un saggio di sociologia sulla condizione di una classe sociale in ascesa, ma anche come un viaggio negli anfratti bui della mente umana. Sullo sfondo di un moderno complesso residenziale si agitano gli attori di questa opera: avvocati, architetti, registi televisivi, medici, hostess. In una parola, il fior fiore del ceto medio-alto. L'edificio è provvisto di tutti i confort: un asilo nido, una banca, piscine, un centro commerciale, ristoranti, aria condizionata che inonda i lussuosi appartamenti. La vita sembra poter scorrere leggiadra per i condomini, ma lentamente le cose cominciano a mutare. I quaranta piani di vetro e cemento diventano il proscenio di violente zuffe, stupri, spedizioni punitive, sabotaggi, in un crescendo che porterà i residenti del grattacielo ad isolarsi dal mondo esterno e a cadere in una barbarie senza precedenti.
Il britannico Michael Moorcock (1939-), non solo è stato editor di New Worlds e tra i principali teorici della “New Wave”, ma anche un raffinato scrittore, diventato famoso soprattutto per la saga fantasy di “Elric di Melniboné”, ma anche di romanzi di fantascienza, tra cui il più sperimentale è probabilmente The English Assassin (1972), che ha per protagonista il dandy, scienziato, rock star e avventuriero Jerry Cornelius, agente della forza cosmica che si oppone alla cultura, alla civiltà, all'impero, alla religione e qualsiasi tipo di manifestazione dell’umanità.
Benjamin Williams Bova (1932-2020), meglio conosciuto come Ben Bova, ha diviso la sua carriera quasi a metà tra scrittore e direttore di riviste, nonché curatore di antologie. Tra le altre ha diretto la rivista Analog e Omni. Ad un certo punto della sua carriera fantascientifica, però, Bova ha deciso di dedicarsi interamente alla scrittura e I condannati di Messina (Exiled from Earth, 1971) è uno dei suoi romanzi più noti, in cui si narra di come il governo mondiale, la cui sede è a Messina in Italia, ha deciso di esiliare tutti gli scienziati su una stazione orbitante perché le previsioni fatte hanno dimostrato che se gli si lascia fare il loro mestiere, il mondo finirà sull’orlo dell’autodistruzione.
Nello stesso anno in cui si consumava il programma spaziale Apollo e le missioni della Nasa sulla Luna, l’americano Barry N. Malzberg (1939-2024) dava alle stampe Oltre Apollo (Beyond Apollo, 1972), un romanzo che è sperimentale in tutti i sensi, nel contenuto e nella forma, e che racconta di una missione umana su Venere, con due astronauti, di cui uno solo sopravvive, ma il lettore è continuamente spiazzato dalla storia: c’è stata una missione su Venere? L’astronauta sopravvissuto ha ucciso l’altro? Sono stati i venusiani a uccidere uno dei due astronauti?
Sono anni, questi, in cui la fantascienza, grazie a molti degli autori degli anni Sessanta e Settanta e alla stessa “New Wave”, alimenta la narrativa postmoderna, con storie che mettono in discussione la realtà, l’identità dell’uomo, la linearità del tempo, le stesse regole del vivere civile.
Un genere apparentemente banale, come quello della fantascienza militare, viene sovvertito, a esempio, dal romanzo Guerra eterna (The Forever War, 1974) scritto dallo statunitense Joe Haldeman (1943-) e pubblicato a puntate prima sulla rivista Analog. Il romanzo è composto di quattro parti, in ognuna delle quali assistiamo alla carriera militare di William Mandella, il protagonista, da semplice soldato a maggiore dell’esercito. I terrestri sono in guerra contro i taurani: una guerra nello spazio e nel tempo. Lontano anni-luce da casa, a bordo di un’astronave in viaggio attraverso portali spazio-temporali, per Mandela passano pochi anni, ma sulla Terra invece trascorrono centinaia e centinaia di anni. Il nostro eroe scopre così che tutti quelli che conosceva sono morti e, ogni volta che torna a casa, la Terra, la società e gli stessi uomini sono profondamente cambiati. Non riuscendo ad integrarsi, lui e gli altri reduci tornano nell’esercito a combattere, fino a quando dopo 1200 anni, la guerra con i taurani finisce e Mandela si trasferisce su un pianeta lontano con la sua compagna. Scritto sull’esperienza diretta del suo autore nella guerra del Vietnam, il romanzo, infatti, vinse i premi Hugo, Nebula e Locus. Praticamente i massimi riconoscimenti nel campo della fantascienza. Una sorta di Storia Futura in cui emerge con forza il contrasto tra la descrizione della guerra e quella in cui viene raccontato il ritorno periodo del soldato Mandela e dei reduci sul pianeta natale, un pianeta in cui quest’ultimi non si riconoscono quasi mai e in cui stentano a viverci.
Fa parte della fantascienza militare anche la Saga dei Berserker di Fred Saberhagen (1930-2007), composta da 18 opere, tra romanzi e antologie di racconti, e iniziata con il racconto Senza pensiero (Without a Thought, 1963), ma i due romanzi più importanti sono degli anni Settanta: Il pianeta Berserker (Berserker's Planet, 1974) e L'uomo Berserker (Berserker Man, 1979). I Berserker sono delle macchine che si autoriproducono e si autoriparano, possono avere la forma di astronave o di essere umano, ma tutte hanno un solo obiettivo: distruggere qualsiasi forma di vita organica.
Altra saga della science fiction militarista è quella dello scrittore americano Jerry Pournelle (1933-2017), nota come Legione di Falkenberg e che ha in due romanzi degli anni Settanta il suo fulcro centrale: Il pianeta dell'onore (West of Honor, 1976) e Falkenberg il mercenario (The Mercenary, 1977).
Il romanzo utopico troverà, negli anni Settanta, terreno fertile e nuova linfa nei valori e nella causa del Femminismo, attraverso una serie di opere che, per parafrasare il titolo in inglese di una delle più significative di questo periodo storico, possono essere definite “ambigue utopie”, a voler sottolineare la loro collocazione al confine tra Utopia e Distopia.
I romanzi più significativi sono senza alcun dubbio I reietti dell'altro pianeta (The Dispossessed: An Ambiguous Utopia, 1974) di Ursula K. Le Guin (1929-2018) e Female Man (1975) di Joanna Russ. Il protagonista de I reietti dell'altro pianeta è un fisico teorico di nome Shevek del pianeta Anarres, che lavora ad una complessa teoria sul tempo, che potrebbe avere applicazioni pratiche nel campo della comunicazione. Anarres è un pianeta arido, quasi selvaggio, in cui hanno trovato asilo 170 anni prima gli odoniani, seguaci di un culto anarchico che ha dato vita ad una comunità dove non esiste la proprietà privata, un governo, la diseguaglianza tra uomo e donna, la vita si svolge semplice e in pace. Una perfetta Utopia, eppure Shevek sente di non essere capito, in una società in cui tutti sono uguali fin dalla nascita e non c’è posto per chi vuole distinguersi anche solo con la sua mente. Il fisico si rivolge così al pianeta gemello di Anarres, ossia Urras da cui sono partiti Odo e i suoi seguaci secoli prima per fondare la loro società libera ed anarchica.
Female Man (1975) di Joanna Russ (1937-2011), invece, è una storia di universi paralleli, dove seguiamo le vicende di quattro donne che vivono in tempi e luoghi diversi. Jeannine abita in un'America dove la Seconda Guerra Mondiale non e mai stata combattuta, perché Adolf Hitler fu assassinato nel 1936, e non è avvenuto alcun processo di emancipazione femminile; Jael è un'aggressiva guerriera di un prossimo futuro, in cui uomini e donne sono in conflitto da oltre 40 anni; Joanna è una scrittrice che vive nell'America degli anni Settanta e Janet proviene da un lontano mondo utopico, Whileaway, dove si è realizzata una società di sole donne. I confini degli universi a cui appartengono le quattro donne si stanno cancellando, permettendo così alle protagoniste di incontrarsi e, soprattutto, confrontarsi, sul loro ruolo di donne nei rispettivi universi. Romanzo ideologico, nel senso buono del termine, in cui è palese l’influenza delle teorie femministe che auspicavano un’emancipazione della donna in tutti i settori chiave della società americana e non solo. L'autrice “gioca” con una storia che si regge su una serie di dualismi, dei quali i più rilevanti sono due: uomo/donna e utopia/distopia. Il lettore non può fare a meno di confrontare Whileaway, il mondo utopico dove vive Janet, in cui gli uomini non esistono e le donne usano la tecnologia per procreare, e il mondo distopico della guerriera Jael, dove le donne sono in conflitto con gli uomini e scambiano i loro bambini in cambio di vari beni.
Un romanzo altrettanto rilevante del periodo è Sul filo del tempo (Woman on the Edge of Time, 1976) di Marge Piercy (1936-), la cui protagonista si chiama Connie Ramos, una donna texana di 37 anni, ma di origini messicane, che vive a New York e che il lettore inquadrerà subito come vittima della discriminazione razziale, sociale e sessuale. Connie, infatti, viene rinchiusa in un manicomio e qui entra in contatto con il mondo lontano e perfetto del 2137, che viene descritto come non-sessista, ecologico e libertario. Anche questo romanzo di Marge Piercy è fondamentalmente una Utopia, laddove il presente angoscioso della protagonista s’incontra e si scontra con la società idilliaca del 2137.
L’americana Marion Zimmer Bradley (1930-1999) ha esordito negli anni Cinquanta e la sua specificità come autrice è quella di aver non solo scritto opere di tutti i generi della speculative fiction, ma di averli anche ampiamente ibridati, come il suo celebre ciclo di Darkover, che comprende ben 25 romanzi e varie antologie, che si muove per l’appunto tra science fiction e fantasy.
Esordisce negli anni Settanta, invece, il britannico Ian Watson (1943-2026), autore di notevoli e brillanti racconti, ma anche di numerosi romanzi, tra cui Gli dei invisibili di Marte (The Martian Inca, 1977), che narra l'infezione della Terra da parte di microorganismi marziani portati da una sonda russa, e Il pianeta di Dio (God's World, 1979), in cui alla vigilia dell'anno 2000, una serie di apparizioni sacre coinvolge il mondo intero: tutte le religioni vedono le loro figure divine annunciare che "Dio ha bisogno degli uomini".
Nel 1977, la rivista di fantascienza americana Locus pubblicò un breve trafiletto in cui si annunciava che dietro lo pseudonimo maschile di James Tiptree Jr. si nascondeva la psicologa americana Alice Bradley Sheldon (1915-1987). Per il mondo della science fiction fu un piccolo shock. Dietro a bellissimi racconti come La ragazza collegata e Houston, Houston, ci sentite si nascondeva una donna. Piccolo shock, dicevamo, perché la storia della fantascienza è ricca di autrici che hanno usato pseudonimi maschili, solo per pubblicare, solo per il fatto che lo pseudonimo era imposto dagli editori, convinti che le vendite sarebbero calate se il nome in copertina era di una donna o che, comunque, un genere come la fantascienza non poteva essere scritto da una donna. Nel caso di James Tiptree Jr. il mistero era ancor più fitto perché non si conosceva nulla della sua vita. Qualcuno favoleggiava che si trattasse di una spia, che, per ovvi motivi, non poteva rivelare la sua identità. Le uniche due cose sicure erano che aveva un meraviglioso talento per scrivere storie di fantascienza e un indirizzo: una casella postale vicino a Washington, a poche miglia dal Pentagono (fatto che alimentava ancor di più l’enigma).
La Sheldon è autrice del romanzo breve Houston, Houston, ci sentite? (Houston, Houston, Do You Read, 1976), vincitore dei premi Hugo e Nebula, in cui l'astronave Sunbird, con a bordo un equipaggio di tre uomini, si ritroverà sbalzata nel futuro, trecento anni avanti, e salvata dalle donne, che si rivelano essere le uniche abitanti del pianeta Terra. Un romanzo più lungo è E sarà la luce (Brightness fall from air, 1985), in cui si narra di come sul pianeta Damien viva una specie aliena in via d’estinzione, protetta da una giovane coppia e un medico. I tre sono incaricati di instaurare un pacifico rapporto con gli abitanti del pianeta che, in passato, sono stati torturati e sfruttati dagli stessi esseri umani. Ma Damien è anche l’unico mondo da cui si può assistere ad uno spettacolare avvenimento: una nova, la nube radioattiva che si forma quando esplode una stella, sta per attraversare l’atmosfera. Tredici turisti sbarcano sul pianeta per assistere all’evento, ma il passaggio della nova farà da scenario a cospirazioni, inganni e violenze che porteranno ad un cambiamento radicale nella vita di tutti gli umani e degli stessi abitanti di Damien.
















