Nel settembre del 2011, lo scrittore americano Neal Stephenson pubblica sul “World Policy Journal” un articolo con il titolo Innovation Starvation, in cui si lamenta della mancanza di grandi sogni tecnologici all’interno dello scenario letterario fantascientifico e tenta di incoraggiare gli scrittori di fantascienza a far trasparire dalle loro storie un ottimismo che possa ispirare nuove generazioni. Sottolineando il fatto che la fantascienza ha una sua coerenza ed è logica precisa per scienziati e ingegneri, l’autore di Snow Crash ricorda come i grandi simboli della science fiction, dai robot di Asimov al cyberspazio di Gibson, sono dei simboli che fungono da geroglifici, semplici e riconoscibili, sul cui significato tutti concordano. L’articolo di Stephenson scaturiva anche dal fatto che la fantascienza predominante in quegli anni era la distopia, che disegnava un futuro dell’umanità a tinte oscure. Dall’articolo è nato un vero e proprio progetto, denominato “Hieroglyph”, curato dall’Arizona State University che vede la collaborazione tra scrittori, ingegneri, scienziati e ricercatori per scrivere racconti di fantascienza in grado di socializzare i lettori a immaginare un futuro prossimo radicalmente trasformato dall'innovazione tecnologica, il cui primo risultato concreto è stata l’antologia Hieroglyph: Stories and Visions for a Better Future (2014), a cura di Ed Finn e Kathryn Cramer, in cui figurano Stephenson , Bruce Sterling, Madeline Ashby, Gregory Benford, Rudy Rucker, Cory Doctorow , Elizabeth Bear e altri.

Uno spirito molto simile anima dal 2011 la serie di antologie “Twelve Tomorrows”, di cui viene pubblicata una all’anno, promossa in collaborazione con la rivista “Technology Review” del prestigioso Massachusetts Institute of Technology. Ogni volume include storie originali che esplorano il ruolo e il potenziale impatto delle tecnologie in via di sviluppo nel futuro prossimo e non solo.

Negli anni Duemila fioriscono, sempre in contrapposizione alla distopia, alcuni filoni della speculative fiction che guardano al futuro in modo del tutto nuovo e positivo.

Il primo è il solarpunk, di cui si comincia a parlare nel 2008, ma esplode nel 2012 con l'antologia brasiliana Solarpunk: storie di ecologia fantastica in un mondo sostenibile (Solarpunk: Histórias ecológicas e fantásticas em um mundo sustentável), curata da Gerson Lodi-Ribeiro. Il titolo della raccolta sintetizza la filosofia di questo nuovo filone della science fiction, in cui c’è una visione positiva del futuro costruita su parole chiavi come sostenibilità, svolta green, pace ed economia.

Altra antologia significativa è Sunvault: Stories of Solarpunk and Eco-Speculation (2017), Curata da Phoebe Wagner e Brontë Christopher Wieland, che invece si concentra sulle storie di persone che combattono per attuare il cambiamento e cercano soluzioni contro il disastro ecologico.

I racconti di Multispecies Cities: Solarpunk Urban Futures (2021) si chiedono come saranno gli ecosistemi delle città in futuro e indagano sul rapporto dell'umanità con il resto del mondo naturale, mettendo i personaggi in situazioni in cui devono guardare oltre i propri bisogni e interessi. Ancora, Glass and Gardens. Solarpunk Summers (2018), a cura di Sarena Ulibarri, analizza il futuro e l'etica delle nostre fonti alimentari, il legame o la disconnessione tra tecnologia e natura.

La climate fiction, invece, esplode grazie a un tweet del 23 aprile 2012, della scrittrice canadese Margaret Atwood (1939-), autrice del capolavoro distopico Il racconto dell’ancella, che lanciò l’acronimo “Cli-Fi”, che sta appunto per climate fiction, termine coniato a sua volta nel 2008 dal giornalista Dan Bloom. Si tratta di un filone della letteratura, molto vicino alla fantascienza, che racconta tra realtà e finzione un tema più che mai attuale: il cambiamento climatico. L’entusiasmo social della Atwood era dovuto al fatto che nella definizione di questo genere letterario si riconosceva come autrice della cosiddetta Trilogia di MaddAddam, composta dai romanzi L'ultimo degli uomini (Oryx and Crake, 2003), L'anno del diluvio (The Year of the Flood, 2010) e L'altro inizio (Maddaddam, 2014). Da quel momento la climate fiction fece presa sulle case editrici americane e cominciarono a fioccare tra critici, giornalisti e semplici lettori liste di titoli che rientravano nel nuovo filone narrativo. Tra questi, uno dei più significativi La ragazza meccanica (The Windup Girl, 2009) dell’americano Paolo Bacigalupi (1972-).

Un vero e proprio caso editoriale è stato quello dell'americano Andy Weir (1972-), che ha pubblicato nel 2011 sul suo sito web in ebook il romanzo L'uomo di Marte (The Martian) e poi in formato cartaceo nel 2014, riscuotendo un enorme successo. La trama narra di un’astronauta della Nasa, ingegnere meccanico e botanico, che viene erroneamente abbandonato su Marte dal resto dell’equipaggio e da qui tenterà di sopravvivere con ogni mezzo a sua disposizione. Il romanzo appartiene alla linea della fantascienza hard, in cui l’avventura si mescola a una solida base scientifica. Seguono altri due romanzi, anche questi di grande successo, tradotti in tutto il mondo e con salde radici scientifiche: Artemis – La prima città sulla Luna (Artemis, 2017), che è ambientato in una immaginaria città sulla Luna e ha per protagonista una contrabbandiera, è Project Hail Mary (2021), in cui un professore di scuole medie e biologo si ritrova da solo su una nave spaziale diretta a Tau Ceti, dopo che gli altri due membri non sono sopravvissuti al viaggio, per capire come  la stella è sopravvissuta, mentre molte altre stanno morendo, compreso il sole. Qui, il professore incontra uno strano alieno che è stato inviato a sua volta per indagare e tentare di salvare, come l'umano, il suo pianeta.

Nel decennio 2015-2025, due scandali interessano il premio Hugo, il più importante riconoscimento della fantascienza americana, quindi mondiale, e di cui si è occupato Silvio Sosio su Fantascienza.com. Il primo (Il disastro dei finalisti al Premio Hugo 2015) è del 2015: una lista di consigli per le candidature al premio Hugo è stata sponsorizzata da un gruppo di fan denominata “Sad Puppies 3 (“cuccioli tristi”), che ha promosso opere di autori politicamente schierati. Come scrive Sosio: “Molti tra gli autori raccomandati sono di destra, scrivono letteratura fortemente maschilista, sono cristiani spesso cattolici oltranzisti, combattono contro i diritti degli omosessuali”. Il secondo, diciamo così, scandalo, è del 2023: almeno due autori di origini cinesi, ma residenti all’estero, e Neil Gaiman, sarebbero stati esclusi dalle candidature del prestigioso premio, pur avendo un numero sufficiente di voti, per aver criticato il regime cinese, proprio quando la WorldCon, la convention dove si consegnano i premi Hugo, si svolgeva in Cina. Ancora Silvio Sosio (La brutta storia degli Hugo cinesi) spiega su Fantascienza.com: “Secondo le proteste, almeno tre opere sarebbero state escluse per motivi politici. Si tratta del romanzo Babel di R.F. Kuang, un autore cinese residente negli Stati Uniti; l'autore Xiran Jay Zhao, anch'egli di origine cinese ma residente in Canada; e l'episodio sei della serie Sandman di Neil Gaiman, The Sound of Her Wings. Secondo alcuni Gaiman sarebbe stato escluso per le sue dichiarazioni contro l'arresto in Cina di autori critici verso il regime. Anche gli altri due autori hanno avuto prese di posizione contro il governo cinese. Tutte e tre queste candidature avrebbero raggiunto il numero di voti necessario per essere ammesse in finale ma sarebbero state escluse per motivi di regolamento. Motivi però non specificati”.

Cixin Liu
Cixin Liu

Il secondo decennio degli anni Duemila, ha visto proprio l’esplosione della fantascienza cinese, ma anche una maggiore apertura a una fantascienza non angloamericana o, in alcuni casi, di una fantascienza scritta da autori americani che sono nati altrove. È il caso, ad esempio, di Ken Liu, pseudonimo di Liu Yukun (1976-), nato in Cina, ma naturalizzato americano, e considerato uno dei più raffinati scrittori di speculative fiction della sua generazione, con all'attivo due antologie di racconti e una saga di romanzi fantasy. Liu ha vinto i premi Nebula, Hugo e World Fantasy per il racconto The Paper Menagerie (2011) e il premio Hugo per la storia breve Mono no aware (2012). La sua prima raccolta di racconti, The Paper Menagerie and Other Stories (2016), è stata pubblicata in più di una dozzina di lingue, a cui è seguita una seconda raccolta, The Hidden Girl and Other Stories (2016). Liu è noto anche per la sua attività di traduttore. A lui, infatti, si deve la traduzione in americano del romanzo del cinese Liu Cixin (1963-), autore del romanzo Il problema dei tre corpi (2007), vincitore del premio Hugo nel 2015, che insieme ai successivi La materia del cosmo (2008) e Nella quarta dimensione (2010), compongono la cosiddetta Trilogia della Memoria del passato della Terra. Cixin si è imposto all'attenzione mondiale e ha trascinato la fantascienza cinese nel resto del mondo, con autori quali Chen Qiufan (1981-), noto anche con lo pseudonimo di Stanley Chan, Han Song (1965-), Hao Jingfang (1984-) e Xia Jia, pseudonimo di Wáng Yáo (1984).  

Nnedi Okorafor, autrice americana ma di origini nigeriane, il cui nome completo è Nnedimma Nkemdili Okorafor (1974-) ha vinto per le sue storie brevi numerosi premi, tra cui il Wole Soyinka Prize for Literature, il premio Hugo e il Nebula Awards, ma anche il World Fantasy Award. La sua fantascienza e la sua scrittura riflettono sia sul paese e la società in cui vive, quella americana, ma  anche quella africana, spesso infatti l'ambientazione delle sue storie è in Nigeria. La sua fama è dovuta soprattutto al romanzo breve Binti (2015), a cui sono seguiti altri due romanzi brevi: Ritorno a casa (Binti: Home 2017) e La maschera della notte (Binti: The Night Masquerade, 2018).

Afroamericana è anche Nora Keita Jemisin (1972-), conosciuta con il nome di N. K. Jemisin, e vincitrice di tutti i maggiori premi nel campo della fantascienza e del fantasy. La sua Trilogia della Terra spezzata, a metà tra fantasy e fantascienza, è formata dai romanzi La quinta stagione (The Fifth Season, 2015), Il portale degli obelischi (The Obelisk Gate, 2016) e Il cielo di pietra (The Stone Sky, 2017), che si sono aggiudicati il premio Hugo rispettivamente nel 2016, 2017 e 2018, per tre anni consecutivi, imponendola di fatto come una delle nuove e più interessanti voci della speculative fiction degli ultimi anni.

La narrativa dell'americano Jeff VanderMeer (1968-) si caratterizza per essere una commistione tra fantascienza, fantasy e horror o più precisamente è stata etichettata come new weird. Un esempio lampante è la sua Saga dell'Area X, formata dai romanzi Annientamento (Annihilation, 2014), Autorità (Authority, 2014), Accettazione (Acceptance, 2014) e Assoluzione (Absolution, 2024), in cui l'autore immagina un territorio in costante espansione in cui le regole della fisica, del tempo e uno strano fenomeno alterano gli animali e le piante e manipola. Un'agenzia governativa, la Southern Reach, è incaricata di indagare su quest'area, facendola esplorare ad alcuni scienziati.

Una vera e propria parodia della space opera militare è la saga Murderbot di Martha Wells, che ha vinto il premio Nebula nella categoria miglior romanzo breve per Allarme rosso (All Systems Red, 2017) e miglior romanzo per Network Effect (2021). I protagonisti sono delle macchine assassine (il nome Murderbot dovrebbe già avervi suggerito qualcosa): spietate, senza anima, con un corpo in parte biologico, ma costituito da tecnologie militari avanzate, con armi sofisticate e adatte ad ogni situazione tattico-militare. Le grandi corporazioni, che dominano l’universo, le usano come addetti alla sicurezza, ma siccome siamo in tempi di riduzione di budget, non è che la sicurezza sia sempre al primo posto.

La scrittrice americana Becky Chambers
La scrittrice americana Becky Chambers

Ad esempio capita che una di queste macchine spietate debba scortare degli scienziati su un pianeta abitato da enormi mostri, ma il Murderbot della missione è riuscito ad hackerare il suo sistema di controllo ed è diventata libera e autosenziente, anche se sceglie di continuare a fingere di essere al servizio degli uomini. E cosa decide di fare? Semplice, scarica tutte le serie tv più famose e le guarda in continuazione, facendosi così un’idea molto “parziale” degli esseri umani con cui deve convivere e che deve proteggere.

Con i nomi Cozy, Cosy Sci-Fi o Cosypunk si fa strada negli anni Duemilaventi una fantascienza ottimista, piena di speranza, fatta di brevi traguardi da raggiungere, di emozioni quotidiane, piccole e grandi. Una fantascienza che è stata definita “accogliente”. Non c’è da salvare il mondo, non ci sono personaggi cattivi, non ci sono superuomini o supereroi, ma persone tranquille, semplici, che spesso svolgono il loro lavoro e sono pronte ad aiutare il prossimo, senza chiedere nulla in cambio, ma neanche in nome di un dio o di una norma che provenga da qualche forma di religione. È la vita, semplicemente, quella che viene raccontata nelle storie di questo nuovo filone della fantascienza.

La fantascienza accogliente è costruita più su un certo tipo di atmosfera che su precise regole. Gioca con la stessa vita del lettore, sollecitando emozioni piuttosto che scioccare con eventi catastrofici.

Un salmo per il robot (A Psalm for the Wild-Built, 2021) della statunitense Becky Chambers (1985-), vincitore del premio Hugo nel 2022 nella categoria romanzo breve, è l’esempio più calzante di questo nuovo filone, un romanzo che è composto essenzialmente dalle conversazioni tra l’uano Dex e il robot Mosscap, sui robot e sulla società umana, sulla storia e l'ecologia, sulla filosofia, il desiderio e gli obiettivi che l’umanità si è posta.