Gli anni Ottanta segnano una crisi delle vendite dei libri di fantascienza, che trova una prima via di uscita nel definitivo abbraccio tra la science fiction e l’industria culturale, con la produzione di collane sempre più specializzate, si veda il caso della Bean Books che pubblica direttamente in formato tascabile romanzi di fantascienza militare, e la preferenza nella pubblicazione di saghe, proprio per fidelizzare i lettori. In un contesto storico-politico in cui l’ideologia dominante è quella neoliberista, rappresentata da Ronald Reagan e Margaret Thatcher, la fantascienza militare e qualche anno più tardi la space opera dominano e sembrano una via d’uscita alla crisi del mercato editoriale.
Se la science fiction non ha conosciuto, fino a quel momento, il bestseller ma è vissuta soprattutto sul longsellers, ovvero sulle ristampe dei romanzi, cerca ora nuove strade per arginare una crisi che tocca anche da vicino le riviste. La pubblicazione di romanzi tratti da serie TV o di film di successo è un ulteriore tentativo dell’industria culturale di legare l’immaginario cine-televisivo e quello letterario della fantascienza. Del resto il successo mondiale nel 1977 di Star Wars al cinema ha creato un interesse maggiore per la narrativa di fantascienza. Per il critico Roberts Adam (The History of Science Fiction, 2006) è in questi anni che il romanzo ha smesso di essere il veicolo principale della science fiction .
Spiccano in questo scenario alcuni autori che, in qualche modo, tengono la barra diritta sul romanzo e su una certa autorialità che è, comunque, ancora viva. Uno di questi è senza alcun dubbio Gene Wolfe (1931-2019), scrittore che ha esordito nel 1951, ha pubblicato una manciata di racconti negli anni Sessanta ed è definitivamente esploso tra gli anni Settanta e Ottanta. Il suo ciclo de Il Libro del Nuovo Sole (The Book of the New Sun), che comprende i romanzo L'ombra del torturatore (The Shadow of the Torturer, 1980), L'artiglio del conciliatore (The Claw of the Conciliator, 1981), La spada del littore (The Sword of the Lictor, 1982), La cittadella dell'autarca (The Citadel of the Autarch, 1983) e Urth del Nuovo Sole (The Urth of the New Sun, 1987) ne è un brillante esempio, mescolando fantascienza e fantasy in una storia che è anche di stampo messianica: Severian è un torturatore, allevato come tale fin dalla nascita, che giunge dopo un lungo percorso ai vertici del potere, in un futuro lontano in cui l’uomo è andato verso le stelle ed è ritornato, dove è normale incontrare degli alieni e dove il sole sta morendo, ma c’è una leggenda che promette la venuta di un Nuovo Sole, che significa la rinascita del pianeta.
Nato come programma radiofonico, il britannico Douglas Adams (1952-2001) consegna alla storia uno dei cicli più divertenti di fantascienza umoristica, con i romanzi Guida galattica per gli autostoppisti (The Hitchhiker's Guide to the Galaxy, 1979), Ristorante al termine dell'Universo (The Restaurant at the End of the Universe, 1980), La vita, l'universo e tutto quanto (Life, the Universe and Everything, 1982), Addio, e grazie per tutto il pesce (So Long, and Thanks for All the Fish, 1984) e Praticamente innocuo (Mostly Harmless, 1992). Protagonisti il terrestre Arthur Dent e l’alieno proveniente da Betelgeuse Ford Prefect che viaggiano per l'universo attraverso l'autostop spaziale e grazie alla famosa Guida galattica per gli autostoppisti.
Sempre dalla Gran Bretagna, il navigato scrittore Brian Aldiss (1925-2917), pubblica la trilogia di Helliconia, formata dai romanzi Helliconia Primavera (Helliconia Spring, 1981), Helliconia Estate (Helliconia Summer, 1983) e Helliconia Inverno (Helliconia Winter, 1985), ambientata su un pianeta in cui un anno dura secoli, dove una razza primitiva di umani deve scontrarsi con un’altra razza di esseri intelligenti.
Esordisce nel 1980 anche l’americano David Brin (1950-), con il ciclo delle Cinque galassie, composto dai romanzi Spedizione Sundiver (Sundiver, 1980), Le Maree di Kithrup (Startide Rising, 1983), che vinse il premio Nebula 1983 e i premi Hugo e Locus 1984, I signori di Garth (The Uplift War, 1987), anche esso vincitore del premio Hugo, ed è proseguita negli anni Novanta con altri tre romanzi.
A mettere un freno alle repentine modificazioni del mercato irrompe sulla scena della fantascienza un movimento che da subito si dichiara un non movimento: il cyberpunk. Il punto d’inizio è l’esordio, sul numero dell’estate del 1977 della rivista “Unearth”, di William Gibson (1948-), con il racconto Frammenti di una rosa olografica (Fragments of a Hologram Rose). La storia è quella di un uomo che rivive alcuni pezzi della sua vita con la sua amata, scomparsa qualche giorno prima, con una tecnologia olografica. Nel maggio del 1981, lo scrittore americano pubblica sulla rivista “Omni” il suo secondo racconto, dal titolo Johnny Mnemonico (Johnny Mnemonic), che contiene già alcuni elementi che saranno alla base della nuova estetica: la coesistenza di un mondo virtuale in parallelo a quello reale (il cyberspazio), un futuro distopico dominato dalle multinazionali e dalla criminalità organizzata, dove la fusione dell’uomo con la macchina (cyborg) è pressocché naturale e l’instabilità economica e politica connaturata alla società. Un’estetica che avevano trovato una sua eco in due film del 1982: Blade Runner di Ridley Scott, liberamente ispirato al romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (Do Androids Dream of Electric Sheep?, 1968) di Philip K. Dick, e Tron di Steven Lisberger.
Gibson dispiega la sua visione di futuro nel romanzo cardine del cyberpunk Neuromante (Neuromancer, 1984), che con i successivi Giù nel Cyberspazio (Count Zero, 1985) e Monna Lisa Cyberpunk (Mona Lisa Overdrive, 1988) formano la “trilogia dello Sprawl”. I protagonisti dei romanzi sono i cosiddetti cowboy d'interfaccia, gli hacker che s’inseriscono nelle reti informatiche delle multinazionali per destabilizzare e rubare informazioni, vera merce di scambio e di valore del futuro. Figli della New Wave, i cyberpunk riconoscono Philip K. Dick come padre putativo e consacrano la loro estetica, che affonda le sue radici nella ribellione tipica del punk degli anni Settanta e nella nascente società ipertecnologica, con l’antologia Mirrorshades (1986), curata da Bruce Sterling (1954-) e costruita da storie brevi, oltre che di Gibson e Sterling stesso, di Rudy Rucker (1946-), Lewis Shiner (1950-), John Shirley (1953-), Pat Cardigan (1953-), Tom Maddox (1945-2022), Marc Laidlaw (1960-), James Patrick Kelly (1951-), Greg Bear (1951-2022) e Paul Di Filippo (1954-).
Anticipatore di alcune tematiche cyberpunk è il romanzo Software. I nuovi robot (Software, 1982) di Rudy Rucker, il primo di quattro che compongono il ciclo del Ware, che aggiorna e trascina a un nuovo livello il concetto asimoviano di robot. Sterling, a sua volta, è considerato uno dei principali alfieri del cyberpunk, che ha trovato nuova linga in romanzi quali La matrice spezzata (Schismatrix, 1985) e Isole nella Rete (Islands in the Net, 1988). Autore del pregevole Le città vive (Strength of Stones, 1981), Greg Bear espande l’universo narrativo del cyberpunk con La musica del sangue (Blood Music, 1985), nato prima come racconto vincitore sia del premio Hugo sia del Nebula e pubblicato sulla rivista Analog nel 1983. John Shirley descrive nella trilogia Eclipse, formata da Eclipse (1985), Azione al crepuscolo (Eclipse Penumbra, 1988) e La maschera sul sole (Eclipse Corona, 1990) un futuro in cui la Guerra Fredda non è mai terminata e dove Europa e Stai Uniti sono in guerra, dominati da multinazionali e da una forza di polizia internazionale e privata, di estrema destra e di stampo religioso cristiano. Unica donna dell’antologia Mirrorshades, Pat Cadigan è autrice di tre romanzi decisamente cyberpunk: Mindplayers (1987) e Folli (Fools, 1992), che hanno come tematica principale la perdita della propria identità, e Sintetizzatori umani (Synners, 1991), in cui la tecnologia diventa strumento per la manipolazione della mente. Poliedrico è, invece, Paul Di Filippo, che ha al suo attivo numerosi racconti e romanzi, di cui non possiamo non citare i tre romanzi brevi che, sulla scia del romanzo La macchina della realtà (The Difference Engine, 1990) di Gibson e Sterling, compongono l’antologia Steampunk (The Steampunk Trilogy, 1995), ambientati in una Londra vittoriana e retrofuturista, dando nuova linga al filone narrativo che prenderà la propria denominazione proprio dall’antologia di Di Filippo. Un filone che ha avuto come precursori, tra gli altri, romanzi quali La macchina dello spazio (The Space Machine, 1976) di Christopher Priest (1943-2024), The Warlord of the Air (1971) di Michael Moorcock (1939-) e La notte dei Morlock (Morlock Night, 1979) di K. W. Jeter (1950-) e che ha avuto un proseguo con Le macchine infernali (Infernal Devices, 1987) ancora di Jeter, Le porte di Anubis (The Anubis Gates, 1983) di Tim Powers (1952-) e Homunculus (1986) di James P. Blaylock (1950-).
Pazienza divina (Divine Endurance, 1984) di Gwyneth Jones (1952-), pur non essendo ascrivibile direttamente al cyberpunk, anticipa il tema dell’intelligenza artificiale, sullo sfondo di un mondo post-apocalittico e toccando un tema centrale per la fantascienza avvenire, qual è la bioetica.
Pur non desiderando che i suoi romanzi vengano etichettati come fantascienza, la canadese Margaret Atwood (1939-) vince il premio Arthur C. Clarke con il romanzo Il racconto dell’ancella (The Handmaid's Tale, 1985), tradotto in molte lingue e divenuto ben presto un bestseller. La storia è ambientata in un’America in cui governa una teocrazia che ha asservito le donne, considerate solo per la loro capacità di riproduzione.
Nominato al premio Nebula con il romanzo d'esordio What Entropy Means to Me (1972), George Alec Effinger (1947-2002) è noto per la trilogia di Marid Audran, in cui aleggiano atmosfere noir e cyberpunk. La serie è formata dai romanzi L’inganno della gravità (When Gravity Fails, 1987), Fuoco nel Sole (A Fire in the Sun, 1989) e La guerra di Marid Audran. Esiliato dal Budayeen (The Exile Kiss, 1991). Notevole anche il racconto Il gattino di Schrödinger (Schrödinger's Kitten, 1988), che riferendosi all’omonimo esperimento mentale relativo alla meccanica quantistica, con cui Effinger ha vinto sia il premio Hugo sia il Nebula.
Femminista e una denuncia contro la violenza è invece La porta del paese delle donne (The Gate to Women's Country, 1988) di Sheri Tepper (1929-2016), in cui in un futuro post-apocalittico la società è divisa tra le donne, che vivono in un'area fortificata e in pace, e gli uomini, che vivono in aree separate in una condizione di guerra perpetua.
















