Alla fine degli anni Venti del Novecento, e per due decenni successivi, c’è un filone della science fiction che emerge con trame ben caratterizzate, che lo scrittore Wilson Tucker nel 1941 etichetterà con il nome di space opera, mutuato dalle definizioni di horse opera, che indicava i romanzi western più squisitamente avventurosi, e soap opera, i radiodrammi mielosi che venivano trasmessi all’epoca. Non a caso, spesso il nucleo di queste storie ruotavano intorno a trame del tipo: “l’eroe di turno viaggia nel cosmo, salva la principessa, affronta epiche battaglie spaziali, utilizza super armi create dalla scienza e sconfigge nemici che vogliono distruggere la galassia”.
Tre sono gli scrittori che primeggeranno: E.E. “Doc” Smith, Jack Williamson e Edmond Hamilton.
Nato nel 1890, nel Winsconsin, Edward Elmer (Doc) Smith (1890-1965) è considerato il padre della space opera, grazie alla saga dei Lensman e quella di Skylark, di cui il romanzo L’allodola dello spazio (Skylark of Space, 1928) è il primo della serie, proseguita poi con Allodola Tre (Skylark Three, 1930), L'Allodola di Valeron (Skylark of Valeron, 1949) e L'Allodola DuQuesne (Skylark Duquesne, 1965). La saga inizia quando il giovane scienziato Richard Seaton scopre il metallo “X”, un elemento capace di trasformare completamente la materia in energia. La rivoluzionaria scoperta permette a Seaton di costruire, con l’aiuto dell’amico milionario Martin Crane, l’astronave “Allodola”, capace di viaggiare a velocità superiore a quelle della luce. Ma in tutte le storie d’avventura c’è sempre un cattivo, che in questo caso risponde al nome di Marc DuQuesne, pronto a rovinare l’impresa. L’avventura spaziale trova in questa saga il suo esempio più fulgido: amori, scienziati pazzi, astronavi, viaggi interstellari, battaglie spaziali, eroi e principesse, cattivi e chi più ne ha più ne metta. È la trama a prevalere a scapito dei profili psicologici dei personaggi che spesso si riducono a vere e proprie macchiette. L’altra saga per cui Smith è noto è quella dei Lensman, il cui primo romanzo è Triplanetario (Triplanetary), apparso a puntate su Amazing Stories nel 1934 e racconta della guerra tra due razze di alieni, gli Arisiani e gli Eddoriani per la conquista della galassia.
Jack Williamson (1908-2006), il cui vero nome è John Stewart Williamson, si è laureato in Letteratura Inglese alla University of Colorado, con una tesi su H.G. Wells, e anche lui è considerato uno dei pilastri della space opera e la sua saga più conosciuta è quella della The Legion of Space, che comprende quattro romanzi: La legione dello Spazio (The Legione of Space,1934), Quelli della cometa (The Comeeters, 1936), L'enigma del Basilisco (One against the Legion, 1938) e La regina della Legione (The Queen of the Legion, 1983).
Nel romanzo, facciamo la conoscenza di John Star, legionario dello spazio, il cui compito è difendere il “Custode della Pace”, l'essere, in questo caso una donna Aladoree, che custodisce il segreto di AKKA, un'arma assoluta e potentissima, ma anche misteriosa. Star è affiancato da Giles Habibula, un simpatico legionario, molto in soprappeso e con il vizio dell'alcol e in grado di aprire qualsiasi tipo di serratura. A differenza di altri autori della space opera, Williamson si preoccupa soprattutto di dare alle sue fantasie una parvenza di scienza, così come faranno in seguito altri suoi colleghi, come, ad esempio, John Campbell e Isaac Asimov. Uno dei concetti fantascientifici, tra quelli da lui introdotti – poi diventati classici – è quello dell'Iperspazio, una dimensione ulteriore dello Spazio dove è possibile viaggiare più velocemente della Luce.
Il terzo scrittore che abbiamo sottolineato essere anche lui una delle colonne della space opera è Edmond Hamilton (1904-1977), un mastro della avventura spaziale, fin dal 1928, con l'uscita di The Crushing Suns, primo racconto del ciclo di Interstellar Patrol. Ma soprattutto, nel corso degli anni Quaranta, col ciclo imperniato sul personaggio di Captain Future – serial dal quale verrà tratta nel 1978 un fortunato anime giapponese.
Ne suo ciclo de I sovrani delle stelle – che comprende i romanzi The Star Kings (1949) e Return to the Stars (1970) –, Hamilton immagina che, fra duemila secoli, l'umanità sia sparsa su tutti i pianeti della via Lattea e che esista un immenso impero che ha per capitale Throon, un pianeta dalle montagne di vetro. Il protagonista della storia, John Gordon, è un uomo del ventesimo secolo, un semplice contabile newyorkese che, per mezzo di una macchina inventata da uno scienziato, si trasporta con la mente e lo spirito nel corpo fisico di un principe dell'immenso Impero della Via Lattea, proprio nel momento in cui scoppia la grande guerra galattica.
Una variante picaresca della space opera la fornisce lo scrittore Ray Cummings (1887-1957) con il romanzo I pirati dello spazio (Brigands of the Moon, 1930), ma sulla scia di Smith, altri autori si cimentano con il filone per almeno un paio di decenni. Il tempo e un’attenta storiografia hanno dimostrato che anche quella fantascienza avventurosa, incentrata sui viaggi nello spazio a bordo di immense astronavi, stupefacenti segreti scientifici, armi spaziali dall’incredibile potenza e sulla descrizione di imperi galattici, aveva più di un motivo d’interesse e assolveva, in ogni caso, all’utile funzione di base che anche la fantascienza deve sempre avere, anche oggi: intrattenere il lettore e donargli qualche ora di semplice e salutare svago.
Nato a Providence, la stessa città di H.P. Lovecraft, lo scrittore afroamericano George S. Schuyler (1895-1977) salì alle cronache letterarie grazie al suo romanzo Black No More (1931), in cui si narra di come uno scienziato afroamericano riesca nell’impresa di inventare un procedimento grazie al quale si può trasformare un uomo nero in un uomo bianco. Un romanzo satirico, ma che prendeva di mira tanto le organizzazioni apertamente razziste sia quelle che promuovevano i diritti civili degli afroamericani e il suo autore rimase per tutta la vita un conservatore nel senso più puro del termine.
L’ultimo scrittore degli anni Trenta che va ricordato, per il suo contributo a questo filone della science fiction, è John Campbell jr. (1910-1971), il cui nome ritornerà nei decenni successivi in quanto editor dal 1938 della rivista di fantascienza Astounding Science-Fiction, una delle più importanti del Novecento, valorizzando autori come Isaac Asimov, Theodore Sturgeon, Alfred Van Vogt ed altri, dando vita a quella che poi sarà chiamata l’Età d’oro della fantascienza.
Parallelamente alla sua attività di direttore, Campbell produsse anche una serie di romanzi all’insegna dell’avventura spaziale, tra cui spicca la serie di Aarn Munro, composta dai romanzi The Mightiest Machine, 1934; The Incredible Planet, 1949 e The Infinite Atom, 1949. Viviamo così le avventure di Aarn Munro, giovane scienziato di Giove, che costruisce un’astronave per solcare l’universo. Ma durante il viaggio di prova avviene un evento inatteso: una tremenda forza scatenata dallo spazio profondo, a seguito della collisione con un meteorite, provoca un attraversamento dell’iperspazio e la nave viene proiettata nella galassia del sole Anrei. Qui inizia una battaglia spaziale con altre astronavi aliene e una serie di avvincenti avventure per Munro e i due terrestri che lo accompagnano. Nel viaggio di ritorno verso la Terra, Munro e i suoi compagni, si imbatteranno in un pianeta più antico dell'universo, una stella prossima a esplodere trasformandosi in nova, il civilissimo popolo dei Centauri e l'enigmatico Universo Azzurro che nasconde il segreto di un'arma invincibile.
Qui non è possibile (It Can’t Happen Here, 1935) dello scrittore americano Sinclair Lewis (1885-1951) è una distopia mascherata da storia alternativa. Siamo nel 1936, negli Stati Uniti: il senatore Berzelius Windrip ha appena vinto le elezioni sconfiggendo i suoi avversari, il senatore Walt Trowbridge e il presidente uscente Franklin Delano Roosevelt, ed è il nuovo presidente del Paese. Windrip è un populista, ha vinto promettendo un’era di prosperità e ben 5mila dollari a ogni americano. La sua presidenza inizia nel modo più autoritario possibile. Riorganizza il governo in senso dittatoriale, limita i diritti di donne e minoranze, mette in carcere i suoi nemici, spaventa tutti i cittadini con misure sempre più restrittive.
Prolifico autore di racconti, quasi tutti pubblicati nel quindicennio 1930-1945, Nat Schachner (1895-1955) è l’autore del romanzo When the Sun Dies (1935) in cui, come suggerisce il titolo, si ipotizza, in uno scenario apocalittico, la fine del nostro astro.
Vale la pena ricordare che questa è l’epoca in cui la science fiction si formalizza, raccoglie molte delle icone e delle tipologie di storie che poi diventeranno dei classici, e non c’è dubbio che a plasmare quest’epoca è stato soprattutto Gernsback, con la sua idea di una fantascienza scientifica, profetica e meravigliosa allo stesso tempo. Per alcuni critici è questa la maggior colpa dell’editore americano, quella di aver (re)legato la science fiction a questa primigenia idea e a pubblicarla esclusivamente nelle riviste di “carta gialla”, i pulp magazine, confinandola in un ghetto letterario, fisico e metaforico, da cui tenterà di evadere per quasi tutta la sua storia. Un genere letterario che, a causa delle trame banali, della scarsa letterarietà e profondità dei personaggi delle opere resterà per molti decenni affidata alle letture di ragazzini brufolosi e per questo non presa in considerazione dall’establishment letterario dell’epoca o della critica.
Come nota acutamente il critico Salvatore Proietti nel suo breve saggio La fantascienza in Il Novecento USA (2009) a cura di Sara Antonelli e Giorgio Mariani: “[…] lo scrittore e storico inglese Brian Aldiss distingue tra la «SF alta» europea di Wells, Orwell e Huxley, letta da una «borghesia intelligente» e una «SF bassa» americana, letta da un «pubblico più semplice», emerso dal «milione di immigrati» arrivati negli USA, a cui i «pulp offrono una possibilità immediata di facile fuga a basso costo dalle dure realtà della vita»”.
Nella vecchia Europa, all’inizio del Novecento, la “fantascienza” era ben presente in paesi come l’Unione Sovietica, la Francia, la Germania e ovviamente l’Inghilterra. In quest’ultimo, l’enorme influenza di Herbert George Wells era palese in uno scrittore come Olaf Stapledon (1886-1950), le cui quattro opere maggiori sono delle vere e proprie indagini filosofiche sull’uomo e sul cosmo. Infinito (Last and First Men, 1930) è una storia dell’evoluzione della razza umana, raccontata in ben 18 specie di uomini e nell’arco di due miliardi di anni. In Odd John (1935) il protagonista è John Wainwright, un superuomo che fonda una colonia con altri superumani, rendendo lo scontro con gli umani inevitabile. In Il costruttore di stelle (Star Maker, 1937) un tranquillo professore di filosofia si ritroverà a compiere un viaggio con la sua mente tra incredibili mondi e stupefacenti creature, alla ricerca del mitico “Costruttore di Stelle”, colui che ha dato vita all'universo. Infine, Sirius (1940) è la storia di uno scienziato che riesce a migliorare le capacità cognitive di un cane, portandole al livello di quelle di un essere umano.
Il Mondo Nuovo (Brave New World, 1932) di Aldous Huxley (1894-1963) è un classico della distopia, filone narrativo che proprio in quei primi decenni del Novecento sta prendendo forma. Il mondo nuovo descritto dallo scrittore inglese è quello in cui gli umani sono concepiti geneticamente in provetta, per creare cittadini con precise caratteristiche fisiche e mentali. Non c’è dubbio che la satira di Huxley prende di mira la nuova società meccanizzata, standardizzata e automatizzata che stava allora sorgendo negli Stati uniti, in nome della modernità tecnologica.
Questo primo decennio della science fiction si chiude idealmente con il romanzo La guerra delle salamandre (Válka s mloky, 1936) dello scrittore ceco Karel Čapek (1890-1933), l’autore del testo teatrale R.U.R. (Rossum's Universal Robots, 1920), che racconta della scoperta del capitano Von Toch di una sconosciuta specie di salamandre umanoidi, che oltre a essere abili nel trovare perle, sono in grado anche di apprendere a leggere e a parlare. Le salamandre vengono catturate e schiavizzate, ma col tempo sapranno imparare come fare guerra agli uomini. Il romanzo è il primo che è una chiara critica al nazismo e al fascismo che in Europa stava dilagando, minacciando di esportare la sua terrificante ideologia imperialista in tutto il mondo.
Proprio per questo motivo, sono gli Stati Uniti a diventare la patria della science fiction. Come scrive James Gunn nella sua Storia illustrata della fantascienza (Alternate Worlds: The Illustrated History of Science Fiction, 1975): “Con gli anni trenta il centro della fantascienza furono chiaramente gli Stati Uniti. La creazione delle riviste di fantascienza aveva focalizzato gli interessi dei lettori di fantascienza su di un mezzo di diffusione in sviluppo che aveva un messaggio in evoluzione e da lettori molti erano diventati nuovi scrittori”.

















