A metà degli anni Sessanta, alla vigilia della rivoluzione studentesca in Francia e poi in tutto l’Occidente, è ancora una volta una rivista a ridisegnare un nuovo scenario per la fantascienza, rinnovandone sia i contenuti sia la forma. In Inghilterra, nel 1964, Michael Moorcock (1939-), giovane scrittore inglese, assumeva la direzione della rivista New Worlds che fece della sperimentazione pura uno dei suoi cavalli di battaglia, proprio per rinnovare il genere e portarlo più vicino alla letteratura tout court. Non a caso, tale movimento fu battezzato “New Wave”, ossia “Nuova Ondata”, proprio per marcare la differenza con il passato e l’intrinseca novità. Moorcock fu coadiuvato da autori come Samuel Delany, Roger Zelazny, Thomas Disch, Normand Spinrad, Harlan Ellison; da autrici che fecero emergere con forza una fantascienza apertamente femminista, come Joanna Russ e James Tiptree, senza contare la veterana Ursula K. Le Guin; un maestro come James G. Ballard teorizzava proprio su “New Worlds” un nuovo concetto come quello di “inner space” (spazio interno), in contrapposizione a “the outer space”, lo spazio esterno, metafora della fantascienza classica e, in particolare, della space opera, ancora ampiamente scritta all’epoca. Ballard invitava i suoi colleghi a dare una nuova forma alla science fiction, in grado di orientarsi verso il mondo interiore, quello espresso da ogni singolo uomo. L’obiettivo è dare vita ad una narrativa ricca di simboli, ma in grado di penetrare l’inconscio dell’uomo, considerata la nuova frontiera da superare e scoprire.
All’inizio degli anni Sessanta, tuttavia, una nuova generazione di scrittori, al di là di quelli della “New Wave”, tentava di farsi strada e molti di loro con notevole successo. Tra quest’ultimi c’è sicuramente Gordon R. Dickson, al secolo Dickson R. Gordon (1923-2001), canadese naturalizzato americano, che con il Ciclo dei Dorsai s’impone all’attenzione dei lettori e della critica. Il primo romanzo dal titolo Generale genetico (The Genetic General, 1960) ci presenta un universo in cui l’umanità si è espansa e ha conquistato molti pianeti, ognuno dei quali specializzato in una precisa attività. I Dorsai sono, nell’universo di Dickson, degli abilissimi guerrieri mercenari.
Altra voce singolare e originale è quella di Philip José Farmer (1918-2009) che, pur esordendo alla fine degli anni Quaranta, è negli anni Sessanta che la sua incredibile vena creativa trova forma e sostanza in molti romanzi, dove da un lato riscrive a modo suo classici della letteratura di viaggio (I viaggi di Gulliver e Il giro del mondo in 80 giorni, tra gli altri), dall’altro lato crea mondi originali, come quelli del Ciclo dei fabbricanti di universi (The World of Tiers), che ha come primo romanzo Il fabbricante di universi (The Maker of Universes, 1965), o il Ciclo del Mondo del Fiume, la cui prima opera è Il fiume della vita (To Your Scattered Bodies Go, 1971). A Farmer si deve anche uno scandaloso racconto, trasformato in seguito in romanzo, dal titolo Gli amanti di Siddo (The Lovers, 1952), in cui si descrive in modo realistico una scena di sesso tra un essere umano e un alieno.
Nonostante la cosiddetta “Cortina di Ferro”, ovvero il confine ideale e reale allo stesso tempo che divideva l’Occidente dai paesi europei sotto l’influenza dell’Unione Sovietica, alcuni scrittori dell’Est Europa s’imposero all’attenzione della fantascienza mondiale. Tra questi, il polacco Stanislaw Lem (1921-2006) è lo scrittore di fantascienza non angloamericano più famoso al mondo. I suoi romanzi sono stati tradotti in circa trenta lingue e hanno venduto più milioni di copie. Tra questi, i più noti sono Eden (1959) e il suo capolavoro Solaris (1961), che narra di come gli umani stiano studiando un pianeta “vivo” e di come da esso siano influenzati.
Direttamente dall’Unione Sovietica, invece, arrivano i fratelli Strugackij: Arkadij (1925-1991) e Boris (1933-2012). La loro fantascienza ha un doppio registro: per un verso una riflessione e uno sguardo sulla realtà che li circonda e dall’altro l’uso del registro satirico per alcuni dei loro più importanti romanzo, alcuni dei quali sono confluiti in un ciclo denominato l’Universo del Mezzogiorno. Tra le loro opere più significative ci sono Fuga nel futuro (Popytka k begstvu, 1962), È difficile essere un dio (Trudno byt' bogom, 1964), Il Direttorato (Ulitka na sklone, 1965), La seconda invasione dei marziani (Vtoroe našestvie marsian, 1967) e Picnic sul ciglio della strada (Piknik na obočine, 1972).
Cordwainer Smith, pseudonimo di Paul Myron Anthony Linebarger (1913-1966), è autore di una serie di racconti e del romanzo Norstrilia (1964), nato dall’unione di due romanzi, che formano una vera e propria storia futura, ambientata tra 4.000 e 14.000 anni dopo il ventesimo secolo, in cui l’umanità ha colonizzato vari pianeti. Una grandiosa storia che Smith scrisse anche con uno stile molto personale, influenzato dalla lettura delle storie tradizionali cinesi.
Nel 1965, l’uscita del romanzo Dune di Frank Herbert (1920-1986), primo di un ciclo di sei romanzi, segna una svolta perché è la prima opera di science fiction a travalicare il fossato degli appassionati e a finire nelle mani di chi normalmente non leggeva fantascienza, fino ad arrivare, nel tempo, alla considerevole cifra di venti milioni di copie vendute in tutto il mondo, dato che ne fa ancora oggi il libro di fantascienza più venduto. Inoltre, il romanzo di Herbert ha alzato il livello di complessità della fantascienza, mostrando ai lettori, e alla stessa industria editoriale, le potenzialità di un filone narrativo che fino a quel momento era considerato adatto solo ai ragazzi, se non addirittura a lettori ancora più giovani: la space opera, esaltandola e rendendola parte di una narrazione epica, costruita anche intorno a tematiche come la religione, l’ecologia, la politica, la guerra.
Sempre nel 1965, esce anche l’antologia World's Best Science Fiction, curata da Donald A. Wollheim e Terry Carr , primo volume di una serie di sette, che raccoglie i migliori racconti pubblicati l’anno prima e rendendo in qualche modo istituzionale la pubblicazione di raccolte di racconti che celebrano la migliore fantascienza breve. L’anno dopo, infatti, Damon Knight inaugurava le antologie denominate Orbit, ma stavolta formate da racconti inediti, che andò avanti fino al 1980, con ben 21 volumi all’attivo.
Harry Harrison, il cui nome vero è Henry Maxwell Dempsey (1925-2012) è stato autore molto poliedrico, capace di scrivere tanto un romanzo sociologico come Largo! Largo! (Make Room! Make Room!, 1966), sotto le vesti del giallo fantascientifico, quanto una serie di romanzi umoristici come quelli del ciclo del Ratto d’acciaio, di cui Jim DiGriz, il ratto d'acciaio (The Stainless Steel Rat, 1960) è il primo, per non tacere di Bill, eroe galattico (Bill, the Galactic Her, 1965), una spassosa parodia di Fanteria dello spazio di Robert Heinlein.
Alcuni autori, molti dei quali hanno avuto una carriera lunga e densa di opere, hanno pubblicato in questo decennio romanzi che – vuoi per il loro contenuto, vuoi per lo stile o l’argomento trattato – sono senza dubbio entrate a far parte della Storia della fantascienza.
La scrittrice e poetessa britannica Naomi Mitchison (1897-1999) dà alle stampe il romanzo Memorie di una astronauta (Memoirs of a Spacewoman, 1962), in cui la protagonista, un’astronauta specializzata nelle lingue aliene, ha figli sia con esseri umani sia con un marziano. Autore di numerosi romanzi, il britannico Keith Roberts (1935-2000) è noto soprattutto per il romanzo ucronico Pavane (1962), in cui la Chiesa Cattolica a seguito dell'assassinio della regina Elisabetta I è assurta al potere in Inghilterra. Il pianeta delle scimmie (La Planète des singes, 1963) dello scrittore francese Pierre Boulle è una distopia in cui un uomo si ritrova ad atterrare su un pianeta simile alla Terra, ma governata da scimmie. L’americano Daniel Keyes (1927-2014), con il romanzo Fiori per Algernon (Flowers for Algernon, 1966) vinse il premio Nebula con una storia che ha un protagonista molto speciale: una persona con disabilità cognitive. Rito di passaggio (Rite of Passage, 1968) dello statunitense Alexei Panshin (1940-2022), vinse il premio Nebula con una storia in cui l’umanità nel tentativo di colonizzare altri pianeti ha un rito per i suoi giovani, ovvero sopravvivere per un mese sulla superficie di un pianeta. Autore molto prolifico, l'americano Mack Reynolds, pseudonimo di Dallas McCord Reynolds (1917-1983) è famoso soprattutto per il romanzo Ed egli maledisse lo scandalo (Of Godlike Power, 1966), che narra di un predicatore che attira folle, nelle varie cittadine americane, grazie ai suoi sermoni e che sembra essere in grado lanciare maledizioni che poi si concretizzano. Americano, ma vissuto anche a Londra, John Sladek (1937-2000) è stato autore di pochi romanzi, ma il suo nome è legato alla fama del suo romanzo Il Sistema Riproduttivo (The Reproductive System, 1968), che narra di uno scienziato folle che costruisce una macchina che è in grado di autoriprodursi e si ciba dei suoi simili, come lavatrici, juke-box, macchine per il caffè e sembra in grado di conquistare il mondo.
Un discorso a parte meritano gli scrittori americani che vennero, per un verso associati alla “New Wave” e per un altro portarono decisamente un’aria nuova all’interno della science fiction americana: Samuel R. Delany, Roger Zelazny, Thomas Disch, Normand Spinrad e Harlan Ellison.
Afroamericano e omosessuale, scrittore e critico letterario, Samuel R. Delany, nome completo Samuel Ray Delany Jr. (1942-), non solo è una delle voci più originali della fantascienza americana, ma è anche un antesignano dell’afrofuturismo, il movimento culturale che ha come fondamento l’immaginare un futuro alternativo alla diaspora nera, basata sia su tecnologie futuristiche sia sul misticismo. Ha esordito con il romanzo I gioielli di Aptor (The Jewels of Aptor, 1962), ma notevoli sono anche le sue sperimentazioni letterarie, come quelle relative alla space opera, rivisitata a modo suo nel romanzo Nova (1968), o di temi religiosi come in La ballata di Beta-2 (The Ballad of Beta-2, 1965), o ancora dei miti classici, come dimostra Una favolosa tenebra informe (The Einstein Intersection, 1967) in cui l'umanità ha abbandonato la Terra ed è stata sostituita da nuovi esseri che devono adattarsi a ruoli già precostituiti e a una bizzarra mitologia che mescola personaggi classici come Orfeo e Euridice con personaggi come Billy the Kid, Ringo Starr, Jean Harlow. Il protagonista, Lobey, capitato in un labirinto, è alla ricerca della sua compagna, Friza, ma durante il viaggio che intraprende incontra un mega-computer, PHAEDRA, nei cui circuiti è conservata la memoria della razza scomparsa.
Uno degli scrittori che ha dedicato diverse opere a tema religioni è certamente Roger Zelazny (1937-1995), a cominciare dal suo capolavoro Signore della Luce (Lord of Light, 1967). Siamo in un lontano pianeta, dove i primi coloni terrestri sono diventati degli dèi, grazie alla tecnologia, e hanno assunto i nomi delle divinità della religione induista: Brahma il Creatore, Kali la Distruttrice, Yama il Signore della Morte… Contro di loro si scaglia Sam, uno di loro caduto in disgrazia e ora pronto a liberare tutti gli umani da questa tecnocrazia religiosa. Un romanzo che e una riflessione sulla morte e sulla reincarnazione, laddove la tecnologia diventa il mezzo per il potere assoluto. Ma anche sul valore e il ruolo della religione in un mondo sempre più tecnologico e positivista. Zelazny utilizzerà i dèi greci nel romanzo Io Nomikos L'Immortale (This Immortal, 1965), le divinità egizie in Creature della luce e delle tenebre (Creatures of Light and Darkness, 1969) e gli spiriti degli Indiani d’America in Eye of Cat (1982) per imbastire storie avventurose, ma allo stesso tempo per analizzare il rapporto tra l’uomo e la religione sotto vari punti di vista, diventando lo scrittore che ha esplorato il maggior numero di religioni nate sulla Terra.
Poeta e scrittore, dalla personalità complessa e sperimentatore di nuovi orizzonti letterari è l’americano Thomas M. Disch (1940-2008), uno degli alfieri più riconoscibili come appartenenti alla “New Wave”. Il suo romanzo d’esordio, Gomorra e dintorni (The Genocides, 1965), è una storia ecologica, in un momento storico in cui la sensibilità verso la natura e le risorse del pianeta Terra stava aumentando. Campo Archimede (Camp Concentration, 1968) ha per protagonista il poeta Louis Sacchetti, che con altri dissidenti, è stato rinchiuso in un campo di concentramento, quando sta per scoppiare una guerra batteriologica tra USA e URSS e i prigionieri vengono infettati da un batterio che è una mutazione della sifilide. L’effetto è che la loro intelligenza viene aumentata, ma sono destinati a morire entro un anno. Un romanzo narrato in prima persona che è un manifesto antimilitarista e antiscientifico (laddove la scienza si lega alla guerra). Altro suo famoso romanzo è 334 (1972), composto da sei racconti correlati e ambientati in una New York futuristica incentrata sul civico 334 di East 11th Street.
Norman Spinrad, al secolo Norman Richard Spinrad (1940-), è uno scrittore che ha trattato temi scabrosi o controversi nella sua lunga carriera, come la disparità sessuale, l’uso a fini politici dei mass media, il potere stesso e il ruolo della democrazia, che ritroviamo in molte delle sue opere, a cominciare dal suo romanzo d’esordio: La civiltà dei solari (The Solarians, 1966). Il suo capolavoro è senz’altro Jack Barron e l'eternità (Bug Jack Barron, 1969), in cui il protagonista è un conduttore televisivo che scopre un complotto che ha a che fare con l’immortalità, che verrebbe preclusa ad alcuni per discriminazione razziale. Teologicamente molto intrigante è il romanzo Deus X (1993), in cui in un mondo distopico la Chiesa perde sempre più fedeli, ma ha deciso di ammettere ai sacramenti i cloni in cui gli esseri umani hanno trapiantato la loro coscienza. Diverso è il caso di coloro che hanno scelto di farlo in cloni tecnologici. Alla prima papessa della Chiesa Cattolica, Maria I, è affidato il compito di dare una risposta definitiva sulla natura di questi cloni. Con l’aiuto di padre Leone, un teologo conservatore, la papessa deve confermare o meno se tali cloni tecnologici abbiano un’anima.
Irriverente, polemico, spigoloso, geniale, scontroso; è famoso per il suo temperamento caldo e per la natura franca delle sue opinioni, una caratteristica della sua personalità che irrimediabilmente si è trasmessa alla sua narrativa, quasi tutta formata da racconti, che si può definire scandalosa, pungente e praticamente unica nel panorama della letteratura fantastica americana. Stiamo parlando Harlan Ellison (1934-2018), uno dei più geniali scrittori di fantascienza. La sua sterminata produzione lo ha portato a vincere per ben dieci volte il premio Hugo, nelle categorie appunto di miglior racconto e racconto lungo. Tra i suoi racconti più noti, segnaliamo Pentiti Arlecchino disse l'uomo del tic-tac (“Repent Harlequin!”, Said the Ticktockman, 1965), Non ho bocca e devo urlare (I Have No Mouth and I Must Scream, 1965) e La bestia che gridava amore al cuore del mondo (The Beast That Shouted Love at the heart of the World, 1968). La fantascienza di Ellison è stonata, spesso violenta, con elementi psicologici inquietanti, mescolati ad un tono anti-autoritario. È un autore che si può amare o odiare, ma di cui non si può non apprezzare lo straordinario talento poetico e visionario. I suoi racconti gettano il lettore in un baratro in cui la morale viene messa in discussione e la realtà viene vista con occhi decisamente nuovi. Lo stile di Ellison ha, forse, raggiunto il suo apice con il racconto A Boy and His Dog del 1969, apparso sulla rivista “New Worlds” e vincitore del premio Nebula. La storia è ambientata in un’America post-apocalittica, in cui bande di uomini selvaggi sono alleati con cani superintelligenti, discendenti diretti di quegli animali usati dai militari per i loro esperimenti.
Il culmine della “New Wave” si avrà nel 1967, quando proprio Ellison pubblicherà come curatore un’antologia destinata ad entrare nella storia della fantascienza. Stiamo parlando di Dangerous Visions, che per molti ha segnato lo spartiacque tra la fantascienza antica e quella moderna. Il libro contiene 33 racconti che Ellison ha chiesto ai migliori scrittori dell’epoca, con un'unica clausola: le storie dovevano essere provocatorie e toccare temi che fino ad allora erano considerati dei tabù per il genere, come il sesso, l’omosessualità o la droga. L’intento era quello di far maturare il genere fantascienza e tirarlo fuori dal “ghetto” editoriale e di costume in cui si era impantanato. Anche se questo ambizioso risultato non fu pienamente raggiunto, non c’è dubbio che l’antologia e i suoi autori contribuirono a frantumare i paradigmi della fantascienza, ad introdurre temi forti e a proporre una diversa visione del genere tanto agli appassionati tanto a quella “critica con la puzza sotto il naso”.
















