Alla fine degli anni Quaranta, la fede nella tecnologia e nella scienza è minata dall’esplosione delle bombe atomiche sul Giappone e dallo scoppio della cosiddetta “guerra fredda”. Fattori che influenzano anche la science fiction, tanto da favorire una nuova svolta in cui il racconto e delle riviste sono ancora protagoniste. All’inizio degli anni Cinquanta, sulla scena editoriale americana, fanno la comparsa due riviste destinate a dare spazio a nuovi autori ed ad un nuovo tipo di storie: The Magazine of Fantasy and Science Fiction (1949) e Galaxy (1950). La prima intendeva offrire ai lettori una fantascienza più letteraria, soprattutto con storie in cui i personaggi non fossero banali caratterizzazioni degli esseri umani, ma motivo centrale del racconto o del romanzo, con descrizioni psicologiche fino ad allora rimaste fuori dalla fantascienza scientifico-avventurosa degli anni Quaranta. Galaxy fu la portabandiera della cosiddetta social science fiction, ossia di una fantascienza in cui il protagonista dei racconti diventava l’uomo medio, e sul suo costante adattarsi ad una società che si trasforma a ritmi talvolta insostenibili. Su The Magazine of Fantasy and Science Fiction esordiscono autori come Philip K Dick e Richard Matheson, mentre Galaxy diventa la patria di scrittori come Robert Sheckley e il duo Frederik Pohl e Cyril Kornbluth, Alfred Bester e molti altri.
Come ha scritto James Gunn (Storia illustrata della fantascienza (Alternate Worlds: The Illustrated History of Science Fiction, 1975)): “La definizione di fantascienza si ampliò, si svilupparono o furono attratti nuovi scrittori con idee diverse sul modo di scrivere e su cosa scrivere, nuovi lettori trovarono nelle nuove variazioni e permutazioni della fantascienza qualcosa che li attirava”.
Oltre alle riviste, alcuni editori lanciano la fantascienza attraverso i paperbacks, i tascabili, che diventano ben presto una dimensione ideale, con tirature al massimo intorno alle 100mila copie, ma che diventano anche la base del fenomeno tipico della science fiction americana: il long-sellers, cioè libri che restano in catalogo e in libreria per molti anni, spesso esaurendo anche la tiratura del volume.
La fantascienza promossa da John W. Campbell è ben presente con autori che negli anni Cinquanta scriveranno quelli che resteranno nella memoria collettiva come dei capolavori, ma comincia a diventare marginale sia a causa della concorrenza di nuove riviste, sia per l’affermazione di scrittori che portano una visione diversa di science fiction.
Tra gli autori ancora vicini a Campbell c’è Clifford Simak (1904-1988), che pubblica su Astounding, tra il 1944 e il 1947, ben sette racconti, tranne The Trouble with Ants che apparve sulla rivista Fantastic Adventure nel 1951 e il racconto finale, Epilog, che venne, invece, pubblicato soltanto nel 1973 nell'antologia commemorativa Astounding: the John W. Campbell jr. Memoral Anthology. I racconti formeranno in seguito il romanzo Anni senza fine (City, 1952), dove con toni fiabeschi e lirici, Simak ci racconta gli ultimi giorni della vita dell’uomo dal punto di vista dei cani, ossia la razza senziente del pianeta Terra.
Apparso a puntate sulla rivista americana Collier's nel 1951, Il giorno dei Trifidi (The Day of the Triffids) dello scrittore britannico John Wyndham (1903-1969) è diventato ben presto un classico della fantascienza catastrofica a sfondo ambientalista, grazie soprattutto all’invenzione dei trifidi, una sorta di pianta carnivora, destinati a diventare un’icona della science fiction mondiale, al pari di altre creature fantastiche. Il romanzo dello scrittore inglese s’impose quasi subito all’attenzione del pubblico e della critica, grazie al tema centrale del romanzo: la natura che si ribella, molto caro alla fantascienza britannica degli anni Cinquanta.
Considerata la “Regina della space opera”, la scrittrice Leigh Brackett (1915-1978) diventa famosa per le sue numerose storie ambientate su Marte, ma non possiamo non ricordare anche romanzi importanti come La legge dei Vardda (The Starmen, 1952), Oltre l'infinito (The Big Jump, 1953), La città proibita (The Long Tomorrow, 1955) e La stella amara (The Ginger Star, 1974), che la impongono come una delle scrittrici più importanti dell’Età dell’Oro della fantascienza.
Con Uller Uprising (1952) di H. Beam Piper (1904-1964) nasce un filone più squisitamente bellico, la cosiddetta space opera militare, la cui trama è incentrata su una cruenta guerra su un pianeta alieno tra umani e alieni dalle fattezze di gorilla, raccontata per la prima volta dal punto di vista di un soldato. Fanteria dello spazio (Starship Troopers, 1959) di Robert Heinlein è uno dei capolavori della fantascienza militare e racconta la vita di Johnny Rico, un giovane cadetto dei marines spaziali, impegnato in una sporca guerra contro una razza aliena.
Figura chiave della letteratura fantastica e di fantascienza del Secondo dopoguerra, Ray Bradbury (1920-2012) è uno dei pochi scrittori di fantascienza a essere stato pubblicato anche su riviste più squisitamente letterarie e che traghetterà il suo notevole talento letterario anche al cinema, al teatro e in televisione. Il successo arriva per lo scrittore americano, dopo una lunga gavetta fatta anche di rifiuti dei suoi racconti da parte delle riviste, giunge nel 1950, con la pubblicazione di Cronache marziane (The Martian Chronicles, 1950), un romanzo che narra della conquista e della colonizzazione di Marte, frutto della fusione di racconti pubblicati su vari giornali e riviste tra gli anni ’40 e ’50. Un’opera narrativa che è stata letta come una dura critica al mito tutto americano della frontiera. Altri suoi capolavori sono Fahrenheit 451 (uscito nel 1951 sulla rivista Galaxy e nel 1953 in volume), in cui un regime dittatoriale futuro impedisce il proliferare della cultura, distruggendo e bruciando qualsiasi libro e L'estate incantata (Dandelion Wine, 1957) e Il popolo dell'autunno (Something Wicked This Way Comes, 1962).
Scritto nel 1952 all’età di 29 anni, Piano meccanico (Player piano) è il primo romanzo di Kurt Vonnegut (1922-2007), dove in un futuro non troppo lontano, dopo una guerra, l’America vive nel benessere grazie all’impiego su vasta scala della meccanizzazione. Mattatoio 5 (Slaughterhouse-Five; or, The Children's Crusade: A Duty-Dance With Death, 1969) è uno dei più importanti romanzi del XX° secolo e narra delle vicende semiserie del protagonista Billy Pilgrim, un americano medio che viene rapito dai Trafalmadoriani, alieni che hanno una percezione del tempo diversa dalla nostra. In Le sirene di Titano (The Sirens of Titan, 1959), un uomo immensamente ricco e depravato s’imbarca in uno strampalato viaggio intergalattico diretto verso mondi remoti. Ghiaccio-Nove (Cat's Cradle), pubblicato nel 1963, ha per protagonista uno scrittore decide di scrivere un libro incentrato su cosa stessero facendo alcuni famosi scienziati il giorno in cui è stata sganciata la bomba atomica su Hiroshima. Vonnegut si serve di tutti gli archetipi del romanzo di fantascienza per imbastire una feroce satira sociale sulla guerra, la società tecnologica, il capitalismo e il fanatismo religioso.
L'uomo disintegrato (The Demolished Man, 1952) di Alfred Bester (1913-1987) detiene due primati: è stato uno dei primi romanzi a mescolare atmosfere noir con la science fiction e ha vinto la prima edizione del premio Hugo, il più importante della fantascienza americana e dedicato a Hugo Gernsback. Il protagonista è un detective telepatico, un esper, in grado di leggere la mente degli uomini e prevenire così gli omicidi. Bester è autore di pochi ma significativi romanzi, tra cui Destinazione stelle o La tigre della notte (The Stars My Destination o Tiger! Tiger!, 1956) e Connessione computer (The Computer Connection o Extro, 1975).
All’inizio degli anni Cinquanta esordisce anche il britannico Arthur C. Clarke (1917-2008), assurto alla fama mondiale grazie al racconto La sentinella (The Sentinel, 1951), da lui stesso trasformato in sceneggiatura, insieme a Stanley Kubrick, per quello che diventerà un capolavoro assoluto del cinema: 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey, 1968). Ma Clarke è un protagonista assoluto della fantascienza per tutti i decenni a venire. A lui si devono centinaia di racconti e romanzi, la cui originalità sta nella grandiosità delle trame che lo scrittore riesce a tessere e nel saper piegare e tradurre il linguaggio scientifico che è alla base delle sue storie. Tra i suoi romanzi più noti ci sono Le sabbie di Marte (The Sands of Mars, 1951), Preludio allo spazio (Prelude to Space, 1951), Le guide del tramonto (Childhood's End, 1953), La città e le stelle (The City and the Stars, 1956) e Incontro con Rama (Rendez-Vous with Rama, 1973).
Sempre dalla Gran Bretagna, Eric Frank Russell (1905-1978) è uno dei primi scrittori a fare apertamente uso della satira e di una certa dose di comicità con cui infarcisce le strame dei suoi racconti e dei suoi romanzi. Tra le sue opere più note ci sono il racconto Sarchiapone (Allamagoosa, 1955) con vinse il premio Hugo, e i romanzi Schiavi degli invisibili (Sinister Barrier, 1943) e Galassia che vai (The Great Explosion, 1962).
Bravo nel dispiegare complesse trame, usi e costumi alieni e società davvero fuori dal senso comune è lo scrittore americano Jack Vance, il cui nome vero è John Holbrook Vance (1916-2013), autore sia di romanzi di science fiction sia di fantasy. È autore di oltre sessanta romanzi, che compongono variegate saghe, tra cui il Ciclo della Terra morente, il Ciclo dei Principi demoni, il Ciclo di Tschai e la trilogia di Durdane.
Considerato un classico della cosiddetta social science fiction, la fantascienza sociologica che esplose come fenomeno letterario soprattutto sulla rivista americana Galaxy, I mercanti dello spazio (The Space Merchants, 1953) di Frederik Pohl (1919-2013) e Cyril M. Kornbluth (1923-1958) mette a nudo le nefande aberrazioni del capitalismo avanzato, ponendo l’accento su un mondo in cui siamo tutti consumatori, schiavi di bisogni creati da multinazionali senza scrupoli. I due continueranno la loro fruttuosa collaborazione per tutti gli anni Cinquanta, con la pubblicazione di romanzi significativi come Frugate il cielo (Search the Sky, 1954) e Gladiatore in legge (Gladiator at Law, 1955). Kornbluth cammina sulla strada della fantascienza sociale, con un taglio decisamente satirico, in romanzi quali Non è ver che sia la Mafia (The Syndic, 1953) o in racconti come Gli idioti in marcia (The Marching Morons, 1951), mentre Pohl vincerà il premio Hugo, il Nebula e il Locus con Uomo più (Man Plus, 1976) vincerà il premio Nebula e il Premio Hugo, Nebula, il Premio Campbell e il Locus con il romanzo La porta dell'infinito (Gateway, 1977), primo del ciclo degli Heechee.
Uno degli alfieri di Galaxy è stato anche Robert Sheckley (1928-2005) che, con i suoi racconti e la sua graffiante ironia, si è conquistato velocemente un posto d’onore nella storia della fantascienza. La sua più nota antologia, e anche la prima ad essere pubblicata, è Mai toccato da mani umane (Untouched by Human Hands, 1954), che contiene tra gli altri i racconti Mai toccato da mani umane (One's Man Poison, 1953), Pellegrinaggio alla Terra (Pilgrimage to Earth, 1957) e La settima vittima (Seventh Victim, 1953). Nonostante la sua fama resterà legata ai racconti, negli anni Sessanta e nei decenni successivi, arrivano alcuni romanzi, tra cui sono degni di nota Anonima Aldilà (Immortality, Inc., 1959) e Gli Orrori di Omega (The Status Civilization, 1960).
Ignorato dalla critica in vita, considerato come uno dei talenti più originali e visionari della Letteratura americana contemporanea, Philip K. Dick (1928-1982) ha saputo, come pochi altri autori, raccontare le inquietudini del ventesimo secolo e di un’America che è passata dall’etica visione kennediana, con il mito della Nuova Frontiera, alla bruciante realtà incarnata dallo scandalo del Watergate che ha travolto il presidente Richard Nixon. Attraverso la sua narrativa, intrisa di speculazione religiosa e filosofica, Dick ha cercato di scompaginare la realtà che lo circondava, destabilizzando il suo e il nostro orizzonte percettivo, a cominciare da romanzi quali Redenzione immorale (The Man Who Japed, 1956), Il mondo che Jones creò (The World Jones Made, 1956) e L’uomo dei giochi a premio (Time Out of Joint, 1959), dove è presente un classico tema dickiano: chi ci dice che la realtà che ci circonda è la vera realtà e non uno sfondo di cartapesta costruito a nostra immagine e somiglianza? Capolavoro ucronico è L’uomo dell’alto castello (The Man in the High Castle, 1961), in cui lo scrittore americano ci presenta un’America dove la schiavitù è dì nuovo legale e vent'anni prima Germania e Giappone hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale, spartendosi gli Stati Uniti. Ubik (1969), infine, è forse il suo capolavoro, dove l’America delle grandi corporazioni commerciali combatte una guerra grazie a telepati.
Con il titolo SF: The Year's Greatest Science Fiction and Fantasy (1956), la scrittrice Judith Merril, al secolo Judith Josephine Grossman (1923-1997), inaugura la tradizione delle antologie annuali, con i migliori racconti pubblicati sulle riviste. La Merril è autrice anche di alcuni romanzi tra i più significativi della storia della fantascienza, tra cui Solo una madre (That Only a Mother, 1948) e Orrore su Manhattan (Shadow on the Hearth, 1950).
Britannico e scienziato come Clarke è anche Fred Hoyle (1915-2001), autore di alcuni interessanti romanzi appartenenti alla fantascienza più hard (scientificamente inappellabili), come La nuvola nera (The Black Cloud, 1957) e A come Andromeda (A For Andromeda, 1962; scritto in collaborazione con John Elliot).
Anche la fantascienza descrive, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, scenari da Guerra Fredda e la paura della bomba atomica. L’invasione degli ultracorpi (The Body Snatchers, 1955) di Jack Finney (1911-1995), ad esempio, attraverso la metafora dell’invasione aliena per mezzo di mostruosi baccelli, provenienti dallo spazio, le persone durante il sonno vengono replicate alla perfezione, sia nell'aspetto esteriore sia assorbendone i ricordi e la personalità, racconta il pericolo comunista vissuto dalla società americana, ma il romanzo può essere anche una metafora del maccartismo.
Livello 7 (Level 7, 1959) di Mordecai Roschwald (1921-2005), scrittore americano di origini ucraine, è il diario di un uomo ha il compito di premere i bottoni che scateneranno la rappresaglia in caso di attacco nucleare e che vive in un complesso architettonico costruito sottoterra e formato da più livelli.
Un cantico per Leibowitz (A Canticle for Leibowitz, 1960) di Walter M. Miller Jr. (1923-1996) racconta di una devastante guerra nucleare che ha precipitato il mondo in una sorta di nuovo Medioevo, in cui i sopravvissuti, molti dei quali deformi per le radiazioni, bandiscono per sempre tutto il sapere e gli uomini di scienza sono perseguitati. Solo nei monasteri vengono copiati e conservati dei libri, grazie al lavoro certosino dei monaci dell’Ordine di Leibowitz, che prende il nome da uno scienziato che per primo ha tentato di preservare il sapere.
Morte dell’erba (The Death of Grass, 1956) del britannico John Christopher, pseudonimo di Sam Youd (1922-2012), è uno dei primi romanzi a narrare della ribellione della natura verso l’uomo: un micidiale virus, denominato Chung-Li, provoca la morte delle graminacee, ossia di tutte le erbe utili all’alimentazione, traghettando la cosiddetta società civile nel caos e dove il prossimo, il vicino di casa, diventa un nemico a cui sottrarre cibo.
Il rapporto tra la fantascienza e la religione è stato abbastanza proficuo nella storia della science fiction, ma il romanzo Guerra al grande nulla (A Case of Conscience, 1959) di James Benjamin Blish è forse uno dei più interessanti, laddove il tema del peccato originale è trattato dallo scrittore americano con intelligenza, immaginando una società aliena che non ha il concetto di Dio.

















