Dopo il successo dell'adattamento di The Expanse, gli autori Ty Franck e Daniel Abraham – che scrivono e pubblicano sotto il nome collettivo di James S.A. Corey – sono pronti per tornare sul piccolo schermo con la serie ispirata a The Captive's War Series, il loro progetto più recente. Con due volumi già pubblicati (di cui il primo, The Mercy of Gods, dovrebbe essere portato in Italia entro la fine dell'anno da Mondadori), la trilogia si sposta ora in tv, prodotta dalla Expanding Universe di proprietà di Franck e Abraham in collaborazione con Amazon MGM Studios. I due autori hanno parlato del processo di scrittura e di adattamento in una lunga intervista rilasciata a Tasha Robinson per Polygon, in cui ammettono di aver complicato la vita a chi ha adattato il materiale di partenza:

Il nostro showrunner era infastidito e confuso, perché abbiamo reso l'adattamento in una serie TV dannatamente difficile. The Captive’s War contiene molti elementi che richiedono un enorme lavoro prima di poter essere trasformati in una sceneggiatura: una grande interiorità dei personaggi, e un sacco di alieni straordinari e spettacolari. Tutta questa roba rappresenta una sfida. E sì, nei romanzi ci siamo buttati a capofitto proprio in questi aspetti. Non gli abbiamo reso la vita facile.

Gli autori, che ammettono di aver deciso di scrivere qualcosa di più breve dopo la fatica dei nove volumi di The Expanse, ma di non aver pensato durante la stesura di The Mercy of Gods a un eventuale sceneggiatura da sviluppare in parallelo, descrivono uno dei personaggi principali della nuova trilogia – Dafyd Alkhor – come un personaggio pieno di luci e ombre, sottolineando come 

La differenza tra eroe e cattivo sta in chi scrive la storia. Tutti i nostri più grandi eroi hanno compiuto atti orribili, davvero orribili. Tendiamo a edulcorare questi aspetti nelle nostre narrazioni storiche, ma se si vanno a leggere le fonti originali, ci si trova dentro della roba piuttosto oscura. Perciò non volevamo tirarci indietro di fronte a tutto questo.

La trilogia di The Captive's War, ispirata al libro biblico di Daniele, è stata per i due autori anche un'occasione di sperimentare con una fantascienza diversa da quella del loro precedente progetto, che alza l'asticella della difficoltà per l'adattamento introducendo diverse specie aliene e ambientazioni non antropizzate:

Eravamo pronti a esplorare un angolo diverso della space opera. Volevamo realizzare qualcosa che richiamasse maggiormente le grandi ambientazioni degli imperi galattici, come quelle che si vedono in Dune di Frank Herbert o nei romanzi del Ciclo della Cultura [di Iain M. Banks], e addentrarci in un territorio che non avevamo mai battuto prima.