Gli spazi si sono ristretti. La science fiction, benché pervada ormai l’immaginario collettivo, il linguaggio corrente, giochi, spot tv, videoclip musicali, è in calo di vendite (o forse proprio per questo). La fantascienza italiana poi – tranne probabilmente il solo caso di Evangelisti, che peraltro e giustamente tiene a non essere classificato unicamente autore di fantascienza – non è mai esistita né esiste a tutt’oggi per il grosso pubblico; gran parte degli stessi lettori abituali, se pure sanno che c’è, solitamente la snobbano. Ozioso dopo 55 anni di discussioni dar colpe a questo o a quello. Le responsabilità sono di noi tutti, sia pure in vario grado: lettori, editori, mercato, scrittori. Responsabilità di tutti non significa in questo caso responsabilità di nessuno: perché altrove, per esempio a due passi (Francia, Germania, Spagna…) si è tranquillamente riusciti a creare e consolidare, nei decenni, valide versioni nazionali della narrativa di fantascienza accettate e sostenute dai lettori. Per non dire dei Paesi dell’Est. Tutto questo stride fortemente con realtà incontrovertibili: in Italia, dal 1952 ad oggi, si sono avvicendate dozzine di collane, magari effimere, di fantascienza nostrana. Sulle fanzine (centinaia di testate) si trovano ancora, a cercarli, migliaia di racconti italiani molti dei quali sarebbero e sono ancora leggibilissimi (mi permetto di dire che ne so qualcosa, in quanto impegnato da un ventennio nel “ripescaggio” e nella riproposizione di vecchi titoli agli odierni lettori). Fuori collana e su collane specializzate (specie quelle della Perseo Libri; ultimamente anche delle edizioni Delos Book) sono usciti nell’insieme, sempre dal 1955 a oggi, altre centinaia di titoli. Una bibliografia completa soltanto dei nostri autori riempirebbe un bel volume: ma questo ideale volume, le cui “voci” significano che migliaia di persone hanno scritto e altre migliaia hanno letto, esiste solo nelle menti di coloro (quei pochi rimasti) che ricordano. Infatti si provi a chiedere a un lettore-tipo di fantascienza il nome di cinque autori italiani. Forse anche di quattro… di tre... di due...Verrebbe spontaneo rispondere che a fantascienza italiana, se c’è ma non è mai emersa, è perché fa schifo; forse in Italia, caso strano, la Legge di Sturgeon funziona al 100%. Col che però offenderei non pochissimi autori (alcuni sulla breccia da decenni) che hanno – come suol dirsi – le “palle quadrate”.E allora? Allora accade che resta un gruppo di inossidabili, cui ho la ventura di appartenere. Una specie di asimoviano Club dei Vedovi Neri, nel quale ci si riunisce per riproporre sempre lo stesso mistero (buffo): Perché la fantascienza italiana non ha mai preso il volo?