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Alla migliore riuscita de La macchina della realtà deve avere di certo contribuito l’allestimento di uno scenario d’epoca tanto affascinante quanto improbabile, dominato da meraviglie tecnologiche d’ogni genere e da una fiducia positivista nel futuro che capovolge la prospettiva distopica e nichilista del cyberpunk. Non credo sia stato un caso se Sterling in quello stesso 1991 dichiarava definitivamente morto il movimento degli anni Ottanta, certificandone il trapasso dalle pagine di “Interzone”.Il romanzo prospetta oscure manovre politiche ad ampio raggio sullo sfondo d’epoca

dell’Inghilterra vittoriana. La divergenza dalla nostra linea storica è originata dalla mancata partenza di George Gordon Lord Byron per la guerra d’indipendenza combattuta dalla Grecia contro l’Impero Ottomano: rimasto in patria, il sommo poeta romantico fonda un partito politico d’ispirazione radicale con cui riesce a guadagnare il potere. Un secondo punto di distacco, in qualche misura connesso al precedente, è poi rappresentato dal successo ottenuto da Charles Babbage nella costruzione della sua ambiziosa macchina analitica. Alimentata come la macchina delle differenza da un motore a vapore e basata su un codice inciso su schede perforate, la colossale macchina analitica (misurava secondo gli schemi trenta metri di lunghezza per dieci di profondità) rappresentava un notevole perfezionamento rispetto alla diretta antenata, un progetto ambizioso volto a superare il processo meccanico della computazione e intenzionato a riprodurre sulla macchina complessi schemi di ragionamento, che potessero emulare le facoltà senzienti dell’uomo. La macchina sarebbe stata in grado di perforare le schede per immagazzinare dati in memoria e avrebbe usato un’aritmetica in base 10 a virgola fissa. Con una memoria interna capace di contenere 1000 numeri di 50 c

ifre (equivalente, grossomodo, a 20 kilobyte), usando un linguaggio di programmazione analogo al moderno assembler, l’unità aritmetica sarebbe stata in grado di svolgere le quattro operazioni di base e di risolvere funzioni polinomiali, approssimando con queste calcoli logaritmici o trigonometrici. La possibilità di eseguire cicli e salti condizionati contemplata dal linguaggio rendevano la macchina Turing equivalente1. La descrizione della macchina analitica risale al 1837, ma difficoltà economiche e politiche impedirono a Babbage di realizzarla fino alla data della sua morte, avvenuta nel 1871.Nel frattempo il progetto subì ampliamenti e sviluppi. Un documento redatto in francese dal matematico italiano Luigi Federico Menabrea per descrivere la macchina (1842) fu tradotto in inglese ed esteso notevolmente da Ada King, Contessa di Lovelace, includendo tra l’altro un procedimento per calcolare numeri di Bernoulli. Per questo Ada Lovelace è considerata storicamente come la prima programmatrice: in suo onore è stato nominato Ada il linguaggio di programmazione sviluppato per il Dipartimento della Difesa americano a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, e da allora diffusamente impiegato in settori in cui è richiesto un elevato grado di sicurezza (tipicamente aviazione e reti ferroviarie).Abbiamo usato il condizionale, ma immaginiamo che un simile prodigio fosse stato messo in

pratica all’epoca, grazie all’appoggio politico del Partito di Lord Byron: da queste premesse si sviluppa la narrazione di Gibson e Sterling, che si prefigge di esplorare le conseguenze sociali di questa ipotetica rivoluzione tecnologica sul mondo del XIX secolo. L’azione segue Sybil Gerard, personaggio romanzesco preso in prestito da un’opera di Benjamin Disraeli, cortigiana, avventuriera e orfana di un leader luddista; Edward Mallory, paleontologo ed esploratore; e Laurence Oliphant, figura storica la cui vera carriera di diplomatico, letterato e viaggiatore viene rivisitata dagli autori come attività di copertura per le funzioni di spionaggio condotte nel nome di Sua Maestà. A legare le loro storie è un traffico clandestino di schede perforate ritenute particolarmente preziose e la lotta individuale che ciascuno di loro conduce per impadronirsene.
I riferimenti bibliografici sono tratti dal Catalogo SF, Fantasy e Horror a cura di Ernesto Vegetti, Pino Cottogni ed Ermes Bertoni. Eventuali omissioni, inesattezze o imprecisioni sono responsabilità dell'autore.
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