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Non sono mai stato davvero convinto che il cyberpunk fosse un movimento letterario in senso formale. Questa visione viene di molto distorta dal piacere di Sterling nell'utilizzare la retorica di un movimento radicale, pur sospettando che un certo elemento di umoristica autoconsapevolezza si perda nella traduzione. Non che egli non prenda ciò che dice seriamente, ma è totalmente cosciente della oltraggiosità di alcune delle sue asserzioni. Per cyberpunk io intendo una tendenza nella cultura pop degli ultimi dieci anni circa, qualcosa che noi possiamo scorgere nella narrattiva, fumetti, musica, cinema, videoclip, moda.
Stavo semplicemente cercando di scoprire un modo di fare narrativa che potesse servire come fantascienza nel nostro momento storico.
Penso principalmente al mondo che descrivo nei miei romanzi come ad un tipo di riflesso impressionista della realtà contemporanea. Ho sempre respintol'idea che la fantascienza potesse avere una particolare capacità predittiva.
Penso che Sterling stia semplicemente cercando di utilizzare gli strumenti degli scrittori "classici" di fantascienza nel mondo strano, complesso e spesso tragico in cui oggi viviamo.
La collaborazione è attualmente una tradizione radicata nella cultura della fantascienza americana. Il fatto che essa sia del tutto aliena al mondo della narrativa contemporanea rende il tutto più interessante. La società moderna si ha progredito molto dal 1984, ma certamente non come la teoria del villaggio globale. Pensa che raggiungeremo fantascienza americana. Il fatto che essa sia del tutto aliena al mondo della narrativa contemporanea rende il tutto più interessante. Relativamente al nostro futuro, l'unica cosa di cui sono assolutamente certo é che esso sarà infinitamente più strano di ciò che io abbia mai potuto prevedere. Ho sempre immaginato che "Neuromancer" si svolgesse nel 2035. Il vero 2035 ha una buona possibilità di essere molto più strano di quanto descritto. Non potevo ad esempio, nel 1982, immaginare la dissoluzione dell'Unione Sovietica... Non potevo immaginare l'AIDS...
(Versione integrale dell'intervista apparsa sul quotidiano "L'Avvenire" il
18/2/94.) (c) Luigi Pachì e Franco Forte
Apparso su Delos Cyberzine n. 1, dicembre 1994.
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