La conquista della Luna ebbe un enorme impatto su tutti gli appassionati di fantascienza. Ma cosa ne pensavano all'epoca i maggiori scrittori di fantascienza? Vittorio Curtoni ha ripescato queste testimonianze.

Nel 1969, la Ace Books, una delle più famose case editrici americane specializzate in fantascienza (si devono alla Ace i celebri doubles, i paperback che contenevano, per un prezzo super-economico, due romanzi in un solo volume: il doppio del divertimento al costo di un solo libro!), pubblicò un'antologia di racconti di sf ispirati alla Luna. Dopo il primo allunaggio umano, sull'onda del clamore suscitato dalla cosa. Purtroppo, l'antologia in questione è scomparsa dalla mia biblioteca, come tante altre cose, sicché non posso fornire né il titolo, né la data di pubblicazione, né alcun altro straccio di dato.

Sorry.

Quello che posso testimoniare senza incertezze è che l'antologia conteneva in appendice una lunga serie di opinioni di autori di sf sul senso, il significato, dello sbarco umano sul nostro satellite. Scrittori del calibro di Asimov, Bradbury, Dick, eccetera, erano stati invitati a esprimersi non in astratto, ma tenendo come punto di riferimento l'opinione di un commentatore politico americano, I. F. Stone, il quale aveva scritto parole piuttosto acide sull'evento.

E che accadde? Nel 1970, Gianni Montanari e io eravamo i curatori di "Galassia", dello "SFBC", e de "Il Bollettino dello Science Fiction Book Club". Nell'inverno 1970 (credo; sto ricostruendo questi dati a distanza di tanto tempo, e insomma ormai è trascorso un trentennio) mi telefonò il dottor Mario Vitali, proprietario e direttore della Casa Editrice La Tribuna, per informarmi che "Il Bollettino..." era stato mandato in tipografia e si era scoperto che mancava un'intera pagina per chiudere il numero. Panico! "Il Bollettino..." era una pubblicazione bimestrale (almeno in teoria) spedita in omaggio agli appassionati italiani di fantascienza, un'iniziativa "no profit" che serviva solo a tenere informati i lettori sulle novità della casa editrice. Conteneva articoli, interviste, recensioni, cose del genere. Chissà quanti lo conoscono oggi; chissà quanti ne posseggono una collezione... Comunque: si doveva imbastire in fretta e furia una pagina per potere stampare il numero. Che, noto per la cronaca, era il numero 24, anno V, novembre-dicembre 1970. In copertina c'è un disegno di Pier Giuseppe Ranza, alias Pigì, il "Rabbino" del mio racconto. Gianni (Montanari) era non ricordo dove; a disposizione dell'editore c'ero solo io. Noblesse oblige, andò a finire che io imbastii una pagina intitolata ... E FU SUBITO LUNA, prendendo e traducendo mea sponte, dall'antologia della Ace, alcuni dei giudizi che mi parvero più significativi. Ve li ripropongo qui ora, a tanta distanza di tempo, perché mi paiono ancora interessanti e in perfetta linea con la celebrazione del trentennale dell'allunaggio.

Prima di chiudere questa introduzione, devo ovviamente riportare il brano di Stone che fa da pietra di paragone per le opinioni degli autori. Stone, scrivendo su non so quale rivista, disse che la targa portata dagli astronauti sulla Luna avrebbe dovuto suonare così:

QUI GLI UOMINI HANNO POSTO PER LA PRIMA VOLTA PIEDE AL DI LA' DELLA TERRA, NEL LORO CAMMINO VERSO LE STELLE. ESSI PARLANO DI PACE MA OVUNQUE VADANO PORTANO LA GUERRA. I RAZZI SUI QUALI SONO ARRIVATI PORTANO CON SE' LA MORTE ISTANTANEA, E SONO IN GRADO DI TRASFORMARE IL LORO VERDE PIANETA IN UN'ALTRA LUNA DESERTICA. LA LORO DISTRUTTIVA INGEGNOSITA' NON CONOSCE LIMITI, E LA LORO SFRENATA CORRUZIONE NON CONOSCE OSTACOLI. METTIAMO IN GUARDIA IL RESTO DELL'UNIVERSO.

E ora, la parola agli scrittori che hanno risposto a questa, a mio modesto giudizio, saggia provocazione.