Il Maggio 2035 di nononne

Pubblicato il 21 Maggio 2013 in Tempo presente | Comments Off

.                                                                                                                                                                         Il Maggio Barese è una festività antica che celebra annualmente l’arrivo a Bari delle spoglie di San Nicola (la cosiddetta Traslazione) prelevate avventurosamente – con una spedizione di tre caravelle - dalla cattedrale di Myra (Turchia) e trasferite nella Basilica di Bari l’8 maggio 1087. Il breve racconto che segue essere solo una scherzosa parodia del festeggiamento.
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Mio nonno Ferruccio Catinella è del 1930 e siccome oggi siamo nel 2035 lui tiene la bellezza di centocinque anni con la buona salute, e si incazza che noi nipoti lo chiamiamo “nononne” perché dice di sentirsi un ragazzino come me, ho quasi un decimo della sua età!(1)
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E se lui crede di essere giovane, si capisce: siccome aveva avuto le cateratte e un distacco della retina, nel 2021 gli cambiarono tutt’e due gli occhi naturali con due artificiali, che ci vede pure di notte meglio del mio gatto Sbirulò. Non basta: ha detto che se gli va una mosca in un occhio lui non sente niente, anzi la mosca muore fulminata. Poi gli hanno cambiato una gamba vera con una elettronica per via di una paralisi, le due mani perché le aveva infilate nell’ultraforno di casa senza accorgersi che era acceso a 2000 gradi, il fegato perché gli è venuta l’epatite D per le cozze crude, il cuore perché da un momento all’altro gli scoppiava (per colpa nostra, dice lui), un polmone perché l’aveva arrostito con un secolo di Marlboro, e altre frattaglie. Insomma lui dice che ora è proprio “un uomo di ferro” e non per niente si chiama Ferruccio. Io a scuola l’avevo saputo, che ci sono persone metà carne e metà metallo o plastica dette “cyborg”, ma questa parola mi ricordava i vecchi film di Schwarzenhegger, invece il cyborg io ce lo tenevo già in casa: nononne!
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(1) Nel dialetto barese “nononne” è il nonno di età molto avanzata, più o meno dai 90 anni in poi..-

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Il Gruppo dei Cinque

Pubblicato il 1 Maggio 2013 in Tempo presente | 1 Commento »

                                                                                                                                                                Sabato 4 maggio, alle ore 18,30 presso “Teatro Puglia-L’Eccezione” di Rino Bizzarro, via Indipendenza 75, Bari, per il ciclo Orizzonti Musicali, il sottoscritto presenta “Il Gruppo dei Cinque”. 

L’esotismo delle fiabe musicali di Nikolaj Rimskij-Korsakov e di Milij Balakirev, i delicati ed evocativi temi di Alexander Borodin e di Cezar Kjui, la sorprendente modernità di Modest Musorgskij, restano tutt’oggi tra i massimi tesori dell’arte musicale.

La leggenda della invisibile città di Kitezh e della fanciulla Fevronia, Sheherazade, La Grande Pasqua Russa, Nelle steppe dell’Asia Centrale, Il principe Igor, Danze polovesiane, Boris Godunov, Quadri d’una esposizione, Islamey, La fiaba dello Zar Saltan”: sono i titoli tra i più famosi delle composizioni (orchestrali, da camera, teatrali) che in Russia, nella seconda metà dell’Ottocento, accompagnarono la straordinaria esplosione creativa del “Gruppo”.

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Contro/luce

Pubblicato il 14 Aprile 2013 in Accadde... domani | 6 Commenti »

                                              

Appena sveglio, Ludovico ebbe un pensiero: un mercoledì che comincia come una domenica ha  qualcosa che non va

C’era un silenzio assoluto, intorno. Si riaddormentò. Credette di percepire il trillo lontano della sveglia, ma forse se l’era sognato. La sera prima avevano fatto bisboccia in casa di Armando, e aveva la testa pesante. Dalla finestra la luce del giorno pareva ancora assente, perciò si rigirò dall’altra parte. Dopo un tempo indeterminato sobbalzò, convinto che qualcosa non funzionasse. Il silenzio era totale, irreale.

Nel buio andò alla finestra, a tastoni aprì le ante. Incredulo, spalancò gli infissi. Fu allora che in lui si insinuò l’incubo. L’esterno era un canyon nero, imperscrutabile, dal quale salì un urlo lontano, più che altro un ululato. Dal cielo, dai palazzi, dal mondo non traspariva il minimo barlume. Ludovico indietreggiò incerto, strisciando lungo mobili e  pareti. Più tardi non ricordò bene quali fossero stati i suoi pensieri in quei momenti. Forse avrebbe dovuto sentirsi terrorizzato, come un uomo di Neanderthal convinto che sul pianeta fosse calato un oscuro sortilegio mortale. Raggiunse l’interruttore, ma la lampada centrale non si accese. Un black-out generale, ma che ora era? Si rammaricò di non avere torce elettriche o candele, ma per fortuna  la sua memoria della disposizione degli oggetti in casa era sempre stata più che buona. Esitante, tendendo le braccia, raggiunse la cucina e recuperò i fiammiferi. Stentò ad accenderne uno, che comunque si limitò a emettere uno sfrigolio. Credette di aver notato un lieve bagliore… o l’aveva immaginato?

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A Roma, ricordando Luce d’Eramo…

Pubblicato il 26 Febbraio 2013 in Tempo presente | Nessun commento »

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Nei giorni 1-2 marzo p.v. (venerdì e sabato), a Roma, avrà luogo l’“incontro” Come intendersi con l’altro – Giornate di studio su Luce d’Eramo.

 

Il venerdì sera la manifestazione (Luce d’Eramo, l’altra deviazione) avrà luogo presso Fandango Incontro, in via dei Prefetti 22 alle ore 17; sabato (Su Luce d’Eramo) presso la Casa Internazionale delle Donne – Sala Carla Lonzi, in via della Lungara 19, dalle ore 10, e si protrarrà, con intervallo, fino al pomeriggio.

Interverranno numerosi esponenti della cultura italiana, fra cui Margaret Mazzantini (reading); per la fantascienza sarà presente Vittorio Catani.

 

Luce d’Eramo (pseudonimo di Lucette Mangione, Reims 1925 – Roma 2001) è stata una delle più notevoli voci della letteratura italiana, emersa a fine anni ’70 grazie al  romanzo autobiografico Deviazione, poi assurto a fama internazionale, nel quale l’autrice narrava le sue peripezie nei campi di lavoro tedeschi, dove…

 

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Saremo tutti Sanremo?

Pubblicato il 17 Febbraio 2013 in Tempo presente | 4 Commenti »

                                                                                                                                                                       Un personalissimo parere sul 63.mo Festival di Sanremo.

Credo che con questa edizione del Festival, la canzone italiana abbia toccato il picco più basso dal dopoguerra a oggi. Chiaro che anche la musica, “colta” (posto che oggi esista ancora una musica colta) o “popolare” che sia, si aggiorna, cambia, si evolve, ed è più volte accaduto negli ultimi decenni, ma bisogna vedere in quale direzione si evolve.

Quanto alla gestione del Festival, ho senz’alto apprezzato gli sforzi, l’estro e la professionalità di Fazio e della Littizzetto, di personaggi quali Crossa o - meglio ancora - Bisio; la perfezione degli orchestrali, lo strepitoso virtuosismo e la simpatia del pianista Bollani, l’apparato scenico, l’intero svolgimento dell’evento. Ma a parte tutto questo, e nonostante la pioggia di elogi della stampa e delle tv - finora non ho letto nessuna critica sfavorevole, neanche una - ho trovato il “cuore” del Festival, ovvero la musica, del tutto inconsistente.

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Roma con e senza Papa

Pubblicato il 16 Febbraio 2013 in Tempo presente | Nessun commento »

.                                                                                                                                                                        La fantascienza è, a mio modesto parere, una scansione a 360 gradi del reale, nel senso che non ha come temi solo guerre stellari e raggi laser e Ufo, ma il suo campo è esteso,  direi, a ogni aspetto della vita quotidiana. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se questa narrativa si è Papa robot appena elettomolte volte occupata anche del Papa, con risultati spesso notevolissimi. Ne è una dimostrazione il testo che segue, da me ripreso - con qualche aggiunta finale - dal blog di Daniele Barbieri (testo intitolato Papi da fantascienza). Grazie, Daniele!

Fumata bianca o nera? Nel racconto Buone notizie dal Vaticano (1979), di Robert Silverberg, si discuteva in Piazza San Pietro, in attesa che il Conclave eleggesse l’ennesimo successore di Pietro, di come la Chiesa stesse adattandosi ai nuovi tempi. Finalmente la proclamazione: e subito papa Sisto VII si sollevava verso il Cielo su una scia infuocata, mentre un cardinale commentava: «Ogni epoca ha il papa che si merita: oggi è un robot, domani sarà una balena o una montagna».

Fantascienza, certo. Ma che ci parla del complesso rapporto fra la Chiesa di Roma (forse vale per tutte le religioni) e la modernità. Se, con Giovanni Paolo II, il Vaticano scelse un profilo innovativo, almeno nei media, e con Ratzinger finì su twitter, altre sorprese non sono da escludere. Nulla di nuovo, obietta qualcuno: se il cristianesimo (come potenza oltre che come idea) resiste da un paio di millenni, è perché ha saputo – seppure con grandi ritardi – adattarsi ai tempi.

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Addio ad Antonio Caronia

Pubblicato il 5 Febbraio 2013 in Tempo presente | 2 Commenti »

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Nato nel ‘44 a Genova, ma residente a Milano, Caronia studiò matematica, laureandosi con una tesi su Naom Chomsky. Dal ‘64 al ‘77 svolse attività politica, prima nella sinistra del PSI, poi nella sezione italiana della Quarta Internazionale, dirigendo per un paio d’anni il giornale “Bandiera Rossa”;  fino al ‘91 insegnò nella scuola secondaria superiore. Dal ‘78 data il suo ingresso nel mondo della fantascienza italiana, allorché si unì all’attivissimo collettivo milanese “Un’ambigua utopia” (UAU), denominazione che riprendeva il sottotitolo del celebre romanzo di Ursula K. LeGuin I reietti dell’altro pianeta (The Dispossed, 1976). In quel collettivo – per vari anni vivacissimo punto di riferimento per un’ala della fantascienza italiana – Caronia collaborò a numerose iniziative: alla rivista omonima, ai dibattiti, alle manifestazioni, nonché a una sorta di vivacissima contro-convention rimasta famosa, “L’invasione dei mar/x/ziani” (Milano, settembre 1978).

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L’immortalità è una piccola medusa

Pubblicato il 21 Gennaio 2013 in Tempo presente | Nessun commento »

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 Ma quale può essere il limite massimo di vita dell’uomo? Nel giugno scorso è morta nel Congo, a Kinshasa, Antoinette Mbinga: età 130 anni. Aveva 9 figli, 88 nipoti e 130 pronipoti. Probabilmente era la donna più anziana del mondo. Davvero una bella età, se vissuta senza troppi malanni.

Una longevità, però, che passa in second’ordine se entriamo nel regno animale. Per non dire di quello vegetale. Nel novembre 2006 morì per un attacco cardiaco la tartaruga gigante Harriet, che aveva festeggiato i 176 anni. Viveva in uno zoo di Sydney, in Australia, e si dice che l’avesse prelevata Darwin nelle isole Galápagos, quando l’animale aveva cinque anni (era, si noti bene, il 1835), facendone accurato soggetto dei suoi studi. Ma ancora più “anziano” è un esemplare di vongola oceanica della specie Arctica islandica: 376 anni. C’è di più: la Spugna antartica, che ha un ciclo vitale estremamente lento e si ritiene che alcuni esemplari superino i 1.550 anni.

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Un moderno Buon Natale a tutti

Pubblicato il 24 Dicembre 2012 in Il mestiere di vivere | Nessun commento »

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Anche Babbo Natale si aggiorna.
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Purtroppo e’ invecchiato, ha qualche
secolo addosso e ormai non riusciva piu’
a mantenere la giusta velocità nella distribuzione
dei regali. E Greepeace, a buona ragione, ha protestato
per lo sfruttamento delle renne. Spero pero’ che gli ecologisti
a loro volta non protestino per l’inquinamento che un
veicolo inevitabilmente genera se deve visitare
qualche miliardo di famiglie in una sola
nottata. Alleluia!.
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Salvate Terramatta

Pubblicato il 21 Dicembre 2012 in Storie d'ordinario infinito | Nessun commento »

.                                                                                                                                                                        La fine del mondo dei Maya è improbabile anzi impossibile, quella qui descritta è impossibile ma molto più probabile.

La carriola era pesante da spingere e Xeno, arrancando per la strada in salita e aprendosi un varco nella folla berciante, ogni tanto tirava fuori una bestemmia. Giornata di merda. Alla lettera. Per terra il manto stradale tempestato di buche, rifiuti, sterco di animali e certamente anche di persone; in alto l’eterna cappa di nuvole grigie gonfie di decenni di polveri vulcaniche, industriali e altri veleni. E lui in mezzo. Erano le sedici ma pareva fosse quasi notte. 
Qualcuno gli mise una mano sulla spalla. — Amico, perché non sorridi? — La voce a Xeno suonò sconosciuta. Si girò.
Era un vecchio con un cappellaccio di traverso e occhi dalle iridi appuntite. Sorrideva a sua volta, mostrando qualche dente in un vuoto nero. — Ascolta! —  bofonchiò additandogli il logo sulla camicia gualcita. — Dai retta ai Consigli dei Mistic. Non hai a cuore la Salvezza?
— Togliti dalla mia strada, vecchio —  rispose Xeno esasperato. — Non è la serata giusta. Ho il mio daffare. Quanto ai Mistic, possono andare a impalarsi sulle aste delle loro bandiere. — Dette una lieve spinta all’uomo, che brontolò qualcosa.
Riprese la salita.
I Consigli dei Misticheggianti!
Già il governo aveva decretato lo stato di estrema emergenza, e vivere stava diventando un’assurdità. Razionata al massimo l’energia, proibito l’uso di vetture, motorini, aerei, treni. Disattivati telefono e tv. L’ossessione dell’EI, l’Energia Inquinante. Le strade diventavano intasate, impraticabili, specie in una città con tre milioni di abitanti. Incidenti, malattie, divieti…

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