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Per me, tutto incominciò con Arnabolda. Stavamo insieme da due anni e ci amavamo alla follia. Prima o poi
ci saremmo sposati se non fosse saltata fuori la questione PAPP (“Previsioni d’Amore Perfetto Pianificato”). In verità io già pensavo che due persone destinate ad avere una prole devono sapere se nascondono malattie o imperfezioni che potrebbero tramandarsi o, peggio, amplificarsi procreando. Dover abbandonare Arnabolda fu per me un grossissimo trauma (lo fu soprattutto per lei). La PAPP non è un ente governativo né una multinazionale, è uno dei vari PSOM (“Protocollo Sanitario di Orientamento Morale”) emessi dal MinSalTot (Ministero della Salute Totale). Dacché questo PSOM è stato diffuso e recepito dalla popolazione, sono incominciati i miei guai. Guai? Ma no, dovrei ringraziare il MinSalTot! Più volte ho dovuto lasciare ragazze in apparenza fiorenti e bellissime: celavano nei loro corpi delle autentiche bombe a orologeria. Separazioni strazianti le mie, ma etiche. E mi sono allineato al dettato della PAPP: “Amate il vostro partner? Lasciatelo immediatamente!”
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I detriti orbitali, è noto, rappresentano già oggi un serio problema per satelliti e stazioni spaziali. Ma in futuro potranno dare lavoro a una ardimentosa figura di operatore ecologico, oltre che riservarci strane sorprese…
Giosuè ebbe una contrazione repentina allo stomaco, ma tirò un sospiro di sollievo quando si rese conto che la tuta che indossava aveva reagito al segnale radar molto prima di quanto avrebbero potuto fare i suoi riflessi. Un potente getto del reattore a ossigeno incorporato l’aveva spinto di colpo lateralmente, e lui era ancora vivo. Annaspava e roteava nello spazio nero cercando di fermare quel moto e di non allontanarsi troppo dalla Stazione. Sentì il sudore colargli dalla fronte; per qualche istante si appannò la visiera del casco. Gli apparati elettronici della tuta erano nuovamente in funzione per stabilizzarlo. Mezzo minuto e si ritrovò dritto in verticale rispetto alla Stazione Ross, apparentemente immobile. Ma stava già eseguendo la manovra d’avvicinamento.
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Seguito e fine della breve panoramica sui tentativi della fantascienza di concepire una “alienità assoluta”.
3. - Solaris, inevitabilmente
Una specie totalmente aliena dovrebbe esprimersi in un linguaggio per definizione intraducibile. Di fronte a una simile forma di comunicazione, a nulla varrebbero neanche quei comodissimi “traduttori universali” con i quali gli autori di fantascienza si liberano elegantemente, o credono di liberarsi, di un gigantesco problema. In fondo i cosiddetti traduttori altro non sono che “assertori di plausibilità”, ovvero tautologici fanta-gadget che rendono possibile l’impossibile, tramite l’espediente di definirlo in un gergo tecnologico. Perché in realtà l’ET non è solo un rompicapo biologico, è anche un rompicapo linguistico; e si pone pertanto la fatal domanda: un linguaggio alieno traducibile, è davvero alieno? E viceversa. (Vedasi La scienza della fantascienza, di Renato Giovannoli, Bompiani, 1991).
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Il ‘900 si è rivelato, possiamo dirlo a buon diritto, anche il “secolo della fantascienza”. Al punto che una delle sue icone è stata la figura dell’alieno, creatura (ipotetica) d’altri mondi; quindi per definizione diversa da noi… ma fino a che punto? Una totale diversità non sarebbe concepibile né raccontabile. E forse sarebbe “letterariamente inutile”. Eppure molti autori ci hanno provato… 
1. – Wonder Aliens
Anni fa, il compianto traduttore e saggista Delio Zinoni scrisse in un suo articolo che l’intera fantascienza ruota attorno all’idea, anzi al sentimento, della “alienità” (Altre forme dell’alieno, in ”Urania” n. 1229, 17 aprile 1994).
Concordo. Tuttavia io credo che, nonostante innumerevoli descrizioni e rappresentazioni di creature le più isolite d’altri mondi, gli alieni si possano sempre ridurre a trasparenti - quand’anche originali - combinazioni di caratteristiche umane, animali (o di insetti, microbi), di vegetali, perfino di minerali, e anche di forze della natura. D’altronde credo di star enunciando un’ovvietà. Un alienus che sia tale veramente, etimologicamente: quanti ne avremo incontrati nelle nostre letture? Sapreste ricordarne subito uno, due? Ogni nostra rappresentazione è per sua natura antropomorfica e deriva - né potrebbe essere altrimenti - da ciò che già conosciamo, dal conoscibile. Ma il fantastico, la fantascienza, non vogliono ammaliarci con le lusinghe dell’inconoscibile? Un paradosso: proprio la science fiction, madre di tutti gli ET, suo malgrado si rivela incapace di concepire una reale “alienità”…
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Ormai la “questione Berlusconi” sta assumendo un aspetto davvero inquietante, mentre prove e controprove
e nuove notizie ampliano a dismisura il “fattaccio”. Nonostante le tirate di Ghedini - che fra l’altro avrebbe suggerito con plateale spudoratezza di estendere la proibizione delle intercettazioni telefoniche a prima della data in cui la magistratura incominciò queste indagini! - non esistono i miracoli: lo stesso Pdl riscontra, all’interno delle sue fila, posizioni fermamente dissenzienti, a partire dal Presidente della Camera; e ciò è ovvio: chi avrebbe piacere nel ritrovarsi accomunato, in qualunque modo, a colui che infanga l’immagine del governo (in Italia) e quella dell’Italia (all’estero)? Berlusconi, imperterrito, ora afferma che venderà Certosa: capirai! Come se non potesse spostare i suoi incontri galanti altrove. Dice anche che eliminerà questa “spazzatura” come ha fatto per quella di Napoli. Non so per Napoli, ma “questa” immondizia non sarà mai facile da eliminare: per il semplice fatto che Berlusconi ora è facilmente ricattabile. Da chiunque abbia preso parte ai suoi festini. E difatti, le testimonianze crescono giorno dopo giorno, e i riscontri - a detta dei magistrati - ci sono e aumentano. Ora non può più prendersela neanche con la cosiddetta “sinistra” - spauracchio in verità già di cartone - che lui ha creduto di sventolare credibilmente per anni…
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Stamattina, leggendo i quotidiani, apprendo all’improvviso che Bari è famosissima in tutto il mondo, al
punto da meritare articoli della stampa planetaria. E dire che io pensavo che conosciuta, Bari, lo fosse solo un tantino, ma per la presenza delle ossa di San Nicola nella Basilica che gli è dedicata (sì, proprio quel San Nicola festeggiato in tutto il mondo come Santa Klaus alias Babbo Natale). Argomento, quest’ultimo, anche controverso: infatti le Sante Ossa tanto vantate localmente e gelosissimamente custodite, sono il frutto di un autentico furto effettuato dai baresi nel 1087, allorché tre navi salparono dal porto col preciso intento di andare a rubare le spoglie del santo, conservate in una chiesa di Mira, cittadina sulle sponde dell’Asia Minore e della quale il già famoso santo era stato vescovo. Fra parentesi, a coloro che si scandalizzano per questa antica razzia, vorrei rammentare che - come sempre - il mondo è paese e non ci si dovrebbe fermare alla prima cantina. Per esempio, si sa che le ossa del notissimo San Marco, serbate nella splendida Basilica in stile romanico-bizantino-gotico, furono a loro volta sottratte ad Alessandria d’Egitto da due mercanti di Venezia, nell’828. Che dire? Evidentemente a quell’epoca andava molto il frega-frega del santo più famoso. Chiusa parentesi. Perché se i santi oggi riposano, il frega-frega invece è rimasto, attivissimo a quanto pare. Anche a Bari.
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Gentili lettori, stavolta ho il piacere di annunciare l’uscita di un mio nuovo libro: “I suoni del silenzio”, Florestano Ed., Bari 2009, pagg. 89, Euro 12,00. Prefazione di Massimo Del Pizzo. Si tratta di tre racconti fantastici e
fantascientifici imperniati sulla musica. I titoli dei racconti: “I suoni del silenzio”; “Sogno di mille laghi”; “La musica è finita”.
[Dal primo risvolto di copertina] - «La musica è fonte di misteri: “cantare” ha la medesima radice di “incantesimo”. La musica rappresenta un controsenso: è un linguaggio asemantico, che cioè ci parla di qualcosa, ma paradossalmente non sapremmo dire con precisione cosa. La musica è l’unica arte invisibile e che esiste solo come sequenza temporale, in quanto mondo impalpabile di suoni in successione.
Per queste e altre peculiarità insolite, la musica ha una sua essenza concreta ma enigmatica, che da sempre ha originato leggende. Come nelle tre che si raccolgono in questo libro. Una d’esse ipotizza fantasiosamente l’esistenza d’un altro universo popolato da creature angeliche - i Suoni, per l’appunto - i cui destini sono drammaticamente interconnessi con le vicende umane. Un’altra leggenda ci immerge nei personaggi del pantheon finnico descritto nel Kalevala e ci presenta uno dei suoi massimi cantori, il compositore Jean Sibelius, con la sua misteriosa e mai rinvenuta Ottava sinfonia. La terza ha luogo nell’immediato futuro e si pone un’inverosimile domanda…
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Quella mattina Enrico Armini si svegliò con un’idea conficcata nella testa.
Si rigirò tra le coperte. Come mai quel pensiero (che in verità lo accompagnava da tanti anni) ora lo torturava come un coltello in una ferita? Irene dormiva. Sgusciò fuori dalle coperte, si vestì e uscì.
Erano le otto e mezza e il traffico urbano appariva al culmine. La giornata di dicembre si presentava gelida ma frizzante. Girovagò per i giardini del centro, nervosamente, e all’improvviso prese una decisione un po’ pazza… Ma sì, tanto valeva provare, una buona volta!
Il negozio che cercava era in una stradina defilata: roba elettronica per giovanissimi, ma anche un reparto di tecnologie costose e all’avanguardia. L’insegna era “PlayTime.” Entrò, diretto al reparto sperimentale.
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Allorché, giovanissimo, incominciai a lavorare in banca - la fu Banca Commerciale Italiana - non mi pareva vero. Che io poi fossi sopravvissuto a 37 anni di banca, non mi sembrava vero. Anche andare in pensione non mi pareva vero; ma al riguardo mi ha rinfrescato la memoria l’aver casualmente ritrovato,
rimestando tra vecchie carte, il testo del discorso di commiato che rivolsi alla direzione e ai colleghi di allora, in occasione del tradizionale “rinfresco” da me offerto nella circostanza. Può interessare a qualcuno? Non so. Comunque è anche uno sguardo su un mondo che non c’è più. Benché si tratti di “solo” quattordici anni fa. (Oggi è molto peggio…)
(Presenti il Direttore della Filiale dott. Ciabotti, il Condirettore dott. Condello, una trentina di colleghi - a Bari, nel salone della la Filiale, il 14 dicembre 1995 alle ore 16,30).
Gentili Signori, anzitutto vi ringrazio di cuore per essere qui: mi sembra una attestazione di stima, direi anche di affetto. Come vedete ho tre o quattro fogli in mano. Avevo preso degli appunti, ripromettendomi di toccare alcuni argomenti di prammatica in circostanze del genere. Ma in questo momento ho deciso che quanto avevo scritto non mi piace, e allora cambio tutto.
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“Utopia Experiment”: prepararsi al Disastro Globale. Ma chi parla più di Utopia?
Il tema della difesa dell’ambiente è ormai, possiamo dire, un ritornello quotidiano. All’argomento sono
interessati gruppi di studio, scienziati, economisti, ecologi, uomini di governo e perfino… utopisti. Il tema è stato rinfocolato dall’attuale situazione. Per esempio, si potrebbe partire proprio dalla crisi in atto per premiare la costruzione e diffusione di auto ecologiche, come pure di immobili concepiti con criteri di risparmio energetico (oltre che anti-sismici). Alla base c’è un problema reale. Il nostro pianeta sta cambiando, e due elementi essenziali del discorso sono: clima e petrolio.
Ma venendo ai dettagli, a parte una concordanza di fondo su un generico stato d’”emergenza”, si nota che le proposte di soluzioni (indicazioni su tempi e possibili rimedi) solitamente differiscono fino a entrare in antitesi. Anzi, per più d’uno la stessa “emergenza” non esisterebbe affatto, oppure - ed è l’orientamento del nostro governo, per il quale le priorità sarebbero altre - per il momento essa viene tranquillamente ignorata e rimandata a tempi “migliori”.
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