. L’invisibilità affascina da sempre. Un argomento presente in innumerevoli leggende, narrazioni, tradizioni, e trattato in molti film e romanzi, sia di fantasy sia fantascienza sia di “fantastico” puro.
In queste storie, persone e oggetti sono invisibili grazie a poteri della magia (il “mantello” di Harry Potter) o di una tecnologia immaginaria (L’uomo invisibile di Herbert G. Wells, 1897). Tecnologia immaginaria? Oggi non del tutto, grazie a sperimentazioni affatto di fantasia. E recentissime notizie introducono una particolare novità in questo settore.
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Trovo straordinariamente riuscita l’idea di Woody Allen, nel suo recente film Midnight in Paris, di mescolare momenti di fantastico e/o di fantascientifico con il realismo degli eventi narrati…
E’ il modulo d’una fantascienza soft che (personalmente) mi è molto congeniale anche se non facile da mettere in pratica, per la necessità di mantenere in equilibrio peso e misura d’una trama che sappia amalgamare immaginario, esperienze vissute, significati allegorici, mantenendo un filo logico e riuscendo a toccare la sensibilità dello spettatore (Woody non è nuovo a incursioni fantascientifiche: rammento qui il film del 1973 Il dormiglione, divertentissmo e dalle coloriture orwelliane).
Raccontare di cosa tratti Midnight in Paris nei dettagli significherebbe distruggere l’elemento sorpresa, che costituisce la maggior parte dell’impalcatura in questo film. In sostanza la vicenda si svolge a Parigi (come dal titolo) e vede quali protagonisti una coppia di giovani statunitensi di belle speranze approdata nella capitale…
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http://www.uccronline.it/ è il sito dell’UCCR, Unione Cristiani Cattolici Razionali (“Una associazione virtuale in difesa della razionalità della fede cattolica”). 
Gente che ridicolizza noti nomi quali Odifreddi, Hack etc., e tenta maldestramente di denigrare Darwin e darwinismo - maldestramente perché non conosce la materia - ma al contempo pretende di fondere la fede religiosa con la razionalità.
Se queste persone fossero davvero razionali, dovrebbero ammettere che la fede è indimostrabile: è, appunto, un “atto di fede”. Non ci sarebbe certo da vergognarsene. Ma allora costoro sarebbero davvero razionali. E quindi il loro raziocinio li porterebbe inevitabilmente a non avere una fede, o quanto meno ad avere ragionevoli dubbi. Come la risolviamo?
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Un aforisma del grande scienziato e scrittore Arthur C. Clarke suona così: “Ogni tecnologia sufficientemente progredita è indistinguibile dalla magia”. E in definitiva, la “magia” cosa è?
E’ la convinzione che basti il nostro “pensiero” per modificare o influenzare gli eventi. Per esempio, attivare o
muovere oggetti attorno a noi mediante una forte concentrazione del nostro desiderio. Questo potere, ai limiti del paranormale, nel gergo fantascientifico di molti anni fa veniva definito “telecinesi” (moto a distanza). Ebbene: ormai siamo in piena magia (tecnologica). Ci giunge notizia di una casa telecineticamente comandabile: un sorprendente progetto europeo coordinato dal professor Roberto Baldoni, nelle strutture della Fondazione Santa Lucia, a Roma.
Si tratta di una casa attrezzata con dispositivi altamente sofisticati, collegabili con il cervello umano e manovrabili con la sola forza della mente. Accendere la luce, cambiare il canale tv, accendere e manovrare un computer, attivare il forno elettrico o il condizionatore, sollevare la saracinesca del garage, aprire la porta di casa o il cancello del giardino, dare acqua all’innaffiatore e quant’altro si voglia. Il tutto è descritto dal professor Baldoni sull’ultimo numero della rivista inglese International innovation. All’agenzia giornalistica Ansa Baldoni ha dichiarato: “L’idea è nata dalla considerazione che ormai nelle nostre case c’è già tanta intelligenza artificiale. Molti dispositivi possiedono un processore interno. Noi ci siamo limitati a trovare un modo per farli dialogare tra loro, aggiungendo un’interfaccia computer-cervello. Tutto ciò è utilissimo soprattutto ai disabili”.
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È recente la scoperta, in un sistema solare lontano 600 anni luce, d’un pianeta simil-terrestre, ovvero un “esopianeta” (da “pianeta extrasolare”, o “exopianeta”). Si chiama Kepler-
22b e ha un diametro 2,4 volte quello terrestre.
Nonostante ciò, è l’esopianeta più piccolo tra quelli individuati in questi ultimi anni in vari sistemi solari della nostra galassia. Compie in 290 giorni una rivoluzione intorno al suo sole, la stella Kepler-11, che appartiene alla stessa classe spettrale del Sole (tipo-G5); la temperatura media alla sua superficie è stimata sui 22 gradi centigradi.
La scoperta è stata possibile grazie al satellite artificiale Kepler (da questo i nomi ai corpi celesti), nell’ambito d’un programma di ricerca astronomica sviluppato dalla Nasa: la Missione Kepler. Il satellite è in sostanza un perfezionatissimo telescopio orbitante attorno al Sole e in grado di individuare pianeti della dimensione della Terra (ma anche più piccoli) al di fuori del Sistema solare. Il programma prevede l’esame di oltre 150 mila stelle entro un periodo di quattro anni. Ovviamente i pianeti, date le distanze, non sono direttamente osservabili, ma se ne ricava la presenza con il metodo del “transito”, ovvero misurando il calo di luminosità d’una stella dovuto a un corpo celeste che, nel suo moto, si interpone per un certo tempo dinanzi all’osservatore. A conferma che questa variazione di luminosità sia causata dalla presenza di un pianeta sono richiesti almeno 3 transiti.
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È donna, è nata in un ospedale a Manila il 31 ottobre scorso, si chiama Danica May Camacho ed è stata (convenzionalmente) dichiarata la settemiliardesima persona dell’attuale popolazione mondiale. (Altre fonti attribuiscono invece il primato a Nargis, bimba nata in India). Sia
comunque l’una o sia l’altra a far cifra tonda, siamo a un numero mai prima raggiunto prima e che dà il capogiro.
La nostra specie esiste da circa 200 mila anni, e agli inizi dell’Ottocento eravamo un miliardo. Dopo appena un secolo e mezzo (intorno al 1950) la popolazione si era triplicata e il tasso di crescita saliva, sino a fine XX secolo, a 200 milioni ogni anno, per tornare a scendere agli attuali 130 milioni annui circa (benché recenti ricerche indichino nuovamente una crescita). Quali previsioni per il futuro? Quanti saremo nel 2050?
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. Economia, politica, finanza. Spread, bond, default. Cartolarizzazione, swap, derivati. Borsa e teorie economiche invase da formule matematiche, espresse in un linguaggio esoterico, da
fare invidia a un testo di fisica quantistica…
…quasi fossimo in presenza di scienze esatte, laddove economia e finanza restano scienze soft, che “cercano” di avvicinarsi alla esattezza. Chi avrebbe previsto l’attuale situazione? Nel capitalismo le crisi sono fisiologiche - come sosteneva il profetico Karl Marx - e ricordano i terremoti: si è certi che esploderanno ma chissà quando. Pochi giorni addietro, la nota trasmissione televisiva “Report” mostrava, in un servizio dal titolo “Effetto valanga”, alcune indagini nell’attuale ambiente borsistico e finanziario mondiale, cercando di risalire alle cause dello sconquasso, di capire se sia frutto d’una regia ben precisa, e quali gli eventuali manovratori. Il risultato confermava quanto già è risaputo negli ambienti della finanza: è presente l’impronta di alcune decine delle maggiori banche mondiali, di multinazionali e agenzie di “rating” in un reciproco mostruoso intreccio di conflitti d’interessi anche politici, tesi all’unico fine di “estrarre profitto” (come si dice oggi) da qualunque cosa e a ogni costo: dalle variazioni del prezzo dei succhi d’arancia all’entità delle nevicate (in Borsa oggi si scommette anche su questo), il tutto in favore del ben noto 1% della popolazione mondiale. Ma la singolarità della trasmissione tv, a parte la pregnanza degli argomenti, è stata il frequente confronto degli eventi in rassegna con la trama d’un romanzo di fantascienza, un “Urania” (Mondadori) uscito nel 1978 intitolato appunto Effetto valanga, a firma dello statunitense Mack Reynolds (1917-83), autore noto nel suo ambiente per numerose anticipazioni “fanta-economiche”.
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Oggi, sabato 29 ottobre, prende avvio presso “L’Eccezione” – TeatroPuglia di Rino Bizzarro, il piccolo ciclo “Musica divina – Le note dell’anima”, a cura di Vittorio Catani.
Tre appuntamenti, scaglionati nel tempo, dedicati a tre “grandissimi” della musica mondiale. Questo primo è dedicato all’uomo che ha rivoluzionato la musica statunitense: Jacob Gershowitz, noto come George Gershwin. La narrazione
della biografia di questo compositore si identifica, in pratica, con il catalogo di ben note e amatissime composizioni, dalla “Rapsodia in blu” alle mille canzoni dei suoi musical fino all’opera lirica “Porgy and Bess”, nel coraggioso tentativo di Gershwin di saldare musica popolare (specie blues e jazz) con quella colta europea. Nell’evento saranno proiettate immagini, alcuni video, e si ascolteranno registrazioni di brani delle opere del compositore.
Gershwin si presenta in termini del tutto nuovi. Raccoglie esperienze assai diverse da quello d’un musicista europeo, o anche di uno tradizionale degli Usa. Per questo, George è un musicista “americano”, l’unico che rappresenta l’America Usa pionieristica e ottimista degli Anni ’20. E quindi non c’è alcuna differenza in lui tra genere “dotto” o “leggero”, tra la “Rapsodia in Blu”, “Un americano a Parigi” e “The Man I Love”, tra la canzone “Swanee” (il suo primo grande successo) e “Porgy and Bess” o il “Concerto in Fa per pianoforte”.
Gershwin intuì che scrivere canzoni che fossero apprezzate dal pubblico dei concerti avrebbe significato offrire alla cultura dell’uomo qualunque, della classe media, insomma della borgesia dominante, un genere di musica colta in cui riconoscersi. Probabilmente è questo il motivo per cui risulta inconfondibile, qualunque cosa scriva.
Gli altri due incontri saranno dedicati rispettivamente ad altre due figure-chiave della musica d’ogni tempo: Piotr Ilich Ciaikovkij e Antonio Vivaldi.
ACCORRETE PIU’ VELOCI DELLA LUCE!!!!!
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FTL: “Faster Then Light”, ovvero: “più veloce della luce” (la quale viaggia a 299.792,458 km. al secondo). In questi giorni, in occasione del clamoroso esperimento con i neutrini che ha avuto per protagonisti il Cern di Ginevra e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, ritorna la
sigla FTL, che fra l’altro ci riporta ai fumetti di Superman…
Superman è il personaggio dotato di superpoteri che gli consentono di volare a velocità super-luminale. Come ciò accada non ci viene spiegato, ma poco importa perché il suo “potere”, siamo in un fumetto, viene tranquillamente accettato. Ma la velocità della luce (nel vuoto) fa parte di un gruppetto di leggi fisiche dette “costanti universali”, che cioè si ritiene valgano per l’intero universo: altrimenti quest’ultimo non sarebbe com’è. E dunque si pone la domanda se davvero i neutrini (che si è sempre ritenuto viaggiassero alla velocità della luce) siano giunti al Gran Sasso con 60 millisecondi di anticipo, e dunque a velocità FTL.
In realtà, una velocità ultra-luce, applicata al nostro mondo di tutti i giorni, implicherebbe effetti strani e devastanti quali il crollo del principio di causa-effetto. Eppure la narrativa e la filmografia di fantascienza ci raccontano spesso di colossali “imperi stellari”, di “star wars” e di astronavi che scorrazzano allegramente per l’intero universo: in che modo coprono le enormi distanze se non si può volare l’FTL? Cercheremo qui di… far luce, in breve, su alcuni interrogativi a metà tra scienza e immaginario scientifico.
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Carne artificiale: ne scrivemmo su queste pagine circa un anno fa, come realtà ipotetica e un po’ bizzarra, comunque lontana. Ma ora l’argomento torna all’attenzione dei media…
Il noto fisico e genetista prof. Edoardo Boncinelli, il 2 settembre al Festival della Mente (Sarzana), ha
dichiarato: “Credo che quella sulla carne artificiale sia una ricerca di enorme valenza scientifica, se si pensa che potrebbe portare un domani a debellare la fame nel mondo”.
E in effetti studi e sperimentazioni sono in corso. Il Ministero degli Affari economici olandese ha finanziato con due milioni di euro un progetto quadriennale di ricerca per la coltivazione industriale di carne in laboratorio. Il professor Mark Post, direttore presso l’università di Maastricht (Olanda) di un gruppo di studiosi operante nello specifico settore, sostiene che entro sei mesi, massimo un anno, si potrà produrre un vero e proprio hamburger artificiale.
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