iPhone, quanto mi costi?

postato Luglio 5th, 2008 in Exposé | 7 commenti »

“Bello l’iPhone. Pensavo costasse meno, però”.

Negli ultimi giorni, col fatto che il telefono Apple comincia a fare parlare di sé anche chi è fuori dal giro Apple, questa frase l’ho sentita diverse volte. Qualcuno ha persino sostenuto che il prezzo (199 euro) fosse gonfiato e che avrebbe dovuto costare così il telefono senza abbonamento.

Non mi riesce molto facile capire da dove nascano queste convinzioni. Se si va a guardare il mercato degli smartphone, anche quelli venduti scontati con abbonamento, i prezzi sono sempre più alti. Anche tralasciando il valore più importante dell’iPhone, che è la sua interfaccia innovativa, e guardando le fredde specifiche tecniche, non c’è nulla che eguagli l’iPhone. Che, ricordo, ha 8 GB di memoria (o 16), GPS, Wi Fi, Bluetooth, UMTS/HSDPA 7,2 Giga, schermo 240×480 pixel. L’aggeggio che si avvicina di più a queste specifiche è l’HTC 6500, che costa 790 euro, ma ha solo 256 MB di memoria e uno schermo microscopico, o il Blackberry Bold 9000, che ha solo 128 MB e costa 469. Confrontando le specifiche iPhone costa meno della concorrenza anche senza abbonamenti che garantiscano uno sconto.

Certo: in termini assoluti rispetto ai telefonini normali non costa poco. Ma se volete un telefono compratevi un Nokia: iPhone può essere usato anche per telefonare, ma - a mio modo di vedere - è soprattutto l’oggetto che permette di usare internet dovunque ci si trovi. Usarlo per parlare è solo una applicazione, e senz’altro quella meno interessante.

Per quanto riguarda i prezzi degli abbonamenti, ormai si sa più o meno tutto:

Peccato che Vodafone parta da così in alto; avrei cambiato volentieri gestore. Io 400 minuti di chiamate ci metto circa un anno a farli. Resterò invece con TIM, che mi da un abbonamento abbastanza economico a 30 euro, senza chiamate ma con un giga di traffico. Sempre che, naturalmente, sia possibile passare dal mio abbonamento attuale a questo senza cambiare numero, cosa che è possibile per legge tra operatori diversi, ma è tutt’altro che scontata restando con lo stesso operatore. Be’, nel caso incontrassi difficoltà state tranquilli che farò un bel post infuocato sull’argomento.

Violenza giovanile? Colpa dei videogiochi!

postato Luglio 4th, 2008 in Whatever | 3 commenti »

E come no! Una volta era colpa del rock, poi dell’heavy metal, adesso dei videogiochi. L’ultimo a emettere questa sentenza di condanna è persino un rockettaro, Noel Gallagher degli Oasis. Lo riporta Corriere.it, fonte di cui in genere mi fido poco, per cui sono andato a cercare qualche fonte inglese. “People say it’s through violent video games and I guess that’s got something to do with it” ha detto Gallagher. “If kids are sitting up all night smoking super skunk and they become so desensitised to crime because they’re playing these video games, it’s really, really scary.”

Trovo che sia davvero triste che persino un musicista - forse chiamare rock quello che fanno gli Oasis è un po’ eccessivo - possa fare questo tipo di dichiarazioni.

Faccio una proposta. Oggi per qualunque cosa si fanno sondaggi e statistiche. Facciamo una bella statistica: vorrei sapere qual è la percentuale di ragazzi che giocano ai videogiochi che ha accoltellato qualcuno. Anzi, non mi basta. Facciamo un’altra statistica: vediamo tra i giovani delinquenti che hanno accoltellato qualcuno qual è la percentuale di quelli che giocano ai videogiochi.

La mia impressione è che nella gran parte dei casi se gli capita in mano una playstation se la vendono all’istante, per drogarsi o magari per mangiare.

Un computer che sta in una busta. Busta grande, però

postato Luglio 4th, 2008 in Exposé | nessun commento »

Vi ricordate la pubblicità del MacBook Air? Con la mano che scioglie apre una normale busta color avana formato A4 e ne tira fuori un sottilissimo MacBook Air? Bella, minimale ed elegante come spesso sono gli spot Apple. Non ci sarebbe gusto, altrimenti, a farne delle parodie esagerate… come quella che vi propongo in questo filmato. In fondo chi l’ha detto che una busta possa contenere solo un MacBook Air?

Dal papiro al computer

postato Giugno 28th, 2008 in Pubblicazioni | 5 commenti »

Sul numero in edicola di Focus - luglio 2008 - a pagina 153 troverete un lungo articolo dedicato alla grafica e alla pubblicità, scritto a quattro mani da me e Franco Forte.

Si tratta di un lungo servizio, di undici pagine, che affronta questo affascinante argomento partendo dalle origini storiche e arrivando fino alle più moderne forme di pubblicità. Si parla della storia delle font, delle esperienze artistiche del futurismo e del Bauhaus, dei più grandi grafici da Giovan Battista Bodoni a Milton Glaser, della costruzione della pagina di una rivista come Focus, delle campagne pubblicitarie che hanno lasciato il segno.

Nell’articolo trovano posto tanti spunti interessanti e tante curiosità. Lo sapevate che la parola “grafica” viene dalla radice che significa “incidere”, “scavare”, così come scrivere ma anche come “grotta”? E che il marchio della Nike venne disegnato da una studentesse che ricevette come compenso solo 35 dollari? Sapete che la parola font viene dal francese antico e significa “fuso”? E che Saul Bass ha diretto film di fantascienza ma anche disegnato il famoso logo della AT&T?

Ecco, certamente non sapevate però che Babbo Natale è un personaggio inventato dalla Coca-Cola. In effetti la Coca-Cola ha contribuito non poco a “standardizzare” l’immagine di Babbo Natale nell’omaccione con costume rosso e barba bianca, che esisteva già prima delle campagne pubblicitarie, ma insomma, a volte il costume era blu, o non c’era il cappuccio e così via. Magari si può discutere su quanto sia stato importante il contributo di Coca-Cola sull’immagine di Babbo Natale, ma certo non mi sognerei mai di dire che Babbo Natale è stato creato dalla Coca-Cola: Santa Klaus è una leggenda molto antica che nasce dalla storia del vescovo turco San Nicola. Tuttavia è ciò che si dice in una didascalia uscita a corredo dell’articolo.

Scrivere per una rivista come Focus non è facile. Hanno dei canoni stilistici molto precisi, che senza dubbio sono stati determinanti per rendere questo mensile uno dei più venduti in Italia. Questo purtroppo significa che ti riscrivono buona parte dell’articolo, tagliando qui, aggiungendo là, sintetizzando, aggiungendo titolini. Per fortuna, il pezzo preimpaginato ce l’hanno mandato a controllare, e abbiamo fatto pulizia di molti errori che erano stati inseriti. Ma questa storia di Babbo Natale dev’essere stata aggiunta dopo. Pazienza.

Una cosa devo dire, comunque: per essere proprio un articolo sulla grafica, è un peccato che abbia una grafica davvero orrenda!

Ecco un breve brano tratto dall’articolo:

Uno dei più grandi annunci pubblicitari di tutti i tempi diceva: “Pensa in piccolo”.
La pagina conteneva un grande riquadro grigio con in un angolo la foto minuscola di un’auto, il maggiolino Volkswagen. Sotto al riquadro il titolo: “Think small”.
In un’epoca in cui la pubblicità rincorreva l’esaltazione del prodotto pubblicizzato, William Bernbach propose un annuncio minimalista che grazie alla sua semplicità usciva prepotentemente dalla pagina. Avrebbe cambiato il modo di fare la pubblicità, introducendo i teaser, annunci che invece di urlare incuriosivano, attirando l’attenzione di un lettore che già a quell’epoca tendeva a ignorare gli annunci pubblicitari.
L’eco del “Think Small” della Volkswagen risuona in una campagna che ha fatto scuola negli ultimi anni: “Think Different”, che ha contribuito a rilanciare la Apple alla fine degli anni novanta. Lo spot consisteva nella lettura di un testo accompagnato dalle fotografie in bianco e nero di personaggi della scienza o dell’arte che hanno saputo “pensare in modo diverso”, per concludersi con il logo della società (la mela morsicata) e il pay off “Think Different”. Non veniva nominato nessun prodotto, non veniva fatto alcun riferimento ai computer, non veniva né mostrato né pronunciato il nome dell’azienda.

iPhonone o non iPhonone

postato Giugno 28th, 2008 in Exposé, Pubblicazioni | 1 commento »

È uscito in questi giorni MacWorld Italia di luglio, con la ventunesima puntata della mia rubrica Exposé. La rubrica è dedicata alle anticipazioni sul mondo Apple: rumors, aspettative, segreti trapelati per vie traverse, analisi e speculazioni degli analisti, and so on. Roba da fan di Apple, certo.

In questo numero, scritto prima della WWDC dove è stato annunciato l’iPhone, e quindi con un sacco di belle speculazioni su cosa sarebbe arrivato inutilizzabili perché l’articolo sarebbe uscito solo dopo (pork!), parlo soprattutto di tre argomenti: una teoria secondo la quale Apple si metterà a produrre sveglie, cornici digitali e roba del genere (Oregon Scientific, trema!), un interessante brevetto che prevede l’uso degli schermi dei computer e dei dispositivi da tasca (iPhone, iPod) come celle per l’energia solare; e le voci sul cosiddetto “iPhonone“. Vi riporto un brano:

Le speculazioni sul “Mac Tablet” sono in giro suppergiù dal giorno in cui è uscito il primo PC Windows tablet. La ragione per cui non è mai uscito un Mac tablet è intuibile suppergiù dal giorno in cui è uscito il primo PC Windows tablet: il fatto che il PC Windows tablet è uscito prima! Ultimamente però se ne riparla e James O’Grady si butta affermando con certezza che arriverà in autunno, ottobre al massimo, che avrà uno schermo 12” pollici e anche se avrà un chip GPS stile iPhone sarà un vero Mac con un vero MacOS X.
Questa teoria si combina solo parzialmente con un’altra speculazione che vorrebbe in arrivo una sorta di “super iPhone”, ovvero qualcosa di simile al telefonino Apple ma di dimensioni più grandi, 8 o 10 pollici. Sarebbe un oggetto che assomiglierebbe ai superportatili UMPC o magari all’internet tablet Nokia N800.
La nostra opinione? Scettici in entrambi i casi.

Mentre bloggo questa segnalazione in realtà ho già scritto e consegnato la puntata successiva di Exposé, che uscirà a fine luglio (credo; pensandoci bene non sono mica sicuro). Anche lì si parla di iPhonone.

Film.tv.it, 2.0

postato Giugno 24th, 2008 in Pubblicazioni | 5 commenti »

Lunedì scorso è andata online la nuova release di Film.tv.it - è soprattutto a causa di questo gigantesco lavoro che ultimamente ho avuto proprio poco tempo per scrivere qui.

Però è proprio un bel lavoro, direi, nonostante un po’ di bug dovuti alla fretta che stanno venendo riparati. Dal punto di vista software, il sito utilizza la release 2.0 del mio framework Tabloid. Il progetto grafico è di Laura Comoglio di Websushi, che ha fatto un eccellente lavoro (soprattutto nella preparazione dei prototipi XHTML, veramente puliti e ben scritti).

La progettazione è un’evoluzione di quella originale, alla quale hanno lavorato, come nella prima release, Bruno Kleinefeld e Luca Griffini, anche col mio contributo (soprattutto a stroncare le idee troppo “creative” :-) ). A loro si sono aggiunti alcuni professionisti ed esperti provenienti dalla nuova proprietà, in particolare Giacomo Santoli, Simone Tolomelli e Riccardo Rodella.

Riporto qualche brano dall’articolo di presentazione che ho pubblicato su Fantascienza.com:

“Era il 22 aprile del 2002 quando su queste pagine annunciavamo l’apertura del sito di FilmTV. Una rivista e un sito con i quali abbiamo avuto nel tempo ottimi rapporti, sviluppando insieme diverse iniziative - come la pubblicazione dei palinsesti televisivi, che per un lungo periodo sono stati forniti da FilmTV (ora il fornitore è Creazioni Editoriali), lo speciale dedicato a Brazil con pubblicazione del dvd in edicola, la partnership sul campionato del “Film del Millennio”.

Qualche mese fa i destini della rivista da edicola e del sito si sono separati: il sito (sempre all’indirizzo www.film.tv.it) è entrato in un importante gruppo editoriale che gestisce numerosi popolari siti web. E i primi risultati di questo cambiamento si sono visti in questi giorni, con l’apertura del nuovo sito di Film.tv.it.

Un restyling naturalmente era necessario, essendo il vecchio sito ancora basato su uno stile vecchio di sei anni - e quanto pesano sei anni nel mondo di internet. Ma le novità - che ancora hanno visto la luce solo in minima parte - non si fermano qui. Film.tv.it rilancia la sua vocazione di social network (nato ben prima che il social networking diventasse di moda) focalizzato sul cinema. Opinioni, playlist, ma anche commenti, voti, valutazioni; gratificazione degli utenti più attivi e delle contribuzioni più apprezzate. E questo è solo l’inizio, perché le idee in cantiere sono davvero tante: per ora va ancora completato il passaggio alla nuova grafica. Poi cominceranno ad arrivare le nuove funzionalità.

Sul fronte dei contenuti, Film.tv.it aggiunge a schede, foto (ora in qualità migliore), recensioni anche tantissimi trailer (già oltre un migliaio online). Inoltre i programmi dei cinema e i film in tv, con la possibilità di ricevere una mail di avviso qualche giorno prima quando sta per andare in onda il film che attendevamo.”

Apple fa ancora i computer

postato Giugno 10th, 2008 in Exposé, Fantascienza | nessun commento »

Intitolo questo breve commento sul Keynote di ieri rifacendomi all’articolo di Paolo Attivissimo, che titola Un tempo Apple faceva computer. In realtà l’articolo di Paolo non è polemico come il titolo lascerebbe supporre, e alla fine arriva a una conclusione simile a quella a cui arriverò io.

Il keynote: un po’ sottotono, soprattutto come spettacolo: delle cose presentate sapevamo già quasi tutto - a parte il prezzo - ed è mancato forse un po’ il ritmo. Ma in realtà i keynote della WWDC sono più o meno sempre così; non sono pensati come eventi di marketing, ma come eventi dedicati agli sviluppatori. Steve Jobs è stato poco sul palco, e sebbene sia apparso in forma qualcuno ha fatto notare che è sempre più magro. Del resto non è facilissimo accumulare grassi per un vegano.

Ha un po’ deluso in effetti lo scarsissimo interesse dedicato al nuovo MacOS X 10.6. Che sarà una release senza eclatanti novità che punterà soprattutto a migliorare efficienza e stabilità - e questo ci piace - ma che uscirà solo nel giugno del 2009, a quasi due anni da Leopard, e questo ci piace meno; l’impressione è che davvero tutti gli sforzi siano concentrati solo su iPhone.

La novità veramente importante è stata il ribasso del prezzo dell’iPhone. Che avrà un prezzo massimo di 200 $, dice Jobs (ma in Italia 200 dollari saranno 150 euro iva inclusa o 200 euro + iva?) anche se con questo prezzo sarà ottinibile solo insieme a contratti non economicissimi.

In realtà, quasi tutti gli smartphone - inclusi gli inutilizzabili Nokia basati su Symbian - costano molto più di 240 euro, per cui il prezzo è davvero competitivo. E l’iPhone ha senso solo se si ha una connessione dati senza troppi limiti, quindi comunque, anche con le ricaricabili, sarebbe necessario acquistare costose opzioni dati. Il contratto quindi non è poi così assurdo, a conti fatti.

E i computer?

Sono anni che sento ripetere la solfa che “finalmente il computer sarà integrato con la tv, allora sì che internet avrà successo”. Negli anni è tornata varie volte e più aziende sono fallite pensando che l’idea del secolo era portare il computer nel televisore. Ormai stanno cominciando a capire che forse è il televisore quello che è destinato a sparire, e che il computer ormai è parte della nostra vita come possono esserlo gli occhiali.

Una variante di questa favola è quella che il futuro nel computer era nel telefonino. Col risultato che circolano telefonini che fanno un miliardo di cose che nessuno usa perché sono impossibili da usare. Tuttavia, con palmari e smartphone la cosa è un pochino diversa; iPhone è un passo avanti deciso, e lo dimostrano le statistiche del consumo del traffico: iPhone lo usi davvero per navigare. Gli altri telefoni no.

La differenza a mio avviso è proprio nella mentalità di base. iPhone non è qualcosa che deve cercare di assomigliare ai computer e fare in piccolo quello che i computer fanno meglio. iPhone è un computer con un diverso modo di interagine, con funzionalità diverse. Fa cose che nessun computer fa e alcune le fa meglio.

Ora sono in arrivo decine di telefoni “touch” che consistono in affari con su la solita porcata di Windows Mobile con launcher studiati per assomigliare graficamente a un iPhone; un po’ come mettere un pezzo di cartone nei raggi della bici e far finta che sia una moto. Ma tutti questi aggeggi avranno le loro gatte da pelare, perché sono stati pensati per confrontarsi con un iPhone da 400 dollari. Contro un iPhone che costa la metà che chance avranno?

E venne il giorno

postato Giugno 9th, 2008 in Exposé | 1 commento »

Il prossimo weekend arriverà nelle sale italiane The Happening, da noi intitolato E venne il giorno. Se volete saperne di più su questo film, domani o dopo su Delos pubblicheremo un’intervista col regista M. Night Shyamalan (il link funzionerà quando il pezzo andrà online). Ma non è di questo che volevo parlare.

Il giorno che è arrivato è quello del keynote, detto anche “chinotto” dai fan Apple italiani. Questa sera alle 18 circa (le 9 di mattina in California) Steve Jobs salirà sul palco della conferenza mondiale degli sviluppatori Apple, e darà le sue solite indicazioni sullo stato delle cose.

Come sempre accade in prossimità di un keynote di Steve Jobs, negli ultimi giorni il mondo della tecnologia è impazzito dietro alle previsioni, alle speculazioni, alle rivelazioni presunte (c’è dell’arte nei finti annunci che vengono creati dai fan). Questa sera, la pistola di Steve Jobs sparerà sul gattino di Schrödinger, e tutte le speculazioni collasseranno nella realtà, che come sempre accade sarà diversa da tutto ciò che era stato previsto.

L’oggetto più atteso, il nuovo iPhone, in queste ore è quasi passato in secondo piano. Che arrivi è ormai certo, ci sono da chiarire i dettagli: GPS o non GPS? Disponibile subito o in luglio? Prezzo? Colori?

È abbastanza probabile anche che Jobs introduca la nuova release di Mac OS X (”about time”, direbbe l’ammiraglio Adama), la 10.6 code named Snow Leopard. Che novità ci saranno? Sarà a pagamento? Sarà solo per Intel? Supporterà lo ZFS?

Un bel fake uscito nelle ultime ore annuncia anche un nuovo Mac, chiamato MacFusion, e dedicato agli sviluppatori. Piccolo come un Mac mini ma alto la metà. Caratteristica principale: far girare anche Windows e Linux, usando Boot Camp. Ma non è ciò che fanno tutti i Mac? E poi dai, la prospettiva di quella mela non convince proprio…

Arriva il leopardo delle nevi?

postato Giugno 5th, 2008 in Exposé | 1 commento »

Tra le solite voci che circolano prima di un evento Apple, circola con insistenza da alcuni giorni la tesi secondo cui alla Worldwide Developer Conference di San Francisco sarà presentato il MacOS 10.6.

Leopardi delle nevi, ancora in versione betaUno degli apetti sui quali eravamo più curiosi al riguardo è: che felino darà il nome al prossimo sistema operativo? Di “grossi” resta solo il leone, o al massimo la lince. Secondo le voci però il gattone prescelto sarà il Leopardo delle nevi (Uncia uncia): il sistema si chiamerà quindi Snow Leopard. Il leopardo delle nevi non è in realtà un leopardo, anzi non appartiene neppure al genere Pantera (di cui fanno parte oltre al leopardo anche tigre, leone, giaguaro). È un animale a forte rischio di estinzione.

Il leopardo delle nevi è anche un animale molto familiare ai maccisti italiani, anche se forse molti non lo sanno: è noto infatti anche come Irbis, nome scelto da un noto e longevo programma di contabilità per Mac (ma ora anche per Windows) sviluppato in Italia dalla Easy Byte.

Trivia zoologiche a parte, secondo quanto si dice MacOS 10.6 non dovrebbe presentare novità di grandissimo rilievo rispetto a Leopard, ma puntare soprattutto su miglioramenti dal punto di vista dell’affidabilità e della velocità. Non potremmo che applaudire a una scelta di questo tipo: non tanto perché Leopard sia carente da questi punti di vista - siamo alla 10.5.3 e la stabilità è ottima, e le performance sono decisamente migliori rispetto a Tiger - ma per il coraggio che comporta. Lasciamo a Microsoft inventarsi ogni volta vaccate di facciata sempre più spettacolari e che rendano sempre più difficile usare i loro sistemi operativi, mentre al di sotto la situazione peggiora sempre di più accumulando strato su strato su roba scritta decenni fa.

Gli utenti non vogliono rivoluzioni che stravolgano il loro modo di lavorare. Vogliono lavorare meglio, più velocemente e senza sorprese.

Science Fiction Masala

postato Giugno 4th, 2008 in Fantascienza | 6 commenti »

Che esperienza.

Nei giorni scorsi abbiamo visto un film di fantascienza, il nostro primo film di fantascienza indiano, Koi… Mil Gaya. Davvero interessante, sotto molti aspetti.

Innanzitutto, è interessante vedere uno spaccato di vita quotidiana in India, un paese sul quale tutto sommato sappiamo poco e che rappresenta uno dei paesi cardine del futuro del pianeta. Il film era in lingua originale, e anche ascoltare il parlato è stato già istruttivo: abbiamo scoperto che l’hindi ha una sonorità molto simile al giapponese, ma soprattutto che gli indiani usano continuamente nelle frasi locuzioni inglesi. Non semplici parole, come facciamo noi, ma vera e propria fraseologia. “Good morning”, “what a shame”, “have a nice day” e così via. Soprattutto, mi è parso, quando vogliono dare particolare importanza alla frase; un po’ la mania tutta italiana di arrampicarsi nell’antilingua stile verbale dei carabinieri.

Dal punto di vista cinematografico, la prima cosa che salta agli occhi è il “masala”, ovvero il miscuglio di generi: commedia, fantastico, drammone, e soprattutto l’onnipresente musical. Almeno ogni dieci minuti di film scatta il momento della cantatina e del balletto. Glab!

Un dettaglio già più interessante è il fatto che, sebbene il film avesse ampi debiti verso la cinematografica occidentale (ne parlo più avanti), la trama non risultava affatto prevedibile. Non tanto nello svolgimento generale, quanto nelle piccole cose: quei meccanismi a cui ci si abitua dopo decenni di film americani, per cui sai che un certo fatto è preparatorio a un altro. E invece niente: si carica la tensione, ci si aspetta un certo evento, e invece la scena successiva è già la mattina dopo, col nostro protagonista che si sveglia bello tranquillo. Affascinante…

La storia è un bel “masala” di classici della fantascienza. Inizia con Incontri ravvicinati - con tanto di musichina per comunicare con gli alieni - poi diventa ET, per poi diventare Fiori per Algernon. Se lo si prende con lo spirito giusto il divertimento è assicurato.

L’attore principale, che interpreta il difficile ruolo del ragazzo minorato mentale, è Hritik Roshan; ha solo 34 anni, per cui ha girato finora solo una ventina di film. Ha esordito quando aveva sei anni. Carriera più lunga per Rekha, 54 anni, che interpreta sua madre: 176 film all’attivo, ma ha esordito tardi, a 12 anni. Sì, fa una media di quattro film all’anno per quaranta quattro anni. In India fare l’attore non è un mestiere di tutto riposo.

Il film ha avuto un seguito, Krrish, ed è in produzione il terzo, Krrish 2.