James Tiberius Custer

postato Maggio 12th, 2009 in Fantascienza | 6 commenti »

In questi giorni è quasi obbligatorio per chi ha un blog postare qualcosa a proposito di Star Trek. Non mi esimerò, ma vorrei dire qualcosa di un pochino diverso dal mio parere sul film e da quanto mi sembra rispondente allo spirito di Star Trek.

Allora, parliamo del generale Custer.

George Armstrong Custer è nato da famiglia contadina nello stato dell’Ohio, nel 1839. Si iscrive all’accademia militare West Point per diventare ufficiale. È bravo quando vuole, ma troppo insofferente della disciplina e dell’autorità. Scoppia la guerra civile e Custer riesce a diplomarsi, ma solo all’ultimo posto della graduatoria. Ciononostante la guerra ha bisogno di ufficiali: tutti i cadetti con una preparazione sufficiente vengono reclutati, e Custer viene nominato tenente.

Nel 1862 riesce a persuadere il suo colonnello a fargli comandare un attacco contro le truppe confederate: l’attacco ha successo e Custer riesce addirittura a catturare uno dei generali di corpo d’armata confederati.

Nel film del 1941 con Errol Flynn, They Died With Their Boots On (in italiano La storia del generale Custer), la storia di Custer viene naturalmente un po’ romanzata; Custer viene nominato di punto in bianco generale in seguito a un equivoco, ma ciononostante si fa valere cambiando le sorti della guerra e la nomina viene confermata.

Dopo la fine della guerra viene richiamato in servizio nella guerra indiana, col grado di colonnello; fonda il reggimento 7° cavalleria e ne forgia lo spirito anche usando la canzone tradizionale irlandese Garry Owen che è tutt’ora il “nickname” del reggimento. Infine muore nella battaglia di Little Big Horn, nel tentativo di impedire un massacro ben peggiore.

La finzione non si discosta moltissimo dalla realtà: Custer diviene effettivamente generale bruciando le tappe e ha un ruolo decisivo nella guerra, grazie ai suoi attacchi imprevedibili che spesso causano ingenti perdite alle truppe unioniste, ma anche gravi danni a quelle confederate. Il film dipinge un Custer amico degli indiani (Cavallo Pazzo era interpretato da Anthony Quinn) e che cerca inutilmente di opporsi a chi vuole infrangere il trattato di pace, mentre la storia sembra caricargli qualche responsabilità in più.

Tra finzione e realtà, comunque, noto una notevole somiglianza tra James Kirk e George Armstrong Custer. In particolare nel film di J.J. Abrams, che sembra voler richiamare la leggenda di Custer in modo esplicito: il padre di Kirk si chiama “George”, Kirk è insofferente alla disciplina e rischia l’espulsione dall’accademia; i cadetti vengono chiamati al servizio attivo a causa di un’emergenza; Kirk diventa capitano in modo rocambolesco ma la sua audacia lo porta a ottenere risultati così importanti che il comando viene confermato.

In fin dei conti Kirk rappresenta proprio ciò che la leggenda di Custer incarna: l’ideale del militare creativo, fuori dalle regole, che riesce a ottenere il successo pensando fuori dagli schemi, e al quale è facile perdonare la spacconeria, l’irruenza e quella buona dose di arroganza proprio in virtù dei risultati e anche di un pizzico di autoironia. Della quale nel Custer reale non sappiamo, ma in quello di Errol Flynn era senza dubbio presente.

Una nota curiosa: nel film del 1967 Custer of the West (Custer eroe del West) nel cast compare anche un certo Jeffrey Hunter, che proprio l’anno prima aveva recitato nel pilot di una nuova serie televisiva di fantascienza… e che venne sostituito, quando la serie andò in produzione, da un certo William Shatner.

Il mio parere sul film? Be’, la trama non regge gran che, il cattivo è un semplice sparing partner senza personalità, e senza dubbio ci sono un sacco di quei dettagliucci sbagliati che fanno incavolare i trekkie più fanatici. Chi se ne frega. Il film è divertente, getta le basi per il rilancio di Star Trek, i personaggi principali sono delineati bene e i loro rapporti sono intriganti. Non è un capolavoro, ma è certamente un capolavoro quello che JJ è riuscito a ottenere affrontando una sfida così difficile.

Superiphone

postato Marzo 5th, 2009 in Exposé, Pubblicazioni | nessun commento »

Questo articolo è uscito su MacWorld di marzo, attualmente in edicola. Ne propongo un brano, consigliando ovviamente l’acquisto della rivista, che contiene molte altre cose interessanti :-)

Alche che iPhone nano. Un nuovo iPhone è in arrivo, e sarà una belva. Almeno, questa l’indicazione che i nostri cacciatori di indizi hanno ricavato da dettagli apparentemente insignificanti.

iPhone nano in una vetrina in un negozio a BangkokNotiziona: Apple sta preparando una nuova versione di iPhone!
Come? Non ci trovate nulla di strano? In effetti è comprensibile: iPhone 3G è uscito lo scorso luglio, a un anno di distanza dal primo modello. È evidente che Apple stia lavorando con grande impegno a sviluppare il settore che le sta dando in questo momento le maggiori soddisfazioni.
Però ugualmente noi fan della Apple andiamo in fibrillazione quando capita di scoprire un misterioso “iPhone 2.1” in giro per le strade della California.
La Pynch Media è una società che concede in licenza un pezzo di software da inserire nei programmi per iPhone che permette allo sviluppatore di avere delle statistiche sull’uso del suo prodotto da parte degli acquirenti; una sorta di Google Analytics per programmi iPhone. Queste statistiche registrano anche il modello che fa girare il programma, e pare che a partire dallo scorso ottobre abbiano cominciato ad apparire sporadicamente un tag “iPhone 2,1”. Da dicembre queste segnalazioni sono diventate molte di più: almeno una dozzina di dispositivi, tutti concentrati nella zona della California a sud di San Francisco (Silicon Valley, insomma).
Una cosa “gustosa” è rappresentata proprio dal numero. Se il primo iPhone era 1,1 e il 3G era 1,2, qui si passerebbe a 2,1, insomma una “major release” con differenze più significative di quelle che hanno segnato il passaggio dal primo al secondo modello. Ma quali potrebbero essere?
Secondo AppleInsider, la differenza la potrà fare l’uso di chip sviluppati ad hoc dalla PA Semi, il produttore di semiconduttori recentemente acquisito da Apple. Si questi processori custom, progettati per accelerare l’elaborazione di media con  l’esecuzione parallela e multicore, Apple potrà implementare le tecnologie PowerVR di cui ha acquisito la licenza, e rendere disponibili agli sviluppatori funzionalità avanzatissime come l’elaborazione video in tempo reale e il riconoscimento vocale. Senza contare che l’alta velocità di elaborazione renderà l’iPhone e l’iPod Touch sempre più competitivi nel settore delle console da videogiochi tascabili.

E l’iPhone nano? Bene, Jobs è in congedo provvisorio, Tim Cook ha preso il timone, e la prima cosa che ha fatto cos’è stata? Smentire completamente la scorsa puntata di questa rubrica! A proposito del rumoreggiato iPhone nano, Cook ha detto “ci conoscete, non abbiamo intenzione di competere nel mercato dei telefoni a basso costo. Non fa parte della nostra identità. Non è la nostra ragion d’essere. Il nostro scopo non è vendere il maggior numero possibile di apparecchi, ma quello di costruire il telefono migliore possibile.” E in effetti era un po’ quello che pensavamo anche noi.
Un discorso analogo l’aveva fatto anche Jobs sul netbook, i computerini da poche centinaia di dollari che dopo il successo dell’EeePC stanno spopolando. Secondo Jobs, gli scopi per cui vengono usati questi apparecchi sono coperti quasi tutti dall’iPhone stesso. Ma Jobs lascia aperto uno spiraglio: “vedremo come evolverà questo segmento di mercato. Nel caso, qualche idea interessante ce l’abbiamo”.

Il film di Fondazione, ecco il soggetto

postato Gennaio 28th, 2009 in Fantascienza | 19 commenti »

È appena arrivata alla stampa la notizia che Roland Emmerich girerà un film tratto dalla saga della Fondazione di Isaac Asimov, e i nostri agenti si sono già impadroniti del soggetto. Curiosi di sapere come riuscirà il regista di Independence Day a portare nelle due ore di un film di Hollywood una saga di ampio respiro e tutto sommato un po’ cerebrale come questa? Ecco qui, svelato in anteprima l’adattamento della trama!

Il protagonista è un agente del servizio segreto imperiale. E’ stato incaricato di andare a prelevare uno scienziato da un pianeta periferico e portarlo su Trantor. Mentre si recano allo spazioporto l’agente nota un veicolo che li insegue. Inseguimento con le auto a cuscinetto d’aria fino al minuto 15. L’agente, Seldon e la figlia di Seldon, Arcadia, prendono l’astronave, Hari Seldon spiega all’agente le sue teorie storiografiche in una scena poetica con musica, brandelli di frasi per far capire che sono concetti filosofici, e immagini suggestive di galassie, e l’agente si convince che la causa di Hari Seldon va difesa a ogni costo e che deve a lui la sua fedeltà prima ancora che all’imperatore. Siamo al minuto 17.
Durante il viaggio verso Trantor un clandestino cerca di uccidere Seldon. Inseguimento a bordo dell’astronave, alla fine l’assassino si spara nel vuoto per non farsi catturare. Siamo al minuto 27.
Arrivo a Trantor. Scena in computergrafica per far vedere Trantor, magari ricclando footage non usato di Coruscant. I due incappano in una rivolta anti imperiale, approfittando della quale un assassino cerca di uccidere Seldon. Inseguimento in mezzo alle vie di Trantor. Siamo al minuto 30.
Seldon arriva di fronte all’imperatore e gli spiega il suo progetto di Enciclopedia Galattica. Scena poetica con musica, brandelli di frasi per far capire che sono concetti filosofici, e immagini suggestive di galassie. Siamo al minuto 45.
La spedizione di Seldon parte per Terminus, scortata dalle navi imperiali. A bordo della nave c’è un clandestino che cerca di uccidere Seldon. L’agente lo scopre e lo insegue. Ce ne sono degli altri. Sparatoria. Gli assassini muoiono ma la nave è danneggiata. Sta per finire l’aria. L’agente si lancia nel vuoto senza tuta e riesce a stabilire un contatto con l’altra astronave. Sono tutti salvi.
Siamo al minuto 65.
Il viaggio procede. A metà strada si avvicina una flotta di navi tutte strane piene di scheletri sugli scafi (riutilizzo di cgi da Serenity). E’ la flotta del Mule. La scorta imperiale dà battaglia ma nonostante la maggiore potenza sono sopraffatti dal numero. Siamo al minuto 80.
Finalmente le navi del Mule stanno per abbordare la nave di Seldon quando ecco delle bordate arrivare come dal nulla che colpiscono le ultime navi del Mule. E’ la flotta della Fondazione! Salvor Hardin in persona in collegamento annuncia che la flotta nemica si ritira! E’ fatta!
Siamo al minuto 95.
Sono tutti contenti ma Arcadia strilla e tutti si accorgono che l’agente è rimasto colpito da uno degli ultimi colpi. E’ in fin di vita, ma ugualmente racconta a Seldon del suo sogno di tornare un giorno al suo bucolico pianeta natale. Scena poetica con musica, brandelli di frasi per far capire che sono concetti filosofici, e immagini suggestive di galassie.
Siamo al minuto 110.
Tutto sembra concluso. Scene felici e suggestive sul pianeta Terminus, magari con musica e immagini di galassie. Vita quotidiana nell’università di Terminus. Alloggi. Arcadia che sta mettendo tristemente in una scatola gli effetti personali dell’agente morto, musica di tensione, il suo passaporto imperiale dell’agente era falso, e nascosto ce n’era un altro con le insegne di un ente misterioso: la Seconda Fondazione. Musica tesissima. Silenzio. Titoli di coda.

Esse minuscolo asterisco

postato Gennaio 9th, 2009 in Blog | 11 commenti »

Come forse alcuni di voi sanno già, questa settimana è successa una cosa per me bellissima. La notte della befana, insieme alla neve che poi ha sommerso Milano, è arrivato il piccolo Enrico. Si è presentato con tre settimane d’anticipo, ma già bello cicciotto (più di tre chili). Ho sempre pensato che i neonati fossero tutti uguali, lo confesso, ma lui mi sembra davvero carinissimo…

I complimenti vanno tutti alla mamma Eli, che ha fatto tutto il lavoro e l’ha fatto davvero bene. Non voglio postare foto, qui, perché le cose messe su internet restano, girano, chissà che fine fanno, e a me personalmente se girassero foto di quand’ero un bebè mi scoccerebbe abbastanza. Accontentatevi dell’orsacchiotto. :-)

Eli e Enrico sono già a casa, e stanno benone. Compatibilmente con il trauma del parto e il trauma di venire al mondo, che dev’essere davvero scioccante. Ma Esse minuscolo asterisco la prende molto bene!

Sono su Applicando

postato Gennaio 4th, 2009 in Pubblicazioni | 4 commenti »

Su Applicando di gennaio, uscito in edicola in questi giorni, se aprite a pagina 100 (tonda tonda) vi troverete davanti il mio bel faccione.

La veterana delle riviste dedicate al mondo Apple ospita una rubrica dedicata alle interviste a protagonisti del mondo della cultura, dello spettacolo o simili che usano Mac, e molto indegnamente questo mese hanno dedicato a me questo spazio. Per parlare in particolare degli ebook per iPhone che Delos Books ha messo in vendita sull’App Store da qualche tempo.

Applicando esce da oltre un quarto di secolo, e io la acquisto da circa vent’anni. In soffitta dovrei avere una collezione quasi completa. Intorno all’inizio degli anni Novanta, quando era direttore l’amico Renato Gelforte, collaboravo con Applicando in modo molto attivo, su ogni numero c’erano uno o due miei articoli, anche servizi molto ampi. Ora scrivo regolarmente sulla concorrente MacWorld, ma Applicando mi piace sempre molto. Li ringrazio quindi per lo spazio che mi hanno concesso, e ringrazio l’autore dell’intervista, Luigi Milani, anche lui un appassionato di fantascienza e di Mac.

Requisiti minimi Windows XP

postato Dicembre 21st, 2008 in Exposé | 6 commenti »

Ho preso qualche giorno fa il dvd di Il cavaliere oscuro, che offre in bonus, così dice il bollino sulla confezione, una “digital copy”. Leggendo le specifiche all’interno, ho trovato la classica frasetta “Requisiti minimi Windows XP”. O superiore. Mi sono detto: Ok, io uso MacOS X. È decisamente superiore a Windows XP. Quindi dovrebbe funzionare, no?

Digital CopyVa be’, battute a parte, sul foglietto è comunque specificato esplicitamente che il prodotto non è compatibile con sistemi Apple Macintosh (il che in effetti è scorretto, perché il termine “Macintosh” non è più in uso da parecchi anni) e iPod. Lascio eventualmente agli utenti Linux, i quali usano anche loro un sistema superiore a Windows XP, lamentarsi con la Warner.

Inatnto, la digital copy non è in effetti contenuta nella confezione; dentro alla scatolina del dvd c’è un foglietto con un indirizzo web e un codice univoco. Andando sul sito con Mac dice che il sistema operativo non è supportato.

Va be’, essendo superiore sono andato su VMWare Fusion e ho digitato l’indirizzo in Explorer 7, e mi sono scaricato il file, che poi è un programmino che si chiama “Digital Copy”, il quale dovrebbe scaricare poi il film vero e proprio. Ma qui l’inghippo: Digital Copy richiede Windows Media Player 11, che richiede a sua volta Windows XP Service Pack 2. Quindi attenzione: non basta Windows XP puro e semplice come indicato sul foglietto e sul bollino.

Ho scaricato e installato Windows Media 11, con alcuni simpatici intermezzi, come l’ineffabile sicurezza di Microsoft che mi chiede se mi voglio fidare di un file scaricato dal sito di Microsoft (avrei risposto “ovvio che non mi fido, ma tanto questa è solo una scatola virtuale e tanti danni non li puoi fare”, ma c’erano solo scelte sì/no e ho risposto sì, incrociando le dita come quando si promette per finta) o la barra di scorrimento che ti dice che manca un secondo alla fine dell’operazione, e continua a dirlo per due minuti. E naturalmente alla fine è necessario riavviare.

Rilancio Digital Copy e questa volta mi dice che devo aggiornare le componenti di sicurezza. Non mi è ben chiaro il motivo per cui un programma scaricato da internet bello fresco un minuto prima abbia bisogno di essere aggiornato; un motivo ci sarà. Aggiorniamo la sicurezza.

Fatto, clicco avanti e mi chiede di inserire il codice. Lo inserisco e ottendo un messaggio di errore: codice invalido. Caspita, penso, poverino. Avrà avuto un incidente? Avrà diritto a una pensione e all’assistenza a domicilio?

Correggo la U con la V (certo che se per stampare il codice del foglietto evitassero di andare nei musei a cercare le stampanti ad aghi e usassero una normale stampante digitale forse ne perderebbe un po’ l’aspetto steampunk ma ne guadagnerebbe la leggibilità) e arrivo finalmente ai temini e condizioni, dove vengo avvisato su tutto quello che posso o non posso fare accedendo al presente Sito. Ho un dubbio: perché il sito dovrebbe scriversi maiuscolo? Forse è un nome proprio? Il signor Sito?

Forse è un altro nome del programma che sto usando. Ipotesi già più plausibile, anche perché non sono certamente su un “sito” con la s minuscola: ho aperto Digital Copy, un programma scaricato sulla scrivania di Windows, il quale non si è collegato a internet - almeno non in modo esplicito - e non sto visitando nulla via web. Almeno, io per sito in genere intendo quello.

Comunque tutto si chiarisce andando avanti nella lettura. Viene finalmente specificato di che sito si tratta: dice infatti che i «Termini di Utilizzo disponibili sul sito [URL] (il “Sito”)». Quindi ora è chiaro che il “Sito” è quello che ha l’indirizzo “[URL]“. [URL] non l’ho messo io per non far vedere l’indirizzo vero; si tratta semplicemente di un segnaposto di un template che qualcuno si è dimenticato di compilare.

Più avanti la EULA descrive le norme relative al servizio (pardon, Servizio) relativo alla copia digitale, che consistono in questo: voi siete tenuti a usarla solo ed esclusivamente come diciamo noi. Da parte nostra non siamo tenuti ad assolutamente nulla, che il Servizio non funzioni, non vi piaccia, vi danneggi il pc o semplicemente non sia accessibile o disponibile, son solo cavoli vostri. Insomma, una EULA standard.

Dopo questa viene mostrata una mascherina in cui mi chiedono tutti i dati personali per rompere le balle a vita con la pubblicità, ma basta cliccare avanti e per fortuna procede senza tediare oltre.

Inizia il download e appare un messaggio che dice che l’altro programma è “busy” e bisogna spegnerlo. Quale altro programma? Ho appena riavviato il pc! Clicca “switch to” per attivarlo. Ok. Clicco. Si apre il menu Start. Il menu Start è l’altro programma busy? Come faccio a chiudere il menu Start? Proviamo con Retry. Dopo due o tre clicca e riclicca parte senza nemmeno un “scusa, avevi ragione tu”. Bon, comincia a scaricare. Sono due file, una versione PC e una versione “Portable” (immagino sia per Windows Mobile o robaccia simile). Il file per PC occupa 2 GB. Se riuscirò a vederlo eventualmente aggiornerò questo post con una recensione della qualità.

Certo è che usando l’altra soluzione per avere la copia digitale, quella non ufficiale, se cose avrebbero funzionato in modo molto più rapido, efficace e soddisfacente. Prima di occuparsi di questo, comunque, consiglierei ai legali della Warner di occuparsi di una revisione delle Licenze d’uso: così come sono in qualsiasi tribunale reggerebbero solo come intermezzo comico.

Aggiornamento. Il download è terminato; ho aperto WMP pensando di trovare il file già inserito nella libreria ma non c’era. Dopo un po’ di ricerche l’ho trovato in C:. La qualità del video è molto buona, l’audio molto basso, ma attenzione: il film è in inglese. Per me va anche bene, ma dubito che la maggior parte della gente che acquista un dvd in italiano sia contenta di avere una digital copy in inglese. Fra l’altro, almeno la versione ottenuta con l’altra soluzione è facilmente abbinabile a sottotitoli in italiano, o in inglese o in altre lingue. In definitiva, il mio giudizio finale sulla Digital Copy è che se questo è il modo di combattere la pirateria, la strada è buona, ma ancora molto, molto lunga.

L’Italia vista dall’alto

postato Dicembre 19th, 2008 in Commenti | 4 commenti »

Dall’alto della civiltà, quella che sta crescendo in Spagna negli ultimi anni e che sta miseramente franando sempre più in basso in Italia. Non c’è altro da dire: solo vedere, condividere e vergognarsi.

La novità del MacWorld: non c’è Steve Jobs

postato Dicembre 19th, 2008 in Exposé | nessun commento »

È rimbalzata anche sui quotidiani generalisti la notizia, affidata alle agenzie dalla Apple qualche giorno fa, per cui Steve Jobs non farà il tradizionale keynote al MacWorld di San Francisco all’inizio di gennaio.

In realtà la notizia includeva anche il fatto che Apple ha deciso che non parteciperà più al MacWorld - decretando in sostanza la fine di questa fiera - ma i giornali hanno colto solo il primo punto, stabilendo immediatamente che la causa di tutto dev’essere la malattia di Jobs.

Questa teoria non convince per nulla neanche me, come non convince gli addetti ai lavori. Problemi di salute così gravi da annullare ora una conferenza che avrà luogo tra venti giorni avrebbero ben altre conseguenze, con ripercussioni anche legali essendo legate al valore delle azioni. Non potrebbero essere tenute segrete. Le motivazioni appaiono ben altre.

La prima cosa che ho fatto è stata collegare l’annunciata rinuncia al MacWorld da parte di vari protagonisti del mondo Mac: Adobe, Griffin, Google, rinunce motivate con la crisi che sta colpendo anche il mondo dell’informatica. Apple dunque avrebbe tolto la mano da un evento in crisi, non volendosi far coinvolgere in una manifestazione che poteva col suo alone negativo offuscare la luce del successo che emana dall’azienda di Cupertino. In queste ultime ore però circola anche l’ipotesi contraria: che Adobe, Griffin, Google e gli altri che hanno rinunciato l’abbiano fatto proprio perché sapevano che Apple avrebbe mollato il MacWorld.

Qualcuno ha fatto anche un’altra ipotesi: che, semplicemente, Apple non abbia nulla di nuovo da far vedere, e quindi Jobs non avrebbe avuto lo stimolo per fare un keynote. Può essere. Però bisogna anche dire che anche l’inezia più cretina - che so, il “copia e incolla” sull’iPhone? Incredible! - presentata da Steve Jobs sembra subito l’invenzione più geniale nella storia dell’umanità. In fin dei conti, almeno qualche cosa interessante sul nuovo Snow Leopard, che secondo alcuni uscirà nei prossimi mesi, si sarebbe potuta dire. Cool, uh?

Alla fin dei conti il MacWorld è un evento mediatico, ma è anche una convention di fan della Apple, e quando non ci sarà più resterà un vuoto. E certo non saranno contenti tutti quelli che si sono già iscritti da mesi, e hanno magari già comprato salati biglietti aerei, per andare a San Francisco. Invece di Steve Jobs vedranno  Phil Schiller: che obiettivamente è molto più simpatico, ma dal punto di vista dello spettacolo è tutta un’altra faccenda.

Che disastro i remake. Gli originali invece…

postato Dicembre 16th, 2008 in Fantascienza | 13 commenti »

Dopo aver visto al cinema, domenica, Ultimatum alla Terra versione 2008, con Keanu Reeves, stasera mi sono visto la versione del 1951. In questi giorni ho letto in giro vari commenti sul tenore: “ah che orrore questi remake! C’era proprio bisogno di rovinare un capolavoro come Ultimatum alla terra?”

La versione 2008 del film è effettivamente un po’ un disastro, accumula buchi di logica, errori scientifici, comportamenti irrazionali dei personaggi, melensaggine e superficialità. Ma la versione del 1951 era davvero questo grande capolavoro, o forse chi la esalta non fa altro che esaltare un ricordo dell’infanzia?

The Day The Earth Stood StillBene, da tempo sostengo che i film di quest’epoca, con poche eccezioni, sono sopravvalutati oltre ogni ragionevolezza, e sono convinto che sia anche il caso di Ultimatum alla Terra.
Diciamo innanzi tutto che si tratta di un film estremamente naif, a livello di favoletta per bambini. Non c’è un minimo di tentativo di essere realistici. E non parlo dell’astronave plasticosa o del robot con la tutina argentata; parlo di come si comportano le persone, i militari, gli agenti del governo; di come parlano le persone.

Una nota di passaggio: fa un po’ impressione vedere la gente che fuma in continuazione, e tutti gli uomini in giacca cravatta e cappello (anche quello che legge il telegiornale, in studio, ha il cappello in testa) e le donne tutte rigorosamente con gonne svolazzanti da ballo e tacchi alti.
Francamente dubito che gli Stati Uniti fossero così, anche se era il 1951.

Il punto di partenza è lo stesso: Klaatu viene sulla Terra, un pianeta che gli alieni conoscono come notoriamente violento e bellicoso, ed esce dall’astronave senza la minima protezione. La prima cosa che fa è infilare una mano nella tuta per tirare fuori dalla tasca un aggeggio che sembra un’arma, in modo da essere sicuro che gli sparino all’istante.
Tra l’altro se avesse avuto davvero quell’aggeggio nella tasca della tuta si sarebbe visto un mostruoso rigonfiamento puntuto sul petto, ma forse ha tasche tipo Eta Beta.

Come c’era da aspettarsi un militare gli tira una revolverata, agitando la pistola mentre spara con un gesto tipo “film di cowboys” (non avrebbe centrato neppure l’oceano Pacifico sparando a quel modo). Qualcuno che riprende il mitare per aver sparato senza che gliel’avessero ordinato? Macché. Calmi come se andassero a fare un picnic i militare si avvicinano all’alieno caduto, ci manca che fischiettino.

A quel punto il robot Gort giustamente si altera un pochino, e comincia a far guizzare il suo raggio disintegratore dal ciclopico occhio. Adesso che dovrebbero sparare, i militari invece stanno a guardare: in una scena che dura tre o quattro minuti Gort inquadra ora il fucile di un militare, ora un cannone, ora un carroarmato, ora un altro fucile. Se la prende comoda, tanto nessuno prende l’iniziativa di rispondere al fuoco.

Klaatu se sta sdraiato per un po’ - evidentemente era stanco del viaggio - dopodiché dice a Gort di darsi una calmata e si rialza bello fresco. Ritornano gli allegri militari, chiacchierano con Klaatu come se fosse un vecchio commilitone che non vedevano da tempo e lo accompagnano all’ospedale.

Qui Klaatu viene ospitato in una bella cameretta. Qualche scienziato che venga non dico a studiarlo, ma a fargli magari qualche domanda? No. Arriva solo un calmo signore di mezza età rappresentante del governo, ovviamente col suo bel cappello e la valigetta. Chiacchierano amabilmente come se Klaatu fosse l’ambasciatore del Re d’Inghilterra, e poi se ne va tranquillamente. Non viene offerto il tè con i pasticcini, ma d’altra parte è in questi dettagli che si vede la differenza tra i film americani e quelli inglesi.

A questo punto Klaatu decide di andarsene per i fatti suoi. Se ne va a spasso per Washington insieme al ragazzino, che ovviamente lo porta al cimitero alla tomba di suo padre, poi a vedere il monumento di Lincoln, e infine a casa dello scienziato, che non ascolta Bach ma vorrebbe porgli migliaia di domande, come John Cleese nel remake. Nel frattempo vediamo la madre del ragazzo che deve decidere se sposare il bellimbusto di turno, ma già sappiamo che non lo farà perché destinata a invaghirsi repentinamente quanto assurdamente di Klaatu.

Durante la notte scopriamo che l’astronave aliena è stata messa sotto custodia: ci sono ben due soldati due a fare la guardia. Klaatu fa i segnali in codice morse a Gort con una torcia elettrica e il robottone si mette in moto. I due militari invece di dare l’allarme o quantomeno di mettersi al riparo si avvicinano timidamente al robottone, il quale ovviamente spara il suo raggetto e li disintegra.

Il giorno dopo Klaatu viene individuato e alla fine ucciso dai militari, che dopo aver seguito la macchina palleggiandosela via radio per tutto il tragitto, la cosa migliore che sanno fare è sparare appena lo vedono scendere dal taxi. Gort non la prende bene, fa fuori altre due sentinelle altrettanto tonte (no, dopo quanto accaduto la sera prima la guardia non era stata rafforzata) e si mette in marcia probabilmente per distruggere la Terra. Ma arriva la madre del ragazzo, che appena vede Gort muoversi inizia a urlare come da contratto in tutti i film anni cinquanta; per fortuna non sviene. Probabilmente per l’epoca una novità dirompente. Invece, si calma di botto per pronunciare, senza il minimo tremore nella voce, la fatidica frase “Klaatu Barada Nikto”.

L’indomani tutti gli scienziati si danno appuntamento per fare il loro convegno sul prato davanti all’astronave. Nonostante il fatto che ogni notte vengano fatte fuori due sentinelle, nessuno ha pensato di impedire happening pubblici attorno al veicolo alieno. Arrivano i militari che con molta grazia e gentilezza spiegano agli scienziati che forse sarebbe bene spostare l’evento in altro luogo, ma in quel momento Klaatu esce dalla nave. E lì giù col suo bel pistolotto. Se non smetterete di fare la guerra, verremo noi che siamo pacifici e vi distruggeremo tutti. Decidete un po’ voi. Dopo di che se ne va. The End.

La lettura di questo film ha senso soltanto sullo strato più superficiale, quello della favola. Siamo al livello di Cappuccetto Rosso. Se appena ci si comincia a fare qualche domanda il castello crolla inesorabilmente. Com’è possibile che il lupo abbia inghiottito la nonna senza masticarla? Non si può chiedere. Se Klaatu è venuto per fare il suo discorso a tutti gli uomini, perché si accontenta di farlo solo davanti a pochi scienziati? Non poteva dire quello che doveva dire fin dall’inizio? Visto che ne ha il potere non potrebbe distruggere tutte le armi del pianeta col suo raggetto? Se hanno il potere di bloccare l’elettricità su tutto il pianeta (bloccando anche tutte le auto: evidentemente nel 1951 in USA le automobili avevano già l’iniezione elettronica, altrimenti non si spiega perché un motore a scoppio dovrebbe venire bloccato dalla mancanza di elettricità), che bisogno c’è di distruggere la Terra per evitare che causi danni alle altre civiltà della galassia? E a cosa sono servite in definitiva tutte le avventure che ha Klaatu durante il film?

Nel remake un minimo di senso c’è: quello di far capire all’alieno che gli esseri umani sarebbero qualcosa di più di quello che appaiono visti da fuori. Debole, ma almeno è qualcosa. Nel film originale tutt’al più per Klaatu arrivano solo conferme che gli umani sono idioti e sparano regolarmente prima di parlare.

Se la trama ha poco senso, i personaggi ne hanno ancora meno. Se le decisioni del governo nel remake appaiono artificiose e non giustificate, nel film originale sono assurde e sconclusionate. Klaatu, la donna, il ragazzo, i vari esponenti del governo si muovono come burattini che seguono una sceneggiatura che li sbatacchia come marionette appese a un filo, del tutto privi di una propria logica, di una propria coerenza di comportamento.

Il messaggio di fondo è di una banalità sconcertante anche per l’epoca, all’inizio della guerra fredda. La pace viene imposta ai terrestri da una potenza aliena che dispone di una potenza bellica più grande: in sostanza una situazione analoga a quella dei pacifici e saggi Stati Uniti che portano pace e democrazia invadendo con le loro truppe la Corea, o il Vietnam, o l’Irak.

Ultimatum alla Terra versione 2008 è senz’altro un film inutile e mal riuscito. Ma certo non pecca di lesa maestà nei confronti di un capolavoro immortale del cinema di fantascienza. Pecca se mai nell’aver voluto rispolverare un filmetto ingenuo e superficiale che faceva meglio a starsene nel dimenticatoio e a godersi l’alone di mito che solo gli anni trascorsi, e nient’altro, possono avergli fatto meritare.

Un mondo alla rovescia per Forrest Ackerman

postato Dicembre 9th, 2008 in Fantascienza, Pubblicazioni | 1 commento »

Forrest AckermanIn questi giorni è in edicola il numero 1541 di Urania, con un romanzo di uno dei migliori scrittori di questi anni, Ken MacLeod, La fortezza dei cosmonauti. In appendice il volume ospita, grazie a Giuseppe Lippi che ha voluto pubblicarli e che li introduce con parole molto generose nei miei confronti, due miai brevissimi racconti: Correzione, il racconto più recente che ho scritto, e Mondo alla rovescia, un mio vecchio racconto breve già uscito da qualche altra parte, ma non ricordo dove. Entrambi comunque sono stati pubblicati anche su Delos.

Mondo alla rovescia descrive un’ipotetica realtà alternativa in cui la fantascienza è così importante da essere al centro dell’esistenza quotidiana non solo di pochi fan, ma della gente comune. Mi sentirei di dedicare questo racconto a Forrest J Ackerman, un grandissimo personaggio della storia della fantascienza scomparso pochi giorni fa.

Cos’ha fatto Ackerman? È stato uno scrittore, un regista, un artista, un critico letterario? No, anche se qualcosa l’ha scritta anche lui. Ha fondato e diretto una rivista, Famous Monsters Of Filmland che è stata importantissima soprattutto perché su quella rivista è “cresciuta” una generazione di cineasti fantastici (in entrambi i senti: bravissimi e dediti al genere fantastico) come Spielberg, Lucas, Landis, Jackson. Ma non è questo il punto. Ackerman è stato, prima di tutto, un fan.

È per questo che nell’articolo che esce oggi in edicola sul quotidiano Il Riformista, che mi ha chiesto un articolo su Ackerman, inizio dicendo che “per chi non conosce il mondo della fantascienza forse non è così facile capire l’importanza di Forrest Ackerman. Bisogna prima capire che la fantascienza non è un mondo fatto solo di libri e di film, ma è anche un mondo di appassionati. Un popolo di fan, di club, di convention, di riviste amatoriali. È un fenomeno che nasce insieme alla fantascienza stessa, all’inizio del secolo, e del quale Ackerman è l’incarnazione.”

Ackerman ha fondato il primo club, la prima fanzine, ha iniziato la tradizione della sfilata in costume, che lui chimava “futusticostume” e che oggi si chiama con un nome che fonde due parole, come proprio a lui piaceva così tanto fare, “cosplay”. Ackerman ha partecipato a tutte le convention mondiali della fantascienza dalla prima del 1939 all’ultima del 2008, mancandone solo un paio per ragioni di salute. Ricordo che nel 2005 a Glasgow il povero Forry passò tutto il periodo della convention in ospedale, se non sbaglio proprio a Glasgow: era arrivato fin lì ma poi era stato male e si era perso la convention.

Io l’ho incontrato solo una volta, nella mia prima esperienza da fan, all’Eurocon di Stresa nel 1980, quando mi aggiravo senza conoscere nessuno se non quei grandi personaggi invitati alla convention: Alfred Bester, John Brunner, e Forrest Ackerman. Sono morti tutti e tre, e di tutti e tre ho gli autografi. Quello di Ackerman, non avendo libri suoi, ce l’ho su un foglietto che conservo all’interno di Nelle rovine della mente, il romanzo fanta-porno di Philip Farmer in cui Ackerman è il protagonista.

Aggiornamento. Dicevo che Mondo alla rovescia era già uscito da qualche parte; Doralys mi fa notare che, inclusa l’uscita su Delos, è la quarta pubblicazione. Era già uscito su MC Microcomputer e su MacWorld Italia.