Zápisník

Posted on Ottobre 1st, 2008 in Tempo presente

Un taccuino per memorie sparse…

Con lo scritto che segue do avvio a un mio taccuino cui consegnerò memorie sparse (verissime… a volte un po’ meno…) riguardanti il mio privato, ma non solo. Ricordi anche di eventi che possano in qualche modo interessare il lettore… “Zápisník” in ceco significa, appunto, “taccuino”.

E’ anche in nome di una rivista di cultura varia che esisteva a fine anni ‘80, ma ignoro se sia pubblicata ancora. Su un numero del 1989 ero riuscito ad avere una pagina dedicata alla fanzine barese “THX 1138″. I miei contatti con il mondo della fantascienza cecoslovacca erano rappresentati da una persona a mio parere straordinaria: la scrittrice praghese Ludmila Freiová. Nata nel 1926, Ludmila è stata (ignoro purtroppo se sia ancora viva… so che poi si ammalò di Alzheimer) una persona d’una dolcezza, modestia e intelligenza non comuni. Fino a quel momento avevamo intrattenuto solo contatti epistolari, ma nel 1990 feci un viaggio a Praga (sarei tornato l’anno dopo) soggiornandovi circa una settimana, giusto per conoscere Ludmila e visitare una città fra le più belle al mondo. Ma anche sperando di respirare una buona boccata d’ossigeno, lontano da un soffocante ambito domestico. Attraversavo uno dei miei momenti più critici, perché stavo per separarmi da mia moglie. Narro qui di seguito un flash della mia permanenza a Praga attraverso gli occhi di Leonardo Verrazzano, il protagonista d’un mio breve romanzo mainstream, Per dimenticare Alessia (2007):

“Il pomeriggio era soleggiato e azzurro. Presi la metropolitana, tutto solo, e quando emersi mi ritrovai nelle vicinanze della Moldava. Quel giorno il grande fiume era lucente e immobile e duplicava magicamente il profilo cittadino di guglie stagliato sulla sponda opposta. Intorno vedevo fervore, vita. Ripensai ai versi incantati, che credevo di aver dimenticato, di Nazim Hikmet: La città di Praga è incisa su una coppa di vetro / incisa con un diamante. / Risuonerebbe se la toccassi / striata d’oro e limpida… Percorsi con calma, nella luce, il lungofiume per almeno due ore e di colpo mi accorsi che ecco, finalmente qui e ora si realizzava lo scopo per cui me n’ero andato. Solo, quasi sperduto e con scarsa moneta addosso, a portata di mano i tesori di una cultura analoga alla mia eppure tanto diversa, distante dai miei affanni: era come ritrovarsi su un pianeta vergine. Per la prima volta dopo anni provavo un’ondata di felicità pura, quasi di pienezza, di speranza. Mi venne infantilmente voglia di respiri profondi, di toccare con avidità la balaustrata in antica pietra scurita assaporando un ordinario momento di rara gioia. Perfino il pensiero lontano di Alessia mi rasserenava. Mi sentii vivo. Qualcosa di nuovo prima o poi sarebbe accaduto, ne ero convinto.”

Tornai a Praga nel 1991 per poi andare con Ludmila a Brnó, in Moravia. Dal 6 all’8 dicembre vi si svolse una convention, la Dracon VII (il “drago” è il simbolo della città). Il clima secco continentale consentì di sopportare agevolmente i 10 sottozero anche a chi, come lo scrivente, si crogiola in temperature ormai sempre più equatoriali. I partecipanti erano circa 150. La situazione della fantascienza nella (allora) Repubblica Cecoslovacca era molto diversa dalla nostra. Nato appena un decennio prima, questo genere narrativo vantava già buoni scrittori ma era alla ricerca d’una via autonoma, per non farsi fagocitare dai “barbari d’Oriente e d’Occidente”. Diversamente da quanto accaduto nel nostro Paese, pertanto, i fan formavano un fronte molto compatto, senza disperdersi in sofismi e conventicole. Quanto alla editoria, essa purtroppo era ancora condizionata da storture e ingerenze ereditate dal precedente regime, nonché della caotica situazione creatasi nel post-comunismo.

Sono tornato ancora a Praga nel 2007 con Elisa, la mia compagna. E’ stato un viaggio molto diverso. Programmato dall’agenzia fin nei minimi dettagli, ha lasciato poco spazio alla esplorazione e alla scoperta personale, alla minimale avventura dell’introspezione. In città erano forse più i turisti che i praghesi e l’occidentalizzazione - intesa come appiattimento culturale - avanza. Leonardo Verrazzano non è neanche riuscito a utilizzare le quattro parole di ceco che gli erano rimaste impresse dal primo viaggio.

Quanto a Praga - la città di pietra, acqua, oro, luce, verde - per fortuna resta ancora quel monumento immortale che è.

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