Per racconti e articoli reperibili anche in rete, si veda in questo blog la “pagina” Racconti di un vecchio primate)

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- I SUONI DEL SILENZIO, di Vittorio Catani. Florestano editore, Bari, pp. 89, euro 12,00.

Questa recensione di Enzo Verrengia è apparsa su “La Gazzetta del Mezzogiorno” di sabato 29 agosto 2009. Prefazione di Massimo del Pizzo. (Il volume contiene tre racconti di fantascienza il cui tema è la musica).

La musica è un luogo sensoriale in cui può albergare di tutto. Dall’evocazione di immagini agli echi interiori. Le note costruiscono realtà percepite unicamente all’udito e pronte a disfarsi o persistere nel ricordo della melodia. Possibilità e territori fatti apposta per la scrittura di Vittorio Catani. Fra i massimi esponenti della fantascienza nazionale (fu il primo italiano a essere pubblicato nella collana «Urania»), l’autore pugliese non ha mai smesso di cercare nuove strade espressive che, con una specie di contraddizione in termini, conducano il genere fuori dal genere. I suoni del silenzio (Florestano ed., Bari) costituisce un trittico narrativo che si snoda sul filo del fantastico, a predominanza musicale.

Il racconto di apertura, che dà il titolo alla raccolta, è costruito sulla figura di Arnold Schönberg (1874-1951), il compositore mitteleuropeo creatore di uno stile che incarnava la pretesa di rappresentare il futuro della musica. Purtroppo, le imprevedibili svolte della Storia hanno smentito e capovolto quella previsione. Dalla dodecafonia e dallo sperimentalismo, si è giunti alle iper-semplificazioni e al rumore organizzato. Piace, dunque, ritrovare nelle righe di Catani la pacatezza densa di misteri che aleggia sulla Vienna schönberghiana. Dove il compositore stesso, muovendosi lungo fondali onirici, arriva alla scoperta di suggestive entità-suono che riportano il tono della vicenda su un binario di fantascienza quasi canonica, peraltro allusiva a temi portanti del nostro presente.

Protagonista del secondo racconto è il finlandese Jean Sibelius (1865-1957), la cui opera compositiva sconfina oltre la musica, per toccare l’essenza della cultura finnica. Infatti, Sogno di mille laghi si apre con una citazione tratta dal Kalevala, il poema epico-mitologico nazionale della Finlandia. Peraltro, Catani l’aveva già utilizzato per il suo romanzo Gli universi di Moras, con cui vinse nel  1989 la prima edizione del «Premio Urania» (Mondadori). Qui l’atmosfera locale, dalle iridescenze glaciali e dalle simbologie archetipiche - il racconto è fantasy, più che fantascienza - concorre a rimarcare i toni d’un dramma universale che si snoda sullo sfondo di grandi avvenimenti storici, compresa la lotta della Finlandia accanto al Terzo Reich contro l’aggressione sovietica.

Il terzo racconto – La musica è finita – dà, significativamente, il titolo al volume. Siamo a un apologo filosofico su un tema molto caro a quanti, prima di Catani, hanno scelto lo strumento della fantascienza per speculare sull’equazione impossibile uomo-infinito. Come Calvino e Levi, rispettivamente nelle Cosmicomiche e nelle Storie naturali, lo scrittore pugliese spinge i suoi protagonisti dinanzi alla più temuta prospettiva di ogni artista: l’esaurirsi della materia di ispirazione. Cosa accadrebbe dinanzi alla constatazione che tutte le partiture musicali sono ormai state scritte, tutto è stato detto e suonato e non c’è più nulla da comporre? Internet e la telematica sono davvero i portali che moltiplicano i canali espressivi o pericolose scorciatoie verso la fine della creatività? Le domande implicite non si fermano al contesto  esteriore: traspaiono – in questo come negli altri due racconti – ulteriori livelli interpretativi, grazie ai quali la musica si riveste di variegate valenze esistenziali. Insomma, verso l’orecchio convergono altrettante ipotesi fantastiche e speculative di quelle che scorrono davanti alla retina e alla mente, quando l’accento è posto non solo sull’ascolto ma anche sulla visione, sulla riflessione.

Nella prefazione, intitolata Il demone della musica, Massimo Del Pizzo scrive: «La musica, che non sempre è scritta sugli spartiti, ma ci circonda in mille mutevoli forme (dal semplice rumore al canto di uccelli), può essere una espressione durevole del provvisorio, un prodotto del “caso”, ovvero il risultato di complesse architetture armoniche: misteriosa e gentile, imprendibile e sfuggente, facile e incomprensibile, permeabile all’oblio o dura roccia mnesica».

 

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- Immagini della laurea di Daniela Roberto, che ha discusso la tesi “La fantascienza di Vittorio Catani: educare alla dimensione ecologica”, 31 ottobre 2008, Università di Bari, Facoltà di Scienze della Formazione - Storia della letteratura per l’infanzia, Relatore Prof. Daniele Giancane.

 Daniele Giancane - poeta, scrittore, fondatore del gruppo di poeti La Vallisa, organizzatore dei noti “lunedì letterari” baresi presso la libreria Roma - ha sempre avuto un occhio di riguardo per la narrativa fantastica. Autore egli stesso di libri di fiabe, curatore di raccolte di fiabe di etnie a noi lontane, è un estimatore della narrativa di fantascienza, nella quale individua - specie attraverso alcuni autori - interessanti valenze didattiche ed educative. Quella della laureanda Daniela Roberto è la seconda delle tesi imperniate su aspetti particolari della fantascienza, discusse nel suo Corso di Studi.

Un estratto dalla tesi di Daniela Roberto.

2. La fantascienza di Catani

Vittorio Catani sostiene di riferirsi a un modello di fantascienza ortodossa che privilegia aspetti psicologici, sociali, etici, filosofici, “con una punta di trasgressione”.

L’autore appartiene alla generazione di mezzo della science fiction italiana che cominciò a essere attiva nella metà degli anni Sessanta, quella cioè nata tra il 1940 e il 1950. A differenza dei primi scrittori italiani, che tentavano di imitare le storie di fantascienza d’Oltreoceano, Catani porta l’evoluzione tecnologica nel suo ambiente, in scenari più familiari al lettore italiano perchè, come egli stesso afferma, anche se l’Italia non è all’avanguardia tecnologica, essa subisce l’impatto socio-tecnologico che ci giunge dall’America.

Catani sembra possedere una vasta conoscenza del mondo, che gli permette di affrontare i più svariati argomenti, con un linguaggio ricco ma che nello stesso tempo comunica a tutti.

D’altronde il suo obiettivo è proprio quello di arrivare a tutti, di diffondere la fantascienza tra i “non addetti ai lavori”. Così, se negli anni ‘70 l’autore si è concentrato principalmente su problematiche sociali, ambientando le storie in contesti temporali diversi, negli anni ‘80 ha allargato il suo campo d’azione dimostrando una poliedrica personalità: si è dedicato a diverse attività e iniziative culturali di cui, ovviamente, è sempre protagonista la fantascienza (…)

Catani, appassionato di fantascienza in generale, sceglie di trattare temi che fanno parte del nostro quotidiano. E’ partendo dall’immediato presente che egli cerca di rappresentarsi il futuro, invitando il lettore a riflettere sulla società e su ciò che potrebbe diventare il mondo di domani. Se a prima lettura le storie di Catani sembrano prospettare un futuro nero, successivamente ci si rende conto che egli non vuole condannare il futuro, né pretende di prevederlo, e che anche nella situazione più disperata, c’è sempre lo spiraglio di un avvenire migliore.

Le opere di Catani hanno anche carattere autobiografico. I paesaggi che egli con grande meticolosità descrive, ad esempio, non sono frutto della fantasia ma sono i paesaggi della campagna pugliese dove ha trascorso l’infanzia.

L’amore per la natura ha ispirato i racconti del volume Storie dal Villaggio Globale. Qui Catani ha raccolto alcune delle storie più rappresentative pubblicate sul trimestrale di ecologia “Villaggio Globale” fondato da Ignazio Lippolis, giornalista della “Gazzetta del Mezzogiorno” (…)

 

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- Da “Un anno dopo l’altro. Quasi un diario per i miei 60 anni” di Daniele Giancane, ed. La Vallisa, 2008.

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(…) La narrativa di Vittorio Catani è asciutta e raziocinante, con un che di ironico e geniale, sempre con un occhio vigile alle questioni (anche politiche, anche sociali) dei nostri tempi e di quelli che verranno. I suoi miniracconti nella rubrica “Accadde… domani” sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” (caso rarissimo di quotidiano che da anni pubblica testi narrativi di fantascienza) catturano il lettore in poche battute, pongono un interrogativo, lasciano una scia di riflessione.

 

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- Una lettera di Giorgio Saponaro per Vittorio Catani (5 marzo 2008).

Il fascinoso ignoto di Catani

 

A dir poco, l’ignoto terrorizza l’umana stirpe, perché non si sa cosa sia, cosa nasconde. E ne L’essenza del futuro di Vittorio Catani l’ignoto padroneggia. Un libro, questo di Catani, che nelle sue 655 pagine racchiude la storia umana dello scrittore. Uno scrittore di fantascienza, oggi in Italia – a detta del prefatore Ugo Malaguti – tra i massimi del “genere”, un genere in cui l’ignoto – ripeto – fa da padrone assoluto. Ho sfogliato a caso il mastodontico volume e, come in un cielo corrucciato, si è spalancato l’ignoto ed è apparso il sole della conoscenza, attraverso la scrittura di questo straordinario autore che mi ha sedotto con le sue parole pregne di significato. Ho cominciato a capire, poi ho compreso, infine la luce del suo dire mi ha illuminato. Finalmente ho capito cosa racchiude, cosa rappresenta, cosa vuol significare la fantascienza, che finora – a me sconosciuta – mi annoiava, o meglio non m’interessava. Ho capito così che io sono rimasto indietro mentre il mondo è andato, va avanti, a grandi inarrestabili passi. Certamente un glossario sulle parole – tantissime – per me nuove, mi avrebbe aiutato. Ma queste stesse parole – termini specifici – diverse assai in ogni autore, mi hanno aiutato a comprendere che proprio nel mistero dell’ignoto si solidifica la grandezza della fantascienza. Certamente ciò che più mi ha affascinato nella mia lettura disorganica ma – forse proprio per questo – seduttiva, è che il fondale che fa da contenitore alle storie stesse è la Puglia, con scorci questa volta sì, riconoscibilissimi. Bari, Brindisi, la terra in cui Catani vive e in cui il lettore – almeno io – mi ritrovo. Luoghi ben determinati nella loro struttura naturale: i laghi, il mare, la campagna, le città, i paesi e tutto quanto,  danno una determinatezza alle storie qui raccontate magistralmente.

Forse il segreto della narrativa di Vittorio Catani è proprio in questo: dove si riconosce il riconoscibile e si ignora totalmente l’inconoscibile, il segreto, appunto l’ignoto. E cosa è più sconosciuto della vita stessa di noi tutti. A questo punto devo per forza di cose usare la parola che con immediatezza m’è venuta leggendo queste storie: Vittorio Catani è geniale. Da questo, il suo essere di poche parole, e amante più della musica che di altre arti. La musica che lo sostiene, che dà il “la” alla sua produzione narrativa. Per esempio il sesso – materia a me molto congeniale – che deve essere allegro, spiritoso, non assolutamente drammatico, e di cui nel racconto I Penetranti l’autore presenta un’esatta descrizione fisica, metafisica, reale: cioè sognata, immaginata da ogni uomo che vive su questa terra. Nulla di pornografico, assolutamente, poiché la presenza dell’arte dà giusta connotazione al tutto. E’ come se Catani si specchiasse nella vita sua e degli altri – tutti gli altri – che gli sono intorno. Prende dalla vita e dà alla fantascienza, che lo possiede facendolo viaggiare lontano con il suo mondo verofalso, onirico, fantasticato, ma che diventa ogni giorno più vicino. La partitura del suo narrare si fa così modello della musica ascoltata, dove il suo personale languore, il timore, la sofferenza, diventano proprietà esclusiva della sua naturale scrittura di autore di fantascienza. Oggi certamente fra i più bravi in assoluto.

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[Giorgio Saponaro è nato a Bari, dove vive e lavora. Narratore, poeta, drammaturgo, critico, ha pubblicato più di 100 libri (romanzi, poesie, teatro, raccolte di articoli e recensioni) e più di 1000 racconti, molti dei quali assolutamente esemplari. Uno d’essi lo rappresenta nel “Meridiano” Mondadori Racconti italiani del Novecento, 2001, curato da Enzo Siciliano. Personaggio notissimo in Puglia, uomo di spirito e dalle variegate spigolature caratteriali, ha per luoghi e temi preferiti la sua terra, l’amore, l’arte, i rapporti interpersonali, la spicciola vita quotidiana della gente, le tradizioni locali.]

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- Relazione introduttiva del Prof. Ferdinando Pappalardo alla discussione della tesi ”La fantascienza sociologica di Vittorio Catani”. Laureanda Floriana Nuovo, Università di Bari, Facoltà di Lettere, 01.04.2008

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Vittorio Catani, salentino di nascita e barese di adozione, è una delle voci più significative e apprezzate della narrativa italiana di fantascienza: ciò nonostante, egli è pressoché ignoto ai ceti intellettuali di questa città, anche se collabora al giornale locale, e del tutto trascurato dalle istituzioni culturali. Ma, si sa, nemo propheta in patria: in più, Catani sconta il fatto di coltivare un genere letterario che non gode dei favori di un largo pubblico e che soprattutto non ha mai riscosso adeguato interesse da parte della critica (non sarà per caso che i lettori di fantascienza appaiono quasi una setta di iniziati, organizzati in gruppi abbastanza esclusivi, anche se generosamente dediti a un’intensa attività di promozione e di proselitismo). Mi piacerebbe perciò che egli intendesse questa tesi come un riconoscimento reso, seppure in forma parziale e forse tardiva, al suo meritorio impegno di scrittore.

Fatta questa premessa per qualche aspetto doverosa, e per entrare in argomento, dirò che nella prima parte della tesi la laureanda ricapitola la storia non lunga del genere fantascientifico passandone in rassegna i principali filoni, e soffermandosi sulla fantascienza sociologica, cui convenzionalmente, e con buona ragione, è ascritta anche la narrativa di Catani. Questo filone, che ha il suo capofila nonché il più noto esponente in Robert Sheckley, ma che viene di fatto inaugurato dal celebre Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, presenta un legame assai stretto con la letteratura distopica, e nasce come reazione alla “perdita d’innocenza” della science fiction, ovvero al crollo - dopo il trauma di Hiroshima - della ingenua equazione fra sviluppo tecnologico e “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità. La fantascienza tecnologica è insomma caratterizzata da una inquietante interrogazione sugli scenari prefigurati dalla “volontà di potenza” della tecnica e dalla sua presunzione autotelica.

Nella seconda parte della tesi, la laureanda prende rapidamente in esame la narrativa di Catani, mettendone in evidenza gli elementi di continuità e il percorso evolutivo: mostrando cioè come lo scrittore sia capace di rinnovare le sue tematiche, seguendo con sguardo vigile e allarmato le conquiste del progresso scientifico e tecnologico, fino alle realtà virtuali e immateriali generate dall’informatica e dalla telematica, ma traendone spunto per invenzioni fantastiche sempre finalizzate a una interrogazione critica sui destini del genere umano. Nelle storie di Catani, infatti, il futuro (o, se si preferisce, il futuribile) si offre come lo specchio del presente, la sua immagine grottescamente iperbolica e umoristicamente deformata; e la boria tecnocentrica è convocata in giudizio di fronte al tribunale dei valori umanistici.

Un ulteriore pregio di questa tesi sta nell’attenzione riservata allo stile. La laureanda mette efficacemente in luce le proprietà originali della scrittura di Catani, che sa essere elegante senza cadere nell’affettazione, sa mantenersi semplice senza scivolare nella banalità e nella sciatteria, sa rendersi intrigante senza ricorrere agli espedienti dell’astuzia ruffiana. Una scrittura la cui cifra lievemente ironica rappresenta il felice punto d’equilibrio fra intelligenza e sentimento, fra ragione e passione, fra nostalgia e speranza, fra l’amarezza del disincanto e la fiducia quasi superstiziosa nell’uomo, nella possibilità di un mondo migliore, che anche una letteratura “umile” come la fantascienza può contribuire ad edificare.

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- Una recensione di Salvatore Proietti: Vittorio Catani, “Accadde… domani. Storie vissute del prossimo futuro”, Besa ed., 2001, pagg. 245, euro 11,36; Prefazione di Vittorio Curtoni.

Questa mia recensione parla (con gratitudine) di fantascienza, nella persona di uno dei suoi migliori esponenti italiani, scrittore e divulgatore da un quarantennio. Pugliese, Vittorio Catani è autore di una lunga produzione di racconti come quelli raccolti in L’eternità e i mostri (Piacenza, La Tribuna, 1972) e molti altri (che meriterebbero anch’essi una ristampa) pubblicati su riviste specializzate e non solo, ma anche di un romanzo uscito per Mondadori nel 1990 (Gli universi di Moras), e di un saggio divulgativo sulla fantascienza scritto insieme a Eugenio Ragone e Antonio Scacco (Il gioco dei mondi, Bari, Dedalo, 1985).

 

All’uscita del libro Catani, in una discussione online fra appassionati, aveva definito il suo libro un “falso romanzo”, un “mosaico sul futuro”. E in effetti Accadde… domani è un ironico testo di storia futura, difficile da classificare, a metà fra fiction e nonfiction, frammentariamente composto da bozzetti pubblicati sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” e ordinati tematicamente, qualche racconto di respiro più ampio e brevi riflessioni saggistiche.

Del contesto giornalistico il libro mantiene il tono leggero, rivolto meritoriamente a un pubblico non specializzato, al di là dei lettori di science fiction o delle scritture narrative e saggistiche sulla postmodernità. Ma il registro è solo apparentemente lieve: lo spirito degli sketch che lo costituiscono è distopico, una presentazione swiftiana di “modeste proposte” sulla possibile inumanità globale a venire e una riflessione su tanta elaborazione letteraria e culturale “alta”.

I tasselli del mosaico di Catani - miniparabole di alienazione, come scrive Vittorio Curtoni nell’introduzione - sono decine e decine di brevissimi, fulminanti micro-scenari su gated communities con gerarchie di classe sempre più rigide, su una speculazione edilizia ipertecnologica, su ruoli sessuali e familiari nuovi e sempre uguali e in generale su rapporti affettivi più o meno ciberneticamente mediati, su assurde forme di lavoro precario a margine dell’innovazione hi-tech, sul mondo dell’immagine virtuale, su guerre bioniche, sui sogni di immortalità dei potenti e sulle strategie di sopravvivenza (di resistenza umana) dei senza potere. C’è tantissima ironia, e vengono in mente innanzitutto gli articoli da giornali futuri di umoristi classici come Mark Twain e Stephen Leacock, come anche le recensioni immaginarie di Stanislaw Lem; soprattutto, in questa costruzione di scenari, c’è un’incessante, continua affabulazione che mantiene in primo piano un’idea di responsabilità civica.

Fredric Jameson, anni fa, aveva parlato della fantascienza come genere letterario che (non meno del romanzo storico) ci ricorda la storicità del presente, che lo problematizza come punto di partenza per ogni possibile futuro narrativo. E così facendo inscena conflitti e opzioni sempre drammaticamente aperti, rifiutando qualunque determinismo. E la “storia futura” di Catani è innanzitutto una storia conflittuale, in radicale opposizione a quelle riflessioni sul futuro che, facendo seguito a figure immensamente popolari e famigerate quali Alvin Toffler o Francis Fukuyama, ci parlano di “naturale” ineluttabilità dei processi storici e di fine dell’etica. Soprattutto, c’è l’indignazione.

Nei saggi finali (e vengono in mente i libri di Tomás Maldonado, o Velocità di fuga di Mark Dery, tradotto qualche anno fa da Feltrinelli), la fascinazione per le possibilità liberatorie della scienza e della tecnologia non si distacca mai da uno scetticismo verso l’euforia acritica che troppo spesso accompagna immagini come quelle del cyborg (e di una manipolazione del corpo che non sempre appare rassicurante) o dello spazio virtuale (di cui l’altra faccia della medaglia sembra essere un diffondersi del panopticon fin nel quotidiano) - con lo stesso atteggiamento, in fondo, con cui autori statunitensi come William Gibson, Pat Cadigan e Marge Piercy avevano affrontato con quelle stesse immagini, letterarie e non solo, reimmettendo la presenza della concretezza del corpo, del dolore e della politica nelle astratte figurazioni ideologiche del postfordismo.

Anche nei racconti veri e propri, c’è l’indignazione propria della letteratura distopica erede di Orwell, Huxley e Zamjatin che Kingsley Amis aveva battezzato “nuove mappe dell’inferno”, e dei romanzi di J. G. Ballard (sia le prime storie di catastrofi ecologiche e psichiche, sia gli ultimi ritratti swiftianamente realistici e distaccati della violenza insita in una nuova borghesia che pretende di separarsi dal resto del mondo), e che i migliori autori del cyberpunk hanno aggiornato per la nostra contemporaneità. E alcuni dei paesaggi futuri di Catani prendono forma grazie ad abitanti che ne incarnano la natura inquietante; dai disastri ambientali, nasce una Puglia congelata e condannata all’autodistruzione collettiva e individuale (Deserto azzurro), o all’opposto un Adriatico essiccato in cui nascono “isole che non c’erano” che diventano rifugio dei profughi dal Terzo Mondo (Le isole che non c’erano). Allora, intorno alla cupezza dello sfondo emergono anche momenti di speranza, che uno dei frammenti collega alla spinta, destinata a permanere, del “movimento” di Seattle. Il titolo stesso del libro riprende quello del film di Renè Clair, It Happened Tomorrow del 1943, che era precisamente un’allegoria di ribellione alle presunte rigidità del passato e della storia. Come in quel film, c’è un po’ dello spirito di Frank Capra nell’apologo sul ragazzino che sogna come regalo di compleanno un gadget ipertecnologico in un Sud desertificato, impoverito e multietnico, e ottiene un meno costoso dromedario che diventa l’occasione per fantasie “di avventure strane e di mistero” nelle “sabbie e le dune desertiche della Murgia” (Sulle sabbie della Murgia). Anche se non tutte, alcune fantasie dunque meriterebbero di diventare realtà.

Accadde…domani - per quanto difficile da classificare come genere letterario - può essere letto innanzitutto come riflessione sulle possibilità della fantascienza, atto d’amore per una narrativa che si pone, nei suoi esponenti migliori, come letteratura critica e “impegnata”. Fra questi esponenti, in Italia, c’è senz’altro Vittorio Catani, un autore che dovrebbe scrivere e pubblicare di più.

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- Una recensione di Enzo Verrengia (da “Urania” n. 1524, luglio 2007):

Vittorio Catani, “L’essenza del futuro” (antologia di racconti), pag. 655, euro 30, Perseo Libri, 2007.

In Italia la fantascienza ha avuto uno sviluppo caratterizzato principalmente dal fatto che gli appassionati del genere si sono ritrovati a costituire una nicchia. Situazione forse inevitabile, perché qui da noi il futuro ha acquisito visibilità solo di recente. Negli anni ’50 la tecnologia e le comunicazioni appartenevano ancora alla sfera dell’immaginifico. Pertanto scrivere fantascienza e viverla quasi come militanza culturale è stato un merito tanto maggiore per coloro che ci sono riusciti quando non esistevano Internet,  né cellulari, o multisale dove fingere di vivere già in pieno XXI secolo.

Definirei Vittorio Catani come una voce limpida e illuminante di ciò che può conseguire il patrimonio letterario nazionale applicato all’avvenirismo e alla speculazione scientifica. Dalla sua giovanile, quasi infantile scoperta delle riviste fantascientifiche alle iniziative multimediali e agli interventi nei convegni, l’autore pugliese ha saputo divenire un solido punto di riferimento per i conoscitori del genere. Fino a riportarne almeno tre importanti riscontri. Il primo nel 1972 con la pubblicazione de L’eternità e i mostri, antologia personale tributatagli dalla storica collana “Galassia”. Il secondo nel 1989 con la vittoria alla prima edizione del Premio Urania, che gli valse il privilegio di aprire agli italiani questa serie con il romanzo Gli universi di Moras. Infine con le numerose collaborazioni a varie testate non di genere, a partire da La Gazzetta del Mezzogiorno di Bari, dove è stato titolare per un decennio della rubrica “Accadde… domani”, ormai di culto, specie dopo la raccolta in volume di alcuni pezzi più significativi dei circa 600 pubblicati.

Adesso Vittorio Catani aggiunge un’altra tappa alla sua carriera di esploratore narrativo del possibile con L’essenza del futuro (Perseo Libri, pag. 655, euro 30,00), autentica summa dei suoi racconti, tra i quali si ritrovano alcuni classici appartenenti di diritto al livre d’or della fantascienza italiana. L’impresa, editorialmente, si può paragonare all’allestimento di un “Meridiano”: il volume (rilegato, copertina rigida con impressioni in oro, sovracopertina, illustrazioni interne in b/n) rientra nella benemerita collana “Narratori europei di Science Fiction” di Ugo Malaguti, altra figura istituzionale del settore. Per l’impianto critico si mobilitano lo stesso editore per l’introduzione, Lino Aldani per un ritratto di Catani, Ernesto Vegetti per la bibliografia, Giuseppe Festino per le illustrazioni.

L’essenza del futuro si divide in dodici parti, alcune scandite dall’evoluzione dello scrittore (“Racconti d’esordio”, “Fantapeccati di adolescenza”, “Work in progress” che anticipa un romanzo al quale Catani lavora da un po’), altre dalle sue predilezioni tematiche (“Sf e politica”, “Fantamore”, “Fantasesso”, “Fantareligione”, “Ecologia e fantascienza”, storie umoristiche e altro). Sono proposti anche un paio fra i racconti che l’autore scrisse e firmò con Eugenio Ragone, altro noto componente del fantascientifico “gruppo barese” attivo specie negli Ottanta.

Catani conferma la predilezione per l’apologo. Né profeta di sventura né portatore d’una panacea contro gli ipotetici mali dell’umanità, come Arthur C. Clarke avverte, precorre. Che si prefiguri una primavera impazzita o una personalità memorizzata nel computer dopo la morte, la nascita d’un bambino da due uomini e una donna, un’utopia del sesso tramite enigmatici alieni, la dimostrazione della “non esistenza” di Dio,  lo stravolgimento dei “regni” animale-vegetale-minerale, scorre nei racconti un rigore culturale ed etico ben maggiore di tanta produzione angloamericana. I Maestri di spicco sono Asimov o Heinlein ma anche Levi e Calvino. Costoro puntavano soprattutto alle parole. Catani, che approda alla scrittura di genere senza mediazioni, imprime ai suoi scorci, ai personaggi, ai suoi panorami pugliesi, alle sue amazing stories una scansione secca e diretta allo scopo: suscitare interrogativi, costruire architetture di ipotesi.

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