Archive for the ‘Il mestiere di vivere’ Category

Un moderno Buon Natale a tutti

Posted on Dicembre 24th, 2012 in Il mestiere di vivere | No Comments »

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Anche Babbo Natale si aggiorna.
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Purtroppo e’ invecchiato, ha qualche
secolo addosso e ormai non riusciva piu’
a mantenere la giusta velocità nella distribuzione
dei regali. E Greepeace, a buona ragione, ha protestato
per lo sfruttamento delle renne. Spero pero’ che gli ecologisti
a loro volta non protestino per l’inquinamento che un
veicolo inevitabilmente genera se deve visitare
qualche miliardo di famiglie in una sola
nottata. Alleluia!.
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L’astronauta di Tinta

Posted on Gennaio 1st, 2011 in Il mestiere di vivere | 3 Comments »

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Dopo vicissitudini per problemi di salute, la notte tra il 29 e il 30 u.s. è deceduto all’età di 74 anni Oronzo Valentini, padre di un’amica di Elisa e mia, Tinta Scrittrice. Il giorno prima Tinta aveva pubblicato su Facebook un suo breve racconto che ora, con l’assenso dell’autrice, voglio proporvi sul mio blog. Ciao Tinta, ti vogliamo bene.

L’ASTRONAUTA VERDE

La prima cosa che ti colpisce è l’odore.
L’odore del disinfettante, forte, pungente, che entra nelle narici sino a bruciarle.
L’odore di quel pulito irreale, quasi fasullo, perchè nella vita reale il pulito non è mai assoluto, c’è sempre una traccia di sporco, un batuffolo di polvere, un sentore di sudore o altro che rende più umano il tutto.
Qui no, il pulito è irreale, asettico, quasi fantascientifico.

Sul flacone del disinfettante c’è il disegno di una fiamma, il che testimonia che si tratta di una sostanza altamente infiammabile, ma assolutamente essenziale in questo luogo.
“Come fate ad abituarvi a questo odore?” chiedo. “Ci si abitua a tutto, signora” risponde con un sorriso educato l’infermiere.
Infilo la mascherina per precauzione dopo aver indossato camice verde, calzari e cappellino: sembro un astronauta pronto a partire per una missione impossibile.
La mia missione impossibile ha luogo in uno spazio senza tempo delimitato da quattro mura in cui il bianco e il verde sono i colori prevalenti.
Il bianco delle lenzuola candide, il verde dei camici di medici ed infermieri.
La mia missione impossibile consiste nel sopravvivere senza cedimenti alla visione di quei corpi allineati, ordinati, monitorati in ogni funzione e pulsazione.

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Calore umano della Madunina

Posted on Settembre 12th, 2009 in Il mestiere di vivere | 6 Comments »

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Ho preferito riunire alcune pagine più personali di questo mio blog nel gruppo di link nella colonna accanto, sotto la voce “Il mestiere di vivere”, con un paio di eccezioni. Eccone un’altra. Un evento personalissimo accadutomi a Milano anni fa, che mi piace raccontare qui perchè piuttosto insolito.

Questo è davvero un episodio “che non dimenticherò mai”. Era l’inizio degli anni ’90, credo, e mi trovavo a Milano. Forse c’ero andato per lavoro (la vecchia Banca Commerciale Italiana) o forse per fatti miei, non so. Comunque doveva essere il periodo successivo alla vincita del premio Urania (1989), perché ero in un bar del centro in compagnia di Marzio Tosello (Caporedattore di Urania, che avevo conosciuto proprio in contemporanea col premio) e insieme attendevamo di incontrarci con altri esponenti milanesi della fantascienza, per trascorrere una mattinata e poi pranzare in una trattoria tipica.

Marzio Tosello, in verità, non è mai stato (per quanto io ne sappia) di molte parole. Era lì nel bar, ci eravamo seduti su un sistema di divani in pelle nera che correva lungo tutto il perimetro del locale, al muro, e talora in prossimità di mobili o colonne creava angoli o ondulazioni.

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Quando finalmente andai in pensione

Posted on Giugno 8th, 2009 in Il mestiere di vivere | 20 Comments »

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Allorché, giovanissimo, incominciai a lavorare in banca - la fu Banca Commerciale Italiana - non mi pareva vero. Che io poi fossi sopravvissuto a 37 e passa anni di banca, non mi sembrava vero. Anche andare in pensione non mi parve vero…

Ma al riguardo mi ha rinfrescato la memoria l’aver ritrovato, rimestando tra vecchie carte, il testo del discorso di commiato che rivolsi alla direzione e ai colleghi di allora, in occasione del tradizionale “rinfresco” da me offerto nella circostanza. Può interessare a qualcuno? Non so. Comunque è anche uno sguardo su un mondo che non c’è più. Benché si tratti di “solo” quattordici anni fa. (Oggi, mi dicono, è molto peggio…)

(Presenti il Direttore della Filiale dott. Ciabotti, il Condirettore dott. Condello, una trentina di colleghi - A Bari, nel salone della la Filiale, il 14 dicembre 1995 alle ore 16,30).

Gentili Signori, anzitutto vi ringrazio di cuore per essere qui: mi sembra una attestazione di stima, direi anche di affetto. Come vedete ho tre o quattro fogli in mano. Avevo preso degli appunti, ripromettendomi di toccare argomenti di prammatica in circostanze del genere. Ma in questo momento ho deciso che quanto avevo scritto non mi piace, e allora cambio tutto.

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Chi era Musetto

Posted on Febbraio 25th, 2009 in Il mestiere di vivere | 10 Comments »

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Gli argomenti personali, quelli cioè che mi riguardano direttamente (mia biografia, bibliografia, link a racconti saggi e articoli, interviste eccetera) sono raggruppati nella colonna a destra del blog, sotto il titolo Il mestiere di vivere. Stavolta però desidero fare un’eccezione. Propongo in “prima pagina” una storia molto personale, che nulla ha di eclatante e neanche di originale, magari da rubrica confidenziale. Ma che ho vissuto intensamente.

Qual è stato il rapporto tra me e Musetto? Sembra ozioso stare qui a scriverne, eppure temo che molti potrebbero pensare che io stia enfatizzando. Per me Musetto ha rappresentato qualcosa di estremamente particolare, che va oltre la normale (sia pure forte) empatia che può instaurarsi tra un animale domestico - in questo caso un felino - e un essere umano.

Ricordo: 1992. Vivevo in via Pizzoli 22, Bari, quinto piano. Due piccole stanze, un ingresso con corridoio, una cucina che mi andava “stretta di spalle”, come dicevo a chi visitava la casa; un bagnetto senza bidet e con un semicupio per vasca da bagno. Quattro metri quadri d’un balconcino proiettati su un anonimo squallido interno. Due finestre (non balconi) sulla via principale. E i mobili: semplici, economici, anche se mi ero sforzato di sceglierli a colori vivaci, intonati e che – come la libreria, un alto traliccio di metallo nero – avevo montato io stesso.

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