Archive for the ‘Storie d'ordinario infinito’ Category

Salvate Terramatta

Posted on Dicembre 21st, 2012 in Storie d'ordinario infinito | No Comments »

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La carriola era pesante da spingere e Xeno, arrancando per la strada in salita e aprendosi un varco nella folla berciante, ogni tanto tirava fuori una bestemmia. Giornata di merda. Alla lettera. Per terra il manto stradale tempestato di buche, rifiuti, sterco di animali e certamente anche di persone; in alto l’eterna cappa di nuvole grigie gonfie di decenni di polveri vulcaniche, industriali e altri veleni. E lui in mezzo. Erano le sedici ma pareva fosse quasi notte. 
Qualcuno gli mise una mano sulla spalla. — Amico, perché non sorridi? — La voce a Xeno suonò sconosciuta. Si girò.
Era un vecchio con un cappellaccio di traverso e occhi dalle iridi appuntite. Sorrideva a sua volta, mostrando qualche dente in un vuoto nero. — Ascolta! —  bofonchiò additandogli il logo sulla camicia gualcita. — Dai retta ai Consigli dei Mistic. Non hai a cuore la Salvezza?
— Togliti dalla mia strada, vecchio —  rispose Xeno esasperato. — Non è la serata giusta. Ho il mio daffare. Quanto ai Mistic, possono andare a impalarsi sulle aste delle loro bandiere. — Dette una lieve spinta all’uomo, che brontolò qualcosa.
Riprese la salita.
I Consigli dei Misticheggianti!
Già il governo aveva decretato lo stato di estrema emergenza, e vivere stava diventando un’assurdità. Razionata al massimo l’energia, proibito l’uso di vetture, motorini, aerei, treni. Disattivati telefono e tv. L’ossessione dell’EI, l’Energia Inquinante. Le strade diventavano intasate, impraticabili, specie in una città con tre milioni di abitanti. Incidenti, malattie, divieti…

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Ballata del III Millennio

Posted on Dicembre 14th, 2012 in Storie d'ordinario infinito | 5 Comments »

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QUESTA  È  LA  STORIA  DI  ETHOS  E  MIRINA
LUI  PERSE  IL  SUO  LAVORO  UNA  MATTINA

“Allora” disse Mirina “per favore vuoi raccontarmi tutto per bene?” Ethos si lasciò cadere  su una sedia. Era giugno, il caldo andava oltre le peggiori previsioni meteo, e il foruncolo sul collo per il morso della zecca gli bruciava più di ieri. “Cos’è, un altro tribunale?” esclamò irritato.
Lei gli prese una mano. “Ma no, che dici…”.
“Era nell’aria, maledizione!” sbottò Ethos. “Ci avrei giurato. E ora che facciamo?”.  
“Tesoro, qualcosa faremo…”.

MASHITA  DISSE:  GLOBALIZZAZIONE!
SOLO  UN  COMPUTER  VAL  MILLE  PERSONE!

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I suoni del silenzio, con parole e musica

Posted on Gennaio 18th, 2010 in Storie d'ordinario infinito | No Comments »

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Martedì 19 gennaio alle ore 18,30, a Bari, presso la nota Casa musicale GIANNINI, Vittorio Catani presenta il suo ultimo libro “I suoni del silenzio” (Florestano Edizioni, Bari). Relatori Massimo Del Pizzo e Alessandro Romanelli. Letture di Elisa Robino.

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 La musica è fonte di misteri: “cantare” ha la medesima radice di “incantesimo”. La musica rappresenta un controsenso: è un linguaggio asemantico, che cioè ci parla di qualcosa, ma paradossalmente non sapremmo dire con precisione di cosa. La musica è l’unica arte invisibile e che esiste solo come fuggevole sequenza temporale, in quanto mondo impalpabile di suoni in successione… Per queste e altre peculiarità insolite, la musica possiede una sua essenza concreta ma enigmatica che da sempre ha originato leggende. Come nelle tre che si raccolgono nel libro I suoni del silenzio (Florestano Edizioni, Bari).

Arnold Schönberg (1874-1951) e l’”universo parallelo” del suo “metodo di composizione con i dodici suoni” (dodecafonia); Jean Sibelius (1865-1957) con i personaggi del poema epico finnico Kalevala e la sua mai ritrovata Ottava Sinfonia; infine (nel futuro prossimo) il compositore Shani e il suo “blocco creativo”, che prelude a un’inverosimile domanda: se sia davvero infinito il numero dei temi musicali possibili. Tre racconti, tre paradossi che assumono valenze metaforiche extramusicali.

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In attesa di Aline

Posted on Novembre 6th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | No Comments »

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Breve storia di fanta-amore. Felice colui al quale non dovesse mai accadere di invidiare – sia pure per pochi secondi – il destino finale del protagonista.

La notte era una losanga bianca psicotica in fondo a un corridoio nero, ma a tratti la notte diventava strabica e Vetto vedeva una losanga nera in un corridoio bianco, con al centro la falce di luna declinante alta sul suo letto spettrale. Vetto non sapeva se la notte sarebbe finita, o se avrebbe cambiato ancora colore, magari una notte senza tempo rossa di sangue. A un certo punto la losanga divenne una finestra alta, lui non poteva arrivarci neanche mettendo la sedia sul tavolino. Si alzò.
L’orologio segnava le nove e venti, un’ora buona per la sua ultima giornata. — Ciao, Signorina Deda — disse. Dette un’occhiata intorno, come un addio. Ma sapeva quanto fosse inutile: conosceva a menadito la celletta spoglia e il suo puzzo inestirpabile, e sapeva che la Signorina Deda era una specie di mostro capace di vederlo e sentirlo parlare respirare anche dall’altro capo del mondo…

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Se rivivi il tuo passato

Posted on Agosto 19th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | 1 Comment »

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Tre esempi “classici” sul tema, e un quarto - Lo scherzo del filosofo - a firma dello scrittore e umorista inglese Jerome Klapka Jerome (1859-1927), recentissimamente edito in Italia.

Uno dei temi più accattivanti della narrativa fantastica è quello della rivisitazione critica del proprio passato, la possibilità di poter in qualche modo “rivivere” o comunque rivisitare molto da vicino il vissuto personale, per trarne considerazioni di varia natura. Gli strattagemmi escogitati dagli scrittori per realizzare una trama del genere sono numerosi, e anche la fantascienza – con gli espedienti del viaggio indietro nel tempo, il tempo che scorre al contrario, e altri – ha dato un suo innovativo, spesso brillante contributo in materia.
Di Jerome Klapka Jerome – autore inglese quasi dimenticato – si conosce soprattutto il romanzo Tre uomini in barca (1889). Qualche notorietà hanno anche i volumi Tre uomini a zonzo (1900) e Pensieri oziosi di un ozioso (1886). Ancora minor diffusione hanno i racconti di JKJ. Io per primo non avevo mai avuto occasione di leggerne, finché non mi è capitato di imbattermi, per caso, in un fascicolo di “L’Espresso”, il n. 33 (agosto 2009). Alla rivista è allegato un libriccino contenente due racconti del Nostro. Fantastici, per di più: L’anima di Nicholas Snyders, o l’avaro di Zaandam e Lo scherzo del filosofo.
Non ho potuto esimermi dall’acquisto…

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Biomorfi e Creature della quinta notte

Posted on Agosto 4th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | 3 Comments »

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“Poesia e racconto devono stare piuttosto sull’abisso dell’invenzione e della ricerca: ma non per descrivere il noto bensì per trovare quanto è nascosto, ovvero non esiste.”

Nel volume di brevi racconti-resoconti Animali della quinta notte, di Bruno Pompili, convivono i dipinti di Desmond Morris, l’evoluzionismo di Richard Dawkins, la Creazione, le creature immaginarie ma possibili dell’”iperspazio genetico”, surrealismo, narrativa fantastica e altro… 

Non è la prima volta che si pubblicano libri dedicati alla descrizione - se non classificazione - di un genere particolare di creature: animali inesistenti, ovvero di pura fantasia, “creature increate”. Potrebbero apparire, queste pagine, un puro gioco privo di senso, ma non è un caso che volumi su questo stesso tema, dalle mille sfaccettature, portino firme anche illustri: bastino quali esempi Jorge L. Borges e il suo Manuale di zoologia fantastica, il Bestiario di Julio Cortázar, il Bestiaire ou cortège d’Orphée di Apollinaire, l’Ailleurs di Henri Michaux, Il circo del Dottor Lao di Charles G. Finney e – per restare in ambito di fantascienza italiana – I  Rinogradi di Harald Stümpke e la Zoologia Fantastica di Massimo Pandolfi, il racconto Antropologia fantastica di Giuseppe Lippi.

Non molto tempo fa è uscito, per i tipi di Carabba editore, Animali della quinta notte di Bruno Pompili (2007), docente di Lingua e letteratura francese presso l’Università di Bari.

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Come ladro di notte

Posted on Luglio 25th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | 3 Comments »

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L’”Urania Collezione” n° 77 uscito a giugno scorso ripropone Come ladro di notte, romanzo di Mauro Antonio Miglieruolo pubblicato la prima volta nel lontano 1966, nella collana “Galassia” (ed. CELT, Piacenza) curata da Vittorio Curtoni e Gianni Montanari. Si tratta di una riproposizione importante, in quanto presenta un’opera tra le più originali, personali e discusse della fantascienza italiana. Con l’occasione riporto, in calce, una mia presentazione del romanzo che ebbi occasione di scrivere qualche anno fa, nonché notizie sull’Autore.

La nuova ristampa di Come ladro di notte contiene una lucidissima analisi-commento del romanzo, a firma di Giuseppe Lippi, curatore delle collane di fantascienza e fantasy mondadoriane. I lettori possono trovarla qui (sul blog di “Urania”).

Nel novembre 2000, sulla rivista telematica “Delos” n° 61 (webzine poi confluita in “Fantascienza.com”), in una mia rubrica di “ripescaggi” storici di autori e titoli della fantascienza italiana, volli a mia volta ripresentare il romanzo di Miglieruolo…

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I suoni del silenzio

Posted on Giugno 16th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | 16 Comments »

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Gentili lettori, stavolta ho il piacere di annunciare l’uscita di un mio nuovo libro: “I suoni del silenzio”, Florestano Ed., Bari 2009, pagg. 89, Euro 12,00. Prefazione di Massimo Del Pizzo. Si tratta di tre racconti fantastici e fantascientifici imperniati sulla musica. I titoli dei racconti: “I suoni del silenzio”; “Sogno di mille laghi”; “La musica è finita”.

[Dal primo risvolto di copertina] - «La musica è fonte di misteri: “cantare” ha la medesima radice di “incantesimo”. La musica rappresenta un controsenso: è un linguaggio asemantico, che cioè ci parla di qualcosa, ma paradossalmente non sapremmo dire con precisione cosa. La musica è l’unica arte invisibile e che esiste solo come sequenza temporale, in quanto mondo impalpabile di suoni in successione.

Per queste e altre peculiarità insolite, la musica ha una sua essenza concreta ma enigmatica, che da sempre ha originato leggende. Come nelle tre che si raccolgono in questo libro. Una d’esse ipotizza fantasiosamente l’esistenza d’un altro universo popolato da creature angeliche - i Suoni, per l’appunto - i cui destini sono drammaticamente interconnessi con le vicende umane. Un’altra leggenda ci immerge nei personaggi del pantheon finnico descritto nel Kalevala e ci presenta uno dei suoi massimi cantori, il compositore Jean Sibelius, con la sua misteriosa e mai rinvenuta Ottava sinfonia. La terza ha luogo nell’immediato futuro e si pone un’inverosimile domanda…

 

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Alia 5 - Gli autori anglosassoni

Posted on Aprile 25th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | 2 Comments »

“Alia. L’arcipelago del fantastico” n. 5, Anglostorie. Ed. CS_Libri, Torino, pag. 143, euro14,00.

E’ disponibile il terzo volume di Alia n. 5 (come noto, ogni uscita di questa testata è triplice), dedicato ad autori del fantastico di lingua anglosassone. Gli altri due volumi (”Alia Italia” e “Alia Sol Levante”, dedicati rispettivamente a scrittori italiani e giapponesi) sono stati pubblicati nello scorso ottobre. Si completa così il quinto numero di questa insolita raccolta antologica annuale, che presenta un ”fantastico” inteso nella sua accezione più ampia, di mole e impegno notevoli per la CS_libri di Torino, ma soprattutto di grande interesse per il lettore.

I volumi di Alia sono reperibili in alcune delle maggiori librerie del nord (per ora), oppure si possono richiedere richiedere direttamente all’editore, tramite la specifica pagina in rete.

La scelta, raccolta e traduzione dei brani di questo volume sono  a cura di Davide Mana, come pure sua è la prefazione; il coordinamento e la revisione dei testi sono di Silvia Treves. Riporto di seguito - come fatto in questo blog per gli altri due tomi del n. 5 - indice e prefazione:

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Sboccerà il crisantemo

Posted on Febbraio 14th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | No Comments »

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Non c’è San Valentino se non c’è storia d’amore. Non c’è storia d’amore se non c’è dramma.

Bussarono alla porta. Aprii e, stupefatto, la vidi sulla soglia. Rigida, ma come se nulla fosse mai accaduto. Esclamai con un tremito: «Lorna… sei tu!» Avrei voluto caderle ai piedi, abbracciarle le ginocchia, fare salti di gioia, piangere, ridere, ma restavo immobile. Nonostante i dubbi e i costi avevo infine acconsentito, pressato da agenti pubblicitari del Centro e solleticato dalla travolgente novità. Ma non credevo che sarebbe tornata così presto, con le sue gambe.

Entrò lentamente in casa e disse con una voce un po’ soffiante: «Ora mi chiamerai Lazzarella». Non capii il perché di quel cambio di nome. Si accostò per darmi sulla guancia un bacio leggerissimo, che sentii freddo. D’istinto mi ritrassi appena, con una specie di pelle d’oca. Pensai che fosse una reazione ipocrita. Dissi: «Vieni… stavo mangiando qualcosa e…»

Camminò in silenzio verso il tavolino in stile. L’avevamo acquistato insieme anni prima. Ricordai quel giorno luminoso, ricordai la nostra spensieratezza.

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