Sull’orlo dell’universo conosciuto

Posted on Giugno 16th, 2013 in Fantascienza | No Comments »

Dove riecheggiano le sue risate. Lo sapete, Iain M. Banks non è più tra noi. Il 9 giugno scorso il cancro che gli era stato diagnosticato solo pochi mesi fa ha compiuto il suo corso. Nei giorni che sono seguiti, i media - non solo quelli legati al genere - hanno dedicato ampio risalto al ricordo di questo titano del nostro tempo, un gigante sulle cui spalle in molti avrebbero voluto trovare un posto per scrutare tanto lontano quanto il suo sguardo era solito spingersi.

Oltre al ricordo di Charles Stross sul suo blog, uno dei pezzi più interessanti è apparso ieri sul Guardian: è l’ultima intervista rilasciata da Banks a Stuart Kelly, un resoconto della loro chiacchierata in cui risalta il carattere eclettico, multiforme, poliedrico dell’autore e dell’intellettuale che convivevano nel suo involucro umano, una custodia intrisa di uno spirito vivace, in grado di illuminare il mondo con una risata. Nel corso della conversazione con Kelly, Banks spazia dalla sua ultima opera (il romanzo The Quarry, che per uno strano scherzo del destino affronta proprio il tema della morte per cancro del protagonista) al ciclo della Cultura, dalla politica interna a quella internazionale, dalla poesia alla musica. L’articolo merita di essere letto nella sua interezza, ne riporto qui di seguito solo un brevissimo passaggio (traduzione mia, abbiate pazienza):

Mentre ci dirigiamo verso la porta, Banks riesce a piazzare a sorpresa un contropiede finale: “Sai che conosco cos’ha provocato il cancro?” Penso di aver fatto una faccia come quella di Macaulay Culkin in Mamma ho perso l’aereo. “Un raggio cosmico”, dice. “Non sopporterò obiezioni; è stata una particella ad alta energia. Una stella è esplosa centinaia o migliaia di anni fa e da allora un raggio cosmico - un brutto proiettile magico con sopra inciso il mio nome, per citare Ken [MacLeod, NdR] - si è diretto verso il momento in cui ha colpito una delle mie cellule, innescando una mutazione. È un’uscita di scena degna di un autore di fantascienza; niente a che vedere con un banale errore di trascrizione [genetica, NdR]“. Poi arriva il momento che stavo temendo… ma lui invece dice: “Alla prossima”.

Su io9 Annalee Newitz ha voluto onorare la memoria di Banks riportando, a beneficio di tutti, 11 regole sulla scrittura tratte dal suo lavoro, un’eredità preziosa lasciata a tutti noi. La mia regola preferita è la numero 2: l’Utopia non è mai perfetta.

“La Cultura è la mia idea di utopia.  È una pura avverazione del mio desiderio. Questa società si regge sulla volontà di fare del bene… a differenza del capitalismo, che si fonda sull’impulso a sfruttare”, dichiarava Banks all’Independent nel 2008. L’opera di Banks ci permette di riflettere significativamente sul futuro dell’umanità proprio perché non perde di vista quanto ci rende umani: il conflitto e il compresso. Sebbene la Cultura sia un’Utopia, è anche popolata di gente disposta a giocarsi la vita, di maniaci genocidi, di schiavisti, e di Menti il cui divertimento principale scaturisce dalla distruzione ad alta velocità. È lo sforzo di conservare una civiltà democratica ed egualitaria che rende credibile la Cultura. L’Utopia non è una condizione stabile. È un mondo precario, in continuo cambiamento e pieno di problemi che potrebbero non essere mai completamente risolti”.

Anche il fatto che Banks non abbia potuto e voluto scrivere una parola definitiva sul suo universo narrativo più complesso, dopotutto, può essere letto come parte integrante della poetica di questo autore senza pari. Arrivederci nell’Eccessione, El Bonko.

Terminal Shock

Posted on Giugno 11th, 2013 in Connettivismo, ROSTA | 6 Comments »

Dal 14 giugno potrete trovare su tutti gli store on-line il mio nuovo romanzo, direttamente in e-book per la collana Raggi di Mezzotints eBook. Sul Posto Nero trovate la presentazione dell’opera, corredata da un estratto della prefazione del grande Gianfranco Nerozzi (che ringrazio per le parole spese nei miei riguardi) e dall’incipit. La copertina - straordinaria - è di Menton J. Matthews III, in arte menton³ (ma non solo), alla sua prima cover italiana (un doppio onore per il sottoscritto).

Vorrei approfittare del lancio per ringraziare ancora una volta tutta la squadra, che ha svolto un lavoro straordinario: l’editore Alessandro Manzetti, che ha orchestrato il tutto, il curatore Luigi Acerbi, che ha seguito tutta la genesi del libro, dall’embrione al prodotto finale, con una competenza invidiabile, l’editor David Riva, puntuale e infaticabile; i consulenti scientifici Stefano Andrea Noventa (che ha rivoltato il romanzo come un guanto) e Roberto Decarli (che è stato determinante nel risolvere alcuni problemi legati alla… localizzazione di Terminus). E tutto il resto dello staff, Matteo Poropat, che ha curato l’impaginazione, Fabrizio Vercelli, che si sta prendendo cura dell’ufficio stampa. La lista potrebbe proseguire ancora e ancora, quindi per brevità vi rimando alla sezione apposita in coda all’e-book.

Terminal Shock - 2184 Labirinti Alieni
di Giovanni De Matteo

Prefazione di Gianfranco Nerozzi
Illustrazione di copertina di Menton3
Formato ebook (epub, mobi)
Pagine: 135 - Lingua: Italiano
ISBN epub: 9788898479047
ISBN mobi: 9788898479054
Prezzo di copertina: € 2,99
Disponibile nelle principali librerie online dal 14 giugno 2013

Da eoni, qualcosa trasmette un messaggio dall’oscurità priva di stelle – e resta in attesa. La trasmissione è la Sequenza, una serie di impulsi codificanti trentuno numeri primi. Un segnale non casuale, senza alcun dubbio. La scoperta della Sequenza nel 2023 è uno degli eventi fondamentali della storia dell’umanità. Quasi 150 anni sono necessari prima che la sorgente del segnale venga identificata in un oggetto ai confini estremi del sistema solare, oltre la Nube di Oort. L’oggetto viene battezzato Terminus.

Cercasi volontario per transito d’azzardo. Compenso negoziabile, anni di tenebra, criosonno. Rischio persistente, ritorno non certo.

Lo psiconauta Thomas Qilliam non può resistere al richiamo dell’annuncio. L’incarico, per conto di un inusuale consorzio tra la Tachyon Corporation e la Repubblica di Adams-LeVerrier, consiste nel raggiungere Terminus e recuperare una nave spaziale di ultima generazione, la AVS Hekate, vettore di una missione segreta precedente. La prima spedizione ha interrotto le comunicazioni poco dopo aver raggiunto l’obiettivo e include, tra i membri dispersi, uno psiconauta rivale, Dimitri Rachmaninoff. Un’occasione imperdibile per Qilliam, studioso di artefatti inspiegabili e di fenomeni ai limiti della conoscenza umana. Partecipano alla missione di soccorso una squadra di specialisti – la pilota Veruska Teng, l’astrofisica Rahel Vikram, l’IA incorporata Qi-Ang – e un manipolo di soldati scelti, i Barracuda del Maggiore Katje Harkness.

Dopo quattro anni di criosonno, la seconda spedizione raggiunge Terminus, che si rivela essere una titanica struttura frattale del diametro di centinaia di km, apparentemente abbandonata, e dalla funzionalità ignota. Attraccato alla costruzione, il guscio della AVS Hekate. Non servono le capacità inferenziali di uno psiconauta per comprendere che l’unico modo per raggiungere la verità sarà addentrarsi – e perdersi – nei meandri alieni di Terminus, dove l’incubo è in agguato all’ombra delle stelle.

Sequenza agganciata

Posted on Giugno 7th, 2013 in Connettivismo, Criptogrammi, ROSTA | No Comments »

Countdown partito. Motori accesi…

Uccidere Novikov. Ancora. E ancora…

Posted on Giugno 5th, 2013 in Fantascienza, ROSTA, Transizioni | No Comments »

Prendo in prestito il titolo del post da un gioco balenatomi in mente pensando al principio di autoconsistenza di Novikov. Non mi sembra di averne ancora parlato, pur avendolo citato in questa segnalazione di qualche tempo fa. Si tratta in sostanza di una soluzione (o un rimedio) al paradosso del nonno e nasce dall’intenzione del fisico russo Igor Dmitriyevich Novikov di escogitare un risparmio - energetico e concettuale - rispetto alle soluzioni proposte dalle teorie basate sul multiverso, che prevedono dimensioni parallele per sciogliere i nodi di questo e altri paradossi legati ai viaggi nel tempo.

Il principio di autoconsistenza postula che il passato sia immutabile. E che in un loop temporale chiuso gli eventi non sono determinati solo dal passato, ma anche dal futuro: in altre parole, qualsiasi evento è già accaduto, in quanto risultato logico e necessario della concatenazione di eventi che, nel passato e nel futuro, ha concorso al suo verificarsi.

Il gioco del titolo quindi scaturisce dall’impossibilità di modificare il passato. E pertanto dall’inutilità di qualsiasi tentativo di inviare sicari dal futuro per impedirne la formulazione da parte di Novikov.

Ma veniamo a noi. Mi sono dilungato sull’argomento perché, in effetti, in chiusura di quel post proponevo un esercizio: cercare di posizionare Timecop, film del 1994 con Jean-Claude Van Damme, diretto da Peter Hyams e prodotto da Sam Raimi, nel diagramma di flusso che vi segnalavo. Io lo avrei collocato esattamente a valle del blocco di controllo sul principio di Novikov, nel caso in cui la condizione non sia soddisfatta.

A quanto pare nei giorni scorsi la Universal ha confermato il suo interesse per un remake del film. Probabilmente senza coinvolgere nessuno degli autori originari, né Van Damme.

Speriamo che questa volta almeno ci spieghino come facevano Max Walker e colleghi, ogni volta, a partire in una capsula di lancio e approdare nell’epoca di destinazione a piedi. E, soprattutto, come ogni volta riuscissero a trovare la strada per tornare nel tempo di partenza. Ma speriamo anche che non riducano il tutto a un film sull’autostop temporale.

La luce di Lanterna Verde splende su Blade Runner 2

Posted on Giugno 4th, 2013 in Fantascienza, ROSTA | No Comments »

Intanto, sul fronte delle colonie extra-mondo, qualcosa torna a muoversi

Sebbene per quanto mi riguarda Blade Runner un seguito eccellente l’ha già avuto, nel videogioco ufficiale dei Westwood Studios.

Segnali dal futuro

Posted on Giugno 3rd, 2013 in Connettivismo, Criptogrammi, ROSTA | No Comments »

Intercettato sulle frequenze di MezzoTints eBook.

Codice morto: le storie

Posted on Giugno 2nd, 2013 in Criptogrammi | No Comments »

Ultimo appuntamento con questi excursus su Codice morto, con cui ho voluto proporvi un trittico di articoli dedicati a suggestioni e approfondimenti: dopo i luoghi e le (retro)tecnologie, veniamo alla storia. Questa novella è anche una storia di storie. Ne presenta diverse e raccoglie spunti da almeno due pagine della storia del ‘900.

La guerra del Vietnam è senz’altro la più nota e appariscente. L’abbiamo vista scorrere in decine di film, serie TV e documentari, e altrettanti sono i libri e i fumetti dedicati alle operazioni americane nel sud-est asiatico. Con il tempo, la superficie del Mekong scintillante nel tramonto è diventata un cavo elettrico lungo il quale far scorrere incubi e fantasie. Se il delta sfocia nel nostro immaginario comune, allora le sue sorgenti sono connesse direttamente ai territori dell’inconscio, che continuano ad alimentare la nostra sete di rivisitazioni e variazioni. Per me è così, da sempre. Da ancor prima di vedere finalmente Apocalypse Now di Francis Ford Coppola (1979). E in effetti il primo film sul Vietnam che ho visto deve essere stato Allucinazione perversa (Jacob’s Ladder, 1990) di Adrian Lyne, e la responsabilità sarà dunque in parte sua. In Codice morto abbiamo un campionario di topoi del genere: la guerra segreta (echeggiata fin dal nome nel Programma Fenice), la guerra sporca, la guerra come linea di confine tra l’adolescenza e la maturità, la guerra come ossessione, la guerra come esperienza terminale.

Se devo citare qualche altro film, direi senza ombra di dubbio Il cacciatore di Michael Cimino (The Deer Hunter, 1978), Platoon di Oliver Stone (1986) e Full Metal Jacket di Stanley Kubrick (1987), e direi senz’altro un’ovvietà, nel testimoniare la ricchezza di un filone in cui molti cineasti hanno toccato l’eccellenza. Ma direi pure Magnum P.I., la serie di culto con Tom Selleck, prodotta dal 1980 al 1987 da Donald P. Bellisario e Glen A. Larson (sì, proprio quello del primo, dimenticabilissimo, Battlestar Galactica), che alla guerra in Vietnam ha dedicato alcuni dei suoi episodi migliori. E venendo ai libri, sicuramente Dispacci di Michael Herr (Dispatches, 1977), seguito da due libri su altre guerre: Cat Chaser di Elmore Leonard (1982) sull’intervento americano in Repubblica Domenicana e il già citato Ricambi di Michael Marshall Smith (Spares, 1996) ricco di flash su una singolare guerra del futuro. Sapendo questo, non vi stupirete se aprendovi la strada lungo i paragrafi di Codice morto vi imbatterete negli echi delle opere citate.

Altra storia, quella del treno 8017. La più grave sciagura ferroviaria nella storia italiana, occorsa su un tratto particolarmente insidioso della linea Battipaglia-Potenza la notte tra il 2 e il 3 marzo 1944. Fine inverno, notte gelida. Un convoglio troppo pesante per superare una pendenza del 13 per mille sui binari umidi. Oltre 600 tonnellate e 47 carri merce pieni di gente senza biglietto che dalle città e dai paesi della costa si stavano dirigendo nell’entroterra, per barattare nei comuni dell’appennino lucano i sigari e il caffè rimediati dalle truppe alleate con viveri di prima necessità. Il treno che si arresta nella Galleria delle Armi, poco dopo la stazione di Balvano, in provincia di Potenza: 1.692 metri che non sarebbe mai riuscito a superare.

Nel disastro morirono 517 persone, secondo i dati ufficiali. Secondo altre fonti, le vittime furono più di 600. Inumate in quattro fosse comuni nel cimitero di Balvano. E non tutti furono identificati.

L’evento ebbe vasta risonanza mediatica: come ricorda questa raccolta di documenti, la notizia fu riportata sul New York Times, sul Times di Londra, sul Railroad Magazine, sullo Yankee Boomer.  Una tragedia della miseria, una pagina emblematica nella storia di Bassitalia, che ha suscitato l’interesse del cantautore country Terry Allen, che agli eventi ha dedicato la toccante ballata Galleria dele Armi (di cui potete leggere il testo su Treni di Carta, fonte per molte delle informazioni e dell’immagine sopra riportata), inclusa nel suo album Human Remains (1996). In memoria dell’accaduto e delle vittime, Salvatore Avventurato, proprietario di un negozio di abbigliamento che nella sciagura perse il padre, un fratello e uno zio, tra mille sacrifici riuscì a costruire nel 1972 una cappella nel cimitero di Balvano, il Tempio del Treno della Luce. Nella cappella, un affresco a opera dell’artista Giuseppe Beato da Portici ricostruisce la tragedia. I fatti di quella notte sono anche lo spunto narrativo del giallo storico Treno 8017 di Alessandro Perissinotto, che racconta una storia di vendetta e pacificazione nei tormentati anni del secondo dopoguerra.

E con questo pezzo si chiude la mia raccolta di materiali speciali dedicati a Codice morto. Colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta l’editore e i curatori di questa edizione (la fantastica crew di Kipple Officina Libraria), Roberto Bommarito che alla novella ha dedicato una lusinghiera recensione, e naturalmente i lettori che hanno voluto investire nell’e-book i loro denari e il loro tempo. Se vorrete, vi aspetto qui per parlarne.

5-780

Posted on Giugno 1st, 2013 in Criptogrammi, Transizioni | 2 Comments »

Ormai da qualche giorno sono 5 anni di questo blog, da quando Uno Strano Attrattore si è trasferito sulla piattaforma di Fantascienza.com. E con questo sono 780 post. Proviamo a ricominciare? Dopotutto, si prospettano mesi di attività frenetica… Quindi sì, proviamoci. Stay tuned!

Oltre la World SF Italia: quale futuro per la SF italiana?

Posted on Maggio 20th, 2013 in Fantascienza | No Comments »

A tre giorni dall’inizio della 39sima Italcon, ospitata nel più ampio contenitore della XXVII edizione della Sticcon, in programma dal 23 al 26 maggio nella confortevole location romagnola di Bellaria (a questo indirizzo tutti i dettagli della manifestazione, che vedrà anche noi connettivisti impegnati nell’annuale NextCon con una ricca offerta letteraria incentrata sui recenti sviluppi del movimento), è apparsa oggi su Fantascienza.com una proposta di evoluzione della World SF Italia, l’associazione che unisce gli operatori del settore in Italia: scrittori, critici, traduttori, editori, artisti. L’idea di rinnovamento è stata elaborata da Silvio Sosio, curatore di Fantascienza.com, Odissea Fantascienza e Robot, editore della Delos Books, per farla breve uno dei punti cardinali del genere in Italia, e per i dettagli non posso che rimandarvi all’articolo in questione, che sta già facendo molto discutere.

Per affrontare l’argomento, in effetti, la sede ideale è il thread che si sta sviluppando sul Ten Forward, con contributi per lo più possibilisti se non proprio entusiastici di fronte all’idea di riformare quello che è l’organo centrale della fantascienza in Italia, che specie a partire dalla scomparsa di Ernesto Vegetti, per tanti anni sua autentica anima e motore primo di ogni sua iniziativa, ha visto il proprio ruolo un po’ ridimensionato, ridotto di fatto alla gestione dei premi (con una non proprio efficacissima duplicazione del Premio Italia nel Premio Sidera, attivo dallo scorso anno). Per capire meglio ciò che intendo, basta dare un’occhiata al suo sito, che non è altro che una facciata di transito verso il sito di voto del Premio Italia. Se non siete appassionati di fantascienza (nessuno è perfetto) questo post vi risulterà vacuo e incomprensibile, quindi siete autorizzati a passare oltre. Ma se non siete proprio prevenuti verso il genere, se gli riservate una possibilità di coinvolgimento, se di tanto in tanto vi concedete qualcosa di più di un blockbuster di fantascienza, magari un fumetto, oppure un libro, allora l’operato della World SF Italia è argomento che potrebbe riguardare anche voi. Perché la proposta di Sosio muove dall’idea di farne a tutti gli effetti un ente di promozione del genere in Italia, magari con qualche possibilità di incisione anche all’estero.

Personalmente concordo con l’idea di cambiargli nome (World SF Italia è tanto altisonante quanto ingannevole), come pure di recuperare il ruolo informativo che negli anni è stato assunto dai bollettini dell’Editrice Nord, dalle appendici di “Urania” dedicate all’attualità della fantascienza internazionale (superate nell’era della rete dal vantaggio strutturale di siti come Fantascienza.com), dalle rubriche di approfondimento di Futuro News (per qualche tempo). Per la generazione precedente la mia, in particolare, il Cosmo Informatore prima e Cosmo SF in seguito hanno assicurato un contatto con il fandom che ritengo nessun’altra esperienza, nemmeno grazie alle potenzialità del web, è stata in grado di replicare: uno sguardo a 360°, al di là degli steccati del proprio orticello o al massimo del proprio condominio, su quantoaccadeva nel settore, in Italia e all’estero. Certo, la visione poteva risultare Nord-centrica, ma in fondo era giustificato dallo scopo del bollettino, che era quello di tenere aggiornati gli appassionati di fantascienza iscritti all’albo dei lettori della Nord (non saprei come altro definirlo) sulle uscite della casa editrice. Ma spesso la rivista si spingeva oltre: con articoli di approfondimento che spaziavano dalla critica letteraria alle recensioni cinematografiche, segnalazione di titoli indipendenti dalla Nord, una panoramica sulle fanzine, notizie dai lettori, pagine di offerte di compravendita, concorsi di narrativa, etc. Ecco, penso di essere stato l’ultimo (se non l’unico) della mia generazione a poterne apprezzare le qualità, che rimpiango ancora adesso.

Certo, qualcuno potrà obiettare che molte di queste funzioni vengono svolte oggi appunto dal Corriere della Fantascienza, on-line, e da Robot, off-line. Però temo che i meccanismi perversi innescatisi negli anni, e deterioratisi sempre più nel tempo, abbiano portato alla prevalenza di un pregiudizio incrociato tra le molteplici - minuscole, talora settarie - microcomunità che a un certo punto hanno deciso di allontanarsi dalla vita del villaggio globale per perseguire sogni di autarchia nella giungla, informatica e non. Sarebbe ora di riportare i fuggiaschi - e tra i profughi mi ci metto anch’io - interessati a riaprire un dialogo (quelli per fortuna non sono mai mancati) in piazza, nell’agorà o se volete nel foro di questa città abbandonata, e ricostruire una comunità sulle sue macerie. Per farlo, occorre senz’altro un organo di garanzia, scollegato dalle diverse fazioni, e l’eventuale bollettino dell’organizzazione potrebbe assolvere a questo ruolo. Mi spingo oltre, rispetto alla proposta originaria di Silvio, ipotizzando un portale che funga da aggregatore di notizie (non dovrebbe dopotutto richiedere soluzioni tecniche insormontabili), integrato con l’imprescindibile Catalogo Vegetti, con un’area di discussione (che colga l’eredita della compianta Lista Yahoo! di Fantascienza) e infine un presidio efficace dei social network, da Facebook a Twitter. Perché la cosa possa funzionare, occorre naturalmente uno staff, e per comporlo si potrebbe attingere proprio alle diverse forze di cui sopra: un mix di amatori e professionisti del settore. Perché la cosa funzioni ovviamente occorre che ci sia la volontà di mettersi al servizio della comunità, ma senza questo presupposto da parte di tutti non credo che abbia nemmeno senso andare avanti con la proposta.

Se vogliamo uscire dai tempi bui in cui ci siamo infilati, questa potrebbe essere una strategia vincente per portare il genere a una sua visibilità in Italia: assicurando un’immagine che possa anche fungere da interfaccia con l’esterno, con il bacino dei potenziali appassionati, oltre che con i media. A garantire questa funzione, venuti meno purtroppo nel giro di pochissimi anni tanti (troppi) padri fondatori, colonne portanti della SF italiana, bisognerebbe rivolgersi a un corpo di ambasciatori, ma per fortuna sono convinto che le personalità titolate a farsi carico dell’onere non latitino. Il bollettino riassuntivo da inviare a casa, l’organizzazione efficace dei premi, sono al confronto attività di ordinaria amministrazione che potrebbero trarre enorme beneficio dal motore centrale: la nuova organizzazione in cui trasformare la World SF. Che si chiami Italia SF, Associazione Italiana di Fantascienza, Agenzia o altro, importa poco. Molto più importante sarà l’impegno dei volontari e l’investimento economico degli editori che decideranno di sostenere l’iniziativa.

Spero davvero che non ci si lasci scappare questa occasione, che ha tutta la somiglianza possibile con quell’ultimo treno in partenza dalla stazione che a ripetizione, non solo in questo settore, finora sembriamo esser stati sempre disposti a concederci il lusso di lasciarci scappare. Stavolta potrebbe essere l’ultimo per davvero.

Probabilmente, per chi è interessato a discuterne, la sede ideale per confrontarsi di persona sull’argomento - e forse votare sull’applicazione delle modifiche statutarie della World SF Italia che esso comporta - sarà venerdì sera nel corso della riunione annuale dei soci, che avrà luogo dalle 21.00 alle 23.00 presso il Centro Congressi Europeo di Bellaria (sala Babel).

Codice morto: tecnologie e retrotecnologie

Posted on Maggio 12th, 2013 in Criptogrammi | 2 Comments »

Voglio tornare su Codice morto (a proposito, l’editore e Amazon hanno abbassato il prezzo a 0,89 euro, vale a dire un centesimo a pagina) per soffermarmi brevemente - dopo i luoghi che mi hanno ispirato - sulle tecnologie presentate nella novella. Uno dei temi alla base della storia è quello del contrasto, dell’incontro che degenera in scontro: tra la biologia e l’artificiale, tra la carne e il sogno, tra l’uomo e la natura. Il tema è quindi declinato insistentemente su più livelli, e uno di questi livelli è la tecnologia.

Nel mondo di Mancini, che non è molto lontano dal nostro (idealmente lo posizionerei nell’orizzonte di un decennio dal presente), convivono tecnologie e retrotecnologie. I due esempi che vi porto sono rappresentativi di questa condizione ibrida. E’ comunque opportuno anticipare, senza correre il pericolo di rovinarvi la lettura, che mentre la prima tecnologia che andrò a illustrarvi è puramente accessoria, ai fini della storia la seconda gioca invece un ruolo nodale.

Pneumo-posta. Non è altro che la posta pneumatica, il caro vecchio sistema dei tubi di Lamson visto nel capolavoro di Terry Gilliam Brazil (1985), ispirato da George Orwell (1984, ovviamente) e caro a tanta iconografia steampunk. Quando la pensai per Codice morto, ritenevo che la posta pneumatica fosse ormai un esperimento del tutto superato, perso nei meandri della storia e ricordato solo da una manciata di cultori di retrofuturo. Invece mi è toccato scoprire in seguito - grazie all’aggiornamento/completamento della voce wikipedica inglese - che la tecnologia è lungi dall’essere assurta nell’empireo dei dead media, con buona pace per il vecchio zio Bruce Sterling, ma comunque in un tripudio di fascino ucronico che onora al meglio la legge di Riepl.

Un po’ come la Berlino della Rohrpost, in Codice morto Potenza è attraversata da una Gabbia, in cui schizzano a velocità subsonica le comunicazioni tra i diversi utenti della rete. La pneumo-posta sostituisce sia la posta tradizionale che la rete, per ovviare agli effetti collaterali della Zona, che dalla sua comparsa irradia la città con un’emissione ionica che rende alquanto problematiche le comunicazioni elettroniche. Per lo stesso motivo, la città è servita da un efficiente sistema di TV via cavo, che a ben pensarci potrebbe fornire le basi per lo sviluppo di una rete di comunicazione schermata. Staremo a vedere. Comunque, per la sua natura puramente pretestuosa, come dicevo poco più sopra, la pneumo-posta è un dettaglio d’ambiente che svolge l’unica funzione di amplificare un contrasto, nella realtà deformata dallo specchio della storia.

Sequenziamento del DNA. La padronanza acquisita nel settore della genetica ha permesso ad alcune strutture sovvenzionate dallo Stato, ma con legami sospetti con i colossi farmaceutici, di manipolare il cosiddetto junk-DNA, ovvero il DNA spazzatura, quel 98% abbondante del nostro codice genetico che non codifica. In effetti, la definizione corrente (DNA non codificante, appunto) presuppone una conoscenza più vasta (o solo una più consapevole ammissione di ignoranza) di qualche anno fa. E come sempre la voce wikipedica esplora molte diverse ipotesi elaborate negli ultimi anni sulle sue possibili funzioni.

Nella storia, il tema è fortemente connesso all’istituto dei consultori per l’assistenza alla famiglia e alla maternità (Legge n. 405 del 29 luglio 1975) e al ruolo di tutela della gravidanza da questi successivamente assunto con la Legge n. 194 del 22 maggio 1978. Lo spunto per questa novella nasce dalla notizia di qualche tempo fa (be’, ormai saranno trascorsi dieci anni buoni e il recupero delle fonti è un po’ disagevole, specie trattandosi di un articolo che ebbi modo di leggere su un quotidiano cartaceo) che in tutta la Basilicata restava un numero esiguo di medici disposti a praticare l’aborto, a fronte di una schiacciante maggioranza di obiettori: il che di fatto comportava una discriminazione su base territoriale a scapito dei diritti della donna.

La domanda da cui Codice morto nasce è stata: cosa succederebbe se una rete di cliniche semi-private offrisse servizi analoghi, sostituendosi ai consultori, per supplire alle mancanze del sistema sanitario pubblico verso i diritti di giovani (e bisognose) donne in gravidanza? E questa domanda si è portata dietro tutti gli inevitabili corollari sulla manipolazione psicologica, gli esperimenti clandestini e i sinistri intrecci di interesse con l’apparato militare da cui un’economia di mercato non può prescindere.

Non anticipo molto se vi dico che qualcuno risveglia qualcosa nel DNA non codificante dei bambini sottratti all’interruzione di gravidanza. Non dovrebbe rovinarvi la sorpresa nemmeno sapere che questo qualcosa, molto probabilmente, non vi piacerà proprio per niente.