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Ambiguità e sfuggevolezza. Il mio insegnante di recitazione è lo stesso che ha aiutato Anthony Hopkins a sviluppare il tono di voce per il personaggio di Hannibal Lecter. Proviene da una vecchia scuola inglese di attori di teatro secondo cui la voce è la misura della distanza che un interprete ha dal suo personaggio. La gradazione della voce equivale a quella dei colori di una tavolozza. Una voce distaccata aiuta a dipingere un personaggio al meglio.
Quando sono arrivato sul set loro erano lì già da un paio di mesi. Abbiamo fatto delle letture, poi delle prove (non troppe per la verità) e — alla fine — siamo arrivati alle riprese. E' un'esperienza molto singolare lavorare con un gruppo così affiatato che sembra quasi una famiglia...
Se me lo avesse detto lui sarei stato più contento. E io che pensavo di essergli antipatico o indifferente...
No, vede non è che mi hanno lasciato solo o in disparte...anzi. Il problema è che io credo che nel teatro, sulla scena e non solo ci sono attori che "vengono mangiati" e altri che "mangiano". Il mio lavoro è quello di portare a casa un risultato. Il pubblico vuole vederti "soffrire" e a me sta bene sia come spettatore che come attore. Ho 25 anni e desidero avere una longevità artistica, migliorandomi passo dopo passo tramite esperienze intense come questa. Questo è il mio lavoro.
Nella vita reale, no. Dal punto di vista della recitazione abbiamo il medesimo approccio perché siamo entrambi inglesi, ma io ho ancora tutto da imparare. Del resto ogni arte è diversa nel suo sviluppo interpretativo.
No, sinceramente no.
No, per carità. Mia moglie non mi sopporta già da solo...
Vengo ucciso spesso. A mia madre non piace. Vorrebbe vedermi sopravvivere alla fine... almeno di tanto in tanto...
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