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Non che il film con Shia LeBouf e Megan Fox sia poco interessante, anzi: Transformers si preannuncia come un film sci-fi di grande sostanza e divertimento. Un blockbuster estivo tanto esplosivo quanto brillante.
Fatto sta che adesso i due autori si trovano alle prese con un progetto, forse, ancora più entusiasmante che li porta nello spazio profondo del nostro immaginario collettivo. Star Trek, il film che stanno finendo di scrivere e alla cui sceneggiatura collaborano non solo il regista JJ Abrams, ma anche lo sceneggiatore e produttore esecutivo Damon Lindelof.
In realtà quello che caratterizza questo film è la grande dose di humour che sia Steven Spielberg che Michael Bay hanno preteso dal nostro lavoro sin dall’inizio. I punti di contatto ci sono: la differenza con i film che lei ha citato e anche con Incontri ravvicinati del terzo tipo è che qui i protagonisti devono riuscire a comunicare con robot giganteschi. Già in questo elemento che genera contrasti molto forti, abbiamo momenti davvero esilaranti. E’ questo tipo di umorismo ‘organico’ che noi volevamo essere sicuri di potere tirare fuori.
Molto. Anche se il nostro timore è sempre stato che l’elemento umano e divertente venisse un po’ “risucchiato” dagli effetti visivi e dal resto della storia. L’unica maniera per offrire al pubblico un punto di vista personale e umano su questa trama era dare vita a dei personaggi molto vividi e tridimensionali.

Tantissimo: sin da quando eravamo ragazzi entrambi eravamo pazzi di questo genere. The Island è stato un assaggio, ma adesso con Transformers e Star Trek è come se un sogno si fosse avverato.
Transformers era una saga senza personaggi umani e noi dovevamo inserire figure che avessero un senso nel contesto originale della storia. Ci siamo basati vagamente su alcuni personaggi che si incontravano nei cartoni animati. E’ un po’ come in Ritorno al Futuro e Marty McFly è proiettato in un mondo pazzesco. Quando eravamo ragazzini e sedevamo al cinema, noi eravamo Marty McFly. Volevamo creare un personaggio che potesse offrire lo stesso tipo di esperienza al pubblico di oggi. La sfida era questa: sviluppare un personaggio che — senza stravolgere le aspettative dei fans — potesse incarnare l’elemento umano e diventare il Marty McFly di oggi.All’inizio ci siamo rifiutati di lavorare per Star Trek, perché sapevamo di non avere un’idea all’altezza per quel tipo di saga e — sinceramente — non ce la sentivamo di ‘toccare’ una storia che aveva significato così tanto per tutti noi.
Essere dei fans di Star Trek ci ha aiutato. Qualcosa è rimasto nel nostro cervello e — un giorno — ci siamo svegliati e abbiamo capito che potevamo sviluppare un’idea. In quel momento ci siamo resi conto che avevamo il motivo e l’esigenza di raccontare una storia legata a Star Trek. Non avremmo mai scritto un film di Star Trek senza un vero motivo per farlo.

Eravamo molto spaventati, ma sai che c’è? Ogni tanto devi lasciarti andare e sapere seguire il tuo cuore tornando a essere la persona che eri una volta quando da bambino sognavi con Star Trek.
Una versione più approfondita di questa intervista uscirà su Robot 52, a ottobre 2007.
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