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Looper si muove dunque su due assi portanti: la fantascienza, da un lato, e la crime story dall’altra, ma se vi aspettate un futuro alla Blade Runner, tanto per capirci, è probabile che resterete delusi. Il film, infatti, ci presenta un futuro molto simile al nostro, in cui l’“orizzonte” è cambiato davvero poco.
“Il futuro è un luogo abbastanza deprimente — ha affermato il regista — È andato in malora; la gente guida ancora automobili del 2010, che ha dovuto conservare per 30 anni”.
A confermare le parole di Johnson ci sono anche quelle di Steve Yedlin, direttore della fotografia, e di Ed Verreaux, lo scenografo del film.
“Rian (il regista NdR) definisce il look del film «realismo cinematografico» — ha affermato Yedlin. — Sembra un po’ una contraddizione in termini ma io e Rian ne abbiamo parlato a lungo e il significato di questa definizione è molto preciso: riguarda la luce, l’atmosfera, si basa sulla realtà ma è potenziato dal punto di vista cinematografico. L’idea era — ha continuato il direttore della fotografia — che il look fosse legato al cambiamento sociopolitico piuttosto che a quello tecnologico”.
Sulla stessa scia si è dovuto muovere anche Verreaux che ha curato le scenografie del film. “Non volevamo un futuro completamente distrutto né meraviglioso e patinato — ha detto Verreaux. — È un futuro in cui le cose non vanno molto bene: l’economia è collassata e le industrie più importanti hanno cessato la loro produzione. Questo è il motivo per cui le automobili hanno tutte 30 anni; esistono alcune macchine nuove e particolari, ma sono riservate agli straricchi; la gente comune guida solo macchine vecchie”.
Per quanto riguarda il design della macchina del tempo, Johnson e Verreaux si sono ispirati alla storia. “Rian mi ha mostrato l’immagine della prima bomba atomica, che era chiamata «The Gadget», — dice Verreaux. — La bomba ha un design retrò-futuristico, un insieme aggrovigliato di fili, cavi e scatole che circondano una grande sfera. Non appena l’ho vista, ho capito quello che dovevo fare. Abbiamo scelto un look sporco, semplificato, retrò. La cosa importante è riuscire a comunicare l’idea che la macchina del tempo funziona; al di là di questo, l’altro aspetto importante è concentrarsi sulla storia del film”.
Su chi doveva interpretare il protagonista, il regista Rian Johnson non ha avuto dubbi fin dall’inizio.
“Avevo scritto la parte del giovane Joe per Joseph Gordon-Levitt, che oltre a essere il mio attore preferito, è anche un caro amico con cui volevo lavorare di nuovo”, ha detto Johnson. Ma una felice sorpresa per il regista è stato avere nel cast anche un veterano come Willis. “Quando si è presentata la possibilità di avere Bruce Willis nella parte del Joe maturo, ero davvero entusiasta perché Bruce è un attore bravissimo e molto adatto alla parte, per vari motivi. Il problema — ha continuato Johnson — però era che i due non si somigliano affatto. Dovevamo trovare il modo per risolverlo, e ci si è presentata una duplice soluzione. Joseph Gordon-Levitt si è sottoposto a quasi tre ore di trucco e di protesi per modificare il naso, il labbro superiore e quello inferiore. Non c’era verso di farlo assomigliare a Bruce Willis, ma abbiamo evidenziato un paio di caratteristiche alle quali il pubblico può fare riferimento per riuscire a seguire la storia. Il restante 90% riguarda la performance di Joe, — ha concluso Johnson. — È stato fantastico: non copia Bruce, bensì crea un personaggio che assomiglia al giovane Bruce. Sa imitare la sua voce e molti degli atteggiamenti di Bruce. È un momento di grande recitazione, è fenomenale vedere come crea il personaggio”.
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