Foto promozionale per la riedizione del film nel 2002, con tutto il cast, il regista e il produttore. Da sinistra: Peter Coyote (Keys), Drew Barrymore (Gertie), Kathleen Kennedy, Steven Spielberg, Dee Wallace-Stone (Mary), Henry Thomas (Elliot), Robert MacNaughton (Michael).
Foto promozionale per la riedizione del film nel 2002, con tutto il cast, il regista e il produttore. Da sinistra: Peter Coyote (Keys), Drew Barrymore (Gertie), Kathleen Kennedy, Steven Spielberg, Dee Wallace-Stone (Mary), Henry Thomas (Elliot), Robert MacNaughton (Michael).
Spielberg le chiese di sviluppare la sua idea, lei accettò e tornò a Los Angeles per lavorare al progetto. Qualche mese dopo la sceneggiatrice portava in visione le pagine al regista, che stava lavorando al montaggio de I predatori : finalmente la prima stesura di 107 pagine fu presentata da Spielberg e dalla sua assitente Kathleen Kennedy (promossa poi al ruolo di co-produttrice) all'allora grande boss della Universal Pictures, Sidney Sheinberg, che dette il nulla osta al progetto nel giro di 24 ore. Intanto si cominciava anche a pensare all'aspetto che avrebbe dovuto avere l'alieno. Schizzi preliminari furono realizzati dall'illustratore Ed Verreaux su indicazioni del regista stesso, che non voleva che fosse troppo carino: l'amore e la tenerezza provate per lui non dovevano essere collegate al suo aspetto. L'idea era più o meno quella di una tartaruga senza guscio, ma non solo: "Volevo una creatura che non fosse umana" spiega Spielberg "ma neanche completamente mostruosa e astrusa, considerando che viene da un pianeta non molto dissimile dal nostro, un pianeta umido, ricco di piante e con l'atmosfera più pesante. In altre parole mi interessava che avesse delle caratteristiche umane, come gli occhi, (...) ma nello stesso tempo che non sembrasse un nano travestito." Infine, come noto, il compito di costruire ET fu affidato all'italiano Carlo Rambaldi, che aveva già lavorato agli alieni di Incontri ravvicinati del terzo tipo.

"Stavo ancora lavorando al mostro di Possession", racconta il ferrarese Rambaldi "Era l'Aprile 1980. Spielberg stava girando in Inghilterra I predatori dell'arca perduta e affidò ad uno staff di 35 tecnici americani la progettazione di un pupazzo elettronico extraterrestre. Quando, nell'Ottobre successivo, finito L'Arca, se ne tornò negli Stati Uniti per cominciare le riprese trovò sul set un orribile e banalissimo mostro da 840 milioni che per di più non funzionava." Rambaldi costruì tre modelli: uno era un modello in scala reale manovrato via cavo da 12 operatori, il secondo era un animatronic specializzato in espressioni facciali e il terzo era una sorta di involucro cavo che avrebbe dovuto essere indossato da un vero nano (anzi più di uno, in effetti) per le riprese in campo lungo. Il tutto, secondo Rambaldi, sarebbe costato circa 2 miliardi di Lire, di cui 600 milioni solo di materiale elettronico.

La squadra dei nani definita degli ET Special Movements comprendeva Patrick, detto Pat, Bilon (che morì a soli 35 anni nel Gennaio del 1983, pochi mesi dopo l'uscita del film), Tamara DeTreaux (che si lamentò a gran voce, in seguito, sostenendo che il loro contributo al film era stato sottovalutato), Matthew DeMerritt (non un nano ma un ragazzino nato senza gambe e che fece la scena di ET ubriaco), Tina Palmer, Nancy MacLean e Pam Ybarra. Quando la stampa rivelò che, quindi, non tutto quello che si vedeva nel film era opera del pupazzo elettro-meccanico di Rambaldi questi ci tenne a far sapere che, comunque, l'ET che compare sullo schermo è interpretato per l'85 per cento dalla sua creatura. Soltanto per il 15 per cento, specie nelle riprese in campo lungo, si è fatto ricorso ad attori in costume. Una volta terminato il suo lavoro per l'Extra-Terrestre, per il quale vinse nell'Aprile 1983 il suo terzo Oscar (i primi due erano stati per il remake di King Kong e per Alien) Rambaldi cominciò a lavorare per il Dune di David Lynch, film interessante sebbene non completamente riuscito, che si rivelò assai meno fortunato al botteghino.