Fantasia & Nuvole

di Francesco Grasso

fgrasso@fantascienza.com

2001 Nights

Tracciare affreschi di storia futura è un esercizio letterario in cui si sono cimentati tanti autori di narrativa fantascientifica. Tutti ricordiamo come Clarke, Asimov, Heinlein, Anderson (per fare i nomi più noti) siano riusciti a incasellare alcune delle loro più celebri storie, ordinandole in un preciso contesto temporale, fino a creare un grande mosaico d'insieme...

E nel fumetto? Esiste almeno un esempio di tale esercizio? La risposta è sì: tale, infatti, è l'opera di un disegnatore giapponese forse meno conosciuto in occidente rispetto a tanti suoi colleghi, ma senza nulla da invidiare a questi ultimi in quanto a talento ed estrosità creativa. Si tratta di Yukinobu Hoshino, autore della saga di storia futura 2001 Nights.

La storia

2001 Nights si presenta come un insieme di diciannove storie che, benché indipendenti tra loro, possono leggersi come un ipotetico testo di storia per i secoli a venire. Ogni storia è un'ipotetica "notte" (con riferimento alle fiabe arabe delle Mille e una notte), da cui il titolo globale dell'opera (come dire, Duemila e una notte).

Cosa prevede Hoshino, dunque, per il nostro futuro? Apparentemente, uno scenario roseo: all'alba del ventunesimo secolo, i leader delle principali potenze terrestri troveranno un accordo e convertiranno le spese militari in investimenti nella ricerca spaziale; verrà creata una base lunare, colonie su Marte e miniere sugli asteroidi; giganteschi impianti automatici estrarranno idrogeno dall'atmosfera di Giove e ne trarranno combustibile per le prime navi stellari.

Prima della metà del terzo millennio, l'umanità avrà varcato i confini del sistema solare; non ancora direttamente, ma per mezzo di sonde automatiche (come K.A.R.C. 9000, nave senziente inviata verso la stella di Barnard), e di vascelli "generazionali" (come la Ozma III, guidata da robot e carica di embrioni congelati, accelerata servendosi ingegnosamente di una cometa e spedita verso Tau Ceti alla ricerca di un pianeta abitabile).

Ma la vera svolta avverrà con la scoperta di Lucifero, un gigante gassoso orbitante a oltre sei miliardi di chilometri dal Sole. L'esistenza di un simile corpo celeste era stata desunta già nel ventesimo secolo dallo studio delle anomalie orbitali di Urano e Nettuno, impossibili da imputarsi solo al minuscolo Plutone; ugualmente, le caratteristiche di tale remotissimo pianeta sono tali da sconvolgere ogni convenzione dell'astronomia e della fisica. Lucifero ha una massa enorme, pari a cinquecento volte quella di Giove, ruota intorno al Sole in senso inverso al resto del sistema planetario, compie la sua orbita in 666 anni; elemento più sconvolgente di tutti, è composto di antimateria. La spedizione terrestre inviata a investigare su Lucifero giungerà a conclusioni stupefacenti e orribili, che scuoteranno profondamente la cultura umana (anche dal punto di vista teologico); eppure, Lucifero sarà la chiave per la vera conquista dello Spazio, donando all'umanità una fonte d'energia virtualmente inesauribile. Nel giro di pochi anni, questa energia sarà usata per imbrigliare i buchi neri e per usarli come "motore" delle navi spaziali (secondo la teoria dello scienziato Max Myu). Così, all'improvviso, l'umanità potrà superare la barriera della velocità della luce e gettarsi all'esplorazione della Galassia.

A questo punto il futuro disegnato da Hoshino comincia a abbandonare le tinte rosee e ad offuscarsi: l'Uomo, prigioniero della sua stessa ambizione, sfida l'immensità degli spazi, ma ne viene sconfitto. I problemi dell'adattamento al cosmo, la complessità degli ecosistemi alieni con cui i nostri discendenti dovranno confrontarsi, i pericoli e i misteri dei mondi, semplicemente, sono troppo grandi per creature in fondo fragili e limitati quale noi siamo. E così, verso la fine del terzo millennio, assisteremo a un progressivo ripiegamento dell'Umanità, a una crisi più di prospettive e di valori che di tecnologie. Colonie prosperose fondate su pianeti vergini verranno distrutte da cataclismi naturali o da disastri follemente provocati dagli eterni vizi umani. Nuove guerre scoppieranno, nuovi odi si uniranno ai vecchi, eterni dissapori... Finché la nostra razza non si dividerà traumaticamente in due tronconi: da un lato la vecchia umanità, incapace di adattarsi al cosmo, piena di rancori e di complessi di colpa verso le vittime della dissennata corsa allo Spazio; dall'altro la Nuova Generazione, detti anche tachionani, uomini e donne nati a bordo di astronavi, psicologicamente slegati da qualsiasi pianeta, dalle doti intellettive superiori alle nostre, ma talmente lontani dal retaggio umano che è più facile vedere in loro dei nemici che degli eredi. Il buio dello Spazio, come un sipario, cala al termine del dramma futuribile messo in scena da Hoshino portando con sé più inquietudini che speranze, lasciando più domande che risposte.

L'autore

Yukinobu Hoshino è nato nel 1954 nell'isola di Hokkaido. Ha esordito nel 1975 con l'opera Regina d'acciaio. In quello stesso anno è stato insignito del premio Tezuka come miglior fumettista giovane.

Nel 1979-80 compone Le leggende di una strega, una serie di storie brevi che si amalgano insieme a formare una vasta epopea. Hoshino ripropone la stessa formula in 2001 Nights. Tra gli altri suoi lavori, da citare Blue City (1976), Il fuoco di Yamato (1983), Sabel Tigar (1981) e Yamataika (1987).

Il disegno di Hoshino incarna, nel bene e nel male, i precetti tradizionali della scuola giapponese, il che significa grande cura dei dettagli tecnici e degli ambienti a discapito delle figure umane, uso sapiente sia della matita che di mezzi più moderni come il ritocco al computer, poca caratterizzazione del tratto (a volte i disegnatori nipponici sembrano seguire uno "standard de facto" che li porta verso un appiattimento generale, che li costringe quasi all'uniformità).

Hoshino dissemina nelle sue tavole citazioni grafiche (più o meno eclatanti) del kubrikiano 2001 Odissea nello Spazio: si va dal cantiere di scavo nel cratere lunare in cui si svolge il secondo episodio (la "notte due") al modulo per le EVA (attività extra veicolari) usato dagli esploratori di Lucifero. Le citazioni di 2001, poi, echeggiano nei nomi dei personaggi (esiste un Frank Borman, un David Poole, ma anche un Lazarus Lang, evidente omaggio al protagonista del romanzo heinleiniano Lazarus Long, l'immortale).

Un particolare su cui Hoshino insiste particolarmente sono i nudi femminili. L'insistenza è particolarmente felice, e porta a dei buoni risultati, questo va detto. Pure, tale maniacale attenzione induce inevitabili interrogativi, applicabili del resto alle opere di tanti altri artisti nipponici. Il punto è questo: come mai le ragazze dei fumetti giapponesi sono invaribilmente sexy, stupende e fascinose, quando nella realtà (per lo meno, a giudicare dalle turiste che affollano le nostre città) il livello estetico del gentil sesso nipponico è tutt'altro che eccelso? Forse che i giapponesi tengono gelosamente in patria gli esemplari più gradevoli (che poi ritraggono nei fumetti) e mandano all'estero le meno avvenenti? Non sarebbe il caso di investigare?

curiosità e spunti

Il sottogenere fantascientifico cui 2001 Nights appartiene, senza dubbio, è la Space Opera. La saga SF cui l'opera di Hoshino è maggiormente assimilabile è il ciclo della Fondazione di Isaac Asimov. Con i romanzi del Buon Dottore, 2001 Nights ha in comune la struttura, il respiro secolare, l'impostazione da "cronaca storica" e il linguaggio leggermente didascalico.

A differenza di Foundation, però, Hoshino sceglie un punto di vista più "democratico". Egli racconta il suo futuro attraverso gli occhi non dei grandi uomini, ma della gente comune; preferisce narrare dei fanti e non dei generali, degli umili e non dei potenti. Per dirla alla DeGregori, Hoshino ci dimostra che è la gente che fa la Storia. In 2001 Nights i Vip si mantengono sullo sfondo, lasciando l'uomo della strada in primo piano. L'accordo tra il presidente USA e il premier russo, ad esempio, viene visto con gli occhi degli astronauti che scortano inconsapevolmente i loro leader al meeting sulla stazione spaziale Tolstoi (i due uomini politici vengono inquadrati sempre di spalle, il loro volto non viene mai mostrato); vediamo il Papa quasi di sfuggita, mentre la disputa teologica scatenata da Lucifero ci viene narrata da un semplice prete; scopriamo l'incredibile potenza del motore Myu non (come sarebbe logico) attraverso gli occhi del suo inventore, ma tramite quelli di sua figlia.

Il fascino dell'affresco vertiginoso di Hoshino deriva anche (meglio dire soprattutto) dalla coerenza e dal rigore scientifico delle sue estrapolazioni. L'autore giapponese è estremamente ferrato in fisica, biologia e astronautica, e dimostra la sua competenza (e le sue ricerche, evidentemente) raffigurando nelle sue tavole praticamente tutti i progetti di propulsione spaziale studiati realmente negli ultimi anni: le vele solari, il motore a fusione nucleare, le comete usate come sonde interstellari, l'ibernazione, il cannone a particelle e l'annichilimento materia-antimateria. 2001 Nights è un autentico testo di divulgazione tecnico-scientifica, accostabile ai più alti testi di hard-SF: i risultati dell'estrapolazione sono illustrati da Hoshino con lo strumento della narrazione, seguendo l'esempio dei più classici scrittori-scienziati occidentali (pensiamo ad Asimov, a Bear, Clarke, Anderson, Clement, ma anche al nostro Roberto Vacca).

Certo, 2001 Nights è stato scritto dal 1984 al 1986, e in alcuni punti dimostra pienamente la sua dozzina d'anni. Nell'immaginario di Hoshino c'è ancora la guerra fredda, ad esempio; l'impostazione dell'opera è in fondo positivista e meccanicista, e richiama alla mente più le atmosfere alla Star Trek che la più recente visione cyberpunk (drammatica, amara, pessimista) del futuro. Eppure, nonostante che quì e lì la visione futurista abbia perso di freschezza, nonostante che talvolta possa sembrare appassita, mantiene ancora tutto il suo fascino, come la voce gracchiante di un vecchio ellepì graffiato che pure, dopo tanti anni, si ascolta sempre volentieri.

Abbiamo detto delle citazioni a 2001 di Kubrick e al Lazarus Long di Heinlein. Ma tra le fonti di Hoshino dobbiamo citare anche i romanzi di Paul Anderson (la "Notte 17" è un chiaro omaggio al racconto Kirie Eleison dello scrittore americano) e l'opera di James Bish . In particolare, l'episodio di Lucifero ha evidenti punti in comune con il romanzo Guerra al grande nulla di Blish, a partire dalle implicazioni teologiche di entrambe le storie.

Un'ultima precisazione per chiudere l'articolo. Da quanto detto finora, si potrebbe pensare che 2001 Nights sia un'opera arida, fredda e meccanicista. Non è così. Hoshino, quando vuole, sa raggiungere vette struggenti di malinconia, di commozione, di romanticismo e di passione. Un esempio su tutti: la storia della famiglia Robinson. Gli embrioni congelati spediti verso Tau Ceti a bordo della nave generazionale Ozma III (di cui si è già detto) provengono da una donazione di una giovane coppia terrestre: i Robinson, appunto. Secondo il programma, al termine del viaggio (durato più di trecento anni) il computer della nave avrebbe dovuto ispezionare il sistema Tau Ceti alla ricerca di un pianeta compatibile con la vita umana. Se ne avesse trovato uno, avrebbe dovuto "scongelare" gli embrioni e far nascere la prima generazione di coloni; se non ci fosse stato alcun pianeta, gli embrioni avrebbero dovuto essere distrutti: nessuna colonia, nessuna nuova vita. Ma, mentre Ozma III vaga nello Spazio, l'Uomo scopre Lucifero, inventa la propulsione Myu e si lancia verso le stelle. Esploratori terrestri a bordo di una nave ultra-luce raggiungono Tau Ceti molto prima di Ozma, e lo scoprono inadatto alla vita umana. Il progetto Ozma, evidentemente, non ha più senso: la nave generazionale partita dalla Terra secoli prima col suo carico di sogni e di speranze dormienti è stata superata, sconfitta, resa obsoleta dal cinico avanzare del progresso.

La logica imporrebbe di fermare Ozma e distruggere gli embrioni. Ma qui entra in gioco l'irrazionale sensibilità umana: uno degli esploratori a bordo della nave ultra-luce, tale Robinson, è un discendente della coppia donatrice degli embrioni, e conosce tutta la storia. L'affetto verso i "fratelli" non ancora nati vaganti nello Spazio lo colpisce con forza devastante, e lo spinge a una decisione apparentemente folle: egli impegna tutte le sue risorse e tutto il suo patrimonio per "terraformare" uno dei pianeti di Tau-Ceti, in modo che i suoi fratelli, all'arrivo, trovino un luogo ameno su cui nascere. Un gesto romantico, razionalmente assurdo, perché la "terraformazione" è un processo temporaneo, e in appena seicento anni il pianeta tornerà inabitabile. Ma non è questo ciò che conta: l'importante è non uccidere la speranza, e fare in modo che i figli non ancora nati di una Terra di trecento anni prima abbiano una possibilità.

Una delle pagine più struggenti di 2001 Nights è proprio lo sbarco di questi bambini, venuti alla luce e cresciuti sotto lo sguardo amorevole dei robot della Ozma, di androidi-genitori dotati di una pseudo-personalità da padre e madre, disposti a dare ai piccoli tutta lal loro protezione e il loro affetto. Un affetto artificiale, forse, ma indicibilmente carico di tenerezza e di comprensione. Come a dire, sentimento ex-machina. Straordinariamente toccante.

Alla prossima.