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E’ in riferimento agli occhi arrossati dei passeggeri di un volo da Los Angeles a New York che viene preso da persone dell’industria del cinema. Dopo avere lavorato tutto il giorno e cenato a casa loro, questi executives prendono un volo notturno da L.A. e arrivano in tempo per lavorare a New York. Ovviamente alla fine perdi molto sonno… Nessuno di noi aveva realizzato che sarebbe stato scarsamente compreso al di fuori dell’industria del cinema. A dire la verità non avevo alcuna voglia di fare un altro film quando mi è arrivata la sceneggiatura di Red Eye. Poi, però, leggendola mi sono accorto della sua grande qualità e interesse. Per me era divertente potere lavorare ad un thriller interamente ambientato su un aereo dove i due protagonisti — per la maggior parte del tempo — si trovano praticamente seduti uno accanto all’altra senza fare molto altro. Un mio amico musicista mi ricordava che questa sceneggiatura poteva esprimere visivamente il concetto di musica da camera. La più difficile per qualsiasi gruppo di orchestrali, perché se uno sbaglia, tutti gli altri restano fregati da questo errore. Così è la situazione sull’aereo: la protagonista non può alzarsi, non può scappare, non può chiedere aiuto. Quello che per me rappresentava la sfida era proprio questo: domandarmi se ero in grado di mantenere fermi sulle loro sedie gli spettatori agendo solo su tre o quattro personaggi senza rovinare nulla e senza — soprattutto — commettere alcun errore. L’aereo è un po’ un distillatore delle caratteristiche principali dei personaggi. Abbiamo girato la pellicola molto velocemente in modo da uscire nei cinema prima di Flightplan con Jodie Foster. Il risultato di questa velocità di lavorazione è che il film è molto breve, veloce, compatto ed elegante. Ha un ottimo ritmo.
Perché un’abitazione è un po’ il simbolo delle persone che ci vivono e di quello che sono. Per me è un po’ l’equivalente di un corpo e di una mente combinati in un unico luogo fisico. Per me è uno spazio molto evocativo e potente.

Sì. Qualche tempo fa ero pronto a realizzare Pulse ispirato al giapponese Akira, ma — solo cinque giorni prima delle riprese — gli Studios hanno dato uno stop alla produzione. Avevo scritto anche la sceneggiatura. Oggi, però, non lo rifarei, perché tutti fanno film del genere e io odio fare quello che fanno gli altri. E’ diventata una moda…
Credo interessante che il protagonista maschile indossi una maschera emotiva per tutta la prima parte del film facendo finta di essere una persona normale. Questa pellicola ha a che fare con quello che è una maschera è in senso astratto. Puoi continuare a raschiare via delle maschere e per la maggior parte del film questo è concentrato su chi sono veramente le persone che commettono atti di terrorismo. In più ci sono altre maschere che vengono tolte anche da lei. Anche quella della vulnerabilità che viene tolta per fare posto a quella della forza interiore della protagonista femminile.
Gli horror parlano sempre della realtà delle cose. Sia che queste accadano soltanto nella mente delle persone, sia che al di fuori. Sono una loro distillazione: sebbene più piccole e astratte riguardano fortemente il nostro mondo. Sono solo un’altra maniera per parlarne. Red Eye riguarda il terrorismo. E’ una sua astrazione che analizza come questo dramma possa entrare nella vita di una giovane donna assolutamente per caso. L’horror è la realtà ridotta ad un livello più piccolo. Io ho cominciato a fare film del genere proprio per questo motivo. Ero sconvolto da quello che vedevo accadere nel mondo e per questo ho iniziato a fare dei film horror. E’ un genere che ha successo, perché è uno specchio delle nostre vite in maniera differente.
1 Davvero gustosa questa intervista, offre molti spunti di riflessione, ma comunque, al simpatico Wes non gli si può certo dare torto. I risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti e purtroppo la politica masochista degli "imprenditori" hollywoodiani non danneggia solo il cinema horror
La trovata del masking la trovo poi un assurdità priva di ogni fondamento intellettuale e culturale, ma come si dice, ognuno é libero di vedere quel che vuole e come vuole. Ma se le le libertà di alcuni, in qualche modo vanno a ledere la mia, allora mi inalbero non poco e scattano le imprecazioni
» postato da Dreadful_Death alle 16:54 del 07-11-2005