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Christopher Nolan sul set di Inception.
Ho pensato a Inception per la prima volta una decina di anni fa e mi ci è voluto molto tempo per svilupparla come la desideravo. La mia prima ispirazione è stato il lavoro di Borges, e, dal punto di vista cinematografico, sono sempre stato un grande fan del cinema di Ridley Scott e di Stanley Kubrick: 2001 e Blade Runner sono tra i film che amo di più, ma Inception nasce come una risposta al movimento cinematografico di pellicole prodotte a cavallo della fine del ventesimo secolo. Film come Matrix, Dark City, Il Tredicesimo Piano e il mio film Memento mettono tutti in dubbio la natura della realtà e sulla nostra capacità di conoscerla per davvero. Sono pellicole che riflettono sullo sconvolgimento che potrebbe derivare dalla scoperta che tutto quello in cui crediamo si riveli per essere non vera. Inception offre un punto di vista diverso e pone al pubblico la domanda riguardo a cosa accadrebbe se potessimo creare noi stessi la realtà di un’altra persona? Quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura, l’idea dei sogni all’interno dei sogni, poteva risultare per il pubblico un concetto molto più alieno di quanto sia oggi in cui la realtà virtuale dei videogiochi con i suoi diversi livelli ci ha portato dinanzi ad un modo diverso di guardare al mondo. I menu sull’Ipod e le strutture differenti ci hanno tutti quanti abituato ad una concezione differente della realtà, della sua architettura della sua struttura. Io credo che questo tipo di esperienza renda più facile per il pubblico interagire con la storia di e l’architettura di Inception.
Questo perché io adoro realizzare le scene d’azione e le considero come una forma molto pura e dinamica dell’arte cinematografica. Mi piace utilizzare il suono, il montaggio, la fotografia nella loro forma più ‘estrema’. Detto questo mi piace fare in modo che tutto, nel mio lavoro, si amalgami e che tutto nel film, a partire dall’azione, abbia un senso compiuto sul piano narrativo. È un meccanismo che ho adorato sviluppare in The Dark Knight e che in Inception ho trovato ancora più facile e affascinante in quanto la sfida principale per me era quella di spiegare al pubblico le regole dei singoli mondi in cui si sarebbero trovati. In questo senso la maniera migliore per farlo era lavorare sull’elemento fisico, perché la fisicità rappresentava la maniera migliore per raccontare le leggi presenti nella nostra realtà. L’azione serve a spiegare al pubblico le regole e la geografia del mondo in cui sono immersi i personaggi. Come cineasta sento la responsabilità di quelli che, in termini musicali, potrebbero definirsi come dei ‘crescendo’ del film e che conducono il pubblico fino alla fine della storia.
Quando scrivevo questo film, gravitavo naturalmente verso l’unica realtà creativa che conosco ovvero quella di fare cinema. È stato un processo spontaneo quello di creare un parallelo tra la squadra protagonista della mia storia e quello che faccio normalmente io, ovvero mettere insieme un gruppo di cineasti che, alla fine, realizzano sogni in grado di ‘ingannare’ lo spettatore. Non volevo fare un film che parlasse del cinema, ma, oggi, quando rivendo Inception mi rendo conto che ha proprio a che fare con questo argomento e questo tipo di processo creativo.
2 «Da un piccolo sondaggio condotto personalmente, nessuno degli interpellati ci ha capito una mazza in INCEPTION. Ma non è tanto per le fantateorie oniriche del film, volendo anche abbastanza interessanti, inedite, quanto il proporle a una velocità inaccettabile durante la visione cinematografica. Un errore classico di montaggio: stando troppo sopra il materiale, conoscendolo bene si arriva a una velocità insostenibile per chi vede il film la prima volta. Ho chiesto a varie persone di varia età, trovano il film incomprensibile. Alcuni, anche durante la visione del DVD (e quindi con la possibilità di fermarsi e pensare). E' uno sbaglio se ti rivolgi al grande pubblico senza adeguati test prima di uscire con un film. » Mah, non vorrei sembrare un gradasso, ma al di là delle cose lasciate volutamente in dubbio, non ho trovato proprio nulla di difficile da capire in Inception. Alla fine dei conti non è che sia poi così complicato. S*
» postato da S* alle 07:16 del 07-03-2011
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1 Da un piccolo sondaggio condotto personalmente, nessuno degli interpellati ci ha capito una mazza in INCEPTION. Ma non è tanto per le fantateorie oniriche del film, volendo anche abbastanza interessanti, inedite, quanto il proporle a una velocità inaccettabile durante la visione cinematografica. Un errore classico di montaggio: stando troppo sopra il materiale, conoscendolo bene si arriva a una velocità insostenibile per chi vede il film la prima volta. Ho chiesto a varie persone di varia età, trovano il film incomprensibile. Alcuni, anche durante la visione del DVD (e quindi con la possibilità di fermarsi e pensare). E' uno sbaglio se ti rivolgi al grande pubblico senza adeguati test prima di uscire con un film.
» postato da (Joss Heineken) alle 20:47 del 06-03-2011