Il ritorno di Steven Spielberg alla fantascienza ufologica con Disclosure Day (2026) è la migliore occasione per rivedere e rileggere i due precedenti film del regista americano che hanno definito e plasmato l'immaginario sul contatto tra terrestri e alieni: Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) e E.T. l'extraterrestre (1982).

Due opere apparentemente opposte, una costruita come una cronaca quasi documentaristica del contatto, l'altra come una vicenda emotiva vista attraverso gli occhi di un bambino, che in realtà rispondono alla stessa, identica domanda: “come reagirebbe l'essere umano alla prova che non siamo soli?”.

Spielberg ha coltivato fin dall'adolescenza un interesse profondo per gli UFO e i fenomeni inspiegati. Questo interesse è nato soprattutto sotto l'influenza del padre, che alimentò la sua curiosità verso il cosmo e le stelle. Quando iniziò a pensare a Incontri ravvicinati del terzo tipo la storia si alimentò degli anni di letture ufologiche, rapporti militari e testimonianze. Nel momento in cui il progetto ebbe l’approvazione della Columbia Pictures, che tra l’altro concesse a Spielberg un controllo creativo pressoché totale, venne “chiamato a bordo” il consulente scientifico J. Allen Hynek, figura centrale dell'ufologia moderna e consulente dell'aviazione statunitense per i programmi ufficiali “Project Sign” (1948), “Project Grudge” (1949) e il celebre “Project Blue Book” (1952/1969). Inizialmente scettico, Hynek cambiò posizione di fronte a casi inspiegabili e coniò la famosa classificazione degli “incontri ravvicinati” che dà il titolo al film:

·    Primo tipo: Osservazione visiva ravvicinata di un UFO.

·    Secondo tipo: Presenza di effetti fisici (interferenze elettriche, tracce al suolo).

·    Terzo tipo: Osservazione di entità biologiche o occupanti dell'oggetto.

La struttura del film ricorda da vicino i dossier militari: il ritrovamento nel deserto degli aerei scomparsi (che richiama le leggende del Triangolo delle Bermuda), i blackout improvvisi, le automobili con i motori che si spengono e le testimonianze multiple e indipendenti dello stesso fenomeno. Spielberg voleva che lo spettatore percepisse l'assoluto realismo della vicenda.

Nonostante l'approccio documentaristico, però, il centro del film è la vicenda personale dell'elettricista Roy Neary. Travolto da una “chiamata” incomprensibile, Roy è disposto a sacrificare famiglia, lavoro e identità pur di raggiungere la Devil's Tower dove avverrà il Primo Contatto.

Oggi, specialmente dopo l’uscita di The Fabelmans, il film appare totalmente autobiografico: Roy incarna Steven Spielberg e la sua ossessione per l'ignoto, l'incapacità di adattarsi alla normalità della vita suburbana e il desiderio di vedere oltre l'orizzonte. È un sognatore che rompe gli equilibri della propria casa inseguendo una visione, una perfetta rielaborazione del trauma del divorzio dei genitori e dell'abbandono familiare. Tematica altrettanto massicciamente presente in E.T.

Infatti se Incontri ravvicinati osserva il fenomeno dall'esterno e su scala globale, E.T. lo vive dall'interno, nello spazio ristretto di una villetta della California.

Nato durante la lavorazione di I predatori dell'arca perduta, il film fu scritto da Melissa Mathison partendo da un'idea personalissima di Spielberg: un amico immaginario alieno che il regista avrebbe voluto avere durante l'infanzia per superare la solitudine del divorzio dei suoi genitori.

Elliott è, forse, l'autoritratto definitivo di Spielberg: un ragazzino che vive in una famiglia incompleta, isolato, che trova comprensione e una profonda “comunione” empatica in qualcuno che viene da un altro mondo. La meraviglia tecnologica e cosmica qui cede il passo alla pura emozione.

In entrambi i film, poi, emerge un tema incredibilmente moderno, che anticipa i tanti dei film e delle serie che verranno negli anni successivi: le autorità sanno già e negano consapevolmente. I governi monitorano, intercettano, conoscono il fenomeno e creano false narrazioni per manipolare l'opinione pubblica (come la falsa emergenza del gas nervino per evacuare la Devil's Tower in Incontri). La presenza aliena non è mai una sorpresa per le istituzioni, tuttalpiù un problema politico e militare da gestire.

Però, all'interno di questa rigida struttura governativa, Spielberg inserisce nei due film una figura fondamentale: lo scienziato/funzionario adulto “buono”.

In Incontri Ravvicinati il personaggio è quello di Claude Lacombe interpretato da François Truffaut, scienziato francese a capo del progetto di ricerca e contatto e che, dimostrando una “apertura mentale” ammette Roy nel gruppo di terrestri destinati a partire con gli alieni dicendogli poco prima della sua partenza sull'astronave madre: «Vi invidio». Lacombe invidia Neary perché quell’ uomo comune è stato “chiamato” direttamente dagli alieni e partirà volontariamente con loro, realizzando il sogno di una vita che lo scienziato ha potuto solo studiare sulla carta.

“Chiavi”, Il personaggio interpretato da Peter Coyote in E.T. e chiamato così perché viene sempre accompagnato dal rumore di un moschettone pesantemente pieno di chiavi tintinnanti, si rivela altrettanto “sognatore” di Lacombe e, quando assiste alla drammatica “morte” di E.T. rivela il suo volto umano a Elliott  confessandogli di aver sognato quel momento da quando aveva dieci anni e aggiungendo: «Elliott, lui è venuto da te, io ho aspettato questo momento per tutta la vita… sei molto fortunato».

Né Lacombe né “Chiavi” sono antagonisti: sono uomini delle istituzioni che possiedono la conoscenza scientifica, ma a cui manca la purezza (il trauma/la vocazione in Roy, l'innocenza infantile in Elliott) per essere scelti come primi interlocutori dagli alieni.

Disclosure Day
Disclosure Day

Ciò che muove questo due film di Spielberg non è mai l'idea del conflitto o dell'invasione distruttiva (a differenza di altre sue opere come La guerra dei mondi o nella serie Falling Skies), bensì la comunione tra civiltà. Il celebre dialogo a base di note musicali e colori della tavoletta luminosa in Incontri ravvicinati e il legame empatico di E.T. sono due facce della stessa medaglia: la possibilità di una comunicazione universale basata sui codici matematici (musica) e sui sentimenti.

In numerose interviste rilasciate nel corso degli anni, fino alle dichiarazioni più recenti del 2026 durante la promozione della sua nuova pellicola, Spielberg ha ribadito la sua ferma convinzione che non siamo soli: «Oggi considero il tema della presenza extraterrestre molto meno fantascientifico di quanto mi apparisse negli anni Settanta. Il dibattito contemporaneo sugli UAP (Unidentified Anomalous Phenomena) e le ammissioni governative dimostrano che la realtà sta raggiungendo l'immaginazione».

A quasi cinquant'anni da questi film (e con una filmografia di tutto rispetto sviluppattasi in questo periodo) Spielberg torna sul l’argomento con Disclosure Day.

Il salto temporale tra i primi due film e il terzo c’è e si avverte, innanzitutto nella sceneggiatura che è tratteggiata diversamente (e in maniera non sempre continua) rispetto a quelle degli anni Settanta/Ottanta innanzitutto per la durata del film e l’ormai consueto “avvallamento” nel pezzo centrale del film, abitudine ormai inveterata presso la nuova generazione di sceneggiatori, ma, attenzione, Spielberg è al timone e, quando ci si avvicina al finale, fa sentire la sua presenza che specialmente nella prima parte del film sembra aleggiare poco. In Disclosure la presenza della cospirazione del silenzio è pesante, rappresentata dal personaggio di Colin Firth, un “congiurato del silenzio” che appartiene ad una organizzazione privata (Wardex) capace di influenzare il Governo. È un personaggio dolente, incattivito, grigio e stanco ma convinto che il mondo non debba sapere. L’intero film si dipana attorno alla caccia che la Wardex apre nei confronti di un suo programmatore/hacker interpretato da Josh O’ Connor che ha deciso di rubare l’archivio secretato e rivelarlo al mondo, aiutato da un gruppo di dissidenti interni dell’organizzazione. Nella sua fuga lo accompagna la sua fidanzata, una novizia che ha poi deciso di non prendere i voti. Attenzione, perchéla prima volta Spielberg tratta esplicitamente il tema religione/alieni mettendo in scena le diverse sfaccettature come la paura che l’esistenza degli alieni possa sminuire il valore della religione, oppure che la religione stessa si sposti direttamente sugli alieni oppure esponendo un ottica relativistica di cui si fa portatrice una madre superiora quando specifica che la Bibbia dice che l’uomo è la somma creazione di Dio solo sulla Terra e che un così vasto universo non può essere tutto vuoto, riecheggiando in questo tanti storici scrittori di fantascienza come, ad esempio Ray Bradbury. Coprotagonista (e fautrice di una prova attoriale da encomio) è Emily Blunt, addetta alle previsioni meteorologiche che improvvisamente scopre di riuscire a parlare lingue straniere e sconosciute (anche il linguaggio alieno) e a “leggere” le altre persone.

Disclosure Day
Disclosure Day

Spielberg si “frammenta” in questi due personaggi (anche loro sottoposti all’età di dieci anni ad un evento traumatico che hanno rimosso) mentre il ruolo di “adulto/buono” è riservato a Hugo, personaggio di Colman Domingo, che prende a cuore le sorti degli alieni e organizza la rivolta.

A ridosso del finale arriva la rivelazione forse più significativa del film: gli alieni hanno scelto Josh O’ Connor per donargli il linguaggio della matematica, ovvero il linguaggio dell’universo ed Emily Blunt per donarle l’empatia con la quale costruire un ponte con gli umani.

Insomma, O’ Connor riceve il mandato scientifico simile al linguaggio musicale e simbolico di Incontri mentre Blunt sperimenta l’empatia che aveva unito Elliot ed E.T.

E se a questo uniamo la fuggevole immagine di Devil’s Tower (la montagna di Incontri) che si intravede tra le immagini hackerate dei filmati secretati, forse, il cerchio si chiude davvero.

Incontri Ravvicinati uscì nell’America del democratico Carter in crisi economica, E.T. in quella del repubblicano Regan e della sua Reganomics, Disclosure esce nel “Regno di Trump”, e nel film serpeggia una crisi globale con il mondo sull’orlo della catastrofe nucleare, ma in tutti e tre i film il messaggio di Spielberg resta positivamente coerente: l’empatia, la scienza e il dialogo possono ancora salvare l’umanità.

Sempre che l’umanità voglia essere salvata davvero.