Il racconto è considerato, almeno dal punto di vista della narratologia, una delle forme più feconde e non solo come momento di formazione nell’apprendistato di uno scrittore, ma proprio come una scelta consapevole che lo scrittore compie, convinto che la storia che intende narrare si può mettere nero su bianco in poche migliaia di parole. E così è stato per molti autori nell’ambito della fantascienza, tant’è che ci sono scrittori, tanto britannici quanto americani, che sono riconosciuti dei veri e propri maestri della forma breve e la loro identità come autori si è formata proprio attraverso il racconto. Va certamente segnalato che dal punto di vista storico era il mercato della science fiction quello appunto delle riviste e dei pulp magazine, che richiedeva a gran voce i racconti, ma scrittori come Isaac Asimov, Fredric Brown, Robert Sheckley, Richard Matheson e poi James G. Ballard, Philip K. Dick, Ray Bradbury, Arthur C. Clarke, ma la lista sarebbe molto più lunga, ne hanno fatto una vera e propria Arte, tanto che ad affiancare il mercato delle riviste arrivarono presto anche le antologie, con raccolte dei migliori racconti, anche se negli anni Trenta e Quaranta i racconti che avevano un valore letterario non erano molti.

Il primo di tali volumi fu The Other Worlds (1941), curato da Phil Stong, che aveva storie brevi tra gli altri di Theodore Sturgeon, Lester del Rey, Murray Leinster e altri. Due anni più tardi, fu Donald A. Wollheim a curare un’antologia dal titolo The Pocket Book of Science Fiction, con racconti di Wells, Sturgeon, Robert A. Heinlein e altri. Dopo la Seconda guerra mondiale, furono pubblicate due antologie entrate nella storia della fantascienza: Adventures in Time and Space, a cura di Raymond Healy e J. Francis McComas, e The Best of Science Fiction a cura di Groff Conklin.

Oggi, sempre sul mercato anglosassone, il racconto di fantascienza è sempre considerato rilevante, tant’è che vengono pubblicate antologie non solo dedicate a temi specifici, ma anche quelle denominate The Year’s Best Science Fiction, create dall’editor Gardner Dozois nel 1984, dove vengono pubblicati i migliori racconti dell’anno precedente. Dozois ha pubblicato l’antologia fino al 2018, praticamente fino alla sua morte ed è stato, non a caso, anche il direttore dal 1986 al 2004 della rivista “Asimov’s Science Fiction Magazine”, conquistando numerosi premi Hugo e Locus proprio per le antologie sul meglio della fantascienza. Anche in Inghilterra, nel 1987, nacque l’antologia equivalente, che venne denominata The Mammoth Book of Best New Science Fiction.

Il racconto, del resto, che sia breve o lungo è la misura della qualità della fantascienza anglosassone, certificata anche dai principali premi, dall’Hugo al Nebula, fino al Locus. In particolare, il premio Hugo ha due categorie: Miglior racconto (Best Novelette) e Miglior racconto breve (Best Short Story), così come il Nebula. Va tenuto conto che negli Stati Uniti, la differenza principale tra una novelette (racconto lungo) e una short story (racconto breve) è il numero di parole: i racconti brevi in genere vanno dalle 1.000 alle 7.500 parole, mentre i racconti lunghi tra le 7.500 e le 19.999 parole. Ovviamente, la differente lunghezza permette ai racconti lunghi (novelette) uno sviluppo maggiore di personaggi e situazioni, rispetto alla short story.

Ed è proprio sul racconto (lungo e breve) che la science fiction costruisce gran parte della sua fortuna per tutto il Novecento, come scrive acutamente Giuseppe Lippi nella postfazione all’antologia Lo scudo di Marte. I migliori racconti dell’anno a cura di David G. Hartwell e Kathryn Cramer: “A lungo il racconto è stato la spina dorsale della fantascienza americana, e anzi, negli anni dal 1926 al 1945 ha costituito il 90% della produzione ospitata sulle riviste (i pulp magazine, il primo dei quali fu «Amazing Stories»)”.

La fantascienza, come genere letterario, nascendo e prosperando proprio sulle riviste popolari americane, tra gli anni Venti del Novecento fino ai giorni nostri, costringe gli studiosi a partire da qui per una riflessione storico-critica su questo genere narrativo, anche quando la genesi viene attribuita a più o meni illustri padri (Edgar Allan Poe, Jules Verne e Herbert George Wells in primis). Nella sua monumentale The History of the Science Fiction Magazine – da noi pubblicata in tre volumi tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta da Fanucci Editore con i titoli Porte sul futuro. Storia e antologia delle riviste di fantascienza 1926-1945 (1978), Astronavi alla conquista. Il meglio della fantascienza 1946-1955 (1981) e I mondi del possibile. Il meglio della fantascienza 1956-1965 (1983) – lo storico britannico Michael Ashley scrive: “Quando Amazing Stories apparve nelle edicole americane nell’aprile 1926, non costituì un fulmine a ciel sereno. I lettori di fantascienza furono certo felici: ma non dovettero sentirsi troppo sorpresi. Una rivista interamente dedicata alla science fiction era un logico passo avanti nel progresso della fantascienza come genere”.

Anche l’attuale momento della fantascienza, quello degli anni Duemila, vede proprio nel racconto un suo punto di forza e le riviste, seppur non più numericamente rilevanti come in passato, sono il luogo privilegiato dove gli scrittori possono dare corpo a nuove fasi della storia della fantascienza.