Somewhere In Time 

Settembre 1986: nei negozi di dischi di tutto il mondo esce Somewhere in Time, sesto album in studio degli Iron Maiden. La copertina, disegnata come di consueto da Derek Riggs, è una delle più iconiche della storia del rock: Eddie, la storica mascotte degli Iron Maiden, è diventato un cyborg. Se ne sta in piedi in una città notturna senza nome, pistola laser in pugno, occhio artificiale che scruta l'orizzonte, componenti meccaniche integrate nella carne come se la tecnologia avesse colonizzato il corpo dall'interno. Alle sue spalle si apre una metropoli al neon: grattacieli, insegne luminose, smog digitale, un UFO che passa indisturbato tra i palazzi.

Un'atmosfera che odora inequivocabilmente di Blade Runner, il capolavoro distopico di Ridley Scott uscito quattro anni prima, omaggiato esplicitamente da Riggs con il “Philip K. Dick Cinema” nascosto tra i dettagli della scena, con l’insegna della “Tyrrell Corp.” (l’azienda che costruisce i replicanti) e il cartellone del film affisso sulla facciata di un teatro. Chi guarda con attenzione trova anche altro: “Bradbury Towers”, in onore di Ray Bradbury, l’insegna “Asimov Foundation”, per omaggiare lo scrittore statunitense, un orologio fermo alle 23:58, due minuti alla mezzanotte dell'apocalisse nucleare (nonché riferimento esplicito a “2 Minutes to Midnight”, canzone dell’album precedente “Powerslave”). Si notano anche la TARDIS, la macchina del tempo del Dr. Who, e, per finire (ma in realtà l’elenco potrebbe essere incompleto), la scritta “Sand Dune”, riferimento all’opera di Herbert e alla loro canzone “To Tame a Land”, ispirata appunto al libro.

Off topic calcistico, troviamo anche il risultato di una partita: è West Ham – Arsenal 7-3. Il West Ham è la squadra del cuore del bassista Steve Harris, la curiosità è che al termine di questo campionato di Premier League l’Arsenal ha conquistato il titolo, il West Ham è retrocesso.

Insomma, la copertina di Somewhere in Time non è soltanto un'opera d'arte: è un manifesto. D’altra parte, lo stesso Riggs ha dichiarato che il lavoro sulla copertina (circa 80x40 centimetri nelle dimensioni originali) è durato quasi tre mesi. E, come vedremo, non è certo l’unica incursione della band inglese nel mondo della fantascienza. Anzi, è solo un ottimo punto di partenza per il nostro racconto.

Chitarre distorte e fantascienza 

Gli Iron Maiden non sono mai stati una band di semplici rocker. Fin dai primi album hanno guardato alla letteratura, alla storia e alla fantascienza con la stessa voracità con cui i loro riff divorano il palco. Hanno messo in musica “Dune” di Frank Herbert e Il mondo nuovo di Aldous Huxley, hanno omaggiato Arthur C. Clarke e Philip K. Dick, hanno cantato di viaggi nel tempo, di astronauti perduti nello spazio profondo, di apocalissi nucleari e di cyborg che camminano nelle città del futuro. Lo hanno fatto con la serietà di chi ama davvero la fantascienza, non come scenografia, ma come modo di interrogarsi sul destino dell'umanità.

Quest’articolo è un viaggio attraverso quella tradizione: da qualche parte nel tempo, tra le stelle e le distopie, seguendo il filo rosso che lega più di quarant'anni di heavy metal alla grande letteratura fantascientifica. E quale occasione migliore del “Run For Your Lives Tour” (con tappa che si è tenuta a Milano lo scorso 17 giugno) per ripercorrere l’epopea della band… a bordo di un’astronave.

Strani mondi (incluso Arrakis) 

Il debutto degli Iron Maiden avviene nel 1980, con l’album omonimo. L’impatto nel mondo della musica rock è subito devastante, favorito dall’iconica copertina con la mascotte Eddie e, soprattutto, da un modo innovativo di concepire l’heavy metal, mattone fondamentale per la costruzione della “New wave of British heavy metal”. La sesta traccia si intitola Strange World: scritta dal bassista Steve Harris, descrive un mondo alieno e onirico, con atmosfere psichedeliche e surreali lontane dai clichés del metal. È la prima incursione della band in territori fantascientifici, seppure in chiave visionaria più che narrativa.

È nel terzo disco The Number of the Beast (1982, con Bruce Dickinson che nel frattempo ha sostituito Paul Di’Anno come cantante) che i riferimenti fantascientifici si fanno espliciti. Children of the Damned racconta dei bambini di un villaggio nati con poteri psichici particolari dopo che i loro genitori sono entrati in contatto con un manufatto alieno. L'ispirazione deriva dal romanzo I figli dell'invasione (The Midwich Cuckoos, 1957) di John Wyndham da cui sono tratti i film Il villaggio dei dannati (Village of the Damned, 1960) e il sequel La stirpe dei dannati (Children of the Damned, 1964).

Il successivo Piece of Mind contiene il caso più celebre di “contaminazione” fantascientifica nella discografia Maiden. Steve Harris si ispira al romanzo Dune (1965) di Frank Herbert. Il testo contiene molti termini originali del libro: FremenCaladangom jabbarMuad'Dib.

 

In a world called Arakis

It is a land that's rich in spice

The sandriders and the mice

That they call the Muad'Dib.

Ancora:

 

He is the Kwizatz Haderach

He is born of Caladan

And will die upon the sands of time

Harris contatta l'agente di Herbert chiedendo il permesso di intitolare la canzone Dune e di introdurre il pezzo con una parte recitata presa dal romanzo. La risposta dell'agente arriva ed è clamorosamente negativa: “Herbert non ama i gruppi rock, in particolare i gruppi di rock duro e specialmente i gruppi come gli Iron Maiden”. La band, decisamente contrariata (Dickinson esprimerà spesso il proprio disappunto verso Herbert nelle esecuzioni dal vivo della canzone), modifica frettolosamente il titolo del brano in To Tame a Land, ma non in tempo per impedire che la prima edizione italiana e portoghese dell’album siano pubblicate con il titolo Dune.

Nello stesso disco trova posto Flight of Icarus. Pur attingendo al mito greco, la canzone ha una dimensione fantascientifica nella sua metafora del superamento dei limiti tecnologici e umani. Il testo si basa sul mito di Icaro, imprigionato con Dedalo nel palazzo di Cnosso, che si costruisce ali di piume e cera per fuggire, volando però troppo vicino al sole.

L’orologio dell’apocalisse 

Il quinto disco degli Iron Maiden è Powerslave (1984) e rappresenta una delle vette artistiche della band. La seconda traccia è 2 Minutes to Midnight, un brano di protesta sulla guerra nucleare e sulla corsa agli armamenti atomici, scritto da Adrian Smith e Bruce Dickinson. Il titolo si riferisce al famoso “Orologio dell'Apocalisse” (“Doomsday Clock”) del Bulletin of the Atomic Scientists, simbolo della vicinanza dell'umanità all'autodistruzione: un'immagine che la fantascienza ha reso iconica.

Arriviamo (o torniamo) così a Somewhere In Time. L'intero album ha il viaggio temporale come tema portante, pur senza essere un concept album dichiarato. Il brano di apertura è “Caught Somewhere in Time”, narrato dal punto di vista di un demone che offre a un uomo la possibilità di viaggiare nel tempo in cambio della sua anima:

Caught somewhere in time

Running in the shadows

Damn your love, damn your lies

Nel disco troviamo anche Stranger in a Strange Land. Il titolo rimanda all'omonimo capolavoro di Heinlein, ma la canzone parla di un esploratore artico che muore e viene ritrovato congelato nel ghiaccio dopo cento anni da altri esploratori. Adrian Smith è stato ispirato dalla vera storia di John Torrington, membro della spedizione Franklin: la natura l’ha ibernato come un criogenico involontario.

Anche il disco successivo Seventh Son of a Seventh Son (1988) contiene interessanti spunti fantascientifici. L'intero album è un concept ispirato al romanzo Seventh Son (1987) di Orson Scott Card. Il settimo figlio del settimo figlio ha poteri profetici e soprannaturali. Il brano omonimo fonde fantascienza, fantasy e horror gotico in un affresco narrativo che anticipa molto del dark fantasy letterario successivo. Si prosegue con Infinite Dreams. Scritta da Steve Harris, esplora i confini della coscienza, il sogno lucido e l'esistenza di realtà alternative. Temi cari alla fantascienza speculativa: dalla simulazione della realtà ai mondi paralleli.

Le guide del tramonto 

Quattro anni dopo gli Iron Maiden pubblicano Fear of the Dark, che contiene Childhood’s End. Il titolo richiama esplicitamente il capolavoro di Arthur C. Clarke (Le guide del tramonto, 1953), con tematiche legate alla perdita dell'innocenza collettiva e alla transizione verso un futuro ignoto. Rimane un omaggio implicito alla fantascienza britannica. E, a proposito del romanzo di Clarke, va detto che è tra quelli ad aver fornito la maggiore ispirazione fantascientifica alla musica rock. Ricordiamo anche Childhood’s End dei Pink Floyd (1972), Watcher of the Skies dei Genesis (1972), Childlike Faith in Childhood’s End dei Van der Graaf Generator (1976).

Nel 2000, dopo alcuni dischi interlocutori con relativi cambi di formazione, gli Iron Maiden ritrovano il cantante Bruce Dickinson e il chitarrista Adrian Smith e “danno alle stampe” l’album Brave New World. L’ispirazione è riferita all'omonimo romanzo distopico di Aldous Huxley (1932), con testi che riflettono lo Stato Mondiale di Huxley: cittadini geneticamente modificati e una gerarchia sociale basata sull'intelligenza. Oltre alla “title track”, è di esplicita ispirazione fantascientifica Out of the Silent Planet. Il titolo viene dal romanzo fantascientifico di C.S. Lewis (1938), ma Bruce Dickinson ha dichiarato che l'ispirazione principale è il film di fantascienza Forbidden Planet (1956).

Spazio, ultima frontiera 

The Final Frontier esce nel 2010 ed è un omaggio esplicito a Star Trek, già dal brano iniziale Satellite 15… The Final Frontier, ambientato nello spazio profondo. Bruce Dickinson stesso ha dichiarato: «La gente penserà sia una cosa da Trekkie, no? Sapevamo che avrebbe fatto discutere». L'intro è costruita come la deriva solitaria di un astronauta nello spazio:

 

Space, the final frontier

Lost in a satellite, forgotten in time

When the Wild Wind Blows è basata sul graphic novel post-nucleare When the Wind Blows (1982) di Raymond Briggs, la storia di un attacco nucleare sovietico sulla Gran Bretagna visto da una coppia di anziani. A differenza del libro, la canzone aggiunge un colpo di scena finale: i due si tolgono la vita credendo erroneamente di percepire le ricadute radioattive.

 

Can you hear it coming?

The four horsemen ride

Or is it just a storm cloud

You can see in the sky?

Da ricordare che la trasposizione in film d’animazione diretta nel 1986 da Jimmy T. Murakami vede come protagonisti della colonna sonora Roger Waters, David Bowie e i Genesis.

Un salto di cinque anni per giungere al doppio The Book of Souls. Il video del brano Speed of Light è un omaggio ai videogiochi, con Eddie che viaggia attraverso quattro decenni di storia del gaming. Musicalmente è un inno alla velocità della luce come limite fisico assoluto, un tema caro alla fantascienza hard, da Asimov a Clarke.

We're running out of time

The speed of light

Burning through the universe

Arriviamo così all’ultimo disco degli Iron Maiden, Senjutsu, del 2021, con Days of Future Past che affronta tematiche apocalittiche con un tono da fantascienza speculativa.

In giro per il mondo dal 27 maggio 2025 con il “Run for Your Lives World Tour”, gli Iron Maiden sono stati di scena a Milano il 17 giugno. Scaletta “classica” basata sui primi nove album della band e condita anche da un pizzico di fantascienza: tra i pezzi eseguiti ci sono Infinite Dreams2 Minutes to MidnightSeventh Son of a Seventh Son.