Franco Ricciardiello non è solo uno dei più apprezzati scrittori italiani di speculative fiction, ma è anche quel che si dice un instancabile animatore culturale. Nato a Vercelli nel 1961, scrive e pubblica fantascienza dal 1981. Ha pubblicato due romanzi su UraniaAi margini del caos, vincitore del premio Urania nel 1998 uscito anche in Francia da Flammarion, e Radio aliena Hasselblad, nel 2002. Suoi racconti sono in tutte le principali riviste italiane e in molte antologie. Recentemente si è dedicato anche a scrivere gialli, vincendo premi come Orme Gialle, il Gran Giallo Città di Cattolica per i racconti e il premio Delitto d'Autore. Ma è conosciuto per essere anche uno dei fondatori del gruppo Solarpunk Italia, insieme a Giulia Abbate, Romina Braggion e Silvia Treves. Il gruppo ha dato vita a ben quattro antologie a tema solarpunk, tutte pubblicate per Delos Digital: Assalto al sole, Ancora il mondo cambierà, Archeologie del basso futuro e Una poetica del futuro. Sempre per lo stesso editore, cura con Giulia Abbate la collana Atantis. Ora, il gruppo Solarpunk Italia è approdato su Urania, con il numero speciale estivo dal titolo Solarpunk. Nuovi sguardi sul domani (Urania Speciale, 49, Mondadori), che contiene ben 1° racconti di 11 scrittrici e scrittori italiani di fantascienza. Più nello specifico, ci sono i seguenti racconti: Non è l’assenza di conflitto di Lorenzo Davia, Gong di Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Fare cerchio di Giovanna Repetto, Semina di ossa e terra di Irene Drago, Tre lezioni di tenebra per il mercoledì di Franco Ricciardiello, Diagramma di flusso con svarione di Fulvio Gatti, Eloisa e la bomba di Giulia Abbate, Memetica del collasso di Flavio Torba, Cartolina dal Lago Maggiore di Romina Braggion, Gomma di Silvia Treves.

Oltre a un’introduzione del curatore Franco Ricciardiello, in appendice ci sono un saggio firmato da Giulia Abbate e Ricciardiello, dal titolo Nuovi sguardi sul domani e una Cronologia del movimento solarpunk dal 2008 a oggi.

Ne abbiamo parlato con Ricciardiello, nell’intervista che segue, facendo il punto anche sul lavoro del gruppo Solarpunk Italia.

Che cos’è per te, dal punto di vista squisitamente letterario, il Solarpunk? 

È la sopravvivenza della fantascienza nell’era della distopizzazione dell’immaginario, il ritorno alla sua funzione di coscienza critica sul futuro, di opposizione alla narrazione dominante; è la (ri)scoperta che per raccontare un conflitto narrativo, non è necessario costruire uno di quegli indesiderabili futuri di cartapesta che certa SF contemporanea produce in serie.

Quali sono le caratteristiche principali del Solarpunk e quali sono i motivi per cui un appassionato di fantascienza dovrebbe leggere storie di questo filone della speculative fiction? 

Il solarpunk immagina un futuro sostenibile in cui la razza umana ha vinto la guerra civile contro se stessa, contro quella parte dell’umanità che per interesse o per utile personale è pronta a sfruttare le risorse del pianeta fino al punto di compromettere la vita; può anche raccontare il percorso per arrivare a questo futuro desiderabile, e gli ostacoli che vi si oppongono. Un appassionato dovrebbe leggere solarpunk perché può ritrovare la natura originaria della fantascienza, che racconta il futuro, la scienza e la tecnologia per raccontare il presente, l’umano e la vita, e perché non è soltanto un’ambientazione in cui inserire improbabili avventure in cui eroi individualisti hanno la meglio su cattivissimi antagonisti.

Il suffisso punk che ruolo gioca all’interno dell’immaginario Solarpunk? 

Non possiamo nascondere che in parte è senz’altro retaggio del fatto che, a partire dal cyberpunk, le nuove correnti della fantascienza vengono battezzate con questo suffisso standard: steampunk, atompunk, hopepunk, biopunk, nanopunk, e via dicendo. Al tempo stesso occorre dire che di tutti questi, il solarpunk è assolutamente l’unico a rappresentare un’opposizione al modello di sviluppo dominante, al capitalismo o post-capitalismo, proprio come il cyberpunk. Il solar- recupera i presupposti del cyber-, perché raccontando un futuro diverso rappresenta un’alternativa al presente.

Mi indicheresti un solo romanzo che a tuo parere esprime molto bene l’estetica Solarpunk? Diciamo un punto d’inizio per un ipotetico lettore zero… 

Non è facile, perché molti titoli che mi vengono in mente non sono stati (ancora) tradotti in italiano. E dunque, con un certo motivo d’orgoglio nazionale, citerei I vegumani di Clelia Farris, Future Fiction editore. Per chi volesse approcciarsi da assoluto profano, anche le quattro antologie di racconti solarpunk che ho curato per Delos Digital vanno bene, e hanno il vantaggio di presentare un ampio ventaglio di possibili trame e argomenti solarpunk.

Questa antologia non nasce dal nulla, ma da un progetto editoriale e culturale che viene da lontano. Ci spieghi un po’ com’è nato il gruppo Solarpunk Italia? E com’è nata l’antologia Solarpunk sullo speciale Urania? 

Il gruppo è nato nel 2021, dall’esperienza maturata con la prima, fortunatissima antologia solarpunk di autori e autrici dall’Italia, Assalto al sole, che ho curato io per Delos Digital editore. È lì che ho compreso come anche noi autori di fantascienza di questo paese non solo possiamo, ma vogliamo scrivere solarpunk. Non è un caso che tre delle autrici presenti in quella prima raccolta sono entrate nella redazione di Solarpunk Italia insieme al sottoscritto: in questi oltre cinque anni di attività abbiamo pubblicato una mole impressionante di traduzioni, riflessioni, recensioni, illustrazioni, a disposizione di chiunque desideri avere sottomano in un contenitore unico tutto ciò che serve sapere sull’argomento. E l’abbiamo verificato grazie all’incremento delle tesi di laurea di universitari italiani che si sono documentati sul sito. Per quanto riguarda l’idea di questa antologia, l’iniziativa e il merito sono di Franco Forte, il direttore di Urania, che mi ha dato un incarico e fornito carta bianca nella scelta di autori e testi, nonché per la parte di critica documentale. Immagino abbia visto il risultato delle precedenti antologie che ho curato, e scommesso sulla qualità del risultato.

Al di là delle qualità letterarie e immaginative del singolo autore e della singola autrice dell’antologia, quali sono stati i criteri che ti sei dato per selezionare i racconti? 

Il fatto è che ho selezionato proprio autori e autrici, non racconti: quelli sono venuti da sé, diciamo. Con le tre compagne di viaggio della redazione sono andato sul sicuro, ma anche con i nomi che in precedenza avevano lavorato con me in altre antologie, cioè Davia, Drago e la coppia Carducci-Fambrini; ho scelto poi gli ultimi tre sulla base di precedenti testi che avevano pubblicato, badando alla qualità della scrittura, allo stile, alla costruzione delle trame e dei personaggi: se non c’è questo, le idee non servono a nulla. In qualche caso gli autori hanno preferito sottopormi dei soggetti preliminari, ma per la maggior parte ho ricevuto il racconto già completato. Poi ho iniziato l’editing-revisione, che è proseguito per mesi, fino a che non ho consegnato a Mondadori i racconti che avrei voluto trovare io come lettore, se avessi acquistato l’antologia.

L’antologia contiene anche un tuo racconto, che s’intitola Tre lezioni di tenebre per il mercoledì, vorrei sapere qualcosa sia in più, il tema, una breve traccia della storia… 

Il mio racconto è tra i meno lunghi; è ambientato in un futuro prossimo, qualche decina d’anni, in un’Italia passata attraverso una Transizione dalle fonti di energia fossile a quelle riciclabili. Molta gente vive in comunità solidali a tecnologia avanzata, ma senza impatto sul territorio. Un giorno in una di queste Comuni arriva un estraneo, proviene da una Zona di Conservazione, dove ancora vivono secondo un’economia liberista-postcapitalista coloro che non hanno accettato la Transizione. La trama ha risvolti drammatici, perché neppure l’Utopia può, in casi determinati, piegare la natura umana.

Senza spoilerare, ci racconti quali sono i nuovi sguardi sul domani che hai selezionato per l’antologia mondadoriana? 

Oh, dunque! Nel racconto di Lorenzo Davia, Non è l’assenza di conflitto, un’astronave trasporta verso un lontano pianeta un’IA in grado di cambiare l’ideologia dominante. In Gong di Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, analizzando la radiazione di fondo del cosmo, un ricercatore trova una sequenza che ricorda una stringa di DNA. In Fare cerchio di Giovanna Repetto, l’arrivo di un misterioso straniero in una comunità di sopravvissuti dopo una catastrofe ecologica, rappresenta una difficile integrazione. Irene Drago in Semina di ossa e terra racconta un futuro prossimo, quando l’elaborazione del lutto assumerà forme molto diverse dalle attuali. Del mio racconto ho già detto. Diagramma di flusso con svarione di Fulvio Gatti è ambientato molto lontano nel futuro, una personalità troppo originale non riesce a adattarsi a una società rigidamente organizzata. Eloisa e la bomba di Giulia Abbate presenta tre modelli politico-sociali in competizione tra loro, che si fronteggiano nell’Area H, al centro della pianura Padana. In Memetica del collasso di Flavio Torba, l’indagine sulla scomparsa di un tecnico dell’energia attraversa piccole comunità autonome tra l’entroterra e la costa ionica. In Cartolina dal Lago Maggiore di Romina Braggion, una donna che ha trascorso cent’anni in una stazione orbitante, decide di tornare sulla Terra per impedire lo sfruttamento del lago sulle cui rive è nata. Infine, Gomma di Silvia Treves ha per protagonista un uomo che, aiutato dai ragazzi di un collettivo, scopre che una fabbrica ha prodotto di nascosto satelliti orbitali illeciti.

Il Solarpunk non è solo letteratura, ma anche pratiche sociali, politica, attivismo. Ci spieghi un po’ questo lato del movimento che cade sotto il nome solarpunk? 

Il solarpunk è un movimento nato come estetica, letteratura e attivismo sociale. Molti gruppi nel web che si definiscono solarpunk non si concentrano sulla lettura o la scrittura, ma diffondono best practices, fanno arte, riprendono notizie di miglioramenti nella sostenibilità e così via. In sostanza, nella letteratura solarpunk possiamo trovare dell’ottima fantascienza, ma anche indicazioni su uno stile di vita, una filosofia di comportamento etico. Sono livelli differenti, puoi fermarti al primo, oppure appassionarti e proseguire con i successivi, è una scelta.