In questa nuova puntata (e nella prossima) del nostro viaggio non lineare nella Storia della Fantascienza ci permettiamo una temporanea divagazione dal nostro genere, affrontando un autore e un personaggio fantastico che sono comunque assai cari a molti lettori di science fiction. Parliamo di Robert Howard e del suo personaggio più famoso, Conan il Barbaro, che cercheremo di indagare da un punto di vista inusuale.
Robert Howard (1906-1936), è uno dei massimi scrittori di narrativa pulp tra le due guerre, iniziatore dell’heroic fantasy e creatore di personaggi fantastici molto amati come Solomon Kane, Kull di Valusia e soprattutto Conan il Barbaro. Sebbene debba la sua fama soprattutto alla sua produzione fantastica fu in realtà un poligrafo che affrontò svariati generi di narrativa popolare, dal giallo al racconto western, dalle storie di pugilato alle avventure di ambientazione orientale, fino a storie umoristiche e racconti rosa. Howard nacque a Peaster e visse per buona parte della sua vita a Cross Plans, nella profonda provincia texana; e proprio dalle esperienze vissute dall’autore nel Texas durante il boom petrolifero, dalla sua conoscenza della storia della regione e più in generale dalla narrativa di frontiera traggono ispirazione molte delle sue storie. Ciò è vero non soltanto per la sua produzione western o per i racconti pugilistici, ma – almeno in parte – anche per la creazione della mitica Era Hyboriana e persino per la costruzione del personaggio di Conan. Sarà questo l’aspetto che andremo ad approfondire nelle prossime pagine.
L'era hyboriana e il paesaggio texano
L'Era Hyboriana è una sorta di protostoria immaginaria, un'ambientazione fantastica elaborata e affascinante che Howard colloca 12.000 anni nel passato, “dopo l’inabissamento di Atlantide e prima dell’avvento dei figli di Ario”, come narrato nelle Cronache Nemediane, lo pseudobiblion citato all'inizio di La Fenice sulla Spada, il primo racconto pubblicato avente come protagonista il Barbaro.
Sebbene l'Era Hyboriana abbia un sapore prevalentemente medievale, in realtà è un mosaico di epoche e regioni diverse, una sorta di gigantesca Disneyland dove ogni sorta di possibili scenari per storie d'avventura coesiste senza apparenti anacronismi. I suoi favolosi regni evocano fin dal nome epoche e civiltà diversissime: la Stigia, ad esempio, è una versione fantastica e romanzesca dell'antico Egitto; Shem corrisponde alla Palestina biblica; Vendhya è l’India misteriosa dei romanzi d’avventura, la Brythunia ricorda la Britannia del ciclo bretone, il Turan corrisponde approssimativamente al Grande Sultanato Selgiuchide e così via. A volte si riscontra un certo sincretismo: Aquilonia, ad esempio, corrisponde per certi versi alla Francia carolingia e post-carolingia, ma ha anche alcuni aspetti dell’antico Impero Romano, mentre la popolazione selvaggia dei pitti, pur rifacendosi sin dal nome agli abitanti pre-celtici della Scozia, ha in realtà molto in comune con gli indiani irochesi dei romanzi di frontiera.
I riferimenti di Howard non sono principalmente ad epoche e civiltà storiche, seppur fantasticamente trasfigurate, ma piuttosto alle loro versioni convenzionali tramandate dai romanzi e dai film d’avventura. Si tratta insomma di configurazioni stereotipe, di territori dell’immaginazione già sedimentati nella conoscenza del lettore. Il risultato è che il lettore prova un senso di familiarità con questo mondo irreale, suggestivamente accompagnato da un forte effetto evocativo.
Tuttavia, come già osservava a suo tempo Salvatore Proietti propio su Delos (https://www.fantascienza.com/8799/ombre-rosse-rileggendo-robert-e-howard), esiste una serie di storie di Conan – o ad esso connesse – che Howard scrisse verso la fine della sua vita (Lupi oltre la frontiera, lo straniero nero e soprattutto Oltre il Fiume Nero) che si inserisce in questo contesto in modo molto particolare. In questi racconti, l'immaginario esotico e medievale tipico della serie cede il passo al tema della natura selvaggia, un motivo ricorrente nella letteratura americana.
In particolare in Oltre il Fiume Nero, che pur evoca per certi aspetti le violente lotte tra gli antichi abitanti della Scozia e i Romani, Howard esplora in realtà il tema della frontiera americana sia nell'ambientazione che nelle situazioni narrative. Come spiega lo stesso Howard in una lettera a H.P. Lovecraft del dicembre del 1934, comunicandogli la vendita del racconto:
Nel racconto ho tentato uno stile e un'ambientazione completamente nuovi: ho abbandonato gli scenari esotici fatti di città perdute, civiltà in decadenza, cupole dorate, palazzi di marmo, danzatrici vestite di seta ecc., e ho ambientato la mia storia in un contesto di foreste e fiumi, capanne di legno, avamposti di frontiera, coloni vestiti di pelle di daino e guerrieri tribali dalla faccia dipinta.
Possiamo ritrovare la stessa consapevolezza di quanto questo sia diverso dagli altri racconti di Conan nelle parole che Novalyne Price, una giovane insegnante con cui Howard ebbe una relazione a metà degli anni '30, attribuisce allo scrittore nelle sue memorie:
Ho venduto a Wright un racconto […] Sono dannatamente sorpreso che l'abbia preso. È diverso dagli altri miei racconti di Conan … non c'è sesso… solo uomini che combattono contro la ferocia e la bestialità che stanno per travolgerli.
Oltre il Fiume Nero è ambientato tra gli avamposti di frontiera nelle foreste selvagge al confine tra Aquilonia e le terre delle tribù barbare e selvagge dei Pitti, e rievoca esplicitamente la memoria delle guerre indiane. Nel racconto Conan è una guida al servizio del Regno di Aquilonia, il cui compito è impedire il massacro dei coloni aquiloniani che, dopo aver attraversato il Fiume Nero, si sono avventurati nel territorio dei Pitti alla ricerca di terre da colonizzare. Alla fine della storia, Conan vince il suo scontro personale con uno stregone pitto di nome Zogar Sag, ma l'avamposto aquiloniano viene distrutto e l'intera regione oltre il Fiume Nero è perduta.
Marc Cerasini e Charles E. Hoffman, autori di un importante libro sull’opere di Howard (Robert E. Howard, 1987), definiscono Oltre il Fiume Nero come un “western trasposto”; secondo i due studiosi Howard avrebbe utilizzato come modello per la terra selvaggia dei Pitti l'ambientazione di un romanzo indiano di Robert W. Chambers, The Little Red Foot: essa corrisponderebbe dunque allo stato di New York e i Pitti non sarebbero altro che gli Irochesi.
Questa interpretazione è stata categoricamente negata da Novalyne Price. In un’intervista a Rusty Burke, rispondendo a una domanda a riguardo è categorica: “Oh, certamente! Era una storia texana”; e nelle sue memorie ricorda che Howard “ne era entusiasta perché parlava di questo paese [cioè il Texas; ndr] e vendeva! Aveva una gran desiderio di scrivere di più su questo paese, qualcosa di diverso dalle solite storie ambientate nel selvaggio West, fatte di cowboy o di sparatorie”.
Secondo Dierk Clemens Günther, che ha dedicato la sua tesi di dottorato al ruolo della storia nelle opere di Howard (History in Robert E. Howard’s Fantastic Stories: From an Age Undreamed of to the Era of the Old West and Texas Frontier 2019), Oltre il Fiume Nero rievoca “un episodio della frontiera texana durante gli anni della Guerra Civile, quando le tribù Comanche si resero conto che la regione di frontiera non era sufficientemente protetta e iniziarono a compiere incursioni negli insediamenti. Il risultato di queste incursioni fu che la maggior parte dei coloni bianchi si rifugiò nel Texas orientale, che era un’area sicura, e la frontiera venne arretrata di quasi duecento miglia”.
Mark Finn a sua volta (nel suo Blood and Thunder: The Life and Art of Robert E. Howard, 2013) cita una lettera scritta a H.P. Lovercraft in cui Howard descrive la lunga guerra, durata quasi quarant'anni, contro i Comanche per conquistare la regione tra i fiumi Brazos e Trinity, un conflitto che ricorda da vicino quello di “Oltre il Fiume Nero”: secondo Finn il fiume che dà il titolo all'opera non sarebbe altro che il fiume Brazos, mentre il Thunder corrisponderebbe al Trinity.
Il paesaggio texano fu anche la diretta ispirazione per la poesia “Cimmeria”, probabilmente la prima apparizione di un'ambientazione hyboriana negli scritti di Howard, ancor prima della nascita di Conan. Nel febbraio del 1932, Howard si era recato a Mission, nella parte più meridionale del Texas, e scrisse la poesia ispirandosi alla zona e alla sua atmosfera. Lo testimonia una nota sul dattiloscritto da lui inviato allo scrittore Emil Petaja: “Scritto a Mission, Texas, febbraio 1932; suggerito dal ricordo della regione collinare sopra Fredericksburg vista in un nebbia di pioggia invernale”.
Ma c’è di più, se è vero che l'ambiente texano ha certamente ispirato questi scritti, l'immaginario del West e il mito della frontiera – strettamente legati alle origini texane di Howard – hanno però giocato un ruolo importante nella ideazione stessa del personaggio di Conan il Barbaro. È quanto vedremo nella prossima puntata.












