Il worldbuilding è la parte più divertente e più pericolosa dello scrivere fantascienza. Divertente perché puoi inventare tutto – fisica, biologia, storia, religione, economia – senza dover rendere conto a nessuno. Pericolosa perché è facilissimo perdersi: ci sono scrittori mancati che hanno passato anni a costruire mappe, glossari e alberi genealogici senza scrivere una sola pagina di romanzo.

Il principio fondamentale, almeno per come la vedo io, è uno solo: un mondo secondario non è un'enciclopedia, è un sistema funzionale a una storia. Non esiste un unico metodo per costruirlo: c'è chi parte dai personaggi, chi dalla storia, chi da un'immagine.

Il mio approccio, che non ha nessuna pretesa di essere quello giusto, è questo. Parto sempre dalla geografia fisica, perché tutto il resto – economia, politica, società, religione – ne discende in modo naturale e plausibile. I vari elementi, in un sistema armonioso, si generano l'uno dall'altro. Diversamente saltano subito all’occhio degli attriti molto fastidiosi da leggere e da scrivere. Vediamo come funziona nella pratica, costruendo insieme – nella pausa pranzo – un mondo intero partendo da zero.

Geografia fisica e ambiente

Prendiamo un pianeta che chiameremo Limine. È simile alla Terra per dimensioni e composizione, ma con una differenza fondamentale: come la nostra Luna, ha una rotazione sincrona con la sua stella, Ignis. Una faccia è perennemente esposta alla luce, l'altra al buio. Il risultato è un pianeta di estremi: da un lato un deserto arido e bruciante, dall'altro un mondo di ghiaccio e oscurità. In mezzo, una striscia crepuscolare che corre tutto intorno al pianeta – la chiameremo il Terminatore – dove le temperature sono più miti e la vita ha trovato il suo spazio.

Il Terminatore non è una linea netta. È una fascia, di alcune centinaia di chilometri, che segue questa linea immaginaria tra luce e buio, incontrando catene montuose e altre formazioni geologiche che ne determinano i confini. È abbastanza ampio da ospitare città e insediamenti ma la densità abitativa è alta. Di conseguenza lo spazio abitabile è prezioso, ogni metro conta.

E alla vostra sinistra potete vedere New York sepolta nel ghiaccio...
E alla vostra sinistra potete vedere New York sepolta nel ghiaccio...

Su Limine non esistono mari. La maggior parte dell’acqua è sul lato oscuro, congelata in enormi ghiacciai superficiali (acqua dolce). Man mano che ci si avvicina al Terminatore i ghiacciai si sciolgono, alimentando fiumi che scorrono verso la fascia crepuscolare e si raccolgono in laghi prima di evaporare o infiltrarsi nel sottosuolo del lato desertico. Le catene montuose della zona oscura, in parte causate da impatti di asteroidi e meteoriti, sono elementi geografici cruciali per il ruolo che hanno nel ciclo dell’acqua. Le città del Terminatore nascono lungo i fiumi o ai piedi delle montagne da cui questi scendono.

Il clima è statico: nessuna stagione, nessun ritmo giorno/notte. Sul Terminatore il sole è basso all'orizzonte, come un tramonto eterno, sempre dalla stessa direzione. I venti in superficie soffiano freddi, carichi di umidità, portatori di pioggia e costanti dal lato oscuro verso il lato desertico. In quota invece l'aria calda compie il percorso inverso, creando una cella convettiva che abbraccia tutto il pianeta. Sono venti prevedibili ma non uniformi: variano in intensità, temperatura e umidità secondo cicli regolari. Su Limine non esistono alba e tramonto, giorni e notti, stagioni. Il tempo si misura con i cicli dei venti.

Economia

Su Limine si sono sviluppate tre civiltà distinte, ciascuna adattata al proprio ambiente. Gli abitanti del Terminatore sono commercianti, artigiani e mediatori.

Il lato oscuro è abitato da una civiltà sotterranea che ha imparato a sfruttare il calore geotermico e a estrarre minerali preziosi dalle profondità del pianeta. Vivendo sopra i ghiacciai, sono diventati esperti della gestione delle riserve d’acqua.

Il lato desertico ospita una civiltà abituata all'irraggiamento costante, organizzata intorno allo sfruttamento dell'energia solare praticamente illimitata, ma con una scarsità d'acqua quasi disperata.

Nessuna delle tre è autosufficiente. Il Terminatore ha bisogno di energia e materie prime. Il lato oscuro ha bisogno di cibo e tecnologia. Il lato desertico ha bisogno di beni lavorati e soprattutto di acqua. Il risultato è una simbiosi in cui ognuno ha bisogno dell’altro per sopravvivere.

Politica

La fragilità del Terminatore è la sua forza e il suo tallone d'Achille. Per sopravvivere, i suoi abitanti hanno sviluppato una cultura diplomatica sofisticata: sanno parlare tutte le lingue del pianeta, sanno mediare, sanno trovare accordi. Ma questa posizione di equilibrio richiede una gestione continua delle tensioni. E le tensioni su Limine non mancano. Il lato oscuro e il lato desertico hanno interessi che spesso collidono, e il Terminatore deve evitare che il conflitto tra i due diventi aperto.

Il controllo dell'acqua è il vero asse del potere. Chi gestisce i bacini idrici del Terminatore controlla la sopravvivenza del lato desertico. Ma gli abitanti del lato oscuro hanno un vantaggio, controllano i ghiacciai a monte.

Al controllo dell’acqua si aggiunge un'altra forma di potere: la conoscenza del vento. Su Limine chi sa leggere i cicli atmosferici meglio degli altri sa anticipare cambiamenti climatici, pianificare rotte commerciali, prevedere siccità o alluvioni. E questa conoscenza è il vantaggio della civiltà del Terminatore. La meteorologia è probabilmente la forma di sapere più gelosamente custodita del pianeta.

Società

Tre ambienti radicalmente diversi hanno prodotto tre culture altrettanto diverse. Gli abitanti del lato oscuro vivono in comunità sotterranee compatte, con un forte senso del gruppo e una diffidenza storica verso l'esterno.

Quelli del lato desertico sono i più militarizzati, sono abituati a condizioni ostili e alla lotta costante per le risorse idriche. Mancano delle conoscenze tecnologiche necessarie per emanciparsi dalla loro condizione di dipendenza verso il Terminatore.

Gli abitanti del Terminatore sono i più eterogenei: vivono al crocevia di tutto, mescolano influenze. Hanno sviluppato una cultura urbana e mercantile in cui la mobilità sociale è più alta che altrove.

Nessuna delle tre civiltà ha sviluppato ritmi circadiani legati alla luce, su Limine non esistono. Il sonno è regolato dalla stanchezza fisica e dalle abitudini sociali. Il tempo scandito dai cicli del vento produce culture con un rapporto radicalmente diverso dal nostro con la durata, l'attesa, la misura delle cose.

Religione

Le tre civiltà hanno sviluppato cosmologie che nascono dalla stessa realtà geografica interpretata in modo diverso.

Gli abitanti del lato oscuro venerano Ignis. Non lo hanno mai visto, ma ne conoscono l'esistenza attraverso il commercio e i racconti con il Terminatore. Per loro è una divinità lontana e promessa: attendono il suo arrivo come un Avvento, un evento salvifico che un giorno porterà luce e calore nel loro mondo di buio eterno.

Gli abitanti del lato desertico hanno un rapporto opposto con la stessa stella: per loro Ignis è morte, un nemico contro cui combattono ogni giorno. Il bene più importante non è la luce ma l'acqua, rara e preziosa come non mai.

Gli abitanti del Terminatore, infine, sono atei. Vivono sulla soglia tra i due estremi e forse proprio per questo non riescono a sacralizzare nessuno dei due. Ignis per loro è semplicemente lì: sempre basso, sempre presente, né dio né nemico.

Il risultato è una frattura teologica profonda: gli abitanti del lato oscuro scoprono, attraverso i contatti commerciali, che chi vive sotto il loro dio lo considera morte. È il tipo di incomprensione che può diventare guerra sacra.

Coerenza interna

Limine funzionerà come mondo secondario solo se ogni elemento nasce dal precedente. La geografia fisica ha generato il clima, il clima ha generato l'economia, l'economia ha determinato la politica, la politica ha plasmato la società, e la società ha prodotto due religioni incompatibili a partire dalla stessa stella. Il vento misura il tempo, l'acqua misura il potere, il rapporto con Ignis misura la fede. Niente è stato aggiunto per abbellire.

Naturalmente è un esperimento incompleto (del resto la pausa pranzo è finita). Si può arricchire, per esempio, con riflessioni sulla tecnologia, sulla lingua e ovviamente sulla morfologia dei suoi abitanti.

Ma il concetto che volevo esprimere è semplice: il worldbuilding serve per costruire ciò che è necessario alla storia. Un mondo secondario convincente non è quello con più dettagli, ma quello in cui i dettagli sono coerenti tra loro.

Il worldbuilding perfetto non esiste.

Esiste quello che serve alla storia che vuoi raccontare.

Vale la pena ribadirlo: il metodo che ho seguito qui (dalla geografia fisica verso tutto il resto) è quello che funziona per me, ma è uno dei tanti possibili. C'è chi costruisce un mondo a partire da un sistema politico, chi da una religione, chi da una lingua. L'importante è che i pezzi si incastrino bene. Su un mondo secondario funzionale, seguire la storia sarà un piacere. E a quel punto il worldbuilding avrà fatto il suo lavoro.