Se qualcuno dice Krypton, la mente vola subito a Kal El, l'ultimo figlio di un mondo morente, cullato in una navicella e destinato a diventare il faro di speranza della Terra. Ma da quel pianeta è arrivato anche qualcun’altra, stiamo parlando di Kara Zor El, meglio nota come Supergirl, che da semplice “spalla” della Silver Age è diventata un pilastro fondamentale del Multiverso DC, attraversando sessant'anni di rivoluzioni editoriali, rinascite mistiche e incarnazioni sullo schermo, fino ad arrivare all’ultima incarnazione nel DCU di James Gunn.

Supergirl
Supergirl

La storia comincia nel maggio del 1959. Sulle pagine di Action Comics 252, la mente di Otto Binder e la matita di Al Plastino danno vita a Kara Zor El. Cugina biologica di Superman, Kara è sopravvissuta alla distruzione del pianeta natale grazie a un lembo di terra rimasto intatto, Argo City. Quando anche quell'ultimo rifugio viene minacciato dalle radiazioni, i genitori la mandano sulla Terra.

Negli anni Sessanta, Supergirl diventa un elemento fisso della mitologia di Superman. Per proteggerla, l'Uomo d'Acciaio le impone una doppia identità: nasce così Linda Lee, un'orfana con una parrucca castana che impara a conoscere l'umanità lontano dai riflettori. Ben presto, però, lo spazio chiama: Kara si unisce alla Legion of Super Heroes, viaggiando nel trentesimo secolo e dimostrando di non essere seconda a nessuno in termini di potere e leadership.

Per capire la reale importanza di Supergirl nei comics DC bisogna arrivare al 1985 e alla leggendaria saga Crisis on Infinite Earths, operazione con cui la DC Comics decide di azzerare il proprio caotico Multiverso per creare un'unica linea temporale coesa. L'ordine editoriale è drastico: “Niente più kryptoniani oltre a Superman”.

La morte di Supergirl sotto i colpi dell'AntiMonitor resta una delle pagine più drammatiche, epiche e visivamente potenti del fumetto di quegli anni. Kara si sacrifica per salvare il cugino e l'intero universo, scomparendo dalla continuity per quasi vent'anni.

Senza Kara, la DC tenta di colmare il vuoto con soluzioni bizzarre e tipicamente anni '90. Arriva Matrix, una creatura protoplasmatica e mutaforma proveniente da una dimensione tasca, che assume le sembianze di Supergirl e sviluppa poteri angelici. Successivamente, questa entità si fonde con una ragazza umana morente, Linda Danvers, in una run dai forti toni mistici e religiosi. Un esperimento affascinante, ma i fan rivolevano l'originale.

Il grande ritorno avviene nel XXI secolo: Kara Zor El viene reintrodotta in pompa magna nella continuity moderna, reclamando il suo posto negli eventi contemporanei e attraversando le grandi ere editoriali come The New 52, DC Rebirth e Infinite Frontier, dimostrando una notevole resilienza narrativa.

Il fascino di Supergirl non poteva restare confinato alla carta stampata. Nel 1984, cavalcando il successo dei film con Christopher Reeve, arriva nelle sale Supergirl, il primo vero spin-off cinematografico di questo universo.

Supergirl
Supergirl

Nei panni di Kara troviamo una giovanissima Helen Slater. Nonostante una sceneggiatura debole e un'accoglienza critica e commerciale sfortunata, la Slater riesce a donare al personaggio una grazia e un'ingenuità rimaste nel cuore degli appassionati. Il film è diventato un piccolo cult della fantascienza rétro.

Nel frattempo, le serie e i lungometraggi animati della DC (Bruce Timm Universe in primis) hanno continuato a far evolvere l'immagine di Supergirl per le nuove generazioni, mostrandola spesso più ribelle, impulsiva e tormentata rispetto al cugino, arricchendone la complessità psicologica.

Se oggi Supergirl è un nome di punta della cultura di massa, il merito è in gran parte della televisione. Nel 2015 debutta la serie TV Supergirl, con Melissa Benoist nel ruolo della protagonista. Dopo una prima stagione su CBS, lo show trasloca su The CW, inserendosi ufficialmente nel macrouniverso condiviso noto come Arrowverse. La Kara della Benoist è solare, empatica, ma profondamente determinata. Le differenze con i fumetti sono evidenti (l'introduzione del DEO, l'agenzia governativa segreta, e una forte componente di drama familiare e lavorativo), ma l'essenza del personaggio è centrata perfettamente.

La televisione riesce dove il cinema ha spesso zoppicato: creare un vero tessuto connettivo. I crossover annuali tra Supergirl, Arrow, The Flash, Legends of Tomorrow e Batwoman diventano eventi imperdibili, capaci di ricreare sul piccolo schermo la stessa magia delle grandi saghe fumettistiche.

Questo successo poggia sul lavoro svolto, anni prima, nella serie Smallville. È in essa che viene preparato il terreno, mostrando per la prima volta una versione live action di Kara (interpretata da Laura Vandervoort). L'Arrowverse non dimentica le sue radici, riempiendo la serie di omaggi e cammei storici (la stessa Helen Slater interpreta la madre adottiva di Kara). Con il successivo arrivo di Superman & Lois, l'universo televisivo si raffina ulteriormente, regalando una gestione dei personaggi matura e piacevole.

Il picco assoluto di questa epopea televisiva arriva con l'adattamento di Crisis on Infinite Earths. Un evento epocale che è riuscito a unire decenni di produzioni DC.

L'operazione nostalgia e fantascienza si concretizza in cammei da brivido: il ritorno di Tom Welling (Smallville), Brandon Routh che indossa nuovamente il mantello nei panni di un Superman ispirato a Kingdom Come, e continui tributi al passato. In questa tempesta cosmica, la Supergirl di Melissa Benoist è il cuore pulsante. Kara non è più una spalla, ma uno dei “Paragoni” scelti per salvare l'esistenza stessa. Il finale della saga sancisce la nascita di Earth Prime, fondendo gli universi e riscrivendo la geografia dell’universo DC Televisivo.

Nel 2023, il cinema ci regala una brusca sterzata con il film The Flash. Qui incontriamo la versione “alternativa” cinematografica di Kara Zor El interpretata da Sasha Calle, la prima attrice latina a rivestire il ruolo, una Supergirl cresciuta in una Terra dove Kal El è morto e nessuno ha mai conosciuto Superman.

La performance della Calle, seppur inserita in un film divisivo, ha convinto pubblico e critica per la sua intensità, venendo comunque annullata dall’arrivo di James Gunn al timone del DCU cinematografico.

E così arriviamo al nuovo film di Supergirl, introdotto dalla comparsa del personaggio (interpretato da Milly Alcock, attrice australiana protagonista in House Of Dragon nel ruolo di Rhaenyra Targarien adolescente) sul finale del Superman di Gunn.

Qualcuno aveva detto (ipotizzato?) che il nuovo progetto cinematografico si sarebbe basato direttamente sul capolavoro a fumetti di Tom King e Bilquis Evely: Supergirl: Woman of Tomorrow. Presentando la Kara del nuovo DCU come una reietta dello spazio, una ragazza cresciuta su un frammento alla deriva di Krypton, dove ha visto morire tutti i suoi cari in modi atroci prima di arrivare sulla Terra. Una guerriera indurita, cinica, che viaggia per il cosmo accompagnata dal suo cane Krypto e da una giovane aliena in cerca di vendetta, una a cui piace andare su pianeti che non abbiano il sole giallo così può sbronzarsi e pogare tutta la notte, è l’esempio della adolescente di sesso femminile forte, indipendente, volitiva, un esempio che può far dire alle ragazze: “Ehi, voglio essere come lei!”

Milly Alcock in <i>Supergirl </i>(2026)
Milly Alcock in Supergirl (2026)

Peccato che ancora una volta siamo costretti ad affrontare un film “vorrei ma non posso”. Sceneggiatura stiracchiata, regia senza particolari guizzi, CGI che perfino uno come me che apprezza ancora Babylon 5 non può ritenere all’altezza del secondo film del DCU del direttore artistico James Gunn.

Un atmosfera generale da Guardiani della Galassia versione TEMU con un pizzico di John Wick (perché il tema centrale resta sempre il cane, qui in pericolo di vita e non morto).

Intendiamoci, va benissimo per trascorrere qualche ora al cinema, ma poi, purtroppo, ce ne dimentichiamo subito e non si esce dalla sala con la voglia di dire a qualche amico di andarlo a vedere.

Peccato perché Milly Alcock è bravissima, e peccato perché il personaggio potenzialmente più fico dell’intero DCU Universe, quello per il quale Jason Momoa sembra essere nato: Lobo il cacciatore di taglie Czarniano, è sprecato senza se e senza ma. Come dire, mi pare che il DCU di Gunn si stia allegramente allineando al MCU in quanto a film sbagliati. E non accetto assolutamente che vengano fuori crociate “lo stanno affossando i soliti maschi patriarcali perché è un film con una protagonista femminile”, troppo comodo, hanno già provato ad usarlo, in passato, per film assolutamente insulsi come (ne cito uno solo) Marvels. Faccio invece presente che il film di Wonder Woman (2017) ha incassato complessivamente 822,9 milioni di dollari al botteghino internazionale, a fronte di un budget di produzione stimato di 149 milioni di dollari. Incassi che l'hanno reso uno dei maggiori successi commerciali del defunto DC Extended Universe di Snyder e il miglior debutto di sempre per un film diretto da una donna (Patty Jenkins) a conferma che se un film è fatto bene ha successo, se è fatto male no.

Sono francamente dispiaciuto per Supergirl, perché con l’aria che tira sui cinecomics, penso che sarà un po’ difficile rivederla quanto prima, ed è un personaggio che avrebbe meritato di meglio.