Dopo l’addio di Jon Watts, regista dei primi tre film, la cabina di regia del nuovo film di Spider-man è stata affidata a Destin Daniel Cretton. Già noto al pubblico del Marvel Cinematic Universe (MCU) per l’ottimo Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, Cretton è stato scelto per infondere al film una forte dinamicità nei combattimenti corpo a corpo e una gestione profonda dei conflitti emotivi dei personaggi.

Tom Holland in <i>Spider-Man: Brand New Day </i>(2026)
Tom Holland in Spider-Man: Brand New Day (2026)

La sceneggiatura, invece, è rimasta in mani fidate: sono tornati Chris McKenna ed Erik Sommers, le menti dietro l'intera trilogia dell'Homecoming (Homecoming, Far From Home e No Way Home). Per questa nuova iterazione, il duo ha deciso di esplorare territori inediti. Tom Holland ha rivelato che Spider-man: Brand New Day sarà strutturato come un vero e proprio film investigativo e poliziesco, prendendo parzialmente le distanze dallo spettacolo cosmico e dai multiversi per abbracciare un’indagine in cui Peter Parker è inizialmente smarrito e alla ricerca di un nemico invisibile.

Il cast di questo quarto capitolo unisce la continuità della saga a clamorosi innesti dal sapore fortemente fumettistico:

Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man): troveremo un Peter adulto, solo, che ha dedicato l'intera esistenza al ruolo di eroe a tempo pieno dopo il finale drammatico di No Way Home. Zendaya (MJ) e Jacob Batalon (Ned Leeds): nonostante l'incantesimo del Dottor Strange abbia cancellato Peter dai loro ricordi, i due storici amici tornano in scena direttamente dal MIT. MJ, a quanto pare, avrà una nuova relazione, complicando la sfera emotiva del protagonista, mentre Ned ha sviluppato un'app chiamata “Spidey Tracker” per rintracciare e ringraziare l'eroe che gli ha salvato la vita al liceo.

Jon Bernthal (Frank Castle/The Punisher): uno dei ritorni più attesi in assoluto. Il Punitore entra nel vivo del MCU, dopo lo special “One Last Kill” prodotto per Disney+, mantenendo la sua caratteristica ferocia, pur adattandosi al rating PG-13 del film. Vedremo finalmente in azione anche il suo iconico Battle Van (il furgone corazzato dei fumetti).

Mark Ruffalo (Bruce Banner / Hulk): una presenza massiccia e sorprendente, che vedrà il Gigante di Giada confrontarsi con le minacce urbane di New York.

Michael Mando (Mac Gargan/Scorpion): introdotto nella post-credit di Homecoming, torna finalmente a indossare l'armatura meccanizzata per cercare vendetta.

Accanto questi ritorni ci sono anche nuovi personaggi (la setta di killer cinesi della Mano e il personaggio di Sadie Sink che “potrebbe” essere Jean Grey degli X-Men… mah!).

La sinossi ufficiale ha delineato una trama spostata a quattro anni di distanza da No Way Home. Peter Parker vive in completa solitudine a New York. Tuttavia, la pressione psicologica e fisica di combattere il crimine da solo senza sosta innescherà una sorprendente evoluzione biologica nei suoi poteri, che metterà a rischio la sua vita e che lo porterà a sviluppare ragnatele organiche (un chiaro omaggio alla trilogia di Sam Raimi).

Sul fronte criminale, Spider-Man si troverà a fronteggiare una criminalità di strada agguerrita, composta da villain come Boomerang, Tarantula, Ramrod e il sopracitato Scorpion. Ma la vera minaccia è rappresentata dalla leggendaria organizzazione ninja occulta: la Mano. Assente dagli schermi dai tempi della serie The Defenders, la setta di assassini in abiti rossi tornerà in pompa magna. Le speculazioni dei fan puntano sul fatto che la Mano possa venerare “La Bestia” (The Beast), un’entità demoniaca capace di possedere i corpi e di saltare di mente in mente. Questo spiegherebbe la presenza del “villain invisibile” accennato dalla produzione. Inoltre, lo scontro tra Spider-Man e la Mano ha alimentato fortissimi rumors su un potenziale cameo di Charlie Cox nei panni di Daredevil, considerando i legami indissolubili tra il diavolo di Hell's Kitchen e la setta ninja.

Uno dei punti cardine dell'opera sarà lo scontro ideologico e fisico tra Peter Parker e Frank Castle. Holland e Bernthal hanno rivelato di aver improvvisato molto sul set, definendo il loro rapporto come una rivalità fraterna complessa. Se inizialmente i due si detesteranno a causa dei metodi letali del Punitore, la necessità di ripulire le strade e di combattere la Mano li costringerà a una tesa alleanza di convenienza.

<i>Spider-Man: Brand New Day </i>(2026)
Spider-Man: Brand New Day (2026)

Al di là dell'enorme hype per la pellicola, attorno a Brand New Day si è sollevato un polverone mediatico legato a questioni contrattuali di altissimo livello. Da mesi circolano indiscrezioni nell'ambiente hollywoodiano secondo cui questo potrebbe essere l'ultimo film di Spider-Man co-prodotto da Sony all'interno dell'universo Marvel Studios, o comunque la fine dell'accordo così come lo conosciamo.

Le voci parlano di una rinegoziazione imminente dei diritti cinematografici del personaggio. Sony starebbe spingendo per una totale indipendenza cinematografica per far confluire definitivamente l'Arrampicamuri di Tom Holland nel proprio “Sony's Spider-Man Universe” (accanto a Venom e agli altri progetti correlati), mentre la Disney/Marvel vorrebbe blindare il personaggio in vista dei prossimi capitoli degli Avengers, come Avengers: Doomsday. Sebbene i Marvel Studios abbiano già fatto trapelare di essere al lavoro sulle prime fasi di sviluppo di un ipotetico Spider-Man 5, il destino dell'eroe dopo Brand New Day dipenderà quasi certamente dagli incassi e dagli equilibri politici tra i due colossi dell'intrattenimento.

È un dato di fatto: nella cultura pop non esiste un supereroe che abbia fatto dell'espiazione e della sfortuna un tratto identitario quanto Spider-Man. Fin da quel lontano 1962, sulle pagine di Amazing Fantasy 15, Stan Lee e Steve Ditko hanno chiarito la regola aurea del personaggio: a grandi poteri corrispondono grandi responsabilità, ma soprattutto un’infinita serie di mai una gioia.

Se per altri eroi il trauma è l'incipit (la morte dei Wayne per Batman, la distruzione di Krypton per Superman), per Peter Parker il trauma è un moto perpetuo. La morte di dello zio Ben è solo il primo tassello di un domino di tragedie personali. Negli anni, i fumetti Marvel hanno sistematicamente demolito ogni barlume di stabilità nella sua vita. Pensiamo alla morte di Gwen Stacy, un momento spartiacque che ha infranto l’innocenza della Silver Age, dimostrando che l’eroe non solo può fallire, ma può essere la causa diretta della morte della donna che ama. E poi il decesso di George Stacy, i continui problemi economici, lo stress logorante di dover pagare l'affitto mentre si combatte il Green Goblin, e la persecuzione mediatica orchestrata da J. Jonah Jameson. Per decenni, l'equilibrio precario tra la maschera e l'uomo è stato il motore delle storie più belle, la dimostrazione che sotto il costume batteva il cuore di uno di noi.

C’è stato un momento, però, in cui Peter Parker sembrava aver raggiunto una meritata, seppur complessa, maturità. Il matrimonio con Mary Jane Watson aveva dato al personaggio una sponda emotiva incredibile. Peter non era più il teenager sfigato, ma un uomo sposato, un insegnante, un eroe che affrontava la vita adulta.

Poi, nel 2007, la dirigenza Marvel (all'epoca guidata da Joe Quesada) ha deciso che un Peter Parker felice e accasato non era più “identificabile” per i lettori regolari. La soluzione? Una delle run più discutibili, divisive e tuttora odiate della storia del fumetto: One More Day (Soltanto un altro giorno).

Per salvare la vita a una morente Zia May (ferita da un proiettile destinato a Peter dopo che questi aveva rivelato la sua identità in Civil War), Spider-Man stringe letteralmente un patto con il diavolo, Mefisto. Il prezzo? Cancellare dalla continuity il suo matrimonio con Mary Jane.

I lettori non l'hanno proprio presa bene, e questo è un eufemismo. Anni di evoluzione del personaggio, di crescita emotiva e di archi narrativi complessi sono stati spazzati via con un colpo di spugna magico, un retcon pigro che ha violato l'essenza stessa dell'eroe: Peter Parker, colui che accetta le conseguenze delle proprie azioni, che si piega ma non si spezza, decide di fare un patto col demonio pur di non affrontare il lutto. I danni editoriali sono stati immensi, creando un paradosso narrativo dal quale gli sceneggiatori, ancora oggi, cercano disperatamente di uscire, inventando acrobazie di continuity (come la recente e altrettanto discussa gestione di Zeb Wells) pur di gestire le macerie lasciate da quella scelta.

Il problema di fondo è che la sfortuna di Spider-Man, da espediente narrativo per renderlo umano, si è trasformata in una gabbia editoriale. Esiste una evidente scleroticità da parte degli autori e dei piani alti della Marvel, terrorizzati dall'idea di far evolvere Peter Parker. C'è l'idea fissa, quasi dogmatica, che Spider-Man debba perennemente soffrire, essere al verde, single e costantemente sull'orlo del baratro per funzionare. Se si avvicina troppo alla felicità, scatta il reset aziendale. Questo ha reso le sue storie cicliche: Peter trova un lavoro? Lo perderà. Trova l'amore? Finirà male. Trova stabilità? Arriverà un cataclisma a riportarlo al punto di partenza.

Questa strana condanna al loop temporale della sfortuna ci accompagna fino a oggi, mentre ci si avvicina a un traguardo storico: l'uscita a settembre del tanto atteso numero 1000 della testata principale. Un albo celebrativo che, se da un lato festeggia la longevità e l'immortalità del Ragno, dall'altro accende una luce impietosa su questo eterno ritorno.

Cosa riserverà questo millesimo capitolo? Sarà l'ennesima celebrazione del "mai una gioia" in cui Peter viene percosso dalla vita per dimostrare quanto sia resiliente, o sarà finalmente l'occasione per spezzare le catene di One More Day e permettergli di fare quel passo avanti che i lettori chiedono a gran voce da quasi vent'anni? Il rischio, come sempre quando si parla degli equilibri editoriali della Casa delle Idee, è che la paura di cambiare il giocattolo prevalga sul buon senso narrativo, condannando l'Arrampicamuri a restare per sempre il supereroe più sfortunato, e bloccato, della storia.