Marina Savoldi rimase per un attimo con gli occhi chiusi, mentre le ultime note del Weihnachtsoratorium ancora le si riverberavano nella mente. Poi, una volta uscita dalla sala da concerto e rientrata nel proprio appartamento, aprì gli occhi e allungò la mano destra per raggiungere il bicchiere di Lagavulin 16 anni Islay single malt e ne bevve un sorso distendendosi sulla poltrona.
Tolse la cuffia che aveva usato per non infastidire i vicini con la musica ad alto volume, poi con il telecomando spense l’amplificatore. Allungò la mano verso il pacchetto di sigarette ma lo posò di nuovo, non aveva senso sporcare con il fumo di una sigaretta il gusto dello scotch whisky che aveva ancora sulla lingua.
In quel momento il video del cellulare, silenziato e senza vibrazione, si accese. E lei lo prese. – Dodici chiamate perse? Ma chi diavolo…
E qualcuno iniziò a suonare con insistenza il campanello alla porta blindata.
Si alzò e si diresse verso l’appendiabiti e prese la Beretta dalla fondina penzolante, poi si avvicinò alla porta di lato. Lentamente, trattenendo il respiro, avvicinò l’occhio allo spioncino e guardò fuori, pronta a saltare di lato.
– Cazzo!
Aprì il battente. La signorina Alfonsi, la Madre Superiora come tutti la chiamavano, segretaria e anima dannata del Direttore dell’Ufficio Centrale Cronotemporale Italiano, il Vecchio, come tutti chiamavano lui, continuava a spingere sul pulsante del campanello con l’ossuta mano sinistra mentre con la destra teneva il cellulare all’orecchio.
Neanche la giornata di pioggia equatoriale romana era riuscita a smuovere uno solo dei suoi capelli grigi, ancora perfettamente al loro posto come una truppa inquadrata nella ferrea pettinatura teutonica. Non a caso, qualche agente, in modo meno gentile, la chiamava l’Hauptsturmführer dell’UCCI
– Allora? – Marina chiese ostile. Come osava venire a romperle le scatole a casa?
– Ce ne ha messo di tempo per rispondere – la rimproverò l’altra per tutta risposta, come se avesse il diritto divino di presentarsi a casa di una dipendente per rovinare il suo sacrosanto riposo. Cercò di infilarsi nel varco aperto e la costrinse a decidere se spostarsi per lasciarla passare o respingerla con uno spintone in pieno petto.
– Sono in ferie, dove l’amministrazione mi ha messo forzosamente perché ne avevo maturate troppe e non volevano pagarmele – precisò brusca Marina, rimettendo la fondina nel fodero all’attaccapanni, nel tentativo di farle capire senza equivoci che “persona non grata”, applicato a lei, era una locuzione altamente riduttiva.
La donna per tutta risposta le sbatté tra le mani un ombrello da uomo nero grondante acqua, come fosse una cameriera. Marina fu tentata di restituirglielo con altrettanto garbo, ma l’ombrello stava rovesciando delle cascate del Niagara sul parquet a cui aveva appena dato la cera dopo un anno e mezzo e quindi lo infilò nel porta ombrelli con sufficiente energia da far rimarcare l’atto.
Andò in cucina a prendere straccio e spazzolone e tornò per asciugare il mezzo disastro. Proprio in quel momento un tuono rotolò sopra la città. L’acqua stava colpendo i vetri come poliziotti che volessero sfondare le finestre per fare irruzione in casa.
La Madre Superiora si stava guardando intorno schifata, arricciando il naso all’odore del fumo e notando il portacenere pieno e il bicchiere di whisky ancora a metà.
– Sarebbe questa la sua idea di ferie?
– In casa mia, quando non mi si è lasciato il tempo di fare programmi ma mi è stato detto, sic et simpliciter di togliermi dai piedi, sì. Una corsetta alla mattina, magari un museo o una galleria d’arte, pranzo fuori casa e nel pomeriggio pantofole, leggings, musica e un bicchiere di whisky per meditare sulle pessime scelte fatte nella mia vita, tra le altre, e non all’ultimo posto, essere entrata nell’UCCI.
La Madre Superiora sbuffò e con l’indice della mano destra spinse indietro gli occhiali scivolati sul suo lungo naso.
– Non mi offre nulla?
Savoldi la vide guardare la bottiglia di scotch. Ma se la poteva scordare. Figuriamoci se lei era disposta a passarle un whisky da cento euro la bottiglia. – Birra. Caffè, altrimenti credo di avere da qualche parte delle bustine di tè vecchie di dieci anni. Basta trovarle.
La Madre Superiora però ignorò la sua risposta. – Mi dispiace, ma mi vedo costretta ad importunarla per una missione della massima importanza.
Ma a Savoldi il tono non sembrò particolarmente dispiaciuto. Se l’altra pensava di nascondere il tono di comando con le due falsissime parole di premessa sbagliava e di brutto.
– Come ho detto, l’Amministrazione mi ha messo in ferie. Prima non le volevo, ma adesso le ho e intendo tenermele. – Non ritenne necessario specificare con le unghie e con i denti, ma sperò che il sottinteso fosse ben chiaro,
– Si tratta di una missione per davvero di importanza capitale – ribadì la Madre Superiora, il rincrescimento sembrava già sparito.
– Nell’UCCI a quanto pare ogni missione è di importanza capitale. E vi sono di certo altri agenti disponibili, alcuni bravi, molti passabili e il resto be’, lasciamo perdere – rispose Savoldi. Il tutto era molto strano. Se si trattava di una missione di tale importanza perché non era stata convocata dal Direttore? Perché, ammesso che l’altra non fosse realmente riuscita a rintracciarla, non aveva ancora nominato il suo nume tutelare, il Direttore per costringerla a rientrare in ufficio per parlare con lui?
La Madre Superiora sembrò inghiottire un boccone molto amaro. Dopo una pausa aggiunse:
– Ho bisogno di lei.
Il tono era stato quasi un borbottio, come se si fosse pentita di dirlo nel momento stesso in cui lo faceva.
Marina Savoldi inarcò un sopracciglio, ma non ritenne opportuno fargliela passare liscia. – Ha detto qualcosa?
– Ho bisogno di un’agente donna, e di un’agente donna particolarmente capace. Ma cosa più importante, ho proprio bisogno di lei.
Savoldi riuscì a mascherare la sorpresa. Non ricordava di essere mai stata definita dall’altra ‘particolarmente capace’, e aveva la spiacevole impressione che la Madre Superiora le stesse servendo le carte dal fondo del mazzo. Ma se pensava di star parlando a una scolaretta da poter infinocchiare con quattro moine e un complimento o due…
Un altro tuono fece tremare le finestre.
– Mi dispiace molto costringerla a interrompere le sue ferie, io ho molto a cuore il riposo degli agenti, purtroppo non mi basta un altro agente, ho proprio bisogno di lei.
Savoldi riuscì a non riderle in faccia, in ogni modo, il tono così remissivo della Madre Superiora era così fuori del suo personaggio che doveva nascondere qualcosa di grave. Poi, in tutto l’UCCI nessuno avrebbe mai associato lei a un qualsiasi bisogno, di uomini o cose.
– Va bene, se è proprio così necessario… Ma avevo altri programmi – mentì Savoldi. – possiamo fare domani, no? Tanto il Tempo starà lì anche domani o dopodomani, possiamo sempre scegliere di arrivare nella stessa data.
– No, è indispensabile farlo oggi…
L’urgenza dell’altra non piacque a Marina, certa che sotto a un sasso di questo arduo sentiero ci fosse una serpe oltremodo schifosa e velenosa.
– Debbo avvertire il vicedirettore Mariani
La Madre Superiora strinse le labbra sino a farle diventare la ben nota linea sottile. – Sono certa che se il signor Direttore riterrà opportuno che il dottor Mariani venga reso edotto di questa missione, sarà in grado di informarlo da solo, senza bisogno della sua preziosa assistenza. Lei è già in ferie e quindi non c’è bisogno di avvertirlo della sua assenza. Servono soltanto un paio di giorni nel Tempo Altro. Forse potrebbe essere di ritorno già oggi nel pomeriggio.
Savoldi sospirò, quale che fosse l’importanza esiziale della missione, cominciava a essere disposta a compierla, non fosse altro che per togliersi la rompiballe da quelle cose lì.
– Chi sarebbe il mio compagno? Oppure andrò in missione solitaria?
– In condizioni normali si tratterebbe soltanto di un’azione di supporto, e potrebbe anche andare da sola, ma in questo caso lei ha bisogno di un’agente che è già stata sul campo e conosce la situazione. Verrò io con lei. È per questo che dobbiamo farlo oggi. Il Signor Direttore ha chiamato per dire che è raffreddato e che oggi non verrà in ufficio e quindi ho la possibilità di assentarmi.
Savoldi quasi saltò indietro. Stavolta contò sino a dieci, e contò e contò ancora. – Sta scherzando? Da quando la conosco lei è sempre stata dietro una scrivania. Non mi trascino dietro nel Tempo pesi morti.
In realtà erano passate appena poche settimane da quando aveva scoperto che l’arcigna, implacabile rompiballe era anche una gelida assassina. Forse persino più fredda di lei stessa.











