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Nell’anno delle meraviglie di Pandora e dell’evoluzione del cinema 3D di Cameron, il valore di un film come Inception vede semmai amplificata la sua importanza proprio in virtù del confronto con Avatar: figlio di un cinema di “vecchia” concezione, Nolan dimostra che il suo cinema è tutt’altro che un fossile scampato al diluvio, confezionando un prodotto solido che non rinuncia alla spettacolarità della resa visiva e che al contempo ci ricorda quali risultati sia ancora lecito aspettarsi da un cinema di idee.
Al di là dei paragoni più o meno spontanei e più o meno ambiziosi venuti fuori nel corso del lancio promozionale della pellicola, Inception tradisce diversi punti di contatto con un filone dell’immaginario di fantascienza — non solo cinematografica — più rappresentato di quanto non si possa immaginare in prima battuta. Se il paragone con Matrix (1999) è ormai abusato, ritroviamo la natura illusoria del mondo percepito dal protagonista in Abre los ojos di Alejandro Amenábar (1997) e nel suo remake hollywoodiano curato da Cameron Crowe (Vanilla Sky, 2001), in Dark City di Alex Proyas (1998) come pure in eXistenZ di David Cronenberg (1999); in Eternal Sunshine of the Spotless Mind di Michel Gondry (2004) è invece l’influenza dei ricordi soppressi a giocare un ruolo centrale. Ma ulteriori elementi in comune si possono identificare con produzioni al limite dell’underground o comunque di scarsa popolarità presso il pubblico più vasto.
Pensiamo per esempio al suggestivo e angoscioso film di Josef Rusnak Il tredicesimo piano (1999), tratto dal romanzo Simulacron-3 di Daniel F. Galouye (1964), che mette in scena una stratificazione della realtà che richiama molto da vicino l’idea dei molteplici livelli di sogno articolata da Nolan (senza dimenticare poi il risvolto sentimentale della vicenda). Il film di Rusnak ebbe la sfortuna di approdare nelle sale praticamente in contemporanea con il fenomeno dei fratelli Wachowski, finendo per essere di fatto eclissato da un “cugino” tanto ingombrante. A parziale riscatto, Inception dimostra oggi che l’esperienza de Il tredicesimo piano non è stata del tutto cancellata dal continuum, ma tracce e spunti di quel progetto sopravvivono ancora nel 2010.
Come dice Cobb, il protagonista della pellicola di Nolan, “le idee sono i virus più resistenti”. A volte

2 Bell'articolo, complimenti! Io però non credo che il film si presti ad interpretazioni troppo spinte: ad eccezione dell'epilogo volutamente in sospeso e della questione del totem "preso in prestito", il resto mi sembra piuttosto lineare...
» postato da Lord of Chaos alle 00:52 del 11-10-2010
3 Grazie per i complimenti, non so se meritarli...
vediamo perché
Rispetto a quanto dice Vittorio, posso solo aggiungere che il film non è poi così complesso nella struttura come potrebbe sembrare dal mio articolo. E' un film che però si presta a una varietà di interpretazioni, ma è giusto che ciascuno tiri le proprie somme a visione compiuta.
In merito a quel che sostiene Lord of Chaos, concordo sulla struttura del film, anche se più che lineare la definirei consequenziale, nel senso che l'azione è sempre il logico risultato delle premesse seminate man mano nello svolgimento della pellicola. Il nodo gordiano delle possibili interpretazioni è il vero valore aggiunto dell'opera.
Ciao e grazie,
X
» postato da X alle 14:59 del 11-10-2010
4 Complimenti per l'aricolo. Forse meritava però un bel SPOILER ALERT!...
» postato da Batuff alle 16:11 del 11-10-2010
5 «Complimenti per l'aricolo. Forse meritava però un bel SPOILER ALERT!...» Grazie! Il punto è che se avessi voluto farne una recensione non avrei avuto modo di trattare nessuno degli argomenti che avevo in mente, almeno non senza risultare forzatamente criptico. Non volendone fare una recensione, sono partito dal presupposto che il lettore che avrei avuto davanti fosse mosso comunque da spirito di approfondimento: sia nel caso in cui il film lo avesse visto, sia che ancora dovesse vederlo. Ciao, X
» postato da X alle 17:17 del 11-10-2010
6 Stavo per scrivere le mie riflessioni su Inception in questo forum, dopo averlo visto al cinema nel weekend, quando ho letto questo bel articolo di Giovanni De Matteo: è un articolo molto bello che quoto al 90%, ci sono alcuni punti su cui non dico di nn essere d'acordo ma cui vorrei aggiungere delle mie riflessioni su Inception e sull'articolo qui sopra:
1) All'inizo dell'articolo si dice che il film di Nolan si antepone all'Avatar di Cameron, che il primo rappresenta un nuovo modo di fare cinema mentre Avatar è un modo "vecchio" di fare cinema... ecco su questo punto io avrei un po' da discutere non perché sia un fan smoderato di James Cameron ma perché da un po' di tempo che mi trovo a pensare che Christopher Nolan con il suo modo di fare cinema non stiamo facendo altre che riproporre un modo di fare cinema in auge negli anni '70 e nei primi anni '80... questo pensiero, questa "idea" se volete, mi nasce sin da quando ho visto il bel Dark Knight che mi ricordava, messa da parte la trasposizione degli eroi fumettistici, uno di quei film polizieschi neri e duri che tanto andavano in voga negli anni '70, quei film tanto per intenderci come l'Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo, il Braccio violento della legge... che in Italia diventano film duri e senza speranza come La polizia incrimina, la legge assolve, Roma violenta, Napoli violenta... film cupi in cui un finale felice non era affatto scontato. Allo stesso modo questo Inception mi sembra che si ricolleghi a certi film non necessariamente fantascientifici (per esempio anche Horror) che nella introspezione psicologica (mi vengono in mente l'Esorcista, il Presagio...) trovavano la loro maggior quota... mi si dirà la storia è cmq un corso è ricorso... (comunque sia l'opera di Nolan rimane encomiabile...)
2) Nell'articolo mi sono piaciuti i riferimenti al romanzo di Zelazny che per altro aveva partecipato alla sceneggiatura di Dreamscape che dopo la visione di Inception credo sia il principale riferimento a cui Nolan si sia rifatto... vorrei aggiungere che la stratificazione del subconscio di Cobb e il il sogno nidificato (oh il triplo salto mortale nel sogno, mi verrebbe da dire...) mi ha fatto tantissimo venire in mente la regressione di William Hurt in Stati di allucinazione (film assolutamente da riscoprire) in cui il protagonista fa esperimenti su se stesso in una camera di deprivazione sensoriale ed aiutato da un potente allucinogeno ritrova i ricordi della memoria "atavica" dei suoi avi e rivive questi ricordi tramite in una dimensione fatta di allucinazioni e sogni (man mano che entra nel subconscio.. va indietro nella memoria ... e regredisce egli stesso...), probabilmente la "stratificazione" del subconscio è un'idea Freudiana o Jungiana, non so, ma io non son colto di psicologia...
3) Il film mi sembra che metta in campo la classica missione Cyberpunk di intromissione in una banca dati (la mente umana questa volta), i riferimenti a film come Matrix sono palesi d'altra parte prima che fosse inventato il concetto di "realtà virtuale" il sogno era dimensione, la realtà "alternativa per antonomasia... la scena in cui Cobb presenta alla giovane allieva il mondo dei sogni e quello che può fare (quella in cui la città si ripiega su se stessa) mi ricordava tantissimo (quasi una scopiazzatura di intenti) la scena in cui Morpheus fa fare un giro a Neo nella "demo" di Matrix... e d'altra parte Morpheus... non era il signore dei sogni?
(nell'intervista Nolan dice chiaramente che il suo Inception è una sua risposta a film come Matrix, più chiaro di così).
4) Sono d'accordo con chi sostiene che le scene d'azione del film sono pretestuose, non sono altro che un modo per aumentare l'audience, e non ci azzecchino nulla con la missione di Cobb e soci, da Dark Knight in su Nolan deve aver imparato la lezione che bisogna dare "panem e circesem" allo spettatore per fare botteghino... a dispetto di quello che dice lui stesso nell'intervista presente in questo sito non mi sembra che prima di Batman facesse cinema di azione... e anche dopo; Prestige è tutt'altro che film di azione (ma un film intelligente, molto intelligente), lo dice uno che "vive" in pratica di effetti speciali.
5) Il film è molto affascinate ed intrigante e lo dimostra il fatto che mi sia rimasto nella mente per parecchi giorni, ma alla fine mi sembra che sia proprio debole l'incipit del film, frase del protagonista "l'idea è il parassita più resistente" è più che discutibile secondo me, c'è da dire che il film ha generato in me una riflessione che mi ricordo di aver fatto, l'ultima volta, in seconda superiore quando il professore di filosofia mi chiese di parlare del concetto di "idea" di Platone in confronto a quella Hegeliana... ma siamo sicuri che una volta installata un "idea" non possa essere semplicemente... "cambiata"? ... mi verrebbe da dire che la sentenza di Cobb non è applicabile all'italiana progenie... dove le idee sono mutevoli... E poi perché il "triplo sogno" (qua mi ricollego al punto sopra 4)) per installare un'idea? Non bastava inscenare il padre morto che diceva al figlio che era suo desiderio scorporare l'azienda... un padre morto che parla... sarebbe per la smorfia napoletana "47 morto che parla", no? Vi ricorda qualcosa?
http://it.wikipedia.org/wiki/47_morto_che_parla
... W Totò precursore di Inception, allora!
![]()
» postato da Micronaut alle 14:11 del 12-10-2010
7 Solo una precisazione... «1) All'inizo dell'articolo si dice che il film di Nolan si antepone all'Avatar di Cameron, che il primo rappresenta un nuovo modo di fare cinema mentre Avatar è un modo "vecchio" di fare cinema... ecco su questo punto io avrei un po' da discutere non perché sia un fan smoderato di James Cameron ma perché da un po' di tempo che mi trovo a pensare che Christopher Nolan con il suo modo di fare cinema non stiamo facendo altre che riproporre un modo di fare cinema in auge negli anni '70 e nei primi anni '80... » Quando nell'articolo contrapponevo Avatar e Inception, lo facevo proprio per mostrare come Nolan si inserisse in una tradizione ("figlio di un cinema di vecchia concezione", lo definivo) che con il 3D di Cameron è stata completamente stravolta. Non ci vogliono grandi doti di preveggenza per pronosticare che un filone sempre più rappresentativo di film nei prossimi anni si muoverà nella direzione tracciata da Cameron (in prevalenza, ma non solo, kolossal). Nolan dimostra invece come si possa ancora raccontare alla grande una bella storia (ambiziosa) con i vecchi mezzi. A riprova, se mai ve ne fosse bisogno, che le due concezioni del cinema possono coesistere e, molto probabilmente, coesisteranno in virtù dei diversi approcci e, forse, anche dei diversi canali di fruizione. Ciao! X
» postato da X alle 15:13 del 13-10-2010
8 «Solo una precisazione... «1) All'inizo dell'articolo si dice che il film di Nolan si antepone all'Avatar di Cameron, che il primo rappresenta un nuovo modo di fare cinema mentre Avatar è un modo "vecchio" di fare cinema... ecco su questo punto io avrei un po' da discutere non perché sia un fan smoderato di James Cameron ma perché da un po' di tempo che mi trovo a pensare che Christopher Nolan con il suo modo di fare cinema non stiamo facendo altre che riproporre un modo di fare cinema in auge negli anni '70 e nei primi anni '80... » Quando nell'articolo contrapponevo Avatar e Inception, lo facevo proprio per mostrare come Nolan si inserisse in una tradizione ("figlio di un cinema di vecchia concezione", lo definivo) che con il 3D di Cameron è stata completamente stravolta. Non ci vogliono grandi doti di preveggenza per pronosticare che un filone sempre più rappresentativo di film nei prossimi anni si muoverà nella direzione tracciata da Cameron (in prevalenza, ma non solo, kolossal). Nolan dimostra invece come si possa ancora raccontare alla grande una bella storia (ambiziosa) con i vecchi mezzi. A riprova, se mai ve ne fosse bisogno, che le due concezioni del cinema possono coesistere e, molto probabilmente, coesisteranno in virtù dei diversi approcci e, forse, anche dei diversi canali di fruizione. Ciao! X» mha.. ti dirò se tu mi avessi citato un film come Gattaca o come Codice 46 avrei concordato in piano, ma se mi spieghi così la prima parte dell'articolo allora non sono più tanto d'accordo. mi spiego meglio: sulla sfumatura e sul paragone con Avatar si, sono completamente d'accordo, in Inseption c'è più una storia in Avatar c'è più una fiction (che se mi capisco sono solo due storie diverse). ma se dai ad Inseption questa palma di platino allora agli altri due titoli che (per es) ho citato cosa daresti? una palma spaziale? perché non è che Inseption si allontani dalla rotta di Avatar a così poi grande velocità. se ne distingue, sì, ma senza fuggire.
» postato da _Kaos_ alle 15:47 del 13-10-2010
9 «mha.. ti dirò se tu mi avessi citato un film come Gattaca o come Codice 46 avrei concordato in piano, ma se mi spieghi così la prima parte dell'articolo allora non sono più tanto d'accordo.» Ho capito cosa intendi e allora cerco di riformulare il mio intervento: Nolan dimostra invece come si possa ancora spettacolarizzare una storia ambiziosa con i vecchi mezzi. Spero di essere stato più chiaro, perché è palese che Gattaca (Codice 46, a onor del vero, non ho ancora avuto modo di vederlo, ma credo che il discorso possa essere esteso anche a lui) è un film degno di nota e di ogni riguardo critico, ma è anche estraneo alle logiche del botteghino a cui invece kolossal come Avatar o come Inception sono obbligati a sottostare. Ciao! X
» postato da X alle 18:07 del 13-10-2010
10 si adesso ho capito bene e concordo.
guarda assolutamente codice 46! in inglese è d'obbligo come non mai vista la storia del film.
ciao!
» postato da _Kaos_ alle 21:35 del 13-10-2010
11 posto qui le mie considerazioni che ho messo già sul mio blog Ieri sera ho visto Inception e finalmente posso gioire. Un film così surclassa addirittura il primo Matrix; è una gioia per la mente, per le suggestioni, per il senso del meraviglioso a cui ognuno di noi anela. Ho letto in giro per la Rete le varie recensioni, quasi tutte entusiastiche, alla pellicola di Nolan ma nessuna, nessuna, mi pare abbia ravvisato ciò che andrò a esporre - brevemente - qui sotto. Sarà che in questo periodo sono molto sensibile al discorso, ma a me pare che Inception debba esser letto sotto l'ottica dell'Onironautica, ovvero la capacità di navigare nei propri sogni con cognizione, avvalendosi del sogno lucido che altro non è che un'introspezione nel mondo onirico ovvero in un altro aspetto della realtà, dove vengono mostrate cose normalmente non visibili o solamente percepibili al livello delle sensazioni interiori. Nell'Onironautica un fattore di controllo della realtà è dato dalla presenza tatile di un totem, ovvero di un oggetto che sia in grado di dare la tangibilità della realtà che si sta vivendo, sia nel mondo usuale che nel mondo onirico. Quindi, il totem assicura solo il controllo sulla realtà che si sta vivendo, non garantisce qual è la vera realtà: teniamo ben presente questo concetto. Nel film esiste il livello del "reale", poi il primo sogno (ovvero il primo livello, paragonabile all'Onironautica), poi il secondo sogno originato dal primo (ovvero il livello dello sciamano, che è garantito dalla eccellente capacità di muoversi a piacimento e a comando nel media originato dall'Onironautica); poi si scende ancora, nel terzo livello, ovvero nel terzo sogno che è originato dal secondo (scatole cinesi, quindi, e il terzo livello dà accesso al mondo occulto in senso lato, dà accesso alla constatazione di innumerevoli altre realtà diverse e lontane dalla nostra, constatazione dimostrata dal fatto che lo scenario ha abbandonata la psiche di Cobb e si è passati nel dominio psichico di Fischer). Addirittura, posso postulare il quarto livello di interpretazione del film, ovvero la constatazione che in un punto ancor più lontano dalla nostra realtà ci si renda conto che la realtà non esiste, proprio perché lì vive ancora la moglie di Cobb mentre nella realtà usuale lei è morta, suicida, ricercando un'eternità lontana dal corporeo - per questo capace di "bucare" ogni materializzazione, ogni tempo - che è stata instillata dal marito, il quale le ha impiantato un'idea (un meme?) il cui "kernel" è dato dal totem, ritenuto erroneamente depositario del simulacro di realtà. L'inganno è qui: come dicevo prima, il totem indica il controllo sulla realtà in oggetto, non sulla realtà che noi riteniamo la principale. Si confondono le realtà, quindi, diventano tutte vere laggiù, nei bassifondi dell'etereo; lì si diviene coscienti che ciò che conta è l'energia e, quindi, ogni cosa materiale si dissolve, mostra la verosimile natura delle cose, ovvero il nulla tangibile. Ed ecco, infatti, che alla fine della risalita di Cobb dal quarto livello al "reale", il totem continua a girare sul tavolo. Ma il contesto familiare in cui Cobb si muove - la tanto agognata riunione con i figli e col quadretto familiare quasi idilliaco - appare tutt'altro che definitivo, sembra troppo ideale e qui, Nolan, innesta il suo meme in noi, facendoci mettere in dubbio la sostanza della realtà. Proprio come in un sogno lucido.
» postato da zoon alle 12:08 del 14-10-2010
13 Ottimo spunto, forse il migliore. Rimane il dubbio di cosa accade al "corpo" scisso dalla mente. Che a quanto ho capito, qualora la mente si perdesse, diventerebbe un contenitore "vuoto". Se il corpo muore anche il sogno muore con esso.
» postato da Adidja Palmer alle 15:40 del 14-10-2010
14 secondo molte filosofie mistiche il corpo è solo una proiezione dell'energia di cui siamo permeati, intessuti. il discorso del corpo va calato in un contesto molto più ampio, ne consegue che la disquisizione potrebbe scendere nei dettagli di altri livelli ![]()
» postato da zoon alle 17:03 del 14-10-2010
15 Piccola precisazione: New Rose Hotel è stato pubblicato sulla rivista Omni nel Luglio 1984, e non nel 1981 come indicato nell'ottimo articolo. Bye Phant
» postato da phant alle 00:42 del 23-12-2010
16 «Piccola precisazione: New Rose Hotel è stato pubblicato sulla rivista Omni nel Luglio 1984, e non nel 1981 come indicato nell'ottimo articolo. » Grazie Phant, ho corretto la data nell'articolo. Cordialmente, X
» postato da X alle 11:11 del 28-12-2010
17 Complimenti meritati per l'articolo, che leggo solo ora. Sul finale vedo che se n'è scritto molto. Io sono per la versione "Di Caprio è tornato alla realtà e ai suoi figli", per vari motivi: 1) così il finale è prorpio bello; 2) sono vestiti come nei ricordi, non è possibile...ma parliamo di ricordi, di sogni, o di sogni ad occhi aperti? Andrebbe rivisto il film, per esaminare questo dettaglio... 3) il totem continua a girare.... ok, ma come è stato scritto, Di Caprio si lascia indietro il Totem, si lascia indietro tutto, è tornato a casa. E ora io, provocatoriamente, la butto là: chi è che vede girare la trottola? Non di Caprio, ma TU, SPETTATORE. E allora, sei così certo che la tua è la realtà, e quella del film è finzione? Sì? E perchè la trottola non cade? Forse Nolan ci prende in giro, vuole dirci, attenti, i film sono finzione, ma non è in fondo possibile che pure la Vs. realtà sia il sogno di un altro? 4) Nolan dice (da Wiki) "I've been asked the question more times than I've ever been asked any other question about any other film I've made... What's funny to me is that people really do expect me to answer it." Come dire, nulla di programmato, quasi quasi l'ho messo lì, sto totem, giusto per scassare la mi****chia. "The real point of the scene — and this is what I tell people — is that Cobb isn't looking at the top. He's looking at his kids. He's left it behind. That's the emotional significance of the thing" 5) anche Michael Caine chiude la questione ...explained his interpretation of the ending by saying, "If I'm there it's real, because I'm never in the dream. I'm the guy who invented the dream." 6) e lo stesso Nolan forse è pentito di avere inquadrato sta roba che gira, alla fine saying "I've read plenty of very off-the-wall interpretations... The most important emotional thing about the top spinning at the end is that Cobb is not looking at it. He doesn't care."
» postato da Tobanis alle 11:44 del 29-04-2011
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1 Ciao Giovanni, complimenti per essere riuscito a srotolare, sbrigliare, disincastrare, liberare, la matassa di questo film (ma l'hai visto solo una volta???
) Non discuto sulla validità dell'opera, che a prima lettura trovo estremamente intrigante. Ma penso che mi porterò appresso il tuo articolo.
Ciauuuuu!! Vittorio
» postato da Vittorio Catani alle 21:32 del 10-10-2010