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Extraterrestri sulla Terra: la parola alla scienza

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La caccia è aperta


Giuseppe Cocconi (Como, 1914) e Philip Morrison (Somerville — New Jersey, 1915).
Per questo motivo, se è mai esistito un vero e proprio "manifesto" del Progetto SETI, questo non può che essere l'articolo di Cocconi e Morrison, in base al quale, a partire dalla campagna di ascolto pionieristica del 1960, il SETI ha svolto numerosi altri progetti di ricerca, utilizzando gli strumenti sempre più sofisticati che a mano a mano sono venuti alla ribalta della tecnologia negli ultimi quarant'anni. Purtroppo, però, nonostante gli sforzi, finora il protocollo SETI non ha prodotto alcun risultato davvero significativo. Ci sono stati eventi che sono stati giudicati non naturali, ma sono stati spiegati con interferenze di varia natura. Quelli che non sono stati spiegati sono comunque stati scartati perché rimasti isolati ed è ritenuto impensabile che una civiltà stazionaria su un pianeta o un satellite artificiale non emetta regolarmente onde radio come facciamo noi. Ad ogni buon conto, malgrado la mancanza di evidenze, è importante sottolineare che il programma SETI ha avvicinato per la prima volta la scienza ufficiale al concetto di extraterrestre, togliendogli finalmente l'etichetta di stravaganza e rendendolo argomento degno di studio scientifico serio. Malgrado ciò, l'argomento restava da prendere con le pinze e, nei confronti dei cosiddetti "alieni", la scienza ha comunque mantenuto le "distanze" ancora per molto tempo. In effetti, confrontando il tipo di approccio del SETI e quello dell'ufologia tradizionale, si riscontra la presenza di due linee di demarcazione concettuali molto nette, che coinvolgono sia i metodi che gli oggetti di indagine, e che separano ufologi e scienziati e fanno sì che i due gruppi non interferiscano. Gli studi ufologici hanno da sempre basato le loro ipotesi e le loro tesi sulle testimonianze ed è quasi sempre dal racconto individuale di un "incontro ravvicinato" e dal confronto delle versioni di diversi testimoni, che prendono il via le indagini ufologiche. Gli ufologi hanno quindi cercato sempre molto vicino a noi, partendo da materiale "umano". Le considerazioni di Cocconi e Morrison hanno fatto invece sì che, dal punto di vista scientifico, gli scienziati che svilupparono il programma SETI ritenessero più ragionevole guardare molto lontano da noi. Ma non per alterigia o presunzione o per distinguersi dagli ufologi, bensì perché era la scelta scientificamente più rigorosa, sia rispetto alle possibilità statistiche di successo, che nei termini delle analisi strumentali necessarie per svolgere un'indagine scientifica oggettiva e sistematica in senso stretto. Eppure, a parte, come s'è visto, l'esigenza pratica di dover scegliere poche e ben determinate frequenze di analisi tra migliaia di possibilità, cosa che presuppone ipotesi per certi versi arbitrarie che potrebbero benissimo non essere condivise dalle civiltà aliene, l'ambizioso protocollo SETI ha sempre avuto e ha tuttora un altro grosso limite. Il SETI si propone la ricerca di emissioni radio non naturali provenienti da pianeti o da eventuali satelliti artificiali, in altre parole da insediamenti stabili di civiltà intelligenti. Il SETI dunque non prende in considerazione la possibilità che le civiltà cosmiche siano in grado di viaggiare. Questo non significa che gli scienziati non abbiano mai preso in considerazione la questione. Già agli inizi del programma SETI, sebbene in forma non ufficiale, giravano tra gli addetti ai lavori articoli che non escludevano affatto la possibilità che altre eventuali civiltà extraterrestri potessero viaggiare nel cosmo e giungere così a esplorare il Sistema Solare e quindi anche la Terra. Del resto il concetto di "migrazione interstellare" era stato preso in seriamente considerazione anche da scienziati del calibro e della reputazione di Carl Sagan. Tuttavia, ci volle del tempo prima che il nuovo concetto si facesse strada nelle menti degli scienziati e li facesse uscire allo scoperto, cosa che accadde negli anni '70 quando vennero presentate strategie di investigazione complementari al SETI.

Bibliografia:


Searching for Interstellar Communications, di G. Cocconi e P. Morrison su Nature Vol. 184, N° 4690, pagg. 844-846, 19 settembre, 1959 ( www.bigear.org/vol1no1/interste.htm)
The Search for Extraterrestrial Intelligence: A Short History, di Amir Alexander
The Search for Extraterrestrial Artifacts (SETA), di Robert A. Freitas Jr.
SETV: Una estensione del SETI?, di Massimo Teodorani
Organization for SETV research, www.setv.org/

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Autore: Alessandro Vietti - Delos Science Fiction 83 - Data: 20 settembre 2003

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Commenti

1 la vita nell'universo oltre questa terrena è certa (ma non nel nostro sistema solare) altra certezza è l'impossibilità che qualsiasi civiltà esistente possa mai aver raggiunto la Terra questo perché superare velocità oltre il cinquanta per% della luce è la disintegrazione totale della materia (lo spegnimento dell'energia secondaria all'interno della primaria protone) ma già superando il trenta% ci sono delle variazioni secondarie? Pescatori Ugo , dal Libro "Il Primo Giorno"

» postato da (ugo pescatori) alle 14:55 del 29-01-2010

2 «la vita nell'universo oltre questa terrena è certa (ma non nel nostro sistema solare) altra certezza è l'impossibilità che qualsiasi civiltà esistente possa mai aver raggiunto la Terra questo perché superare velocità oltre il cinquanta per% della luce è la disintegrazione totale della materia (lo spegnimento dell'energia secondaria all'interno della primaria protone) ma già superando il trenta% ci sono delle variazioni secondarie? Pescatori Ugo , dal Libro "Il Primo Giorno"» 1) per certezza si intende qualcosa di cui ci sono prove. Per quanto sia probabile, non mi risulta che la vita nell'universo oltre la terra sia certa. 2) da quando in qua per viaggiare tra le stelle è obbligatorio superare la velocità della luce o anche metà della velocità della luce? S*

» postato da S* alle 15:07 del 29-01-2010

3 « 2) da quando in qua per viaggiare tra le stelle è obbligatorio superare la velocità della luce o anche metà della velocità della luce? S*» Per far prima che c'è già la pasta in tavola? :D

» postato da Tobanis alle 17:18 del 29-01-2010

4 «la vita nell'universo oltre questa terrena è certa (ma non nel nostro sistema solare) altra certezza è l'impossibilità che qualsiasi civiltà esistente possa mai aver raggiunto la Terra questo perché superare velocità oltre il cinquanta per% della luce è la disintegrazione totale della materia (lo spegnimento dell'energia secondaria all'interno della primaria protone) ma già superando il trenta% ci sono delle variazioni secondarie? Pescatori Ugo , dal Libro "Il Primo Giorno"» Guarda che nell'anello LHC, il CERN a Ginevra, i protoni viaggiano a velocità tipo 99.99% di quella della luce e stanno benissimo. :) Vabbè, poi si divertono a farli sbattere l'uno con l'altro ma sai, i fisici sono dei simpaticoni. I particellari poi... :lol:

» postato da Andrea Liscio alle 12:57 del 05-02-2010

5 Tobanis è vero siamo Italiani e quando si tratta di andare atavola che ci attende una amatriciana siamo più veloci della luce...

» postato da (ugo Pescatori) alle 14:43 del 06-03-2010

6 Sig. Andrea Liscio, devo ringraziarla della scelta come risposta alla mia affermazione, lei mi da la possibilità di specificare la teoria delle particelle. Lei afferma che nell'anello LHC. del CERN. di Ginevra i protoni vengono spinti fino a raggiungere la velocità prossima a quella della luce, poi i tecnici provocano arresti improvvisi con urti continui! Ebbene sono certo che la carica dei protoni al termine non sarà la stessa dell'inizio dell'esperimento; si avranno differenzazioni in positivo o in negativo. Per essere più chiaro se un protone con carica massima viene spinto alla velocità della luce e poi arrestato lentamente al termine si avrà non più un protone bensì un elettrone! questo per lo spengimento in successione dell'energie secondarie che avviene durante l'accellerazione e variazione di velocità positiva e non avrà la possibilità di ricarica non subendo arresti istantanei!

» postato da (ugo pescatori) alle 15:42 del 06-03-2010

7 «Per essere più chiaro se un protone con carica massima viene spinto alla velocità della luce e poi arrestato lentamente al termine si avrà non più un protone bensì un elettrone!» Non sono un fisico, ma che un protone si trasformi in elettrone mi sembra un tantino difficile. S*

» postato da S* alle 19:16 del 06-03-2010

8 «Sig. Andrea Liscio, devo ringraziarla della scelta come risposta alla mia affermazione, lei mi da la possibilità di specificare la teoria delle particelle. Lei afferma che nell'anello LHC. del CERN. di Ginevra i protoni vengono spinti fino a raggiungere la velocità prossima a quella della luce, poi i tecnici provocano arresti improvvisi con urti continui! Ebbene sono certo che la carica dei protoni al termine non sarà la stessa dell'inizio dell'esperimento; si avranno differenzazioni in positivo o in negativo. Per essere più chiaro se un protone con carica massima viene spinto alla velocità della luce e poi arrestato lentamente al termine si avrà non più un protone bensì un elettrone! questo per lo spengimento in successione dell'energie secondarie che avviene durante l'accellerazione e variazione di velocità positiva e non avrà la possibilità di ricarica non subendo arresti istantanei! » non penso affatto che la carica elettrica di una particella vari in nessun caso, poiché il bilancio deve essere pari a zero... inoltre i fasci di particelle scontrandosi "frantumano" i protoni che li compongono in tante altre particelle, lo scopo infatti è proprio questo: rilevare le particelle previste dalla teoria per determinate energie.

» postato da Paolocosmico alle 11:55 del 07-03-2010

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