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Extraterrestri sulla Terra: la parola alla scienza

Se il progetto SETI cerca segnali di presenze intelligenti nel cosmo, lontano, fin dove i nostri strumenti possono spingersi, con i programmi SETA e SETV gli scienziati ricercano prove di presenze extraterrestri molto più vicino a noi.


Kenneth Arnold mostra il disegno di uno dei veicoli extraterrestri che giura di aver visto il 24 giugno 1947, a soli 8 giorni dal supposto crash di Rosewell che segna l'inizio dell'ufologia.
Era assai difficile che gli abitanti del pianeta Terra cominciassero a prendere seriamente in considerazione l'esistenza di esseri provenienti da altri mondi, prima che si cominciasse a conoscere qualcosa di concreto a proposito di quegli stessi mondi che avrebbero dovuto ospitare i nostri cugini cosmici. Nei primi anni del XVII Galileo puntava il suo telescopio verso Giove e ne scopriva i satelliti. Iniziava così una nuova era nello studio del cosmo. Ma per avere qualche dettaglio in più sulla reale natura di quei puntini che splendevano nel cielo nelle notti senza nuvole fu necessario attendere fino alla seconda metà del XIX secolo e fu proprio allora che esplose la mania. Allora non si chiamavano ancora "alieni", ma più semplicemente "marziani". La Grande Opposizione del Pianeta Rosso del 1877, lo spettacolare fenomeno di straordinaria vicinanza tra la Terra e Marte, del tutto analogo a quello che ci ha tenuto compagnia nelle ultime settimane, fu particolarmente favorevole all'osservazione e fu allora che Schiapparelli scoprì quei canali che suscitarono così tante suggestioni e gettarono i semi di quell'immaginario marziano che ci portiamo dietro ancora oggi. H.G. Wells e la sua Guerra dei Mondi fece il resto, ben coadiuvato da una specie di alieno del palcoscenico chiamato quasi come lui. Nel 1930, quando Orson Welles, con la sua celebre trasmissione radio, inconsapevolmente spaventò l'America, i marziani la facevano da padroni e ancora non si parlava di fenomeno UFO, almeno non nei termini con cui ci è familiare oggi. Lo spartiacque che segna tradizionalmente l'inizio dell'ufologia, ovvero consegna alla cultura e all'immaginario popolare un approccio del tutto nuovo rispetto al modo di porsi nei confronti degli abitatori di altri mondi, è il 1947. Precisamente il 2 luglio 1947, data in cui l'ufologia ritiene sia avvenuto il celebre incidente di Rosewell, dove un oggetto volante non identificato sarebbe precipitato nei pressi dell'omonima cittadina del Nuovo Messico. Il 1947 è anche l'anno in cui per la prima volta vengono battezzati i cosiddetti flying saucers, ovvero i "dischi volanti" (lett. "piatti volanti"), grazie alla descrizione di Kenneth Arnold, uomo d'affari americano che, in volo sul suo aereo privato, raccontò di avere visto ben nove oggetti simili, appunto, a dischi volanti, volare in formazione serrata vicino al monte Rainer nello stato di Washington. A partire da quell'anno gli avvistamenti si moltiplicarono e condussero alla formazione di gruppi di studio e di indagine più o meno discutibili che, nel corso di mezzo secolo, diedero vita al complesso e variegato fenomeno che va sotto il nome di "ufologia". Con questi gruppi, va detto, la scienza ufficiale non ha mai avuto niente a che fare, anzi, per moltissimi anni gli ambienti accademici hanno sempre preferito prendere nettamente le distanze rispetto alla questione extraterrestre, considerandolo un argomento privo di qualsiasi fondamento scientifico, se non addirittura roba buona solo per cialtroni e visionari. Non a caso per molti anni fu considerato valido il cosiddetto Paradosso di Fermi, ovvero quella serie di considerazioni sulla presenza di extraterrestri nel cosmo che lo scienziato italiano aveva posto alla fine degli anni '40, e che escludevano la possibilità dell'esistenza di altre eventuali civiltà cosmiche oltre alla nostra. Tuttavia, a mano a mano che la conoscenza dell'universo aumentava e che, da un lato si scoprivano i meccanismi con cui si era sviluppata la vita sulla Terra e dall'altro ci si rendeva conto dell'estrema ricchezza, vastità e varietà dell'universo, erano sempre di più gli scienziati a prendere consapevolezza che porsi il problema della presenza nel cosmo di altre intelligenze non era una cosa poi tanto campata per aria.

Bibliografia:


Searching for Interstellar Communications, di G. Cocconi e P. Morrison su Nature Vol. 184, N° 4690, pagg. 844-846, 19 settembre, 1959 ( www.bigear.org/vol1no1/interste.htm)
The Search for Extraterrestrial Intelligence: A Short History, di Amir Alexander
The Search for Extraterrestrial Artifacts (SETA), di Robert A. Freitas Jr.
SETV: Una estensione del SETI?, di Massimo Teodorani
Organization for SETV research, www.setv.org/

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Autore: Alessandro Vietti - Delos Science Fiction 83 - Data: 20 settembre 2003

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Commenti

1 la vita nell'universo oltre questa terrena è certa (ma non nel nostro sistema solare) altra certezza è l'impossibilità che qualsiasi civiltà esistente possa mai aver raggiunto la Terra questo perché superare velocità oltre il cinquanta per% della luce è la disintegrazione totale della materia (lo spegnimento dell'energia secondaria all'interno della primaria protone) ma già superando il trenta% ci sono delle variazioni secondarie? Pescatori Ugo , dal Libro "Il Primo Giorno"

» postato da (ugo pescatori) alle 14:55 del 29-01-2010

2 «la vita nell'universo oltre questa terrena è certa (ma non nel nostro sistema solare) altra certezza è l'impossibilità che qualsiasi civiltà esistente possa mai aver raggiunto la Terra questo perché superare velocità oltre il cinquanta per% della luce è la disintegrazione totale della materia (lo spegnimento dell'energia secondaria all'interno della primaria protone) ma già superando il trenta% ci sono delle variazioni secondarie? Pescatori Ugo , dal Libro "Il Primo Giorno"» 1) per certezza si intende qualcosa di cui ci sono prove. Per quanto sia probabile, non mi risulta che la vita nell'universo oltre la terra sia certa. 2) da quando in qua per viaggiare tra le stelle è obbligatorio superare la velocità della luce o anche metà della velocità della luce? S*

» postato da S* alle 15:07 del 29-01-2010

3 « 2) da quando in qua per viaggiare tra le stelle è obbligatorio superare la velocità della luce o anche metà della velocità della luce? S*» Per far prima che c'è già la pasta in tavola? :D

» postato da Tobanis alle 17:18 del 29-01-2010

4 «la vita nell'universo oltre questa terrena è certa (ma non nel nostro sistema solare) altra certezza è l'impossibilità che qualsiasi civiltà esistente possa mai aver raggiunto la Terra questo perché superare velocità oltre il cinquanta per% della luce è la disintegrazione totale della materia (lo spegnimento dell'energia secondaria all'interno della primaria protone) ma già superando il trenta% ci sono delle variazioni secondarie? Pescatori Ugo , dal Libro "Il Primo Giorno"» Guarda che nell'anello LHC, il CERN a Ginevra, i protoni viaggiano a velocità tipo 99.99% di quella della luce e stanno benissimo. :) Vabbè, poi si divertono a farli sbattere l'uno con l'altro ma sai, i fisici sono dei simpaticoni. I particellari poi... :lol:

» postato da Andrea Liscio alle 12:57 del 05-02-2010

5 Tobanis è vero siamo Italiani e quando si tratta di andare atavola che ci attende una amatriciana siamo più veloci della luce...

» postato da (ugo Pescatori) alle 14:43 del 06-03-2010

6 Sig. Andrea Liscio, devo ringraziarla della scelta come risposta alla mia affermazione, lei mi da la possibilità di specificare la teoria delle particelle. Lei afferma che nell'anello LHC. del CERN. di Ginevra i protoni vengono spinti fino a raggiungere la velocità prossima a quella della luce, poi i tecnici provocano arresti improvvisi con urti continui! Ebbene sono certo che la carica dei protoni al termine non sarà la stessa dell'inizio dell'esperimento; si avranno differenzazioni in positivo o in negativo. Per essere più chiaro se un protone con carica massima viene spinto alla velocità della luce e poi arrestato lentamente al termine si avrà non più un protone bensì un elettrone! questo per lo spengimento in successione dell'energie secondarie che avviene durante l'accellerazione e variazione di velocità positiva e non avrà la possibilità di ricarica non subendo arresti istantanei!

» postato da (ugo pescatori) alle 15:42 del 06-03-2010

7 «Per essere più chiaro se un protone con carica massima viene spinto alla velocità della luce e poi arrestato lentamente al termine si avrà non più un protone bensì un elettrone!» Non sono un fisico, ma che un protone si trasformi in elettrone mi sembra un tantino difficile. S*

» postato da S* alle 19:16 del 06-03-2010

8 «Sig. Andrea Liscio, devo ringraziarla della scelta come risposta alla mia affermazione, lei mi da la possibilità di specificare la teoria delle particelle. Lei afferma che nell'anello LHC. del CERN. di Ginevra i protoni vengono spinti fino a raggiungere la velocità prossima a quella della luce, poi i tecnici provocano arresti improvvisi con urti continui! Ebbene sono certo che la carica dei protoni al termine non sarà la stessa dell'inizio dell'esperimento; si avranno differenzazioni in positivo o in negativo. Per essere più chiaro se un protone con carica massima viene spinto alla velocità della luce e poi arrestato lentamente al termine si avrà non più un protone bensì un elettrone! questo per lo spengimento in successione dell'energie secondarie che avviene durante l'accellerazione e variazione di velocità positiva e non avrà la possibilità di ricarica non subendo arresti istantanei! » non penso affatto che la carica elettrica di una particella vari in nessun caso, poiché il bilancio deve essere pari a zero... inoltre i fasci di particelle scontrandosi "frantumano" i protoni che li compongono in tante altre particelle, lo scopo infatti è proprio questo: rilevare le particelle previste dalla teoria per determinate energie.

» postato da Paolocosmico alle 11:55 del 07-03-2010

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