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Tron: Legacy

L’Estetica del virtuale: da Apple II a Facebook, passando per il Cyberpunk

La nascita del personal computer e di Internet, così come l’uscita di film come Tron e Matrix, hanno segnato l’immaginario collettivo, disegnando nuovi itinerari di un’ideale mappa che ci ha restituito un nuovo (virtuale) mondo da esplorare.

Tra Tron, il film del 1982 di Steven Lisberger, e Tron: Legacy, il film del 2010 di Joseph Kosinski, non ci sono solo quasi trent’anni di distanza, ma anche il personal computer, Internet, la realtà virtuale, Second Life, Facebook e più in generale il cosiddetto Web 2.0. Tutti questi fenomeni tecnologici hanno avuto una sorta di contraltare nel cinema e nella narrativa di fantascienza, partorendo quella che in sole due parole potremmo definire come l’Estetica del Virtuale.

Si può tracciare una sorta di mappa, di percorso ragionato, formato dall’intreccio di realtà e fantasia, da prodotti tecnologici e prodotti culturali che hanno alimentato in questi ultimi trent’anni l’immaginario collettivo.

Il punto di partenza di quest’ideale carta geografica è il 1977. In quell’anno, infatti, viene pubblicato il racconto Frammenti di una rosa olografica (Fragments of a Hologram Rose) di William Gibson e alla Fiera del computer della West Coast di San Francisco, Steve Jobs e Steve Wozniak presentano l'Apple II, che non solo è considerato il primo computer di successo prodotto su scala industriale, ma anche il primo per cui fu usata l’espressione “personal computer”.

L’obiettivo di Jobs e Wozniak è proprio quello di creare davvero un elaboratore non più per pochi, ma al contrario per molti o almeno per un tipo di pubblico più vasto dei semplici informatici.

Frammenti di una rosa olografica è il primo racconto pubblicato da Gibson, in un momento in cui lo scrittore canadese non è ancora convinto di poter diventare un letterato a tempo pieno. Il protagonista della storia si chiama Parker ed è un trentenne che scrive sceneggiature per le trasmissioni A.S.P., la stessa tecnologia con cui il giovane può vivere “virtualmente”, ma anche molto realisticamente — sul piano soprattutto delle emozioni -, pezzi di vita di altri, precedentemente registrati su apposite cassette.

Il racconto è scritto quasi come se fosse una poesia, con uno stile lirico teso a infondere nel lettore intense emozioni, più che lasciare la sensazione di un racconto con trama, eroe e azione.

Frammenti è importante, perché come scrive Bruce Sterling nella prefazione a La notte che Bruciammo Chrome (l’antologia in cui è stato ripubblicato): “La strada che intendeva seguire era già visibile nella prima storia pubblicata, «Frammenti di una rosa olografica», del 1977. I segni distintivi di Gibson sono già presenti: una complessa sintesi di moderna cultura pop, alta tecnologia, tecniche letterarie d'avanguardia.”

Il movimento Cyberpunk nascerà sette anni più tardi, con la pubblicazione del romanzo Neuromante, ma in questa prima storia c’è già davvero in sintesi un’aria nuova, un percepire l’uomo e la sua natura intrinsecamente legati allo sviluppo delle tecnologie informatiche e della comunicazione. Sta nascendo, e Gibson e gli altri scrittori cyberpunk lo avvertono con notevole anticipo, l'homo technologicus.

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Autore: Carmine Treanni - Delos Science Fiction 130 - Data: 6 gennaio 2011

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