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Artyom scende lentamente, spostando rapidamente la canna del fucile per liberare la visuale. Le ombre respirano ai suoi fianchi. Inquadra per un istante il cartello scolorito con l’indicazione in codice del rifugio, una sfilza di numeri accodati al nome della stazione della metropolitana. Riesce a scorgere il movimento rapido, una sequenza di toni scuri sul nero del fondo del corridoio. Poi l’urlo inumano gli si stampa nelle vene. Spara rapidamente al nulla, che di colpo cattura la sostanza dell’aria e si manifesta con zanne acuminate e fauci spalancate.

Glukhovsky impiega cinque anni per scrivere le quasi ottocento pagine del romanzo, poi inizia la solita trafila presso gli editori. Dopo che tutti i tentativi sono falliti, Glukhovsky decide di pubblicare il libro da solo: costruisce un sito web e mette online i capitoli del libro, lasciando ai lettori la facoltà di scaricarli liberamente. E qui c’è la seconda peculiarità del romanzo: i lettori iniziano in modo spontaneo a dare suggerimenti sulla trama, sul personaggio, sul contesto. Glukhovsky inizia a vagliare le mail e fa delle scoperte interessanti; ad esempio scopre che lungo la metropolitana di Mosca, una delle più antiche e grandi del mondo, sono disseminati centinaia di bunker antiatomici, costruiti durante i primi anni della guerra fredda e distribuiti in modo da essere intercomunicanti. Scopre inoltre che a fianco della metropolitana ufficiale ne esiste un’altra segreta, costruita in tempi più recenti e destinata ai vertici politici e militari nei casi di emergenza. Centinaia di dettagli tecnici, storici, ambientali, che convincono lo scrittore a modificare il romanzo, e a dare il via a un esperimento di scrittura collettiva di ampia portata.
All’inizio del 2005 il romanzo online è stato scaricato da oltre due milioni di lettori. La fama di Glukhovsky si è ormai espansa oltre la rete e finalmente arrivano le proposte degli editori tradizionali. Il libro vede la luce quello stesso anno e riscuote subito un enorme successo di vendite, nonostante la versione gratuita sia ancora disponibile sul web, a riprova che non c’è alcuna concorrenza tra due media che prevedono modalità di fruizione abbastanza diverse. Glukhovsky riceve numerosi riconoscimenti, tra i quali un premio speciale dell’European Science Fiction Society nel 2007, nonché un altro riconoscimento dall’Eurocon svoltasi a Copenaghen. Il romanzo inizia a fare il giro dei paesi europei, viene tradotto in numerose lingue conferendo a Glukhovsky lo status di scrittore di livello internazionale. Nel frattempo è nato il progetto Metro 2034, seguito del primo romanzo, con cui l’autore sperimenta nuove forme di collaborazione come quella con il compositore e musicista russo Dolphin, per la stesura della colonna sonora del romanzo. Nel 2007 arriva poi It’s getting darker, nuovo libro incentrato su un segreto che risale all’epoca dei conquistadores spagnoli. Entrambi sono disponibili sul web in modo gratuito (solo in lingua russa), ed entrambi riscuotono comunque grande successo di vendite nelle edizioni cartacee.
2 «Complimenti Maurizio per il pezzo: si vede che ti sei documentato molto e che sia il romanzo che il gioco ti sono piaciuti. .» Temo che tu non abbia capito nulla. Io CRITICO l'impostazione di un certo tipo di FANTASCIENZA, poiché nel caso di Metro 2033 si risolve tutto nella eterne ed eterea lotta tra buio e luce; ritengo che per chi scrive il genere sia un modo fin troppo semplice di risolvere le cose. Preciso che l'articolo non è una recensione del libro e del gioco, ma un tentativo di capire come si evolve il rapporto tra letteratura e videogiochi, in che modo continuano a contaminarsi, usando come esempio l'ultimo caso commerciale in ordine di tempo. Non ho giocato Metro 2033, ma se vai su Youtube trovi numerosi filmati ingame registrati dai giocatori, e che per me che "videogioco" da più di vent'anni sono sufficienti per farmi un'idea dell'atmosfera e delle dinamiche di un gioco. Per il romanzo mi sono affidato alle varie interviste rilasciate dall'autore, in cui lui stesso spiega la trama (per altro nota e disponibile in rete) e i contenuti. Ripeto, non è una recensione del libro e del gioco, ma un modo per capire se anche dall'est europeo arriva fantascienza contaminata da elementi pseudo-mistico-religiosi, come sta succedendo anche negli USA (guardati gli ultimi thread e troverai parecchi interventi su questo argomento.)
» postato da Maurizio Del Santo alle 01:38 del 07-06-2010
3 Complimenti per l'approfondimento. Stò per iniziare il libro (per il videogame aspetterò ancora qualche settimana) e la trama mi attira molto. Per la conclusione finale sono convinto che la versione video non riuscirà mai (nel bene e nel male) a sostituire l'immaginazione che mette ciascuno di noi quando scorre una pagina di un qualsiasi libro.
» postato da DiVega alle 17:12 del 07-06-2010
4 «[Ripeto, non è una recensione del libro e del gioco, ma un modo per capire se anche dall'est europeo arriva fantascienza contaminata da elementi pseudo-mistico-religiosi, come sta succedendo anche negli USA (guardati gli ultimi thread e troverai parecchi interventi su questo argomento.)» Direi che nel libro (il videogioco non l'ho provato) non ci siano elementi pseudo-mistico-religiosi, se ho capito cosa intendi. Però imho non si tratta di scifi vera e propria nonostante l'ambientazione post-apocalittica, ma di un forte contenuto "esopico" veicolato in questo modo, come succede spesso nella letteratura russa. (bell'articolo!)
» postato da Kinzica alle 21:30 del 19-06-2010
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1 Complimenti Maurizio per il pezzo: si vede che ti sei documentato molto e che sia il romanzo che il gioco ti sono piaciuti. Anch'io ho fruito di entrambe le opere, libro prima e videogioco poi, e concordo sul fatto che i media sono in grado di proporre esperienze diverse basate sulla stessa opera (ottimo l'esempio di The Road). Quello che mi ha un po' infastidito è che il videogioco non ha osato: Artyom nel romanzo non spara la quantità di colpi che invece vengono sfruttati dalla sua controparte interattiva, questo perché 4A Games ha voluto, in un'ottica di apertura alla più ampia fetta di gamer possibile, rimanere sui noti binari dello sparatutto in soggettiva. Avrei preferito interpretare un Artyom indifeso, mentre cammina nelle gallerie più pericolose senza un arsenale nello zaino, semplicemente ascoltando, rabbrividendo, fuggendo. Sarei stato molto più felice, quindi, di vivere un'esperienza simile a quella del libro, per vedere veramente se ciò che la mia immaginazione aveva creato leggendo era simile a ciò che i miei occhi e le mie orecchie potevano finalmente provare dal vivo. Il problema è che il videogioco è un media giovane e ha ancora molta strada davanti. Ti consiglio di provare Heavy Rain, anche se non è attinente alla fantascienza in genere. Sicuramente, però, è qualcosa di diverso dal solito.
» postato da Neon alle 17:46 del 06-06-2010