Andrea Mutti
Andrea Mutti

In una galassia lontana, l'energia vitale viene estratta dal sangue di colossali bestie spaziali chiamate Molok. La storia segue le vicende di Ishmaeel, un giovane esiliato sul mondo tossico di Maku. Lì incontra Quee-Keg, una feroce guerriera aliena dal passato tormentato. Insieme, i due affrontano i pericoli della galassia per imbarcarsi sulla leggendaria astronave cacciatrice di Molok, la Pekuod. Il loro viaggio li porta a scontrarsi con l'implacabile e ossessionato Capitano Akhabb, la cui ricerca del leggendario Molok Bianco (noto come Goyakla) rischia di condannare l'intero equipaggio.

È questa la trama di Astro Quantum, serie a fumetti fantascientifica edita dalla casa editrice americana Mad Cave Studios e ideata dal team creativo tutto italiano composto da Andrea Mutti (disegni e sceneggiatura) e Arturo Fabra (sceneggiatura), con i colori di Valerio Alloro e il lettering di Dan Cutali. Non è insolito che disegnatori italiani lavorino regolarmente con le grandi e piccole case editrici americane, ma è più raro che un fumetto tutto italiano sia pubblicato

Arturo Fabra
Arturo Fabra

negli Stati Uniti. E Astro Quantum e i suoi autori sono riusciti nell'impresa. Ne abbiamo parlato con Andrea Mutti, disegnatore alla Star Comics, dove ha lavorato a storie di Lazarus Ledd e ad alcuni episodi di Hammer, ma che disegna regolarmente per colossi statunitensi quali DC/Vertigo, Marvel, Mad Cave Studios e IDW e Arturo Fabra, scrittore sia in proprio sia con il collettivo Carboneria letteraria e, soprattutto, vicedirettore della nostra rivista Delos Science Fiction.

Com’è nata l’idea di Astro Quantum? 

Andrea Mutti: AH! Nata molti anni fa… ho letto Moby Dick a capitoli su una collana di libri che mia mamma comprava in abbonamento, credo…settimanale…rimasi folgorato, ero davvero un pischello (medie credo), capii poco ma rimasi stregato… ho poi riletto il romanzo da adulto e, BAM… eccolo… dovevo farlo!

Arturo Fabra: Beh, il nucleo è la comune passione di Andrea e mia per il romano di Melville, nel corso degli anni abbiamo scoperto che per entrambi era il “libro feticcio” quello al quale ritori più e più volte, magari riaprendolo in un punto qualsiasi per lasciarti prendere da quelle pagine immortali.

La storia s’ispira a Moby Dick di Herman Melville, con lo Spazio che è l’equivalente dell’Oceano e altre similitudini. Ci raccontate come e perché c’è l’influenza del capolavoro di Melville? 

A.M.: Beh, i grandi spazi, il mistero della galassia, personaggi assurdi e poi, ovviamente, lei..la balena bianca che qui si chiama GOYAKLA… il grande MOLOK pallido che attraversa gli spazi siderali e dal cui sangue distillato, si ricava energia per la galassia…

A.F.: Mentre lo scrivevamo si è palesato sempre di più il paragone tra l’oceano di Melville  e lo spazio delle storie di fantascienza, sono luoghi percepiti come infiniti, da esplorare, ricchi di pericoli ma anche di occasioni di avventura e di viaggi affascinanti.

Ci raccontate chi sono Ishmaeel e Quee-Keg i protagonisti del vostro fumetto? 

A.M.: Nel nostro libro Ishmaeel  è un contadino ma di estrazione borghese. Non è un viziato, anzi, ma vuole vedere oltre il suo pianeta che, tutto sommato, è un’isola felice… vuole conoscere l’universo ed esplorare la galassia. Quee-Keg è una donna tosta, tostissima… appartiene ad una razza aliena che ha visto il suo pianeta, verdeggiante e lussureggiante, cadere otto il dominio di un popolo alieno spietato, che ha fatto del pianeta una grande raffineria…lei ha combattuto, ha lottato…e lo fa tutt’ora… è una sopravvissuta… una che ne ha viste davvero tante…

A.F.: Pur ispirandosi ai personaggi di Melville i due protagonisti sono umanoidi (e non terrestri, di Terra non si parla in Astro Quantum) provenienti da due realtà completamente diverse, Ishmaeel avrebbe avuto davanti a se una vita da coltivatore su un pianeta fertile e bucolico, ma il richiamo delle stelle è troppo forte per non ascoltarlo. Ovviamente si imbarca e si mette nei guai, rischiando di morire se non intervenisse Quee-Keg, femmina di Solium, pianeta conquistato e trasformato in una enorme raffineria, del tutto snaturato nella sua essenza. Quee-Keg è una combattente, ribelle, e autosufficiente, Un ottimo mentore per Ishmaeel.

A quali fumetti, invece, vi siete ispirati? 

A.M.: Ohhh… qui la lista è lunga. Credo che l’amore e la devozione  a Star War e Star Trek sia più che evidente… ma direi che c’è molto di quell’anima western intimista che troviamo in Ken Parker… ok, l’ho detto!

A.F.: Sicuramente Flash Gordon, Valerian e Laureline, i fumetti di scuola franco/belga ed anche gli argentini di Zanotto.

Dal punto di vista visivo, oggi un fumetto non può non tenere conto dell’immaginario generato dai film e dalle serie TV. Quali sono quelle che vi hanno ispirato per creare mondi, luoghi, astronavi di Astro Quantum? 

A.M.: Come detto Star Wars e Stra Trek su tutto, poi Alien, Blade Runner… ma ci sarebbe da fare una lista lunga, lunghissima!

A.F.: Per le serie SciFi di sicuro Farscape, Babylon 5, Firefly, Doctor Who e (ovviamente) Star Wars e Star Trek, mescolando poi momenti western, lovecraftiani, pulp e weird.

Vi siete rivolti al mercato americano per la pubblicazione e avete trovato in Mad Cave Studios la disponibilità a pubblicate la vostra opera. Come si è sviluppata la collaborazione tra voi e loro? 

A.M.: Con MadCAve io collaboravo già da tempo… Mike Marts e Chris Fernandez si sono subito entusiasmati al progetto… siamo partiti alla carica!

A.F.: Qui posso tranquillamente dire di essere andato a traino di Andrea, e di aver scoperto in Mad Cave Studios una realtà molto variegata, visto che stanno pubblicando le nuove avventure di personaggi storici come Flash Gordon, Dick Tracy, Phantom…

I temi fondamentali della storia ci sembrano essere il razzismo, l'uso indiscriminato delle risorse naturali e l'ecoterrorismo. Cosa volevate raccontare come tematica centrale, al di là della storia che si presenta con una miscela perfetta tra avventura e pace opera? 

A.M.: Direi tutto quello che hai detto… anche se, permettimi una punta di presunzione, con grande garbo e delicatezza… entrare a gamba tesa dicendo le stesse cose di tutti e propagandare ideologie, non è per noi… non qui almeno, ma cercare di proporre tematiche scomode e attuali con buonsenso lo si può e si deve fare. Siamo rivolti più alla domanda che alla risposta. Non esistono risposte facili a domande difficili… e la vita, anche in una storia a fumetti, non è mai bianca e nera… è sempre grigia. Ci piace l’idea di proporre situazioni che trovano riscontro nell’attualità, ma senza dare giudizi morali assoluti. E poi, diciamolo, è nell’ascolto che si possono trovare alcune risposte, proprio come accade spesso nelle avventure di Ken Parker (ciao Ivo, ciao Giancarlo!!). Quante volte e in tempi non sospetti Ken si è trovato a gestire situazioni molto reali della vita vera? Quee-keg e Ishmaeel hanno provato a fare lo stesso… con tutto il rispetto, eh…

A.F.: L’universo di Astro Quantum non è di sicuro Solarpunk, ci piaceva raccontare di un universo dove i problemi restano sempre quelli di produrre energia a basso costo e alto danno ambientale  e dei conflitti che possono nascere da questo modo di pensare lo “sviluppo” di una galassia. Ma, ci tengo a precisare, questo è il sottofondo che viene mostrato, la storia della miniserie è una avventura umana universale. Il confronto con l’ignoto e, perché no, con la morte stessa rappresentata dal Molok bianco Goyakla.

Ci sarà un seguito? E, soprattutto, i lettori italiani potranno leggere le avventure di Ishmaeel e Quee-Keg? 

A.M.: Abbiamo già scritto la seconda stagione… vediamo! E spero che qualche buona anima di editore Italiano ci pubblichi in Italia!

A.F.: È una frase scontata, ma avremmo materiale per ben più di un seguito, ma i programmi editoriali delle case editrici stanno diventando sempre più incerti e modificabili in corso d’opera. Per l’Italia il magari è d’obbligo, sempre tenendo ben presente la situazione del mercato.