Il dio artista

L'altro affresco cosmico di Stapledon sarà Star Maker, l'avventura mentale della ricerca di uno Spirito assoluto che si rivela essere una pura forza dell'intelletto. Ancora, la mente dell'"io" umano narrante è catturata e posta a confronto diretto con l'incommensurabilmente superiore: le stelle, la metafisica. Ancora, è bene non sopravvalutare l'elemento quasi-religioso e dantesco (come fanno Moskowitz, Scholes & Rabkin, e Aldiss) a spese del piacere ironico della narrazione (come giustamente ricorda Carlo Pagetti). E l'ironia diventa satira swiftiana nel confronto fra i gruppi sociali dell'Altra Terra, ciascuno dei quali si considera superiore per la propria maggior sensibilità al sapore. E a ricordare l'urgenza tragica del sarcasmo, anche in questo primo incontro con uno specchio distorto del nostro mondo si parla di guerra. Per prima cosa, allora, il narratore è portato su un mondo, allora, che somiglia al nostro. Poi, dalla sociologia si passa all'eso- (o xeno-) biologia di innumerevoli "strane umanità": dai "nautiloidi" agli "echinodermi" umani, fino alle menti collettive degli "sciami", alla fusione simbiotica (corporea e telepatica) delle due civiltà "ittioidi" e "aracnoidi" (l'unione dell'elemento della contemplazioen con quello dell'azione). Questa è la direzione dell'universo, quella che porta alla collaborazione e alla comunità - la cui infima forma terrestre è quella del matrimonio - ed è anche la direzione della narrazione. Così il protagonista attraversa una serie incrementale di fusioni mentali: dalla coppia di simbionti alle menti comuni planetarie, incontrando le consapevolezze di stelle e sistemi solari, o parzialmente e totalmente galattiche, fino alla mente cosmica dell'universo. Qui, anticipata da una visione del momento primigenio della Creazione, arriva la percezione del Costruttore di Stelle. O, in altre parole, la descrizione di Dio:

[...] decisi di catturare lo spirito infinito, il Costruttore di Stelle, in un'immagine derivata dalla mia propria natura, finita, anche se cosmica. [...] Mi sembrava che quell'astro sfolgorante fosse il centro d'una sfera a quattro dimensioni, la cui superficie ricurva era il cosmo tridimensionale. L'astro degli astri, quel sole ch'era in realtà il Costruttore di Stelle, io, sua creatura cosmica, riuscii per un istante a percepirlo, prima che la sua luce mi accecasse. E in quell'attimo seppi d'aver realmente veduto la fonte d'ogni luce, vita e mente cosmiche; e di tutto quanto io ancora non avevo conosciuto.
[...] Ero certo che la Stella, il mio Costruttore, si sarebbe chinata verso di me, per sollevarmi e accogliermi nel suo splendore [...]. Invece fui accecato, arso e abbattuto.
Ma non fu soltanto il fulgore fisico che, nel momento supremo della mia vita, mi fece precipitare. No, in quell'istante, io divinai con quale sentimento lo spirito infinito avesse creato il cosmo e continuamente lo sostenesse, osservandone il torturato sviluppo. E fu tale scoperta ad abbattermi. [...]
Mi parve, dunque, che guardasse verso di me dall'alto della sua divinità con la distaccata, per quanto profonda, attenzione con cui un artista giudica la sua opera finita; quietamente rallegrandosi d'averla compiuta, ma riconoscendo nella sua concezione iniziale un difetto ormai incancellabile e già impaziente di creare di nuovo. [ed. cit., tr. Paola Campioli]

Il Dio artista di Stapledon è, in fondo, uno scrittore di fantascienza.

Per restituire autonomia alla creazione ci vogliono i mortali. E' di questo che parla Sirius: A Fantasy of Love and Discord, che fonde la favola della Bella e la bestia col mito di Frankenstein, aggiornato dall'Isola del dottor Moreau. Il cane reso pienamente intelligente dallo scienziato ben intenzionato diventa il centro di un articolato sistema di relazioni affettive, fino alla tenerissima storia d'amore con la figlia del creatore (strana, ma forse meno strana del morboso, quasi incestuoso, affetto che il padre nutre per lei). Anche il dottor Treloney, come tanti sognatori eugenetici dei romanzi cosmici, pensa alla genetica come "arte plastica della vita". Ma in Sirius la creatura cerca di trarre beneficio da una plasticità che va al di là delle intenzioni dell'artista-creatore (una figura che ha molti antenati in Poe e Hawthorne, oltre che in Mary Shelley): non semplicemente ribellandosi ma sforzandosi di vincere la sua condizione di assoluta solitudine. E allora cerca di costruirsi delle amicizie, degli amori (con altri cani e con la bella Plaxy), una vita intellettuale (impara a cantare, e scrive libri un poco esistenzialisti sulla, diciamo così, "condizione canina"). Sirius (anche nella sua inevitabile morte tragica) e Plaxy, alla fine, diventano esponenti di un insopprimibile principio di dignità che non nasce con la scienza, ma di cui la scienza può essere alleata.