Altri dieci minuti di attesa, prima che arrivasse l'impiegato addetto all'altro ufficio. Era un giovanotto basso e di aspetto flaccido, con occhi arrossati che potevano denunciare insonnia quanto allergia alle lenti a contatto.

- Voglio sapere il perché di questo - disse Valeria posando la lettera sulla scrivania.

- E lo chiede a me? - fece l'altro senza neppure la più breve occhiata per il foglio. Valeria sentì che il suo alito sapeva di caffè.

- Si tratta del mio lavoro. L'ho ottenuto solo pochi mesi fa e credo di svolgerlo bene. Nessuno è mai venuto a lamentarsi. E ora mi si comunica che... "dal 27 marzo prossimo venturo le sue prestazioni non sono più richieste" - terminò citando il contenuto del messaggio.

Il giovanotto non nascose l'insofferenza, palesata da una percettibile alzata di spalle. - Io scrivo quel che mi si dice di scrivere, e basta. Mica sono affari miei.

- Ma è questo l'ufficio che svolge le pratiche della sezione culturale. Se lei mi facesse parlare con l'assessore...

Il giovanotto le spalancò in faccia gli occhi slavati, orlati di rosso, in una espressione di stupore caricaturale. - Lei scherza.

- Sto per perdere il mio lavoro - e tutta la mia vita, aggiunse mentalmente. - Le sembra che possa aver voglia di scherzare?

Lui le sbuffò sul naso l'aroma del caffè che non riusciva a coprire una leggera chetosi. - I licenziamenti e le assunzioni non dipendono certo da me.

- Mi dica dove posso trovare l'assessore.

- E che ne so io, dove sta quello? - E come se ormai considerasse chiuso l'argomento, l'impiegato sedette alla scrivania; il che permise al suo sguardo di posarsi per la prima volta sulla lettera. - Ah, ma è per questo! Poteva dirlo subito, posso spiegarglielo pure io. E' per via degli AM 31. - Di fronte allo smarrimento della donna spiegò, senza nascondere quanto fosse seccato: - Robot. Quegli scaldapoltrone giù a Roma finalmente si sono decisi a darceli.

- Robot? Di che genere?

- Oh, mica quegli androidi tutti bellini che si vedono nella pubblicità della Roboitalia, eh! Gli AM 31 sono dei bidoni di latta con tre braccia, ma per la pulizia e la sorveglianza della galleria 3-D ce ne cresce.

Valeria non ricordò come avesse lasciato il palazzo comunale. Le parve un miracolo essere riuscita a fare tutte quelle scale con la vista appannata dalle lacrime, stordita dalla nausea.

Il suo mondo in pezzi. Frantumato nella stretta insensibile di braccia meccaniche.

* * *

Per prima cosa andò alla biblioteca. Era un luogo che frequentava spesso; ne amava il silenzio polveroso, i toni spenti dell'arredamento e le ombre lunghe.

Portò il libro che aveva scelto fino al tavolo più lontano. C'era pochissima gente a quell'ora, come a tutte le ore: eccentrici che amavano l'odore dei vecchi libri. Gli studenti affollavano la sezione video.

In un tremito appena accennato, le sue mani indugiarono a sfiorare la copertina di cuoio antico e le dorature scolorite dal tempo. Poi Valeria aprì il libro. Ricordava perfino il numero della pagina. Si era imbattuta in quell'immagine circa un anno prima e ne era rimasta colpita al punto di fermarsi a fissarla a lungo, finché il bianco e nero della vecchia riproduzione fotografica non aveva cominciato a stemperarsi in grigio attraverso un velo di lacrime.

Infinitamente bella. Raffigurava la piazza due secoli addietro, e all'epoca quasi del tutto deserta: poche le persone, inesistenti i veicoli a motore. Sulla sinistra biancheggiava ancora intatta, imponente, la struttura marmorea del teatro; sulla destra, la fontana impreziosita dagli zampilli d'acqua. Le facciate degli antichi palazzi creavano uno sfondo di ombre minute tra le sporgenze di cornicioni, cariatidi, davanzali... Le strade che di dipartivano dalla piazza mostravano la loro geometria pulita, così stupendamente vuote, ritratte in un'immobilità serena.