La causa di tutto fu un singolo, minuscolo tachione.

Una particella fino ad allora immaginaria, che il dottor Isaac Irving riuscì a isolare da un piccola roccia più o meno nel 2055 e che, come tutte le cose che cambiano il mondo, fu scoperto per caso: il dottore cercava tutt'altro.

Quel primo tachione non venne mai usato, e Isaac lo congelò in una soluzione di sua invenzione. Non per studiarlo, ma ammirarlo.

Inattivo, ma bellissimo.

Era appeso nel suo laboratorio, e spesso, il dottore gli rivolgeva gli sguardi che un padre orgoglioso avrebbe rivolto al figlio neonato.

Erano solo in tre a saperlo: lui, la sua assistente Ilaria e il Rettore dell'università.

Lui e Ilaria continuarono gli studi sui tachioni per molti anni. Erano studi in segreto, avevano pregato moltissime volte il Rettore di non divulgare alcuna scoperta: oltre a possibili furti, temevano gli usi che il governo ne avrebbe fatto.

Fu grazie all'assistente che Isaac riuscì a costruire quello che avrebbe chiamato cronotelefono.

– Pensaci – le disse – Possiamo parlare col passato. Possiamo ascoltare qualsiasi cosa. Quarant'anni fa avevamo sempre il telefono in mano: in teoria, potremmo quindi sentire e addirittura vedere tutto il passato. Ogni singolo video che sia mai stato girato, anche se cancellato. Ogni istante. E tu immagina tutto quello che è stato detto dall'invenzione della radio in poi.

– Ma sono cose si trovano su internet –  obbiettò Ilaria.

– Non tutto. Non tutto, Ilaria. Guarda: questa è una conversazione telefonica fra mia madre e mio padre. È avvenuta nel giorno in cui sono nato. Questo è il primo video che hanno girato di me, e poi perso perché si era rotto il telefono. Potremmo svelare i segreti delle guerre, le telefonate fra i capi di stato del passato. E magari interagire, chissà.

Una volta che il cronotelefono fu pronto, i due si divertirono parecchio.

La prima cosa che fecero fu beccare una vecchia telefonata di Mussolini.

Non resistettero al mettere risate in sottofondo, e alla fine dovevano pur interagire in qualche modo, no? Tanto per dimostrarne la possibilità.

Certo, avrebbero potuto inserire un segnale di disturbo, per i vecchi telefoni non era raro, ma la tentazione era stata troppo forte.

Fu l'unica “chiamata storica importante” con cui interagirono, nonostante le mille tentazioni.

Ad esempio, l'idea chiamare Martin Luther King il giorno dell'attentato alla sua vita li tentava tantissimo.

Sarebbe bastato dirgli di non uscire sul balcone.

Qualcosa li fermò.

L'idea che forse non avevano il diritto di interferire.

Certo, avrebbero potuto spiegare agli esecutori di attentati falliti di dittatori come fare per portare a termine la missione, ma che conseguenze avrebbe avuto poi, sulla storia?

La tentazione era così forte, quella di rimodellare il mondo per renderlo un paradiso, che chiusero il cronotelefono e gli studi in merito in una cassaforte che si sarebbe aperta solo dopo dieci anni.

Non potevano giocare troppo con la realtà e con la storia, perché avevano dimostrato anche un'altra teoria: quella dell'effetto farfalla.

La risata messa in sottofondo a quella telefonata aveva portato alla non esistenza di tre loro amici. Non alla morte, attenzione, quello lo avrebbero capito: proprio la non esistenza.

Mussolini infatti, pensando a uno scherzo, aveva deciso di uccidere gente a caso, tra cui i loro antenati.

L'immagine dei loro amici era già sfocata nella loro mente: dopo appena un mese non ne ricordavano più il nome.

Dopo due mesi li avrebbero dimenticati, se Isaac non avesse insistito per scrivere un diario di ogni telefonata e le sue conseguenze.

– Potremmo chiamare noi stessi – propose Ilaria – E dirci i numeri vincenti della lotteria.

– Potremmo poi non voler più studiare, e di conseguenza, non inventare il cronotelefono. Si creerebbe un paradosso.

– I noi stessi di un mese fa? O di ieri? Oppure avvisarci di non interferire con quella chiamata, e…

– Meglio di no. Per ora. Due persone adesso non esistono. Non sono mai nate. Ho paura che potremmo provocare altri danni.

Col cronotelefono messo al sicuro, Isaac poteva concentrarsi su altro.

Nuove scoperte e nuovi studi vennero alla luce in quegli anni.

Dieci anni dopo, più vecchi e più saggi, lui e Ilaria aprirono la cassaforte.

Il cronotelefono era lì.

E stava squillando.

Sorpreso, Isaac sollevò la cornetta.

– Pronto? – domandò con voce tremante.

Nessuno rispose per dieci lunghissimi secondi, in cui guardò Ilaria con aria sorpresa.

– Parlo col professor Isaac? – domandò una voce femminile e familiare. Tremava.

– Chi è?

– Professore, sono Ilaria. La chiamo dal 2115.

Isaac sgranò gli occhi, sorpreso.

– Non lo dica alla me stessa del passato, per favore! Non dica nulla. Professore, faccio questa chiamata per ottemperare alle sue ultime volontà.

Ultime volontà? Quindi era morto?

– Dimmi pure –  fece cenno alla sua Ilaria di tacere.

– Professore, deve distruggere il cronotelefono. Altrimenti fra cinque anni a partire da ora, il governo lo requisirà, perché il Rettore non ha mantenuto la promessa. Useranno la sua invenzione per cambiare la storia a loro piacimento. Il risultato sa quale sarà?

– Una guerra atomica?

– No. Peggio, professore. Scienziati incompetenti cercheranno di costruire una macchina del tempo grazie ai tachioni usati per il telefono, combinandoli con l'energia atomica. Il risultato? Nel 2101 ci sarà una grossa esplosione atomica e tachionica insieme. I tachioni fuori controllo, sparati nel mondo attraverso l'energia atomica, distruggeranno la storia.

– E quindi? – non riusciva a capire.

– Sta avvenendo ora, professore. La storia. Tutta insieme. In questo momento la chiamo dalla corte di Ramses. È stato così gentile da farmi fare questa telefonata, è riuscito a procurarsi un cronotelefono. È una persona curiosa, sa? Mi ha aiutata moltissimo, in questi anni.

– Quindi…

– In Egitto ci sono Ramses e Cleopatra insieme. Non le dico nel resto del mondo, lo lascio alla sua immaginazione. Distrugga subito il cronotelefono. E non dica subito chi sono a Ilaria: so come avrei reagito, e non avrei retto alla notizia, avrei voluto chiamare la me del passato per avvisarla. Beh, quelli che l'hanno fatto sono impazziti. Con la sua versione del futuro, avevamo deciso di chiamarci a vicenda in base a chi sarebbe morto per primo.

– Va bene. Ti ringrazio.

– Lo farà?

– Sì.

– Se non lo farà, la chiamerò ogni giorno, anzi, ogni ora.

– Te lo prometto.

Isaac distrusse il cronotelefono un minuto dopo la chiamata, mentre spiegava tutto a Ilaria.

– Ma i tachioni, professore… Li useranno comunque?

– No. Fino ad ora, lo sappiamo solo io, tu e il Rettore. E ho registrato la telefonata. Gliela farò ascoltare. Mi crederà, vedrai. Nessuno all'infuori di noi tre dovrà sapere della tecnologia dei tachioni.

Furono due anni tranquilli, quelli che seguirono.

Poi Ilaria del futuro lo chiamò di nuovo, questa volta sul suo telefono.

– Professore… hanno scoperto comunque i tachioni. Ha poco tempo, accadrà fra sei mesi, il rettore avrà una buona offerta dal governo. A questo punto c'è una sola soluzione.

– Ho capito quale. Non ti preoccupare.

Sospirando, Isaac pensò che quel giorno di dodici anni prima, avrebbe potuto scoprire altre mille cose.

E invece… invece era andata così.

In accordo con Ilaria, rapì e uccise il Rettore dell'università.

Poi uccise Ilaria e diede fuoco al suo laboratorio, distruggendo tutti gli appunti, incluso quel primo, bellissimo e inattivo tachione.

Era sicuro che così non ci sarebbero state più chiamate.

Prima di morire, l'Ilaria del 2115, fece un'ultima chiamata.

Sentiva di star scomparendo, le sue gambe erano già chissà dove.

Non le dispiaceva l'idea di morire, ma odiava dover scomparire dalla storia.

Isaac aveva esagerato: sarebbe bastato uccidere il Rettore.

Lei non avrebbe mai detto nulla a nessuno, ma accidenti, quel maledetto perfettino…

– Ilaria, ascoltami per favore, è una cosa di vitale importanza. So che hai appena iniziato a lavorare col dottor Irving, vero? Ecco. Sta per scoprire una cosa che non deve scoprire. Manometti i suoi strumenti. Va bene? Fidati di me. Meglio morire che scomparire dalla storia –  disse Ramses, poggiando la cornetta.

– Grazie Ramses – disse Ilaria con un sorriso.

– E ora? – domandò il Faraone.

– Ora aspettiamo. Il dottor Irving era sull'orlo di un baratro, prima di scoprire il tachione. Quella scoperta l'ha spinto a non uccidersi. Se Ilaria ci ascolta, magari io sarò a casa con i miei nipoti. O…

Alcuni anni dopo la morte del dottor Irving, la dottoressa Ilaria Fabbri, entrò nel suo laboratorio.

Il tachione appena scoperto e congelato era lì, Adam, il suo assistente, l'aveva aiutata molto in quegli anni di duro lavoro.

E di depressione, anche: si era sempre sentita in colpa per il suicidio del suo mentore. Se solo non avesse dato retta a quella telefonata…

Sospirò e si sistemò gli occhiali. Decise che gli avrebbe dedicato tutte le sue scoperte, il dottore se lo meritava!

– Sai Adam? Mi è venuta un'idea su una cosa che potremmo costruire… tieni la mente bene aperta ragazzo: hai mai pensato che potresti ascoltare la prima telefonata che tuo nonno ha fatto a tua nonna?

Fine.